Categorie

Elenco articoli con tag:

deportazione

(8 risultati)

Dizionario Levi / Latte

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nota è la vicenda del terzo libro einaudiano di Primo Levi, Storie naturali, pubblicato sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila: finzione assai labile, visto che già dal risvolto del volume era facile desumere la vera identità dell’autore. Altrettanto acquisito è che dietro questa scelta ci fossero riserve da parte della casa editrice, non del tutto persuasa del valore del libro e preoccupata di non compromettere l’immagine dello scrittore-testimone: riserve che Levi ha accolto con paziente remissività (OC, I, 1508) e alle quali ha a proprio modo replicato mettendo in evidenza il nesso tra il fenomeno del Lager e i quindici «racconti-scherzo» o «trappole morali» nate dalla percezione nella...

Dizionario Levi / Torino

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   1959. “Nessuno si aspettava il successo che a Torino hanno incontrato la Mostra della Deportazione e i due successivi colloqui che hanno avuto luogo nei locali dell’Unione Culturale a Palazzo Carignano. Non solo i giovani, ma particolarmente i giovani cercavano di sapere, e insieme di avere un contatto umano; dalle domande che hanno formulato, era evidente il loro bisogno, non solo di informazione sui fatti, ma di una penetrazione più profonda nell’intrico (non solo per loro oscuro) del perché e del come. È stato forse necessario che passassero quindici anni, mezza generazione, perché in questi contatti si potesse trovare il tono giusto; ma ora, il tempo è maturato, non è più ora di tacere. Ci...

Ritratto 1 / La normalità di Primo Levi

L’uomo con la lattina in mano è il più noto scrittore italiano. Il suo nome lo conoscono tutti gli studenti delle nostre scuole. Di lui si parla di continuo soprattutto in corrispondenza del 27 gennaio, giorno che è dedicato alla memoria dell’enorme crimine perpetuato contro l’umanità, il primo di un’ininterrotta serie, avvenuto oltre settanta anni fa nel più colto paese dell’Europa: la Germania. Lui c’era quel 27 gennaio del 1945, quando cessò. Era là a Monowitz, il campo di lavoro dove faceva, già da qualche mese, parte del Kommando Chimico nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica, sui cui margini sorgeva il suo Lager. La foto scattata da uno psicologo dell’organizzazione, Giuseppe Varchetta, lo ritrae molti anni dopo, nel settembre del 1979 a Milano.   Si trova al Festival dell’Unità a discutere di “Romanzo e lavoro” insieme a un altro scrittore. Ha pubblicato da poco un libro su quel tema, che contiene una delle più belle frasi pronunciate nel Novecento nella nostra lingua: “l’amare il proprio lavoro (…) costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Si sta girando verso un interlocutore che gli parla. Tiene in mano la birra...

Centenario / Zona grigia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Da quando l’espressione «zona grigia», proposta da Primo Levi, è entrata nel vocabolario concettuale contemporaneo, si assiste a un’evoluzione del suo significato non sempre coerente con quello originario e, a volte, addirittura «cannibale» rispetto ad altri concetti o espressioni in uso da tempo. Si pensi a indifferenza, inerzia (tipici della sociologia, della storia sociale o della psicologia sociale), narcisismo sociale o sonnambulismo, che sono stati impiegati per interpretare il culto dell’io, il venire a patti, costi quel che costi, con il potere o, ancora, al pensiero diffuso che spinge a «farsi i fatti propri» e a perdere interesse per gli altri.    A livello storico, molti...

Morta a Torino la scrittrice e drammaturga / Marina Jarre. La perfidia della ripetizione

“Dare viso e numero ai pochi che portano testimonianza” è la nota stilistica che sin dal suo esordio ha reso inconfondibile “il leggero accento straniero” di Marina Jarre, una delle rare scrittrici contemporanee che ha saputo fare i conti con la storia. In tutti i suoi libri, ha offerto insegnamenti di saggezza e di ironia a chi s’interrogava sulle potenzialità espressive dello “scrivere commemorando”, un ventaglio sorprendentemente ampio di riflessioni, stimoli, pensieri sottili e arguti sull’Italia degli anni Sessanta e Settanta, regalandoci alla fine della carriera un libro, Ritorno in Lettonia, che regge il confronto con le banalità moralistiche che si leggono in molti saggi di storici sul trito binomio memoria-storia oppure in languidi convegni sulla didattica della Shoah.   Non sempre i proverbi yiddish colgono nel segno. “Nessuna strada conduce indietro” è quello che Marina Jarre si è scelta. Ritorno in Lettonia affronta un argomento assai poco conosciuto in Italia: la deportazione dai paesi baltici, gli eccidi perpetrati a Riga dai nazisti con la complicità dei lettoni, stragi di massa, le cui dimensioni sono spesso mal conosciute dagli stessi ebrei italiani, scrive...

