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Ritratto 14 / Levi e i sommersi

Nel mese di maggio del 1986 Levi pubblica il suo l’ultimo libro: I sommersi e i salvati. L’ha pensato a metà degli anni Settanta e si è messo a scriverlo tra il 1977 e il 1978. Sono quasi dieci anni prima dell’uscita. Ha proceduto con lentezza e per accumulo, scrivendo e riscrivendo, anche se nella sua idea generale il tema gli era ben chiaro sin dall’inizio: un libro in cui ripensava a quarant’anni di distanza l’esperienza del Lager, arricchito dalle riflessioni sue e di altri ex deportati, dai libri letti e chiosati nel corso di quei decenni. Perché, nonostante tutto, Levi non si era mai staccato dal Lager. Il 12 giugno lo presenta a Milano, presso la Libreria Einaudi diretta da Vando Aldrovandi. Hanno disposto delle sedie nella piazzetta dietro la libreria, che si apre verso via Bompresso. Lo introducono Oreste Del Buono e Aldrovandi stesso. Arriva parecchia gente ad ascoltarlo, parecchi giovani, ma anche reduci dai Lager; tanti in piedi.   Il libro ha subito sollevato una discussione per via del suo capitolo centrale, La zona grigia. Giorgio Bocca ha usato l’espressione “zona grigia” in un suo articolo su “La Repubblica” dedicato a Kurt Waldheim, il presidente austriaco,...

Dizionario Levi / Ecologia

Negli scritti di Levi il tema ecologico assume due diverse declinazioni. La prima riguarda le vere e proprie preoccupazioni ambientali. Levi, che negli anni Settanta aveva concepito ma non concluso un libro ecologico, Il doppio legame, apprezzava la sensibilità maturata nelle nuove generazioni: «c’è la consapevolezza che stiamo sfruttando all’eccesso, in modo irreversibile, le risorse del pianeta. Tutto questo è nuovo, non c’era trent’anni fa…» (così in un’intervista del 1986 per il TG2, a cura di Ennio Mastrostefano). Del resto, il tema era già emerso nel secondo libro di racconti, Vizio di forma (1971), in cui lo scrittore aveva dato corpo all’immaginario ecologico e al sentimento apocalittico diffusi nella stagione della guerra fredda.    Copertina Vizio di forma. Ma Levi non si considerava «un ecologo puritano», come dichiarò in una conversazione del 1981 con Paola Valabrega; «mi trovo molto bene nella natura […] però non soffro a stare in città, sono un animale urbano, un animale ormai addomesticato». Più che la natura ideale, per Levi conta la relazione tra individui o gruppi che abitano il medesimo ecosistema, in libertà e soprattutto in costrizione.  Se i...

Ritrovare la fede nell'umano / Petter Moen, Mollergata 19

«I confini del mio corpo sono i confini del mio io – scrive Jean Améry –. La superficie cutanea mi protegge dal mondo esterno: se devo avere fiducia, sulla pelle devo sentire solo ciò che io voglio sentire» (in Intellettuale ad Auschwitz, Bollati Boringhieri). La tortura rovescia questa certezza e travolge ogni scelta, decisione, proposito: «quando non si può sperare di essere soccorsi, la sopraffazione fisica da parte di un altro diviene definitivamente una forma di annientamento dell'esistenza» (Améry). Questo accadde a Petter Moen, intellettuale ed esponente della resistenza norvegese all'occupazione nazista, quando all'età di 43 anni venne rinchiuso nella prigione della Gestapo a Oslo, in via Mollergata 19. Il 3 febbraio 1944, Moen viene arrestato insieme alla giovane moglie Bergliot S.V. Gundersen che verrà subito internata nella prigione Lager di Grini, un campo di transito aperto dai nazisti in Norvegia e destinato agli oppositori. Prigioniero alla Victoria Terrasse, il quartier generale della Gestapo tedesca, Petter è sottoposto a tortura e interrogato ripetutamente. Da questo momento, le sevizie e gli interrogatori infiniti saranno una regola, anche quando Moen verrà...

