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entropia

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Europeismo versus anti-europeismo / Fieri di essere europei?

La sera del 7 maggio, un mio amico italiano mi ha detto “Grazie alla vittoria di Macron mi sono risparmiato un viaggio in Germania”. In effetti, se avesse vinto Marine Le Pen, avrebbe portato i suoi risparmi in una banca di Berlino. Meglio ritrovarsi in banca dei marchi che delle lire (la presidenza Le Pen avrebbe portato alla fine dell’euro e quindi ai ritorni alle monete nazionali). Mi chiedo quanti, e non solo in Italia, avrebbero fatto come lui nel caso Le Pen fosse stata eletta presidente, portando così al fallimento di varie banche italiane e anche francesi.    1. Morire per l’Europa?   Quando nel 2014 ci fu la finale di coppa del mondo di calcio tra Germania e Argentina, chiesi un po’ in giro, in Italia, per chi si parteggiasse. Era evidente che si faceva il tifo soprattutto per l’Argentina. “Io invece tifo per la Germania” dicevo. Perché? “Perché sono europeo”. Mi guardavano perplessi. In Italia che una squadra di calcio sia europea o meno non appare una ragione sufficiente per tifare per essa.  Lo sport agonistico non è qualcosa di futile, è la dimensione politica che più di ogni altra interessa miliardi di esseri umani. Tifare per una squadra nel...

Calvino, Levi e i buchi neri

Nell’aprile del 1975 la rivista «Le Scienze», edizione italiana di «Scientific American», pubblica la traduzione di un articolo sui buchi neri. Il titolo in originale è The Search for Black Holes e l’autore lo scienziato Kip S. Thorne. La rivista è molto seguita in quel periodo in Italia e tra i suoi lettori affezionati ci sono anche due scrittori assai noti: Italo Calvino e Primo Levi. L’autore di Le cosmicomiche ne parla nel mese di settembre sul «Corriere della Sera» nella sua rubrica «Osservatorio del signor Palomar», titolo: I buchi neri. Calvino nota che da alcune settimane tutti gli amici con cui il suo alter ego, il signor Palomar, parla, finiscono sempre per affrontare l’argomento dei buchi neri. Il pezzo è un efficace riassunto degli argomenti sviluppati da Thorne, che si alternano a riflessioni di tipo filosofico e antropologico sul posto dell’uomo nell’universo.   Il tema appassiona Calvino da decenni, almeno dagli anni Quaranta, e ha trovato spazio nella sua opera narrativa, in particolare in Le cosmicomiche. Il cambio di paradigma in corso, osserva lo...

Etimologiario

amaro agg. (crasi tra il s.m. amore e l’agg. raro) – dicesi di cosa o persona che ama pochissimo.   ambizione s.f. (der. dell’agg. num. ambo: l’uno e l’altro, tutti e due) – partita doppia condotta da un soggetto a struttura binaria, capace di coniugare contemporaneamente il sé reale e il sé ottativo. Il carattere duale agisce da moltiplicatore di energie e attiva una potente molla che consente di raggiungere qualsiasi meta.   baldanza s. f. (com. dal s.m. ballo e dal s. f. danza) – atteggiamento del corpo e dello spirito posto ambiguamente tra il ballo e la danza, nell’incerto ma inebriante interstizio tra due sinonimi.   crepuscolo s. m. (dim. del s. f. crepa) – esile crepa del tempo tra il giorno e la notte. Una pausa sottile dove i colori si accendono, brevemente sottratti al dominio della luce o del buio.   entropia s. f. – un’utopia rientrata. La felice energia utopica si raggomitola generando preoccupanti malesseri (solitamente con febbre).   esilio s. m. (der. dell’agg. esile) – condizione molto delicata. Sospeso a fili sottilissimi, esili resti di...

Rischio Controllato

Da sempre gli facevano la riga da una parte. E lui non se ne era mai lamentato. Quando lo prendevano per pettinarlo, la mano andava sicura ogni volta nello stesso punto e voilà: la riga era fatta. Se succedeva di mattina, era opera di suo padre. Quando tornava da scuola, ci pensava la madre. Capitava perfino in vacanza, uscito dall’acqua del mare: “Così ti si asciugano a posto”. È facile mettere in fila cose geometriche, ma come si traccia una linea, sempre la stessa, in mezzo ai capelli? “Si va a occhio”, dicevano. “Mica serve misurare, ti viene a forza di farlo”.   Nota 1. “Andare a occhio” significa ripetere un certo segno con sufficiente precisione senza strumenti di misura ma tramite un allenato coordinamento di sguardo e memoria. Nel caso in questione quel punto preciso si trovava a circa trenta gradi rispetto al centro della testa (vedi figura A). Quando cominciò a pettinarsi da solo, per prima cosa provò a spostare quella riga. Ci fu una volta che la portò fino verso l’orecchio. “Sembra che ti sei fatto il riporto” disse la zia. Un’altra volta la...