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femminismo

(25 risultati)

Una scrittrice da riscoprire / Alice (Ceresa) disambientata

A tredici anni di distanza dalla prima edizione del Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa (pubblicato postumo nel 2007 per l’attenta cura di Tatiana Crivelli), le edizioni nottetempo hanno appena riproposto l’opera della scrittrice svizzera in un’edizione ampliata e affiancata da un altro volume intitolato Abbecedario della differenza in cui le curatrici, Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, hanno chiesto a varie studiose e studiosi di dialogare con le voci del dizionario ceresiano. Un’operazione meritevole che ha lo scopo di richiamare l’attenzione su una scrittrice di straordinario talento la cui attualità, come vedremo, non si esaurisce affatto nella questione femminile che pure è stata costantemente al centro della sua riflessione.    Il nome di Alice Ceresa era balzato alla cronaca nel luglio del 1967 quando, all’età di 44 anni (era nata a Basilea nel 1923), vinse il Premio Viareggio Opera prima con La figlia prodiga, testo sperimentale che aveva inaugurato presso Einaudi la collana «La ricerca letteraria» diretta da Davico Bonino, Manganelli e Sanguineti. Nel ’65 alcuni capitoli di La figlia prodiga erano apparsi sul «Menabò» 8 di...

Una conversazione con Mark Cousins / L’accademia di Venere

Impresa da rabdomante illuminato, che va scovando vene sotterranee, ma anche biforcazioni, viottoli e carreggiate lungo i quali s’accampa per un poco la storia del cinema: Women Make Film, il nuovo documentario di Mark Cousins, è anche questo. 14 ore, divise in cinque blocchi e quaranta capitoli: un “road movie”, o meglio un film di film che raccoglie e monta, in maniera non cronologica, più di un secolo di sguardi di donne.    Mi trovo al Dublin Film Festival insieme ad altre due studentesse del Trinity College. La pandemia – che dopo appena qualche settimana mi costringerà ad abbandonare l’Irlanda – è ancora uno spettro senza contorni definiti. Di fronte a noi, Cousins sta introducendo la sua opera: percorre la sala da una parte all’altra, con umore palpitante, e ci mostra gli appunti di lavorazione. Sono decine e decine di foglie pinzati insieme che ricordano un’epopea ordita al contrario, il sogno orizzontale di un cinema come «magia degli accostamenti», secondo una formula presa in prestito dall’Hofmannsthal di Andrea o I ricongiunti.       Cousins ci racconta poi delle difficoltà di produzione. Di quando una notte scrisse a Jane Fonda una lettera...

Maternità / Brenda Navarro, Case vuote

“Non ho mai voluto essere madre, essere madre è il peggior capriccio che possa venire in mente a una donna.” Brenda Navarro è nata nel 1982 in Messico, dove si è laureata in Sociologia ed Economia femminista, ha poi conseguito un master a Barcellona sugli Studi di genere e nel 2016 ha fondato un gruppo di donne che promuove la scrittura femminile dal nome #EnjambreLiterario. Si occupa perciò da sempre di donne, femminismo, della difesa di certi inalienabili diritti, soprattutto del racconto di questi. Nessuna storia esiste finché non viene raccontata. Navarro, mi pare di capire, pensa che la donna debba raccontare, debba essere raccontata come raramente è stato fatto, debba poter dire l’indicibile. E certe volte l’indicibile è la meraviglia, altre è il dolore profondo. I personaggi che immagina devono cambiare il punto di vista di capitolo in capitolo. Nessuna donna è uguale all’altra, nessuna voce si somiglia. Ogni storia ha sempre due lati, in mezzo c’è una corda; una donna tira da un lato, un’altra molla dall’altro, poi ricomincia a tirare. Non avevo mai sentito parlare di Brenda Navarro finché non mi è stato recapitato il suo romanzo Case Vuote (Giulio Perrone Editore, 2019,...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 4. Alcune piccole donne crescono