Antropologa, deportata, attivista politica / Ritratto di Germaine Tillion

Nel secolo dell’estremo, alcune figure esemplari hanno cercato di contrastare il male senza ricorrere alla violenza, ma trasformando valori morali in virtù politiche. Sono le figure su cui si sofferma Tzvetan Todorov in Resistenti (Garzanti, 2016), Gandhi e Mandela, Pasternak e Solzenicyn; e se il primo capitolo spetta a Etty Hillesum, il secondo è dedicato a Germaine Tillion, entrambe non hanno lasciato che l’odio avesse l’ultima parola di fronte alla barbarie nazista. È attraverso i libri di Todorov che in Italia abbiamo cominciato a conoscere la straordinaria voce dell’etnologa scomparsa nel 2008, varcato il secolo di vita. In Memoria del male, tentazione del bene (Garzanti, 2000), Todorov poneva Germaine Tillion accanto a Primo Levi, a Romain Gary, a Vasilij Grossman, a Margarete Buber-Neumann, a David Rousset: tutti avevano attraversato il male facendosi lucidi testimoni delle tragedie del Novecento ed insieme conservando il senso profondo della dignità degli esseri umani. Todorov aveva anche curato la prefazione di Alla ricerca del Vero e del Giusto (tradotto dalle edizioni Medusa nel 2006), raccolta di saggi che consentiva di conoscere l’intero cammino, di studi teorici e...

Camminanti in via degli Zingari

Questa lapide si trova in via degli Zingari a Roma, in una zona al confine tra la Suburra e il quartiere Monti. Mi ha sempre colpito. Parla del genocidio dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti. L’ha voluta il Comune di Roma con l’Opera Nomadi e la Comunità Ebraica. Di Rom, nome con cui s’indicano gli Zingari (parola dispregiativa) e Sinti (altro nome con cui si indicano gli stessi nella loro provenienza antica dalla Persia) ne avevo sentito parlare, ma non conoscevo i Camminanti. Ho appreso solo di recente che si tratta dei nomadi che vivono in Sicilia, a Noto, e che sono anche loro una delle varie etnie Rom stabilite in Italia. Non sapevo neppure che praticano il mestiere di arrotini e impagliatori, e anche di aggiustatori di cucine a gas, attività in via di scomparsa. La lapide si trova su un muro molto alto. Non la si vede subito, ma c’è. Come i Rom, del cui sterminio si parla sempre poco e su cui non sembra ci siano dati numerici certi, i Camminanti sono stati uccisi nel lager. Oggi gli zingari sono diventati degli invisibili in Italia; si parla degli immigrati e dei mussulmani, non più di loro, anche se ci sono (un male minore...

Lorena Fornasir: il diario di mia madre partigiana

Lorena Fornasir è psicologa clinica e vive a Pordenone. Nel 2009, alla morte della madre, Maria Antonietta Moro, trova il diario di guerra che aveva tenuto tra il 1943 e il 1945. Questi scritti mettono in luce un passato importante nelle fila della Resistenza: dapprima in quella jugoslava con il nome di battaglia “Nataša” e poi come “Anna” nelle formazioni garibaldine di pianura a Pordenone dove conoscerà il futuro marito, “Ario”, commissario politico e poi comandante partigiano. Questo ritrovamento permette a Lorena di conoscere un momento determinante della vita della madre e di analizzarlo oggi, attraverso il filtro di figlia. Il diario di Maria Antonietta Moro è stato pubblicato postumo da Iacobelli Editore (2014) e il testo che segue è parte dell’introduzione scritta da Lorena. Sono pagine bellissime che riflettono sul “dono materno” ricevuto e sul passaggio intergenerazionale delle esperienze di lotta e crescita.       Sono vissuta accanto a mia madre per una vita intera senza conoscerla. Quando avrei potuto non le ho chiesto e ora mi rimane questa parentesi...