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Il viaggiatore, Prima del buio / Prima della guerra

Le guerre cominciano molti anni prima dello scoppio, parola che da sempre usiamo per fotografare l’istante in cui si sparò il primo colpo, cadde la prima bomba, ci furono le prime vittime. Scoppio, che se isolata fa pensare a cose che riconducono al gioco, lo scoppio di un pallone, o a piccoli disagi come quando si buca una gomma dell’auto. O: la guerra è esplosa tal giorno; ma esplosi Christa Wolf lo diceva dei ciliegi a primavera e dopo il disastro di Chernobyl, nel suo Guasti (edizioni e/o) scrive:    «Un giorno, di cui non posso scrivere al presente. I ciliegi saranno fioriti. Io avrò evitato di pensare: esplosi; i ciliegi sono esplosi, come ancora l’anno prima potevo non solo pensare ma anche dire senza esitazione, pur se non più con l’assoluta consapevolezza di una volta.»    Le guerre cominciano prima, molto prima e si combattono in forma di parole, di disprezzo che nasce e cresce, di odio che si alimenta. Le guerre cominciano prima e si annunciano, ma nessuno se ne accorge, attraverso l’insulto, attraverso qualche buon consiglio: “Forse è meglio che non ci facciamo vedere insieme.”; “Sarà il caso signore che il suo caffè vada a berlo da un’altra parte...

Ritorno al futuro / "LTI, La lingua del Terzo Reich” di Victor Klemperer

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Come si legge un taccuino di un filologo, ricavato da diari scritti dal '33 al '45 per riuscire a sopravvivere e “reggersi in equilibrio”, da ebreo tedesco, in un mondo diventato improvvisamente bestiale? Come una testimonianza preziosa; come una galleria di ritratti ed episodi quotidiani vividi e minuti; come una raccolta di osservazioni sulla manipolazione della lingua; come un libro di storia; come un portolano che ancora oggi, pur con tutte le differenze, può guidarci nelle correnti e nelle rapide del linguaggio quando la propaganda politica prende ad agitarlo e vuole a tutti i costi governarlo, tentando di sviarne e dirigerne l'uso. “Taccuino di un filologo” è il sottotitolo di LTI, La lingua del Terzo Reich, di Victor Klemperer, uscito in Italia per la casa editrice Giuntina nel 1998 (in Germania nel '46, divenuto presto un classico), dove LTI sta per Lingua Tertii Imperii...

Contagio psichico / La dimensione storica del trauma

Per noi, confortevoli abitanti dell’Europa Occidentale, è spesso incomprensibile come i nostri vicini orientali, la cui economia ormai funziona meglio che da noi, siano poco solidali nelle vicende europee. In fondo, li abbiamo accolti in un club di paesi privilegiati: che è internazionale, o meglio post-nazionale. Perché la Repubblica Ceca – paese moderno, aperto, funzionale e privo di disoccupazione – ha accettato sul suo territorio solo dodici (non 12.000) dei milioni di migranti profughi che sarebbero da ripartire fra i paesi d’Europa? O come mai nella Polonia – che ha conosciuto una specie di fascismo prima di cadere sotto Hitler e Stalin, ed è poi stata massacrata da tutti e due – prendono piede intolleranze di tipo fascista? Vale la pena di soffermarsi si questi immensi “perché”. Purtroppo, il “contagio psichico” è un pericolo ancora più reale del contagio batterico. La sua trasmissione è geografica – in uno stesso territorio – ma anche temporale, attraverso le generazioni. I traumi psichici collettivi lasciano tracce lunghe.   All’inizio degli anni ’90, dopo la caduta del Muro e il crollo dell’Unione Sovietica, si disse che mezza Europa tornava a casa. Gran parte di...

