Categorie

Elenco articoli con tag:

cibo

(86 risultati)

In Lessinia

Conoscete i Monti Lessini? Io non li conoscevo e quando in una domenica di tardo autunno, mentre la pianura era avvolta nella nebbia, qualcuno ha proposto di raggiungerli, ero piuttosto perplesso e malfidente, pure delle rassicurazioni che ci venivano dal Rifugio Castelberto, m.1765, Alta Lessinia: “Qui splende il sole! Stiamo preparando la polenta”. Ci siamo avviati in picciol compagnia, risalendo in macchina da Grezzana (dovei si trovano gli stabilimenti di lavorazione del marmo rosso e della pietra della Lessinia, i materiali delle stupende chiese veronesi), Bosco Chiesanuova (patria di grandi sportivi e hometown di Massimo Moratti, ivi sfollato e che sembra tuttora in quella condizione), Erbezzo, per entrare poi nel Parco Regionale dei Monti Lessini, contrafforte delle Prealpi venete che si affaccia sulla “profonda e selvaggia valle dei Ronchi” (Wikipedia, 2011). Si lascia la macchina e si percorre una strada, helàs, asfaltata , in un paesaggio di prati degradanti con qualche rara malga. La giornata di sole scaccia i cattivi pensieri e ci incamminiamo di buona lena verso il rifugio. La strada è stata costruita, secondo un’amica...

Molise a tavola

Ero partito per l’interno del Molise con l’acquolina in bocca. Mi ricordavo, dei viaggi passati sia il pesce crudo di Termoli sia alcune leccornie (vulgo: giacimenti gastronomici) che non avevo trovato altrove nel nostro sud. Eppure dopo due giorni di scorribande – conoscete il fascino dei siti di Saepinum o di Pietrabbondante? E le viuzze strette di Campobasso o di Larino? – col mio coéquipier ci eravamo dovuti accontentare di pizzerie napoletane, buone sì, ma insomma altre erano le nostre speranze. Il Molise è una zona ancora appartata di cui non parla quasi mai nessuno – Antonio Pascale vi ha dedicato un libro, Non è per cattiveria, ancora più divagante del solito – figlio di una civiltà agricola e di pastorizia. Visto che nelle case si mangia ancora benissimo, spesso due volte al giorno, quali sono allora le occasioni per andare al ristorante? Le solite della vecchia Italia: matrimoni, comunioni, battesimi, rimpatriate di coscritti. I più giovani vanno in pizzeria. Allora accade che il giorno di Pasqua, stufi della pizza, siamo tornati, unici clienti, in un indirizzo che avevamo gi...

Homo coquens

Di che cosa si nutre un centauro? Primo Levi, che anche quando scriveva racconti fantastici non deponeva l’habitus mentale di scienziato, non aveva dubbi. Dal momento che ha corpo di cavallo, un centauro non può che essere erbivoro; ma avendo testa e bocca di uomo manca di un apparato masticatorio adeguato, e quindi dovrà dedicare gran parte del suo tempo ad alimentarsi (Quaestio de Centauris, in Storie naturali, 1967).   Così i centauri. E noi? Che cosa ci dicono l’anatomia e la fisiologia umana della storia di homo sapiens? Rispetto ai nostri parenti più prossimi, le grandi scimmie, abbiamo una bocca piccola, una dentatura modesta, deboli muscoli mandibolari, e un apparato digerente che non supera il 60% di quello di un primate delle nostre dimensioni. Per elaborare cibi vegetali occorrono infatti molari larghi, uno stomaco capiente, un intestino molto sviluppato (in particolare, un lunghissimo colon). La misura del nostro apparato digerente è per certi aspetti più prossima a quella dei carnivori; ma noi non abbiamo né la dentatura né la mandibola di un carnivoro, e se assumiamo troppe proteine...

