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culture

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Regni dimenticati / Religioni minacciate del Medio Oriente

Pochi avranno sentito parlare degli yazidi prima di leggere sui giornali che le milizie dello Stato islamico entrate a Mosul, l'antica Ninive, nel nord dell'Iraq, avevano massacrato cinquecento yazidi, compresi vecchi, donne e bambini, forse seppellendoli vivi, e rapito più di trecento donne yazide per schiavizzarle come "spose" dei soldati del califfato, bruciandone vive in una gabbia alcune che si erano rifiutate di accettare le nozze. Degli yazidi e di altre sei religioni dimenticate dagli Occidentali e minacciate di scomparire dall'integralismo islamico di oggi, parla Gerard Russel nel saggio Regni dimenticati pubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi.   Come chiarisce il sottotitolo, si tratta di un viaggio nelle religioni minacciate del Medio Oriente. L'autore, un ex diplomatico anglo americano, ha trascorso quattordici anni viaggiando e lavorando in diversi Paesi del Medio Oriente, come Egitto, Israele, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Afghanistan e Persia. Grande appassionato ed esperto del mondo antico mediorientale – ha studiato lingue e filosofie antiche a Oxford – Russell conosce perfettamente l'arabo e il farsi, cosa che gli ha permesso di entrare in...

Contemporary photography in Benin

Italian Version. The first edition of the Mois de la Photographie, recently held at the Institut Français of Cotonou, has showcased the work of four Beninese and French photographers – Laeïla Adjovi, Léonce Agbodjelou, Jean-Jacques Moles, and Catherine Laurent – all focusing on contemporary Benin. The exhibition shed light on a little-known scenario, less established and thriving than that of other countries, such as neighboring Nigeria, but increasingly aware of its striking potential (as clearly emerges from the pictures showcased and other projects). Art and culture in Benin are significantly supported by the Institut Français, the French government agency for the promotion of French culture overseas , and Fondation Zinsou, a local foundation operating in the visual arts field and committed to broadening access to reading through a network of mini-libraries spread across the country. Placed next to each other, the works of these four photographers – exhibited in Cotonou from January to March, 2016 – sketch out the image of a country caught between past and future, between the certainties of traditional community life and the challenges of individual freedom, between...

Scrivere in India

Se fossi uno scrittore, mi dico, scriverei anche in mezzo a tutto questo. Ai clacson delle macchine che combattono qualche improvvisa congestione sulla strada davanti a casa. Alla banda musicale di ragazzi e ragazze che suonano e marciano, marciano e suonano nel grande spiazzo davanti alla strada di fronte a casa. Ai ragazzi che giocano a cricket sulla stessa distesa polverosa. Alle loro urla “bbbball baaaall!” quando la palla finisce lontano. Alle urla dei venditori ambulanti di verdura. Alla vibrazione dell’aria condizionata o del ventilatore. Ai cani, ai corvi, quando cala la notte. Ai cani che rispondono ai corvi quando la notte sta per finire.   Gowalia Tank   Se fossi uno scrittore, riuscirei a scrivere pur stando al centro di una stereofonia di decibel tra i due appartamenti che ci affiancano al piano terreno di un centenario edificio di Gowalia Tank, Mumbai; nella zona un tempo nota come “black city”. Se fossi veramente uno scrittore siederei dritto e indifferente ai vicini troppo vicini, le loro televisioni perennemente accese su soap opera indiane (canale destro) o dibattiti politici al limite dell’isteria (canale...

Community: locale o virtuale?

Robert D. Putnam, nel suo saggio Bowling Alone[i] descrive la desertificazione del capitale sociale negli Stati Uniti di fine ventesimo secolo, dove per la prima volta nella storia molte delle funzioni quotidiane e routinarie connesse agli ambiti dello svago, dell’informazione e della socializzazione potevano essere effettuate sulla base di scelte individuali e non più collettive. In questo scenario Putnam considera la minaccia di un diffuso indebolimento delle forme di solidarietà comunitaria, rintracciandone le cause molto più nella progressiva diffusione di tecnologie “individualizzanti”, dalla televisione a internet, che in fenomeni di natura sociale. Con le aumentate possibilità di interazione tra persone attraverso reti tecnologiche in grado di scambiare flussi di informazione sempre più complessi, stanno rapidamente emergendo modelli originali di socializzazione e associazione, slegati dai vincoli geografici e politici ed organizzati invece nello “spazio dei flussi”. Questo segna la rottura del rapporto privilegiato tra la comunità e il territorio: non si è più costretti a limitarsi a...