Romanzi come intensi esercizi di memoria

La citazione in esergo nell’ultimo libro di Rosella Postorino, Le assaggiatrici, rimanda all’Opera da tre soldi di Brecht («Nel mondo l’uomo è vivo a un patto: ‎/ se può scordar che a guisa d’uomo è fatto») e alla necessità di dimenticare “infamie e brutture” di cui egli vive per scontare il peso dell’umanità senza lasciarsi schiacciare. In Questa sera è già domani, ultimo romanzo di Lia Levi, finalista al premio Strega, l’epigrafe prende invece la forma dei versi di Emily Dickinson e avverte chiunque osi disubbidire al mandato dell’oblio avventurandosi nel regno solenne e polveroso della memoria («Quando spolveri il sacro ripostiglio / che chiamiamo “memoria” / scegli una scopa molto rispettosa / e fallo in gran silenzio. / Sarà un lavoro pieno di sorprese – / oltre all’identità / potrebbe darsi / che altri interlocutori si presentino – / Di quel regno la polvere è solenne – / sfidarla non conviene – / tu non puoi sopraffarla – invece lei / può ammutolire te»).   Tutto ciò che segue, in entrambi i libri, dimostra l’assunto paradossale secondo il quale per sopravvivere è necessario dimenticare l’orrore che ci ha abitato, ma per andare avanti e spezzare la coazione a ripetere...

La valle di Champorcher dove sognavano di tornare insieme / Primo Levi e Mario Rigoni Stern. Una lunga amicizia

Primo Levi disse che lui, Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli erano come tre petali di un trifoglio perché avevano attraversato le tragedie della Seconda Guerra mondiale, sofferto il freddo e la fame, visto e superato l’orrore, e poi scritto opere contigue per senso etico e nitore di stile.  Levi fu catturato il 13 dicembre 1943 sulle montagne della Val d’Aosta mentre con altri cercava di organizzare una piccola unità partigiana di Giustizia e Libertà; fu trasferito dapprima nel campo di concentramento di Fossoli, poi alla destinazione finale di Auschwitz. Lì gli venne marchiato sul braccio il numero 174157 e lì avrebbe trascorso un anno e mezzo di durissima prigionia, in un luogo pieno solo di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il pensiero di un mondo scomparso dall’orizzonte, quello degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima. Come quando prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna…”. Lo assale il rimpianto: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa,...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Il più ampio epistolario dello scrittore / Primo Levi e l'amica tedesca

La prima lettera la scrive lei: 18 ottobre 1966. Ha appena scoperto l’edizione tedesca di Se questo è un uomo, in ritardo di cinque anni. Gliel’ha data Herman Langbein, ex deportato, uno dei più attivi nel dopoguerra nell’azione contro i criminali nazisti. Si chiama Hety Schmitt-Maass, è coetanea di Primo Levi, bibliotecaria, collaboratrice di giornali, socialista, diventerà membro del governo regionale dell’Assia. Nel 1935 è stata espulsa da scuola perché non iscritta alla gioventù hitleriana, mentre il padre, pedagogista, socialista, nel 1944 è deportato a Dachau. Ed è sopravvissuto. Si riferisce alla prefazione all’edizione tedesca del primo libro del chimico torinese: “Capire “i tedeschi” sicuramente non le riuscirà – non riesce neppure a noi tedeschi”. E aggiunge: “Libri come il suo, che ricordano in maniera così umana il disumano, sono dunque, in particolare per la nuova generazione, estremamente importanti”. Corrisponderanno per quattordici anni.   Sono oltre cento lettere scritte in lingue diverse (italiano, tedesco, inglese, francese), conservate presso “Stadtarchiv” di Wiesbaden, probabilmente l’epistolario più importante di Levi, e uno dei più vasti. Hety, nominata...

Primo Levi e La notte dei Girondini

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine.   Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo. Lo scrittore torinese potrebbe avere proposto la traduzione al suo editore; oppure si è rivolto direttamente a Foà, sapendolo sensibile al tema; sua l’iniziativa di pubblicare da Einaudi il Diario di Anna Frank nel 1954. Dopo un breve scambio di lettere raggiungono un accordo per il contratto. A settembre Foà gli telefona per dargli il via. La traduzione esce nel 1976 con una nota dello scrittore. Si tratta di un testo importante, il primo in cui...