La scuola di Francoforte 2 / Jervis: introduzione a "La personalità autoritaria"

Nella Germania degli anni Venti, all’indomani della pesante sconfitta subita nella prima Guerra Mondiale, negli anni della crisi politica ed economica, si è prodotta un’inedita ridefinizione delle prospettive critiche e degli approcci metodologici e cognitivi ai diversi campi del sapere. Si è iniziato ad esempio a osservare la letteratura dalla prospettiva sociologica, la filosofia da quella economica, la sociologia dalla specola della psicoanalisi e la storia dell’arte da quella della fisiologia umana.  Il progetto della scuola di Francoforte si definisce in questo clima culturale di profonde trasformazioni, soprattutto a partire dalla direzione di Max Horkheimer, ossia dal 1931. Con la pubblicazione dal 1932 della Zeitschrift für Sozialforschung la Rivista per la ricerca sociale l’istituto divenne un luogo di ricerche interdisciplinari a cui parteciparono a vario titolo figure come Theodor W. Adorno (1903-1969), Walter Benjamin (1892-1940), Erich Fromm (1900-1980), Siegfried Kracauer (1889-1966), Leo Löwenthal(1900-1993) e Herbert Marcuse (1898-1979). Doppiozero presenterà alcune sequenze di questa ricerca, a partire dalla questione di quale sia il ruolo della...

Solidarietà con le minoranze / Ebrei e Rom

Questo documento, serioso anche se un po’ azzardato, potrebbe essere fra i primi a occuparsi di alleanze possibili in luogo di inimicizie acclarate. Limitarsi a condannare l’antisemitismo moderno non serve a un granché se poi non si sa come combatterlo, e nemmeno a chi rivolgere lamentele (al governo?). Potremmo intanto allearci con il popolo dei rom? Al comando della Senatrice a vita Liliana Segre? Nome di battaglia a Roma: “La Tosta”?    Ecco qui dunque un elenco, per punti, di somiglianze e differenze fra ebrei e rom nel disordine in cui mi vengono in mente.   a) Noi oggi andiamo, almeno sembra, meglio dei rom (poverini!).   b) La strage nazista accomuna i due popoli dal punto di vista emotivo ma può anche essere oggetto di studio comparato per meglio esaminare le ossessioni genocide, a tutt’oggi ben lontane dall’essere spiegate con la precisione dovuta. Se non altro perché si possono ripetere, come diceva Primo Levi a ogni piè sospinto. Sappiamo a memoria tutti i punti nefandi della ideologia antisemita nazista: noi ebrei siamo un corpo estraneo all’umanità, infettante il sangue ariano, siamo il non-essere, agenti bolscevichi e di Wall Street ... Invece una...

Dizionario Levi / Antropologo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   «Ogni grande narratore è anche un etnologo, e tale qualità, che in alcuni può risultare accessoria o implicita, in Primo Levi divenne via via centrale». Sono parole di Daniele Del Giudice (Introduzione, in Primo Levi, Opere, Einaudi 1997), delle quali va sottolineato l’aggettivo “grande”. Perché non tutti i narratori sanno, dopo aver analizzato, sviscerato, metabolizzato le categorie del vissuto, restituire non una semplice descrizione della realtà, ma anche e soprattutto una nuova visione di quei fatti, elaborata alla luce della storia e del comportamento umano. Una narrazione che non si limiti al descrivere, ma che proponga una nuova teoria attraverso cui guardare il mondo.   È nel...

Boris Cyrulnik / Sopravvivere al male: Psicoterapia di Dio

È possibile vivere certe esperienze senza esserne devastati? Un bambino traumatizzato dalla violenza vista o subita diventerà a sua volta un carnefice o può sperare in un futuro diverso? Chi ha attraversato l'inferno, può uscirne ancora umano e se ce la fa, a quali risorse interiori si è aggrappato e da dove gli è venuta la forza mancata a un altro? Boris Cyrulnik, psichiatra e psicanalista francese, a sette anni perse i genitori per mano dei nazisti e sopravvisse rocambolescamente fino alla fine della guerra; riuscì a scriverne solo decenni dopo, nel 2012, in La vita dopo Auschwitz. Riflettendo da adulto e da scienziato su come fosse stato possibile che quell'esperienza, pur avendolo segnato profondamente e per sempre, non gli avesse tolto né la fiducia nel mondo né la gioia di vivere, applicò alla psicologia il concetto di resilienza, mutuandolo dalla fisica meccanica che indica in tal modo la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Cyrulnik lo usò per riferirsi alla capacità umana di sopportare ed evolvere in modo positivo nonostante le difficoltà, piccole o immani, cui la vita ci sottopone (cfr. Costruire la resilienza). Ora nel suo nuovo saggio,...

