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eccezione

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Carmelo Bene a quindici anni dalla sua morte / Nessun Bene

Carmelo Bene è un’eccezione che detta la regola, come accade in tutte le arti e come invece si suole negare al teatro. In pittura e scultura e poesia e letteratura si prendono le misure e si formano i giudizi a partire dai più alti esempi ed esperimenti, mentre il teatro lo si vuole avvilito come un “gioco sociale” o asservito come un “servizio pubblico”, dove l’arrogante diritto dello spettatore sovrasta l’umile dovere dell’attore. Non un trionfante dover essere ma uno sfibrante dover divenire, che Carmelo Bene ha perseguito con maggiore libertà e maggiore altezza degli altri artisti della scena novecentesca “all’italiana”. C’è in Italia una grande e lunga tradizione di attori che sono autori del loro teatro – i nomi di Eduardo De Filippo e di Dario Fo sono solo i più famosi – ma Carmelo Bene è l’unico che pone la sua attorialità al di sopra di ogni altra funzione e vocazione teatrale (cioè oltre l’autore e contro il regista), e dell’attore accetta la solitudine e celebra la libertà. Per la verità, si tratta di una solitudine da scontare e una libertà da subire da parte di un “soggetto-assoggettato” alla sua stessa scena. “Il teatro è sempre stato il luogo dell’azione simulata,...

Tanizaki, o il segreto della maestria

Difficile, insidioso, è questo libretto pubblicato in patria (in Giappone) da Tanizaki Jun’ichirō nel 1933 e arrivato alle stampe da noi grazie ad Adelphi solo da poco. Sulla maestria, ovvero geidan, con tanto di ideogramma (un segno composito, che pare fatto di tanti veloci schizzi, di varie anime guizzanti). Una parola che da noi si applica soprattutto agli artigiani, maestria, qui genera varie riflessioni, a partire dall’osservazione degli attori del kabuki, una delle forme teatrali tradizionali giapponesi, trasformandosi nella chiave di un discorso estetico più generale, tra tradizione e innovazione, tra Oriente e Occidente, tra vecchiaia e gioventù, tra classico e contemporaneo.   Tanizaki, scrittore noto in Italia per il romanzo Neve sottile ma soprattutto per La chiave (e per l’adattamento cinematografico “scandaloso” che ne fece Tinto Brass), iniziò a scrivere e si affermò nel periodo dell’innovazione realista e modernista Meiji (1868-1912) e Taishō (1912-1926), e continuò la sua attività letteraria attraverso gli sconvolgimenti degli anni trenta, della guerra, della sconfitta,...

Jacques Derrida sulla pena di morte

Qualche tempo fa Norberto Bobbio ha definito il dibattito che ruota attorno alla questione della pena di morte come un “ozioso passatempo dei soliti dotti che non si rendono conto di come va il mondo”. A volte però alcuni fatti pongono davanti alla necessità di riesaminare il problema. È il caso di quanto è accaduto, a distanza di pochi giorni, prima in Iran e poi negli Stati Uniti.   In Iran, a inizio aprile, una donna perdona pubblicamente l’assassino del figlio, e gli evita così l’esecuzione della condanna a morte per impiccagione. Negli U.S.A, il 30 aprile, in Oklahoma, Clayton Lockett viene giustiziato e, a causa di un errore nella somministrazione dei farmaci letali, impiega ben quaranta minuti di agonia per morire. Due paesi differenti, per cultura e quindi esecuzione della pena, ma una stessa ed identica morte; e un caso davvero particolare, un’eccezione, un perdono, potremmo quasi dire una doppia eccezione, perché accade lì dove, secondo i nostri stereotipi, nessuno se lo sarebbe aspettato.   Questi due avvenimenti denunciano una lacuna: l’insufficienza di una pratica...