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disoccupato

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Sincopi o perdite di coscienza transitorie

Frilens a bestia     Fin'ora m'è piaciuto molto essere frilens. Mi piace perché “fri” vuol dire “libero” e “gratis”, due delle mie parole preferite, insieme a “girella” e “palavino” che però è una parola russa.   Ci sono quelli che dicono che schifo i frilens sono come i disoccupati, sono barboni. Ma non è vero perché i barboni hanno la barba brutta e dormono fuori in continuazione anche d'inverno. Noi frilens invece non esiste. Se mia madre scopre che dormo fuori di notte mi butta fuori di casa che poi non può se io sono già fuori ma si vede che certe volte, quando grida non ci pensa a quello che dice esattamente.   Ho un sacco di amici frilens come me. Tutti liberi di fare come ci pare ma non ci pare mai niente di male, poi. Siamo bravi ragazzi ce lo dicono tutti anche se abbiamo quasi cinquant'anni. Ci chiamano ragazzi perché siamo giovani nel cuore. E poi veniamo tutti da esperienze diverse, io prima di essere frilens per esempio ero disoccupato che non andava bene perché la gente parla parla e mia madre...

La vita è una lunga fuffa tranquilla

Mi chiamo Chicca e sono architetto. Caspita, ribatterete voi, non so se con ammirazione o con compassione o tanto per dire qualcosa. Per darvi un’idea: tempo fa ho visto un’intervista a Fuksas, quello che è talmente famoso che Crozza gli faceva l’imitazione, con il nome di Fuffas. Ebbene, Fuffas (quello vero, non Crozza) dichiarava, dal suo megastudio in centro a Roma - pieno zeppo di giovani collaboratori che sarei proprio curiosa di sapere quanto (e soprattutto se) guadagnano -, che se dovesse iscriversi all’università oggi non sceglierebbe Architettura, oppure emigrerebbe subito dopo la laurea, perché voler fare gli architetti, oggi, in Italia, è pura follia. Grazie caro, non potevi farti intervistare qualche anno fa? Così mi risparmiavo anni e anni e anni di studio rilievi plastici progetti scala 1:200?   Vabbé, ormai è andata. Mentre studiavo, per mantenermi facevo due lavori: commessa in un negozio di sabato e schiava in uno studio di architetti dal lunedì al venerdì. Poi questi dello studio ho dovuto mollarli per preparare la tesi, e la cosa divertente è che, dopo...

Dal diario di un disoccupato

15 dicembre 2010   Oggi visita dei miei. Un’ora e quaranta di puro nulla. Chiacchiere sul maltempo per evitare altri argomenti. Sei dimagrito. Berlusconi. Con Lietta come va? Ogni tanto mio padre ride scoprendo il vuoto osceno di un molare. Poi annunciano di dover andare via. “Ah giacché ci siamo…” si volta mia madre sulla soglia, come se un’idea improvvisa l’avesse tirata per la giacca e non fosse invece quello il motivo della visita. “To’, tieni”. Mi mette in mano un assegno. “È in bianco. Se hai qualche problema scrivici su la cifra che ti occorre”. Mentre intasco il pezzo di carta – qualche secondo di imbarazzato silenzio – intercetto mio padre con la coda dell’occhio. Un intrico di rughe in faccia. Mani dietro le spalle. Di tanto in tanto sorride con la sua bocca bacata. Non faccio in tempo a ringraziarli che lei, furtiva come un pusher, mi ha già rifilato un paio di banconote arrotolate. “Tieni anche questi. Se ti servisse del contante”. Tossisco. Mio padre si gratta la nuca con l’indice. Stacca una squama di pelle bruciata dalla psoriasi. Le...

O tempora, o mores

Alcuni stralci dal primo convegno: “La tassazione del tempo perso, un incentivo al lavoro sottopagato”.   Introduce i lavori il sottosegretario per la responsabilità, l’economia e la religione. “Se dal principio primo della realtà promana il bene, e sappiamo quale sia, il principio primo della realtà... il bene non può che promanare dal denaro. Ecco perché per quanto crudele possa apparire – Dio solo sa quanto mi sia costato accettare questo tipo di verità – chi non ha denaro, ahilui... non esiste. Ma le cattive notizie non finiscono qui, perché da ciò deriva che non avere alcun contatto col denaro conduce al male. Io stesso avevo proposto ad alcuni amici facoltosi uniamo il nostro denaro, facciamo una colletta di bene assoluto e sommergiamo fino a soffocarlo chi il bene non può permetterselo; un’utopia. Non perché ci siano difficoltà a organizzarsi, ma perché inevitabilmente ci troveremmo ad affrontare le ritorsioni dei soliti... poveri... malvagi. Non odiateli, amici, sono solo... sfortunati che non conoscono il bene. Chiuderei aggiungendo...