Dizionario Levi / Meraviglia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Potrebbe sembrare strano che Primo Levi – testimone, razionalista, moralista, devoto dello scrivere chiaro – sia stato anche uno scrittore nato sotto il segno della meraviglia, un discepolo del mistero. Eppure una parte fondamentale della visione del mondo ‘primoleviano’, della sua scienza e della sua epistemologia, è costituita da una sensibilità per quello che Richard Dawkins chiama the magic of reality. Questa “meraviglia” leviana non potrebb’essere più lontana però dai misticismi, dagli esoterismi, dalle mistifcazioni e dalla metafisica: è, anzi, indizio eloquente di un certo porsi davanti al mondo, una forma di precondizione allo sforzo conoscitivo necessario, alla capacità della mente...

Ritratto 2 / Levi e Roth

Il calendario che si sfoglia è al centro: 6 settembre, domenica. A casa Levi lo scrittore riceve la visita di un altro scrittore, Philip Roth. Il fotografo del quotidiano “La Stampa” li coglie davanti alla libreria. Si guardano e sorridono. L’ex chimico torinese sta parlando; la sua mano sinistra accompagna la parola con un breve gesto, il dito indice puntato in avanti. L’americano appoggia invece la mano destra sulla libreria mentre ascolta e tiene la sinistra infilata nella tasca dei calzoni. Levi indossa una camicia a maniche corte, Roth una giacca e la camicia a maniche lunghe. Si sono visti a Londra qualche mese prima, in aprile. È il 1986. A settembre lo scrittore americano, accompagnato da Claire Bloom, con cui vive, è arrivato a Torino. L’incontro ha per scopo un’intervista che uscirà di lì a poco sul “New York Times Book Review”. Confermerà il riconoscimento come scrittore di Primo Levi negli Stati Uniti. Nella fotografia hanno entrambi gli occhiali e la barba.   Quella dell’italiano è bianca e gli contorna il mento, quella dell’americano è su tutto il viso, nera e brizzolata; Roth comincia a invecchiare, finirà per tagliarsela e restare glabro sino al termine della...

L’ultimo libro di Ermanno Bencivenga: un omaggio a Hannah Arendt / Il male si espande nel mondo come un fungo

In una lettera scritta al maestro e amico Karl Jaspers, nel 1947, Hannah Arendt riassunse l’insegnamento principale che riteneva di aver tratto dalle lezioni universitarie e dagli esempi di vita del grande filosofo tedesco così: “Ciò che ho imparato da Lei e che negli anni seguenti mi ha aiutato a orientarmi nella realtà senza dover vendere la mia anima a essa, come in tempi passati la gente vendeva la propria anima al diavolo, è che la sola cosa che abbia davvero importanza non sono le diverse visioni del mondo, ma la verità, quella verità che si deve pensare e vivere apertamente e non nel proprio piccolo guscio, per quanto confortevole; ho imparato inoltre che la necessità, in qualsiasi forma, è solo un fuoco fatuo che cerca di indurci a recitare una parte invece di tentare di essere uomini”. Non poteva immaginare in quel momento, che, circa un quindicennio dopo, si sarebbe materializzata, di fronte a lei, l’incarnazione più opaca e grottesca, indecifrabile e tragica, dell’aderenza a quella “necessità”, nella figura di un rappresentante ragguardevole del nazismo e uomo chiave dell’Olocausto: Adolf Eichmann. La tesi sulla banalità del male, che Hannah Arendt forgiò sulla scorta...

Una conversazione con Marco Belpoliti / Perché studiare Primo Levi?