Accogliere le ragazze e i ragazzi di origini non italiane in una classe di una scuola in un quartiere ad alta demografia di immigrati non è più il lavoro più difficile. Lo è ancora, facendo una statistica di questi miei anni di scuola, nelle classi terze; non lo è nelle classi prime. Probabilmente la ricaduta finale del Grande Bla Bla sull’immigrazione (che sappiamo enormemente più allarmato dei reali dati di afflusso) ha delle varianti locali; rilevo che in questo momento essere nati due anni dopo rende la coscienza “italiana” nelle classi molto più diffusa. Gli undicenni sono decisamente oltre i loro genitori: sia i figli di origini non italiane, sia i figli di italiani di modesta estrazione sociale che qui vivono si sentono tutti italiani. Quando spiego che invece esiste purtroppo una legge piuttosto iniqua in merito alla cittadinanza dei minorenni (ius sanguinis invece di ius soli) 3-4 quattro per classe scoprono con dolore di non essere proprio uguali agli altri, e i loro compagni sono indignati per questa ingiustizia per loro insensata. Nelle classi terze, invece, non ho ancora capito bene se per il coagularsi adolescenziale di una propria identità, i gruppi etnici si...

Letteratura, flash mob e studi critici su identità e violenza di genere / Non siamo mai stati femministi

“Com’è la casa dei tuoi sogni, bambina?”, “È tutta bianca e rosa!” Una famosa immobiliare ci ha bombardato per mesi, se non per anni, con questo spot in cui tutte le stereotipie di genere venivano confermate all’ennesima potenza. In questo periodo si vede continuamente, nella televisione cosiddetta generalista, lo spot di una marca di cioccolata italiana in cui bambino e papà, sullo sfondo, sono chini sui quaderni di scuola mentre la mamma, in edonistica solitudine, sgranocchia la sua tavoletta. Per non parlare della fastidiosa denominazione che viene data alle ragazze che coadiuvano Flavio Insinna nel popolare gioco a quiz L’eredità, tutte le sere su Rai Uno. Al gruppetto di giovanissime donne, selezionate chiaramente in base all’avvenenza, è dato come unico compito quello di leggere brevi schede che spiegano il senso di alcune risposte. Ma il format prevede per loro, come spesso sottolineato vivacemente dal conduttore, la definizione di “professoresse”, etichetta che forse gli autori trovano spiritosa e ironica ma che non è altro che la trita riproduzione di un cliché odioso: la donna, specie se giovane e bella, non deve dimostrare nessuna competenza reale e, se messa a contatto...

Giorno 20 / Rivoltante

“Tornate a casa dalla mamma, ragazze! Mungete le mucche, fate il pane! Non sapete che è pericoloso conquistare una città?”. È così che alle Rivoltanti viene risposto una volta giunte all’ingresso della Città di Smeraldo. Lyman Frank Baum sceglie per questo esercito di donne un nome che in sé contiene l’elemento rivoluzionario, ma qui si ferma perché il resto della storia è solo un continuo screditare quel protagonismo al femminile che traspare da questo passaggio e dalla sua protagonista, il generale Jinjur. È lei a capo dell’esercito delle Rivoltanti, un movimento di donne che decide di spodestare il Re Spaventapasseri, succeduto al Grande e Potente OZ, e di ribaltare una città fino ad allora governata solo da uomini. Baum, scrittore di inizio Novecento, è un attento osservatore della società che lo circonda. Le richieste di parità uomo-donna stavano già circolando nell’ambiente americano cui apparteneva e sempre più si stavano facendo insistenti le richieste del movimento delle suffragette che, al termine della Prima Guerra Mondiale e all’indomani della scomparsa dello scrittore, otterranno il suffragio universale. La rivoluzione al femminile di OZ si presenta fatta di...

Una scrittura fotografica del Reale / Annie Ernaux rompe il tabù dell’aborto

Da oggi è possibile acquistare il nuovo ebook della collana starter di doppiozero, dedicato a Annie Ernaux: Alice Figini, Una scrittura fotografica del Reale.   Un libro sull’aborto pubblicato nel 2019 non dovrebbe più creare scandalo, o perlomeno non dovrebbe sollevare critiche, perplessità, dichiarazioni reticenti. Eppure l’argomento oggi viene ancora taciuto, oppure diluito in titoli melensi che pongono l’essere madri al primo posto trasformando opportunamente «un libro sull’aborto» in «un libro contro l’aborto». Privarsi della maternità viene tuttora percepito come un «errore», un «dramma», nel migliore dei casi «un sacrificio».  L’aborto in Italia oggi risulta ancora ammantato da un alone di vergogna, come dimostrano i titoli fuorvianti posti dalle principali testate giornalistiche nazionali alle recensioni dell’ultimo libro di Annie Ernaux pubblicato dall’Orma editore, L’evento. «Dopo l’aborto ho desiderato essere madre» si legge scritto a caratteri cubitali sopra una foto di Ernaux in bella mostra. Parole in realtà mai pronunciate dalla scrittrice, per la quale l’unico vero senso di colpa consiste piuttosto nel «non aver mai raccontato» la drammatica esperienza...