Il trigger venuto dal freddo

Nei primi giorni di disoccupazione il copywriter freelance si dedica ad attività a lungo vagheggiate. Alcuni riescono persino a leggere dei libri, ma è cosa breve. Ben presto diventa un homeless telematico: vagabonda dal sito di “Repubblica” a Pornhub, passando per qualche testata internazionale, che fa tanto cittadino del mondo, come il “NewYorker” o, per i più fighetti, “Le Monde”. Se ha l’iPad inganna l’ansia in una caffetteria illudendosi di trovarsi a San Francisco, o a Stanford o in qualche altro posto per americani gauche: la differenza è che qui se non ordina qualcosa ogni ora, lo guardano malissimo. Comunque, dopo una settimana in cui bivacca al caffè è chiaro a tutti che nella vita non fa un cazzo e l’espressione di vaga pietà delle cameriere è spesso insostenibile.   Mette allora in atto strategie miserabili: alla mattina ritarda la levata e tra colazione, studio dei giornali e accurate abluzioni diventa operativo verso mezzogiorno; di notte anticipa il momento di coricarsi, così si ritrova a dover riempire non più di dodici, quattordici...

Congedo illimitato

Quando non lavori hai tempo a strafottere. Compili quattro profili curriculari diversi accorpando per titoli e categorie distinte le varie collaborazioni che hai  accumulato negli ultimi otto anni della tua vita. Cataloghi per autore la mole di fumetti che hai letto e che affogano gli scaffali lungo le pareti della stanza. Alla tua età tuo padre aveva un impiego, una moglie, due figli, un’auto usata e un mutuo ventennale. E la gastrite. Altri tempi, altre attese.   Al centro per l’impiego ti hanno spiegato che non troverai un lavoro adeguato alla tua istruzione, che i titoli non serviranno. Che bisogna adattarsi. Applicare diversamente le competenze. Ma tu ci provi lo stesso. Rispondi agli annunci che hanno qualche attinenza con le tue esperienze e aspirazioni. Pure vaga. E aspetti. Ti hanno detto che non esiste più il posto fisso. Non farai un lavoro gratificante e il tuo superiore avrà l’aria di un coglione. Assunto in periodi di vacche grasse. Quel che sai fare, le tue capacità, ogni tua cognizione, non ha mercato. Aspetti e chiedi in giro. Ti offrono mansioni umili e impieghi precari sottopagati per cui sei troppo...

L’oroscopo del diversamente occupato

ariete Non è che tu sia disoccupato: è che ti piace farti cercare. A nascondino vincevi sempre e ti sei convinto che sei stai acquattato abbastanza a lungo prima o poi La Repubblica ti chiamerà per dirti che hai vinto (un posto). Al grido di “Tana libera tutti” ti trascinerai dietro centinaia di precari incazzati. Parola chiave: Idrocarburi. Sono sulla terra da miliardi di anni, e non hanno mai avuto problemi di impiego. Fatteli amici.     toro Sei un tipo slow. Tra un panzerotto e l’altro, il tuo giro vita è lievitato, e sembri davvero in dolce attesa. Con indubbi vantaggi: code più brevi al supermercato, posto a sedere sull’autobus, e tua mamma che non sta più nella pelle. Parola chiave: Conference call. Sarebbe come quando giochi a Xbox on line con gli amici, ma senza dual shock, purtroppo.     gemelli Disoccupato? tu sei occupatissimo, hai sempre da fare, vedi gente, scrivi... e quindi come si permettono questi? ah, lo stipendio dici? Vabbè, che colpo basso. Ora però rifletti: nessuno sa indossare come te le sneakers. Parola chiave: Tupperware. Tua zia...

Si sta come d’autunno

Spesso ci si sorprende a chiedersi: se qualcuno adesso, ora, in questo istante, senza nessun motivo, per puro sfizio, da un balcone, da una finestra, da un buco nel muro, con un fucile di precisione, un fucile di quelli sofisticati, con il mirino elettronico, la meccanica tutta oleata, il calcio in legno pregiato, se qualcuno, dicevamo, per puro divertimento, o per semplice esercitazione, senza possedere la minima idea di chi sia il suo bersaglio, anzi, senza neanche averlo scelto questo suo bersaglio, ma essendoselo soltanto trovato davanti agli occhi mentre attraversava la strada, se, insomma, un cecchino esperto, oppure un cecchino che si sta facendo le ossa, o perché no? un pazzo, uno che è cresciuto con il culto delle armi, o con il mito del tiratore scelto, un invasato, uno di quelli che la domenica va a giocare alla guerra finta con la mimetica e che, stufo della solita cartuccia al succo di pomodoro, non vede l’ora di sparare con un proiettile vero, di grosso calibro, se uno specialista, quindi, oppure uno di questi balordi, appostato al quinto piano di un palazzo il cui quinto piano coincidesse per mera casualità anche con l’ultimo, mi...