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   Pietro Scarnera     Marco Belpoliti ha frequentato i libri, i manoscritti, gli appunti e le lettere di Primo Levi più di ogni altro lettore in Italia. Lo ha fatto sempre con la passione dell'uomo che ama la letteratura contemporanea, la scrittura, il modo con cui le parole sulla pagina ci dicono qualcosa, ci rincorrono ma, anche, si susseguono e si intrecciano tra loro, con risonanze e sequenze ritmiche, ridondanze e silenzi, cadute nell'ombra e scivolate decise dentro squarci...

Il viaggiatore, Prima del buio / Prima della guerra

Le guerre cominciano molti anni prima dello scoppio, parola che da sempre usiamo per fotografare l’istante in cui si sparò il primo colpo, cadde la prima bomba, ci furono le prime vittime. Scoppio, che se isolata fa pensare a cose che riconducono al gioco, lo scoppio di un pallone, o a piccoli disagi come quando si buca una gomma dell’auto. O: la guerra è esplosa tal giorno; ma esplosi Christa Wolf lo diceva dei ciliegi a primavera e dopo il disastro di Chernobyl, nel suo Guasti (edizioni e/o) scrive:    «Un giorno, di cui non posso scrivere al presente. I ciliegi saranno fioriti. Io avrò evitato di pensare: esplosi; i ciliegi sono esplosi, come ancora l’anno prima potevo non solo pensare ma anche dire senza esitazione, pur se non più con l’assoluta consapevolezza di una volta.»    Le guerre cominciano prima, molto prima e si combattono in forma di parole, di disprezzo che nasce e cresce, di odio che si alimenta. Le guerre cominciano prima e si annunciano, ma nessuno se ne accorge, attraverso l’insulto, attraverso qualche buon consiglio: “Forse è meglio che non ci facciamo vedere insieme.”; “Sarà il caso signore che il suo caffè vada a berlo da un’altra parte...

Ritorno al futuro / "LTI, La lingua del Terzo Reich” di Victor Klemperer

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Come si legge un taccuino di un filologo, ricavato da diari scritti dal '33 al '45 per riuscire a sopravvivere e “reggersi in equilibrio”, da ebreo tedesco, in un mondo diventato improvvisamente bestiale? Come una testimonianza preziosa; come una galleria di ritratti ed episodi quotidiani vividi e minuti; come una raccolta di osservazioni sulla manipolazione della lingua; come un libro di storia; come un portolano che ancora oggi, pur con tutte le differenze, può guidarci nelle correnti e nelle rapide del linguaggio quando la propaganda politica prende ad agitarlo e vuole a tutti i costi governarlo, tentando di sviarne e dirigerne l'uso. “Taccuino di un filologo” è il sottotitolo di LTI, La lingua del Terzo Reich, di Victor Klemperer, uscito in Italia per la casa editrice Giuntina nel 1998 (in Germania nel '46, divenuto presto un classico), dove LTI sta per Lingua Tertii Imperii...

Contagio psichico / La dimensione storica del trauma

Per noi, confortevoli abitanti dell’Europa Occidentale, è spesso incomprensibile come i nostri vicini orientali, la cui economia ormai funziona meglio che da noi, siano poco solidali nelle vicende europee. In fondo, li abbiamo accolti in un club di paesi privilegiati: che è internazionale, o meglio post-nazionale. Perché la Repubblica Ceca – paese moderno, aperto, funzionale e privo di disoccupazione – ha accettato sul suo territorio solo dodici (non 12.000) dei milioni di migranti profughi che sarebbero da ripartire fra i paesi d’Europa? O come mai nella Polonia – che ha conosciuto una specie di fascismo prima di cadere sotto Hitler e Stalin, ed è poi stata massacrata da tutti e due – prendono piede intolleranze di tipo fascista? Vale la pena di soffermarsi si questi immensi “perché”. Purtroppo, il “contagio psichico” è un pericolo ancora più reale del contagio batterico. La sua trasmissione è geografica – in uno stesso territorio – ma anche temporale, attraverso le generazioni. I traumi psichici collettivi lasciano tracce lunghe.   All’inizio degli anni ’90, dopo la caduta del Muro e il crollo dell’Unione Sovietica, si disse che mezza Europa tornava a casa. Gran parte di...

