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femminicidio

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Relazioni / La morte, dopo l’amore

Una signora che conoscevo molto superficialmente un giorno mi chiese il permesso di farmi una domanda personale. Riguardava l’essere «traditi» e l’essere lasciati, argomento di cui si interessava per un suo importante lavoro. Me la rivolgeva perché io sono un uomo. Aveva notato come gli uomini «traditi» o lasciati dalle donne si sentano di norma «presi in giro» e mi chiedeva perché accadesse, secondo me. Ora non ricordo in cosa per lei differisse la tipica reazione femminile. Mi regalò uno dei primi romanzi di Elena Ferrante, allora appena uscito, e mi venne anche l’idea che Elena Ferrante potesse essere proprio lei. Allora stentai a risponderle. Ci riprovo, cara E.F., a distanza di molti anni, quando non siamo più in contatto e quando la situazione è di molto degenerata, fino a rendere necessario il conio del termine «femminicidio» e la fattispecie giuridica corrispondente.   «Tradimento» etimologicamente significa: «consegna al nemico». La scena originaria è religiosa, e assieme politica: Giuda consegna Gesù alle guardie. Lo fa, peraltro, con un bacio. Tradito e traditore moriranno ben presto, entrambi in conseguenza di quel bacio. Tradendo il suo Maestro, infatti, Giuda ha...

Donne inadeguate

Dietro la storia de Le piene di grazia (Rizzoli 2015) sembra di cogliere gli echi delle molte donne vittime di violenza. È un grido forte, ma composto. Il silenzio delle pinete e il frinire delle cicale nascondono un terribile segreto, ma il suono dei lamenti risulta ovattato dalla bellezza del paesaggio, da una piccola comunità apparentemente integra e inoffensiva. Ritornano in mente i lucenti campi di grano tra i quali era imprigionato il bambino-ostaggio del celebre Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. L’ambientazione del romanzo infatti rassicura e spaventa contemporaneamente; è lo specchio di un' Italia del sud chiassosa e stereotipata che preferisce celare i suoi soprusi nel silenzio dell’omertà.   La realtà tratteggiata dall'autrice da una parte si rivela una piacevole madeleine che riporta involontariamente alla memoria il folklore del meridione, il pane con le olive e le buffe superstizioni di paese, dall'altra prende la forma di una vicenda di cronaca in cui si consuma un atroce femminicidio. Tra processioni e pranzi domenicali – “Ho mangiato la pasta e il bis della pasta. Ho mangiato le salsicce e le braciole. I peperoni, il formaggio, il salame. Ho mangiato tutto...

Non volevo vedere

Qualche mese fa, con L’ho uccisa perché l’amavo. Falso! (Laterza, Roma-Bari, 2013), le autrici Loredana Lipperini e Michela Murgia consegnarono alle stampe un piccolo libro che, tra le pagine, nascondeva un preziosissimo manuale costruito sulla base di notizie, fatti, statistiche, classificazioni per tipologie di tormenti, di delitti e d’assassini. Analizzando infatti i dati raccolti dal 1992 ai giorni nostri, emergeva l’inconfutabile dato che in Italia “si ammazza di meno, ma le donne vengono ammazzate sempre di più”. Donne insieme a tutte le vittime di una cultura ordinata sull’imposizione di un ruolo e del possesso. Pezzo dopo pezzo nel libro venivano smontati tutti i falsi miti che costituiscono l’immaginario comune intorno a stalking e femminicidio, le falsificazioni anche semantiche di una realtà presentata dai media con un linguaggio errato e sviante, realtà che, per essere smantellata e combattuta, ha invece diritto a tutta la propria verità. Anche linguistica.     Delitti intrisi d’odio e distruzione, nati dal rifiuto da parte del carnefice di accettare un...

Due o tre cose che so di lui

Il 2013, che per fortuna volge al termine, potrà essere ricordato come l’anno in cui gli uomini cominciarono a vedere chiaro o a mentire su se stessi come mai avevano fatto nel corso della loro storia millenaria.   Potrà essere ricordato anche come l’anno in cui le donne, molte donne, si accontentarono delle lucciole, magari senza nemmeno scambiarle per lanterne. Ancora una volta fiduciose nel gradualismo e nelle dichiarazioni di intenti, forse semplicemente inebriate dalla visibilità di segno nuovo, una vera e propria sovraesposizione, garantita loro da istituzioni politiche e media.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui, con impercettibile e inarrestabile slittamento semantico, donna diventò sinonimo di vittima – potenziale, reale, simbolica – da proteggere, tutelare, tenere in luogo sicuro al fine di emanciparla e liberarla. E uomo finì per associarsi sempre più a bruto da sorvegliare e punire in nome di una sua rieducazione a venire.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui paesi a democrazia ‘matura’ come l’Italia e la Francia...

Un manifesto femminicidio

Di recente, in Italia, si è parlato molto di un paio di argomenti che politici di mestiere, media e parecchie aree di movimento hanno voluto mettere in stretta correlazione: femminicidi e pubblicità sessista.   Partiamo dal sillogismo non-solo-boldriniano secondo il quale l’immagine del corpo femminile che scorre quotidianamente sotto i nostri occhi – su giornali e riviste, muri cittadini, fiancate di autobus e tram – rappresenterebbe un vero e proprio oltraggio alle donne, nonché un’induzione a fare di loro e del loro corpo reale ciò che agli uomini pare e piace, tipo sottometterle, maltrattarle, umiliarle, seviziarle, su su fino alla loro eliminazione fisica, ormai da noi sbrigativamente detta femminicidio.     Secondo la vulgata politicamente corretta oggi in vigore nel nostro paese, la pubblicità si sarebbe trasformata insomma da strumento di semplice induzione all’acquisto in strumento di induzione all’offesa e al crimine nei confronti delle donne in carne e ossa.   Va da sé che qualsiasi persona di buon senso non può rinunciare a distinguere tra donne...

Uomini che uccidono le donne

Il caso Pistorius arriva proprio al momento giusto, l’eccitazione aiuta a nascondere i dati ufficiali che dicono che in Italia sono in aumento gli omicidi di uomini verso le donne. Il fenomeno italiano, benché inferiore percentualmente ad altri paesi, è un dato che segna incremento. Omicidio, suicidio, violenza domestica sono fenomeni che ancora gli italiani non vogliono vedere. Si preferisce darne un’interpretazione psicologica: se era matto, allora si capisce. La follia rimane un fenomeno privato, che può accadere a chiunque, ma non a me, sempre all’altro.   Quanto ai clerici, come Julien Benda (1867-1956) amava chiamare gli intellettuali, nessuno si occupa più della follia sociale dai tempi in cui Gustave Le Bon (1841-1931) scrisse la Psicologia delle folle,  nel 1895, Sigmund Freud (1856-1939) Psicologia delle masse e analisi dell’Io, nel 1921, George Bataille (1897-1962) La parte maledetta, nel 1949, o David Riesman (1909-2002) La folla solitaria, nel 1950.   Queste riflessioni sembrano abbandonate in nome di una sorta di razionalismo neo-illuminista. Così il fenomeno maschile viene...