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conservazione

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Atlante occidentale / Conservazione

Ci siamo sempre dichiarati progressisti, ma ora il cosiddetto progresso, se continua a procedere secondo gli attuali schemi del modello di sviluppo ultraliberista cino-anglosassone, sta prendendo una brutta piega. Quindi la Sinistra dovrebbe cercare di conservare le conquiste sociali del '900, conservare il ruolo centrale della politica, conservare il ruolo dell'ideologia e degli intellettuali, conservare la cultura, la bellezza, la biodiversità, le differenze, il territorio, il mare, le buone maniere, i linguaggi, i partiti veri, la memoria, gli ospedali, le scuole, le pensioni, i diritti, l'antifascismo intransigente, i ghiacciai, le melonaie, gli artigiani, i sindacati... Come? Conservando la capacità di analizzare, studiare, ricercare, elaborare una Nuova Teoria che sia in grado di interpretare e gestire il presente, senza correre dietro alla pseudomodernità. Non bastano i social, ci vogliono i socialist. 

Mostre in corso / C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile

“C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile”: lo sosteneva Simone de Beauvoir molti anni fa e possiamo confermarlo noi nel presente, soprattutto per quanto riguarda l’attività newyorkese dedicata all’arte contemporanea. “Yes We Can” non è solo lo slogan coniato da Barak Obama a seguito delle primarie in New Hampshire, né soltanto la traduzione inglese del motto “Si Se Puede” della lotta degli anni Settanta condotta dal sindacato dei braccianti United Farm Worker. Sembra piuttosto la convinzione o la forza motrice di ogni attività di ambito culturale che nasce e trova sviluppo a New York. Musei dalle enormi dimensioni con collezioni vaste e diversificate, nonché con una programmazione di mostre temporanee e di eventi ricchissima; ma anche fondazioni private volte alla conservazione dell’opera dei grandi maestri del contemporaneo, così come centri per il supporto dei talenti emergenti provenienti da tutto il mondo; infine molteplici gallerie d’arte private, spazi no profit, centri culturali, lofts destinati a residenze d’artista; biblioteche specializzate; graffiti e installazioni urbane site-specific: questa e molto di più è l’arte contemporanea nella città di...

Costruttori di cattedrali / Oltre il museo e la funzione autore

Il museo dopo il museo. Il museo è il figlio prediletto della modernità. Più esattamente di quella particolare concezione del tempo che si è andata strutturando come secolarizzazione dell’escatologia ebraico-cristiana dandosi come proiezione «futurologica» nella doppia versione progressista e rivoluzionaria. «Domani accadrà», ripete la canzone moderna, e a quel domani ci arriveremo, progressivamente appunto, poco a poco, o con un salto rivoluzionario che scardina il continuum della storia, ma comunque ci arriveremo. Nel frattempo, mentre la colonizzazione del futuro si organizza, il presente può attendere, lo si può sacrificare in virtù di un domani migliore, e il passato invece occorre conservarlo. Certo per salvarlo dalla tempesta della storia che tutto travolge e dimentica, ma conservando il passato si finisce anche per neutralizzarlo. È così che nasce il museo – da questa particolare concezione del tempo al di fuori della quale non si sarebbe dato come istituzione culturale – e con questa particolare missione sociale: conservare il passato, tesaurizzarlo, e controllarne la memoria. Farne «monumento» da ammirare e contemplare. Ed è così che il passato diventa un’ossessione...

Se chiudono gli archivi

Nell’Alto Medio-Evo, dopo le invasioni barbariche e di fronte al rischio di disfacimento della cultura occidentale, i monasteri benedettini divennero i più importanti centri di raccolta, conservazione e riproduzione di moltissimi testi classici, scampati, in questo modo, alla distruzione. Oggi non ci sono i barbari alle porte, ma una «crisi di proporzioni inedite e di portata globale», come ha scritto Martha C. Nussbaum, assale la cultura umanistica, «una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro». Se è vero, dunque, che non si avvistano orde d’invasori all’orizzonte, tuttavia, i nostri monasteri – archivi e biblioteche – stanno vivendo una crisi profondissima tanto da suscitare previsioni cupe per il nostro immediato futuro.   Claudio Parmiggiani   La logica aziendale del profitto, l’abbandono dell’istruzione pubblica in favore di un sapere specialistico e applicato, immediatamente spendibile, dunque, su un mercato del lavoro senza regole e tutele, il depotenziamento dei beni culturali, stanno minando alla base il sapere umanistico, una delle fondamenta pi...

Letteratura scientifica e open access

«Quaranta dollari per un articolo di medicina! Ma vi rendete conto?». Un amico ingegnere, abituato a documentarsi sulle questioni che lo interessano, aveva scoperto i prezzi dei periodici scientifici a pagamento e non poteva credere che per un solo articolo servisse quella cifra. Così ci incaricammo di dirgli che un abbonamento annuale a una rivista di fisica o di chimica, per un ateneo, costa alcune migliaia di euro, mentre un anno dell’«Earthquake Engineering and Structural Dynamics» – tanto per fare un esempio – si acquista per circa 8000 dollari. Nelle scienze umane le cose vanno un po’ meglio, ma si sa che gli umanisti sono sempre senza soldi...   Tra la metà degli anni ’70 e i primi anni 2000, il prezzo dei periodici scientifici è aumentato del 300 per cento (si veda questo articolo di Guédon del 2001), ben oltre l’inflazione, e negli anni successivi la corsa non si è fermata. Giganti dell’editoria scientifica come Elsevier, Springer o Wiley-Blackwell ne hanno ricavato margini superiori al 20 per cento, ma gli atenei, che devono acquistare centinaia di abbonamenti...