Farmaggedon

Capitol Hill, Washington DC. Una jeep parcheggia di fronte a un negozio senza insegna. La conducente inforca gli occhiali da sole, apre il portabagagli, prende due grandi congelatori e scambia qualche battuta con la donna davanti al negozio che sembrava attendere la sua visita. Poi scompare dietro un cancello laterale e si dirige verso il retro dell’immobile. Al riparo da sguardi indiscreti, tira fuori dal congelatore una decina di bottiglie di plastica vuote. Riposti i refrigeratori pieni nel portabagagli, riparte accennando un saluto alla donna. Il racconto urbano di un’alcolista nell’America degli anni venti, quelli del proibizionismo? Non proprio, perché questa scena ricorre puntualmente ogni settimana in sedici siti di Washington e perché il prodotto in questione non è alcool ma nient’altro che… latte. Non il milk plus, il latte-più servito dal Korova Milk Bar in Arancia meccanica arricchito con la mescalina, ma il latte crudo o non pastorizzato. Da quando la vendita di latte crudo è stata vietata nel District of Columbia e nel limitrofo Maryland, la donna misteriosa anima una cooperativa di cibo locale,...

Marina di Lizzano / Paesi e città

Ogni estate la solita storia. Il turismo sembra impennarsi a giudicare dalla moltitudine di individui che, macchina fotografica alla mano, immortalano il mare. E invece no, son sempre gli stessi. Lo dice anche il PIL. Marina di Lizzano è una frazione di Lizzano, un comune in provincia di Taranto, che dista dal capoluogo 40 km. Fatevi un giro per le strade della città dei due mari, sottraete a chicchessia un telefono integrato di fotocamera e troverete almeno un’immagine del mare nostrum nel software. Ogni volta, vederlo, è come fosse la prima. I nordisti che ci hanno onorato della loro presenza, sanno di cosa parlo. Più di un forestiero mi ha interrogato incredulo sul perché cotanto ben di Dio non fosse valorizzato a dovere. Sempre la stessa solfa, la loro; sempre la stessa reazione la mia: sguardo basso e alzata di spalle. Marina di Lizzano non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Sì, lo so, dà molto più lustro alla propria immagine un “vado al mare ai Caraibi…” piuttosto che a Marina di Lizzano, concordo. Chi passa di qui, di rado dimentica quei colori, quei silenzi, quegli odori, quei...

In Abruzzo

Avrà avuto tanti difetti il compianto “Zi’ Remo” Gaspari, ma le autostrade che collegano l’Abruzzo al resto d’Italia, come già notava Manganelli, sono state una condizione necessaria per la scoperta di una delle regioni più appartate d’Italia. La notorietà di Pacentro, bellissimo borgo conficcato nel Morrone, a qualche chilometro da Sulmona e con la Maiella che incombe alle spalle, è aumentata da quando si sa che i nonni di Madonna, la rockstar di mezza età che di cognome fa, come è noto, Ciccone, vengono da queste parti. E allora servizi televisivi che promuovono improbabili riunioni di famiglia, seguaci di Lombroso che misurano le somiglianze (che ci sono!), hanno dato un po’ di lustro a Pacentro che in realtà brilla di luce propria per chiese, fontane, portali, uniti dall’uso della bianca e nobilissima pietra della Maiella. Ma da qualche anno si viene a Pacentro, anche da parecchio lontano, per un’altra ragione: sedersi alla Taverna dei Caldora del burbero ma per niente fesso Carmine Cercone e farsi belle mangiatine della cucina abruzzese “della montagna...

Elogio del pastore

Sono sempre più rari i frammenti di paesaggio italiano che vedono il pastore come elemento fondamentale o anche solo caratteristico. Nel suo inarrestabile rarefarsi, l’attività economica della pastorizia sta scomparendo giorno per giorno e la figura del pastore sembra essere diventata quasi una metafora, nonostante sia stata una delle prime della nostra civiltà.   L’Antico Testamento ha nella storia di Caino - agricoltore - e Abele - pastore - il racconto di un dramma, quello di una società agricola e sedentaria che soppianta e violenta quella antica dedita all’allevamento degli animali e ad una vita nomade. È la prima testimonianza letteraria della più grande rivoluzione che l’umanità abbia vissuto. Da allora le tende scure degli Ebrei, le tende scure dei pastori, saranno per quel popolo un ricordo e una nostalgia, l’era dei primi patriarchi, avvertita come la vera vita. La vita nomade, ogni giorno su rotte e cammini diversi, sotto il sole, attraverso ostacoli sempre differenti e la mappa del mondo da inventare passo dopo passo. Il cammino, il sole, il riposo insieme a quello degli animali...