Il colore viola / Purple is the old black

«Secondo me Dio s’incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso.»    Siamo a pagina 244 della nuova edizione italiana (traduzione di Andreina Lombardi Bom, Edizioni SUR, ottobre 2019) di Il colore viola, il romanzo con cui la scrittrice africana-americana Alice Walker vinse il premio Pulitzer e il National Book Award nel 1983. Non c’è pagina, digitale o a stampa, che ancor oggi non si senta in dovere di sottolineare che è la prima ‘donna di colore’ a conseguirli entrambi. Un primato o forse, più subdolamente, un fenomeno mirabile, nel senso etimologico del destare inesausta meraviglia. Come quando, nel 1993, il Nobel andò all’altrettanto ‘di colore’ Toni Morrison, autrice di romanzi spartiacque come L’occhio più blu (1970) e Canto di Solomon (1977), ignorati dai più anche in terra nordamericana.        Il ‘viola’ che colora questo doloroso e via via sempre più furente romanzo epistolare è la tinta di una duplice ‘invisibilità’, quella della razza e quella del sesso: nera e donna, un non-luogo a esistere. Per Celie, autrice delle lettere e protagonista dell’opera, la ‘linea del colore’ ha spaccato in due la società...

Cartolina da Buenos Aires / La fiera internazionale del libro

Quasi contemporaneamente al Salone del libro di Torino, dall’altra parte dell’Atlantico si è svolta la fiera internazionale del libro di Buenos Aires. Dico quasi contemporaneamente perché è iniziata il 25 aprile e finita, come la nostra, il 13 di maggio. Quasi tre settimane, di cui i primi tre giorni dedicati agli incontri professionali e i seguenti sedici al pubblico, con un programma fitto di conferenze dalle due del pomeriggio alle dieci di sera, spazi dedicati a cinque diverse mostre su argomenti che vanno dalla diversità sessuale al rapporto tra libro e videogioco, laboratori di ogni genere e spazi dedicati ai bambini. È una fiera che compie 45 anni, che conta più di un milione di visitatori e 45 mila metri quadri di spazio espositivo.       L’Argentina, in questi ultimi anni e ancor di più nelle ultime settimane, è un paese oppresso dalla crisi economica, il valore del peso cambia in modo talmente veloce che le copertine dei libri il più delle volte non riportano il prezzo, perché prezzi e potere d’acquisto cambiano ogni giorno, quasi ogni ora; per altro quelli dei libri sono, per lo più, prezzi “europei”, quindi altissimi per chi percepisce uno...

Nancy K. Miller : genealogie femministe / Le mie amiche geniali

«Finché continuerò a scrivere delle mie amiche, è come se riuscissi a trattenerle in vita, e trattenendo loro in vita, è come se anche io restassi viva insieme a loro. Continuiamo le nostre conversazioni, anche se forse sono io a parlare di più». Così Nancy K. Miller spiega la nascita del suo ultimo saggio, My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism, uscito per la prestigiosa Columbia University Press: un libro vivace, ma toccante al tempo stesso, tra le cui pagine Miller convoca le amiche di una vita, ora tutte scomparse. Carolyn Heilbrun, Naomi Schor, Diane Middlebrook. Grandi intellettuali, scrittrici, accademiche, ma prima ancora donne, l’una inciampata nella vita dell’altra. Si tratta di donne tra loro differenti, ognuna con il proprio carisma e sensibilità; qualcosa che le accomuna però esiste, e riguarda quella testardaggine che ha convinto l’una a dare una possibilità alle altre, a concedersi reciprocamente del tempo e dello spazio. La stessa testardaggine con cui tutte hanno ricercato per sé un destino differente, un orizzonte alternativo a quello maschilista del tempo, del quale hanno denunciato le sopraffazioni, le ingiustizie, le repressioni subite.   Le nostre...