Romanzi come intensi esercizi di memoria

La citazione in esergo nell’ultimo libro di Rosella Postorino, Le assaggiatrici, rimanda all’Opera da tre soldi di Brecht («Nel mondo l’uomo è vivo a un patto: ‎/ se può scordar che a guisa d’uomo è fatto») e alla necessità di dimenticare “infamie e brutture” di cui egli vive per scontare il peso dell’umanità senza lasciarsi schiacciare. In Questa sera è già domani, ultimo romanzo di Lia Levi, finalista al premio Strega, l’epigrafe prende invece la forma dei versi di Emily Dickinson e avverte chiunque osi disubbidire al mandato dell’oblio avventurandosi nel regno solenne e polveroso della memoria («Quando spolveri il sacro ripostiglio / che chiamiamo “memoria” / scegli una scopa molto rispettosa / e fallo in gran silenzio. / Sarà un lavoro pieno di sorprese – / oltre all’identità / potrebbe darsi / che altri interlocutori si presentino – / Di quel regno la polvere è solenne – / sfidarla non conviene – / tu non puoi sopraffarla – invece lei / può ammutolire te»).   Tutto ciò che segue, in entrambi i libri, dimostra l’assunto paradossale secondo il quale per sopravvivere è necessario dimenticare l’orrore che ci ha abitato, ma per andare avanti e spezzare la coazione a ripetere...

La valle di Champorcher dove sognavano di tornare insieme / Primo Levi e Mario Rigoni Stern. Una lunga amicizia

Primo Levi disse che lui, Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli erano come tre petali di un trifoglio perché avevano attraversato le tragedie della Seconda Guerra mondiale, sofferto il freddo e la fame, visto e superato l’orrore, e poi scritto opere contigue per senso etico e nitore di stile.  Levi fu catturato il 13 dicembre 1943 sulle montagne della Val d’Aosta mentre con altri cercava di organizzare una piccola unità partigiana di Giustizia e Libertà; fu trasferito dapprima nel campo di concentramento di Fossoli, poi alla destinazione finale di Auschwitz. Lì gli venne marchiato sul braccio il numero 174157 e lì avrebbe trascorso un anno e mezzo di durissima prigionia, in un luogo pieno solo di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il pensiero di un mondo scomparso dall’orizzonte, quello degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima. Come quando prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna…”. Lo assale il rimpianto: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa,...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Il più ampio epistolario dello scrittore / Primo Levi e l'amica tedesca

La prima lettera la scrive lei: 18 ottobre 1966. Ha appena scoperto l’edizione tedesca di Se questo è un uomo, in ritardo di cinque anni. Gliel’ha data Herman Langbein, ex deportato, uno dei più attivi nel dopoguerra nell’azione contro i criminali nazisti. Si chiama Hety Schmitt-Maass, è coetanea di Primo Levi, bibliotecaria, collaboratrice di giornali, socialista, diventerà membro del governo regionale dell’Assia. Nel 1935 è stata espulsa da scuola perché non iscritta alla gioventù hitleriana, mentre il padre, pedagogista, socialista, nel 1944 è deportato a Dachau. Ed è sopravvissuto. Si riferisce alla prefazione all’edizione tedesca del primo libro del chimico torinese: “Capire “i tedeschi” sicuramente non le riuscirà – non riesce neppure a noi tedeschi”. E aggiunge: “Libri come il suo, che ricordano in maniera così umana il disumano, sono dunque, in particolare per la nuova generazione, estremamente importanti”. Corrisponderanno per quattordici anni.   Sono oltre cento lettere scritte in lingue diverse (italiano, tedesco, inglese, francese), conservate presso “Stadtarchiv” di Wiesbaden, probabilmente l’epistolario più importante di Levi, e uno dei più vasti. Hety, nominata...

Primo Levi e La notte dei Girondini

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine.   Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo. Lo scrittore torinese potrebbe avere proposto la traduzione al suo editore; oppure si è rivolto direttamente a Foà, sapendolo sensibile al tema; sua l’iniziativa di pubblicare da Einaudi il Diario di Anna Frank nel 1954. Dopo un breve scambio di lettere raggiungono un accordo per il contratto. A settembre Foà gli telefona per dargli il via. La traduzione esce nel 1976 con una nota dello scrittore. Si tratta di un testo importante, il primo in cui...