Buffet de la Gare

  “È proprio vero che in Italia si mangia bene dappertutto” pare abbia esclamato Vittorio Emanuele di Savoia uscendo dal carcere di Potenza. La frase mi è tornata in mente mentre pranzavo al buffet della stazione di Firenze Santa Maria Novella, monumento dell’architettura razionalista, declinazione toscana (capintesta il pistoiese Luigi Michelucci), che continua a stupire per la sua bellezza “streamlined”, da cogliere fin nel disegno dei dettagli (osservate, ad esempio, l’orologio della grande sala da pranzo, ahimè fermo). Si tratta, per me, di architettura e non di design perché frutto di una progettazione integrale (dal disegno della stazione fino agli oggetti d’uso). Sicché, nonostante i numerosi rimaneggiamenti, dedicare un’ora alla visita della stazione è molto interessante, anche se a pochi passi c’è il Battistero con le porte del Ghiberti.   E il desinare? Non si arrabbieranno gli amici fiorentini se dico che il centro della città è oggi uno spettacolo indecoroso, una resa senza condizioni al turismo di massa. Così, appena usciti...

Mantieniti vivo

“Tradiscono i decenni” recitava il refrain di una canzone di successo del 1998; un’espressione riuscita per registrare come anche lunghi archi di vita possano essere ridotti a sensazioni più che a memoria. Sembra essere stato così per gli anni ottanta e la loro esteriorità, diluitasi nella “melassa” degli anni novanta, così come - scomparso ogni ottimismo - in quella del decennio da poco concluso. Per molti l’impressione è stata quella di vivere una lunga stagione concentrata sull’individuo, alla ricerca di un ombelico del mondo difficile da trovare, inesistente oppure polverizzato in miriadi di interessi, soprattutto personali.   Il cibo non è stato forse una perfetta metafora di questi anni? In questo lungo arco di tempo c’è stata un’attenzione spasmodica e quasi ossessiva per l’alimentazione, inimmaginabile fino a solo due generazioni prima. Per la prima volta il cibo è stato “pensato” almeno quanto consumato.   La dietetica, la storia, l’arte, la letteratura, ma anche la moda o lo sport hanno contaminato il cibo e da questo...

Mantova / Paesi e città

I romantici la elessero tra le città preferite e “vi trovarono lo stimolo a immaginare intrecci, retroscena, intrighi. I decadenti vi cercarono il disfacimento. Uno dei luoghi poetici della città, sono le logge del Palazzo Ducale da cui si contempla il lago d’acque stagnanti derivante dal Mincio. Servì come sfondo alla Morte della Vergine di Andrea Mantegna che si vede al museo del Prado. Così ha scritto Piovene, nel suo Viaggio in Italia, e aggiunge: “la fantasia può partire di qui”, per rievocare una lunga storia che il visitatore di oggi può ritrovare scolpita nelle strade e nei palazzi del centro storico.   Un turista distratto che attraversi Mantova, può restare tuttavia inconsapevole delle bellezze che racchiude. I servizi turistici non sono adatti ad accontentare una massa enorme di visitatori; le bellezze naturali e il cibo buoni, gli odori e i profumi spesso crudi (cruda è proprio l’aggettivo che usa Dante quando parla di Manto, fondatrice leggendaria della città) improntati alla natura agricola e schiva della città, favoriscono il perdersi in un pasto abbondante...