Dall'esterno dell'interno / Donne nel Sessantotto

I colori del Sessantotto   Se la foto sulla copertina di questo libro (AA. VV., Donne nel Sessantotto, il Mulino, Bologna 2018, pp. 292) fosse a colori, si coglierebbe subito una caratteristica dell'abbigliamento sessantottino o appena successivo; che era per tutti, soprattutto per ragazze e ragazzi, colorato e variopinto, altro che le poche sfumature di nero e grigio che ci si mette addosso ora, neonati compresi. Le ragazze della foto portano camicette a fiori, a quadretti, in tinta unita, giacche, giacchette e pantaloni di cui si possono immaginare i vari colori. I loro corpi non sono più inamidati nei terribili «completini», composti da golfino a maniche corte e girocollo sotto, sopra un cardigan coi bottoncini, indossati su gonna immancabilmente a piegoline, insomma il look di una ragazza che frequentava un liceo classico milanese a 16-17 anni. Dopo il '68 anche questo cambia, perché il '68 fu anche la libertà di vestirsi in maniera spontanea, comoda, fantasiosa, colorata e meno rigidamente divisa per sessi (lo insegna qui il saggio di Paola Cioni su Mariuccia Mandelli detta Krizia dal nome di personaggio di un dialogo socratico). Fu la possibilità per noi adolescenti di...

#metoo / Weinstein. Caro La Cecla non sono d’accordo

Si discute molto, nelle ultime settimane, delle campagna internazionale #metoo – che, dal cosiddetto caso Weinstein in poi, si sta configurando come una forte presa di parola da parte di moltissime donne che hanno vissuto violenze e molestie sessuali. Non credo, da uomo, di essere nella posizione migliore per esprimermi al riguardo – e sono quindi rimasto colpito dal recente articolo di Franco La Cecla su queste pagine. Già nel titolo e nell’attacco del suo pezzo l’autore pone infatti, sia pure con sarcasmo, una questione metodologica di capitale importanza:   Chi scrive è un maschio, bianco, occidentale, anzi peggio, europeo, non indigeno, non appartenente a fedi religiose orientali, di mezza età, single, con un’educazione occidentale, anzi classica, – che altro devo dire per anticipare con i distinguo le classificazioni bio-politiche senza le quali non ho diritto a parlare di questa faccenda? – ho varie tessere, arci, feltrinelli, amici della musica, palestra e piscina, sono abbonato ad alcuni quotidiani cartacei e online oltre che alla metro milanese.   Perché mai, si domanda La Cecla, una persona con le qualità appena elencate non dovrebbe essere ritenuta nella...

Un libro, due voci / Il futuro del sesso?

Due voci contrastanti su uno stesso libro.   Anita Romanello:   Quando ho letto il saggio di Emily Witt mi sono sentita tirata in causa. Non perché io concordi con tutto ciò che l’autrice sostiene (ammesso che sostenga davvero qualcosa), ma perché in Future sex si parla davvero della mia generazione. Lo stile è limpido e brillante, ironico senza eccedere, mai banale. Pensare che Future sex sia un saggio sulla sessualità è limitante. È la nostra società l'indiscussa protagonista di queste pagine. Il sesso è solo un filtro attraverso cui guardarla, un filtro che offre molti spunti.    Da bambini obbedienti degli anni Ottanta e Novanta eravamo consapevoli dei fallimenti della controcultura, era una lezione implicita tramandata dai nostri genitori, e così eravamo rimasti in ostaggio di medie scolastiche, leggi antidroga, assicurazioni sanitarie, debiti contratti per studiare, ammissioni al college, lauree, tirocini, preservativi, creme protettive per la pelle, antidepressivi, aree fumatori separate, espressioni politicamente corrette, chiusure antibambino, abbonamenti in palestra, piani telefonici, caschi per andare in bici, esami preventivi contro il cancro, rate...