Of Africa

Versione italiana   We are happy to publish the preface of Of Africa by Wole Soyinka, one of the most respected and influential contemporary African writers, the winner of the Nobel Prize for Literature in 1986.  The text has been generously offered by the author for publication on Why Africa?. Enjoy your reading.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson     What does the continent known as Africa possess that the rest- or a greater part- of the globe does not have already in superabundance? These, obviously, cannot be limited to material or inert possessions-such as mineral resources, touristic landscapes, strategic locations-not forgetting the continent’s centuries-old designation as human hatcheries for the supply of cheap labor to other societies, East and West.  There also exist dynamic possessions-ways of perceiving, responding, adapting, or simply doing that vary from people to people, including structures of human relationships. These all constitute potential commodities of exchange-not as negotiable as timber, petroleum, or uranium perhaps, but nonetheless recognizable as defining the human worth of any people-and could actually...

Dell'Africa

English Version     Siamo felici di pubblicare la prefazione del libro Dell'Africa di Wole Soyinka, uno dei più rispettati e influenti scrittori contemporanei africani, premio Nobel per la Letteratura del 1986.  Il testo è stato gentilmente offerto dall'autore per la pubblicazione su Why Africa? Buona lettura.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson   Che cosa possiede il continente noto come Africa che il resto del globo, o una sua gran parte, non abbia già in sovrabbondanza? Naturalmente non possiamo limitarci a considerare beni materiali o inerti – come risorse minerarie, località turistiche, punti strategici – senza dimenticare la secolare destinazione del continente a vivaio di esseri umani per fornire manodopera a basso costo ad altre società, orientali e occidentali. Ma esistono anche beni dinamici: i modi di vedere, di rispondere, di adattarsi o semplicemente di fare, che variano da popolo a popolo, nonché le strutture dei rapporti umani. Tutto ciò costituisce potenzialmente oggetto di scambio – non negoziabile come il legname, il petrolio o l’uranio, ma...

The value of Africa’s aesthetics

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana   I wrote most of On the Postcolony (UCPress 2001) at night. It was in the early 1990s, as the deep shadow of Afro-Marxism was receding. Then, it seemed as if the study of Africa was caught in a dramatic analytical gridlock. Many scholars were peddling increasingly unhelpful maps of the present at the very moment that new dramas were taking shape.   As the crisis in the social sciences was intensifying, innovative trends, even a new kind of thinking, were emerging in fields as disparate as design, fiction, fashion, painting, dance and the domain of aesthetics in general. In all these disciplines of the imagination, something of a reconciliation between so-called African identity and a certain idea of worldliness, if not cosmopolitanism, was in the making.   But a proper biography of On the Postcolony would be impossible without a direct reference to African music. I discovered Congolese music in the late 1980s – a time of structural adjustment programmes, wars of predation, cruelty and stupidity parading as leadership, military coups and deferred social...

Mircea Eliade. Uno sciamano contemporaneo

Mircea Eliade (1907-1986) è con ogni probabilità lo studioso di religioni più noto e influente del Novecento, grazie al fascino del suo pensiero e di un’indubbia capacità di scrittura. Lo studioso romeno, poi radicato negli Stati Uniti, è considerato tra i fondatori della cosiddetta “Chicago School” di storia delle religioni e ha scritto libri che sono autentici best-sellers, oltre ad avere una prolifica produzione letteraria di fiction, al punto da figurare alla fine degli anni Settanta tra i potenziali candidati al premio Nobel per letteratura.   Mircea Eliade   Anche Hollywood non è rimasta estranea all’aura sapienziale dello studioso: Francis Ford Coppola ha realizzato Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) ispirandosi al romanzo di Eliade (1981), non privo di tratti autobiografici, intitolato Giovinezza senza giovinezza. Lo ricordo come un film a tratti imbarazzante: nella Romania degli anni trenta un professore in crisi, erudito e studioso di religioni, miti e antichità viene colpito da un fulmine e ringiovanisce; reduce da una tragica vedovanza, incontra diverse...

Companions of Longitude

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Letture Birmane

Ottenuto il visto all’ambasciata, confermato il picaresco tragitto aereo, acquistata la zanzariera, il venturo viaggio in Birmania s’invera. E’ dal settembre 2007, ovvero dalla rivoluzione zafferano dei monaci contro la giunta militare, che inseguo il sogno birmano. E ci tenevo ad andarci prima delle elezioni di fine 2015 che potrebbero cambiare il paese o forse no. Una soluzione, quest’ultima, preferita da molti paesi occidentali perché, al di là della retorica sui diritti umani, hanno a cuore anzitutto la stabilità politica della Birmania – miglior garante dei loro interessi economici –, come alcuni osservatori attenti cominciano a sospettare.   Finora ho seguito l’attualità e visto qualche film. Ma i grandi classici sulla Birmania sono stati girati altrove: Objective, Burma! (1945) di Raoul Walsh a Los Angeles, L’arpa birmana (1956) di Ichikawa in Giappone, Beyond Rangoon (1995) di John Boorman in Malesia, il deludente biopic The Lady (2011) di Luc Besson – sulla struggente storia d’amore tra Aung San Suu Kyi e Michael Aris – in Tailandia.     Così...