A Perugia

Chi frequenta i festival che scandiscono l’estate italiana, soprattutto se gli capita di restare per più giorni negli stessi luoghi, non può che constatare l’atmosfera vagamente regressiva che si impadronisce dei convenuti. Una volta accadeva per i congressi, i convegni e le fiere, ora sono i festival che han reso la cultura consumo (facile criticare, ma poi è difficile sfuggire al meccanismo) che rilanciano questo schema inossidabile. I momenti topici, come è noto, non sono tante le conferenze, ma le lunghe ore trascorse nei bar, gli infiniti dopocena e, naturalmente, pranzi e cene. Di solito gli organizzatori s’accordano con gli assessorati al turismo con convenzioni e buoni pasti: è quel che è accaduto per Festarch, il Festival dell’Architettura organizzato dalla rivista Abitare che per la prima volta si svolgeva a Perugia. A noi conferenzieri (c’era anche Doppiozero) venivano dati dei simpatici tagliandini per i pasti che, scartata una prima idea di farne oggetto di borsa nera, potevano essere consumati in una serie di ristoranti della città. Gli osti di Perugia oscillavano tra una signorile...

Vinitaly

Pasolini aveva torto? Il dubbio viene dopo una giornata al Vinitaly, la grande fiera del vino di Verona, rappresentazione plastica dell’Italia dei campanili, diviso come è in padiglioni regionali. La cosa che più colpisce dopo una giornata in Fiera è il campionario di facce, una diversa dell’altra: asciutta la toscana, sanguigna e astuta quella piemontese, concentrata come il pugno della mano la faccia dei sardi, etrusca quella umbra e così via. Qui tracce dell’omologazione culturale non sono riscontrabili.   Andare al Vinitaly è, tutto sommato, divertente e istruttivo. È un modo di leggere l’Italia attraverso il vino e anche di preoccuparsi un po’ degli apprenti sorcier che stanno trasformando i vitigni toscani (non il Chianti) e siciliani in esperimenti dove la zolla di terra non è più il punto di partenza. E il barrique? Ideologicamente sono contrario, ma certi risultati fanno riflettere e, almeno a tavola, è meglio essere un po’ più empirici. Ogni produttore ti fa assaggiare modiche quantità di vino e le accompagna con grissini, cracker, salamini,...

Rosso d'Italia

Da sempre il cibo è tra gli elementi che delineano l’identità di una nazione. Cibo inteso come scelte alimentari, riti, consuetudini, cucina, tradizioni, come l’insieme di tutto quello che generalmente oggi chiamiamo cultura alimentare. Naturale che sia così; l’alimentazione di una comunità come di una popolazione ha sempre a che fare con la sua storia, così come con la geografia del territorio, con il clima e l’ecologia dei suoi ambienti, tanto più quando questi fattori erano al tempo stesso “risorse e condanne”, almeno per chi nasceva e viveva in un luogo, quasi sempre lo stesso.   Per tutta la lunga stagione preindustriale nel nostro paese – e in alcune regioni ancora fino agli anni quaranta del secolo scorso – l’alimentazione connotava gran parte della realtà materiale e culturale quotidiana, quest’ultima sempre che si vivesse sopra il livello di pura sussistenza, sempre che fame e carestia – ospiti temuti ed indesiderati – non fossero di casa: non può esserci infatti cultura alimentare ma solo sopravvivenza se il cibo diventa bisogno...

L’identità in cucina

Massimo Montanari mette in rilievo nel suo breve libro L’identità italiana in cucina (Laterza 2010) che l’Italia esisteva già prima della sua unità nelle pratiche quotidiane, nei modi di vita, negli atteggiamenti mentali, ovvero che la cultura definisce il nostro Paese ben più dell’unità politica. Prima dell’Italia unita sotto il regno dei Savoia, diventato Regno d’Italia proprio in quel 1861, esiste il “Paese Italia”, come l’aveva definito lo storico Ruggiero Romano, ideatore della Storia d’Italia di Einaudi. Nel suo saggio Montanari sostiene che la koinè alimentare italiana si è formata attraverso l’incontro tra romani e “barbari” (termine romano). Si trattò di un incontro-scontro tra la cultura del pane, del vino e dell’olio (civiltà agricola romana) e la cultura della carne, del latte e del burro (civiltà dei “barbari”), legata più alla foresta che all’agricoltura stanziale.   Lo studioso dell’alimentazione riprende un’immagine attuale per proiettarla sul passato: l’Italia come...