Autoritratto di una ritrazione / Carla Lonzi. Un’arte della vita

Il mito si alimenta di storie frammentate. Nasce dalla narrazione lineare di una vita, che si dipana intorno a eventi puntiformi collegati tra loro come da un tratto netto: ecco la storia, ne vedi i contorni? Silenti, davanti allo spettatore, i segni compongono un’immagine: la vergine dagli occhi a mandorla splendente d’oro, una Marylin dal sorriso fluorescente. Figure-create dalla cui bidimensionalità divinizzata la storia fatalmente ancora si emana, a nutrire il mito. Figure-create la cui voce si perde nella bidimensionalità iconica, affinché nella distanza del vedere si fondi il mito. L’icona offre una faccia e si lascia parlare, studiare, dall’alto della sua distanza.   Proprio per questo primato della distanza, della visione, della personalizzazione risulta paradossale pensare che accanto alle vergini bizantine e ad alcuni miti pop anche Carla Lonzi abbia rischiato una sorte simile. Archetipo incarnato dell’anti-mito – lei che abbandona la produttività dell’autrice per riparare lontano dagli sguardi da sotto in su che l’autorità produce– Lonzi si presta bene, con le sue tracce sparpagliate (scritti, fotografie, relazioni) e i suoi modi non convenzionali (registrazioni,...

Donne inadeguate

Dietro la storia de Le piene di grazia (Rizzoli 2015) sembra di cogliere gli echi delle molte donne vittime di violenza. È un grido forte, ma composto. Il silenzio delle pinete e il frinire delle cicale nascondono un terribile segreto, ma il suono dei lamenti risulta ovattato dalla bellezza del paesaggio, da una piccola comunità apparentemente integra e inoffensiva. Ritornano in mente i lucenti campi di grano tra i quali era imprigionato il bambino-ostaggio del celebre Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. L’ambientazione del romanzo infatti rassicura e spaventa contemporaneamente; è lo specchio di un' Italia del sud chiassosa e stereotipata che preferisce celare i suoi soprusi nel silenzio dell’omertà.   La realtà tratteggiata dall'autrice da una parte si rivela una piacevole madeleine che riporta involontariamente alla memoria il folklore del meridione, il pane con le olive e le buffe superstizioni di paese, dall'altra prende la forma di una vicenda di cronaca in cui si consuma un atroce femminicidio. Tra processioni e pranzi domenicali – “Ho mangiato la pasta e il bis della pasta. Ho mangiato le salsicce e le braciole. I peperoni, il formaggio, il salame. Ho mangiato tutto...

Amore e libertà politica

Tra i vari sistemi politici, la democrazia è il più difficile e tra tutte le forme di democrazia, quella liberale è la più ardita, ma anche la migliore.   Parte da questo assunto un importante saggio, Emozioni politiche. Perché l'amore conta per la giustizia (ed. il Mulino), scritto da Martha C. Nussbaum, filosofa politica, personalità di spicco nel mondo accademico internazionale, famosa per avere sostenuto e studiato il ruolo delle emozioni in politica, per avere rivendicato l'importanza del sentire e dell'agire femminile nella promozione della libertà e della giustizia, e per avere fatto rientrare la natura, e soprattutto gli animali, tra i soggetti di diritti che i governi dovrebbero impegnarsi a difendere.   La democrazia politica liberale si fonda sul consenso della maggioranza attorno a valori quali l'uguaglianza, la libertà e la giustizia, e sui modi in cui praticarli. Dalla Rivoluzione Francese, che per prima li ha proclamati e resi universali, la storia ha prodotto un numero notevole di cattivi governi e di mostruosità compiute al grido di Libertà, Fraternità,...

Governati da ricchi che negano la morte

Storicamente, quando si decide che il welfare deve saltare, una strategia di governo può essere insistere sulla paura del crimine, anche contro i fatti, e generare allarme sociale. È avvenuto negli Usa fin dalla fine dei sessanta, con un significativo picco nelle politiche securitarie post-11 settembre. È avvenuto in Italia negli ultimi vent'anni. Si tratta di un tratto che avvicina il neoliberismo e le destre, trovando significative sponde in quelle parti del centrosinistra che tendono a assumere tratti specifici della cultura di destra, e come tale merita una speciale attenzione. È questo in estrema sintesi il nucleo teorico del libro di Tamar Pitch, Contro il decoro, 2013, che ripercorre alcune significative tappe di questa dinamica in Italia, a partire da una prospettiva di filosofia e sociologia del diritto e sguardo di genere, il femminismo giuridico, che condensa diverse linee di tensione di ordine biopolitico.   Stiamo parlando dell'Italia di oggi. «Gli ultimi trent'anni hanno contrapposto libertà ed eguaglianza, facendo dell'eguaglianza l'ostacolo all'affermazione individuale, il freno alla crescita...

Come sarà la Ladyfest

In occasione della prossima Ladyfest milanese, festival queer e femminista di cultura indipendente che si terrà il 6, 7 e 8 giugno, abbiamo pensato di dar vita a un percorso di approfondimento su temi e questioni centrali negli studi di genere e nello sviluppo delle pratiche di vita LGBT. Per prima cosa siamo quindi andati a intervistare il gruppo di organizzatrici della tre giorni per farci raccontare come sarà la Ladyfest e quale sia la loro visione di quello snodo concettuale compreso tra politica, queer, postporno, sperimentazione e immaginario.     Vi propongo di impostare l'intervista iniziando da alcune domande sull'iniziativa che state organizzando per poi calarci progressivamente nelle questioni che solleveremo via via. Partiamo quindi dall'abbiccì, cosa si intende per Ladyfest? Da che tipo di esperienze prende avvio?   Sono festival femministi dedicati all'arte, l'attivismo e la cultura indipendente, organizzati in modo autonomo e fuori da logiche commerciali. Danno spazio alle autoproduzioni e alla creatività e sono espressione della cultura del “do it yourself” (DIY) e di quel tipo di...

Camille Paglia: imparare a guardare

“George Grosz rifiutava con fermezza l’astrazione. ‘La grande arte deve essere comprensibile da chiunque’, diceva”.     Può non essere il libro di una storica dell’arte, ma è certamente un libro sulla storia dell’arte. Provvisto di una filosofia dell’arte, un’istanza patriottica e una teoria critica saldamente radicata in una prospettiva democratica.   In Seducenti immagini Camille Paglia si pone un problema educativo. Ciò che conta, afferma, è “imparare di nuovo a guardare”. La sua preoccupazione si volge soprattutto ai piccoli e agli adolescenti. Come potranno sopravvivere al caos visivo? E interessarsi al mondo là fuori, “con i suoi doveri e i suoi dilemmi morali”? Legioni di immagini sollecitano quotidianamente la nostra attenzione ammiccando dagli schermi di cellulari e monitor, dalla TV, dai cartelloni pubblicitari. Può sorprendere che una agit-prop si distolga dalla militanza di gender per interessarsi a problemi pedagogici o storiografici. Ma è così: dall’intero libro traspare un allarme. “La cultura...

Ciao! Sono la Stefi

C’ero anche io tra le migliaia di bambine che alle elementari aspettavano ogni settimana le strisce della Stefi sul Corriere dei Piccoli, pubblicate regolarmente dal 1976 e oggi ospitate di tanto in tanto dal Corriere della Sera.   Ciao! Sono la Stefi, Grazia Nidasio, Rizzoli 1978 Lucy e Mafalda erano bambine troppo adulte per i miei gusti.   Linus, anno X, numero 1, Milano Libri 1974   I cento volti a fumetti di Pierino la Peste, Marcelo Ravoni e Valerio Riva (a cura di), A. Mondadori Editore 1972 pag. 70 La Stefi, invece, era una bambina vera: Stefi Morandini, otto anni, una famiglia tradizionale ma aperta e affettuosa, due fratelli adolescenti (il Cesare e Valentina), Ubu, il cane, la nonna, molti amici e compagni di scuola, Eziomaria il preferito.
Una bambina a cui viene la febbre alta, che ha il terrore del dentista, che non riesce a imparare le poesie a memoria e non capisce nulla dei test di intelligenza, che scappa di casa dopo una sgridata finché la nostalgia la riporta in un lampo tra le braccia della mamma.   La Stefi odia le smancerie, vorrebbe saper fischiare e fare il muratore, giocare a calcio con i maschi, senza per...

Il femminismo di Carla Accardi

Carla Accardi, recentemente scomparsa, non ha bisogno di presentazioni, essendo già dalla fine degli anni ’40 una delle artiste più conosciute del panorama italiano. Ciò che invece molti ignorano è la sua appartenenza alla stagione femminista che nel 1970 culminò nella fondazione di “Rivolta Femminile”, con  Carla Lonzi.   Nonostante il suo pieno coinvolgimento con il femminismo, manca una lettura critica che riconosca nelle sue opere gli aspetti più profondi e sottili. L’unica che la riconobbe in tal senso fu Anne Marie Sauzeau, che costruì un discorso critico considerando il concetto di eterotopia e alterità. Per Sauzeau,  l’alterità di Accardi, evidenziata da Michel Tapié che la inserisce nel discorso dell’art autre, “sbocca su un’alterità non contemplata dal suo ideologo”, ossia gli sfugge l’altro in termini di metà del genere umano. Germano Celant invece, soltanto anni dopo dichiarerà che nella separazione del segno bianco dal fondo nero, si può leggere l’affermazione del distaccamento da un contrario, dall’opposto “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità”, sostenendo che fino al 1957 la pittura di Accardi è veicolo di “identità e...

Doris Lessing: cosa vuole una donna

Doris Lessing è morta all'età di novantaquattro anni, dopo una vita piena di tanti libri e tanti riconoscimenti. Indimenticabili sono le foto di Doris Lessing seduta sui classici gradini della sua classica casetta londinese, circondata dalle borse della spesa appena fatta, mentre ascolta la notizia del premio Nobel che le hanno appena conferito.     Il mio rapporto con lei è stato saltuario e contraddittorio. Il gran rumore che si era fatto attorno al suo Taccuino d'oro, un libro diventato la bibbia del femminismo, la storia esemplare della presa di coscienza di una donna, invece che avvicinarmi aveva avuto l'effetto di allontanarmi da lei. Non l'ho letto allora e neppure in seguito.   L'ho incontrata di nuovo quando Maria Antonietta Saracino, ottima studiosa e traduttrice, mi propose di pubblicare nella Tartaruga l'opera prima di Doris Lessing, il manoscritto che aveva messo in valigia quando era partita dall'Africa per venire a Londra in cerca di fortuna, L'erba canta. Oltre a un bellissimo titolo era anche un bellissimo romanzo, dalla struttura perfetta, che metteva in scena tutti i temi che...

Se vuoi andare vai, io sto qui e aspetto Alfonsina

“Per una biciclette azzurra, / Livorno come sussurra!”. Laura Bosio ricorda un’ironica poesia che Giorgio Caproni dedicò alla madre Anna, in un’immagine di fine Ottocento. “Come s’unisce al brusio / dei raggi, il mormorio! / Annina sbucata all’angolo / ha alimentato lo scandalo. / Ma quando mai s’era vista, / in giro, una ciclista?”. Non è stato questo il punto di partenza del suo romanzo Le notti parevano di luna (Longanesi), recente vincitore del Premio Rapallo che pochi giorni fa si è disputato il superpremio con Francesca Melandri e Paola Soriga.   Alla fine la giuria popolare ha scelto Più in alto del mare (Rizzoli), il libro della Melandri, ma intanto nella più importante manifestazione tutta dedicata alle scrittrici è tornato a materializzarsi un personaggio che a lunghi intervalli ricompare talvolta sulla scena: Alfonsina Strada, la prima italiana a diventare fra lo scetticismo generale - senza contare lo scandalo - una popolare campionessa di ciclismo. Riuscì persino a partecipare al Giro d’Italia del 1924, sola fra una novantina di atleti maschi. Fu...

Mona Prince. Mi chiamo Rivoluzione

La candidata alle prossime presidenziali egiziane Mona Prince, figura molto discussa, decisamente un’outsider del panorama politico cairota,  ha presentato al Festival Mediterraneo di Scritti Femminili di Rabat (21-23 Marzo 2012) il suo ultimo libro Ismi Tawra – Mi chiamo rivoluzione (2012). Docente di Letteratura inglese e traduttrice, Mona racconta il suo impegno politico, tra scrittura e attivismo, e le sue speranze per il cambiamento democratico in Egitto.     Come mai da scrittrice hai deciso di candidarti alle elezioni presidenziali?   Per cambiare le cose bisogna lavorare sul lungo periodo. So che non diventerò Presidente dell’Egitto, ma il mio impegno attuale serve a ottenere risultati in futuro, magari alle prossime elezioni, tra cinque anni! Attraverso la scrittura [ è autrice di numerosi romanzi, tra i quali So you may see”, in inglese ] ho voluto offrire ai miei lettori una prospettiva diversa e oggi voglio concretizzare questa mia aspirazione. Ma non è la Presidenza che m’interessa, quanto l’essere una candidata! Il mio obiettivo è andare aldilà dei cliché...