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Passaggio a Nord Est

Cosa vi viene in mente pensando al Veneto? Industria e design? Città d’arte, laghi e montagne? Prosecco e grana? È vero, il Nord Est è la patria delle delizie Dop,dei “capannoni a schiera”, dei vestiti alla moda e delle scarpe all’ultimo grido; ma anche di Babilonia Teatri, Anagoor, Barokthegreat; Paolini, Scabia, Vitaliano Trevisan; insomma, di una produzione, tutta immateriale, di arti performative che negli ultimi anni ha imposto il territorio all’attenzione della scena nazionale e non solo. Una cartina al tornasole sono le edizioni più recenti del Premio Scenario, che si sviluppa tramite una capillare mappatura dei territori della creatività emergente e negli ultimi anni ha visto imporsi all’attenzione diverse giovani compagnie – nel 2007 i Babilonia e Pathosformel, nel 2009 Anagoor, Codice Ivan, la friulana Marta Cuscunà – che a Nord Est hanno mosso i primi, decisivi, passi di formazione e di lavoro.   Teatro Fondamenta Nuove, Venezia   Tanto per cominciare, Venezia Ogni tour del Veneto parte dal suo irresistibile capoluogo regionale. Anche se – fuori e...

William Kentridge a Roma

Il Romaeuropa Festival ha oramai superato il giro di boa. Senza difficoltà è arrivato al termine di questa 27° edizione confermandosi come la più importante rassegna legata alle arti performative della capitale e non solo. Tra le cose più interessanti, a cui ancora potremo assistere, troviamo Kornel Mundruczo con Disgrace (tratto da romanzo del premio Nobel J. M. Coetzee), l’omaggio a Philip Glass realizzato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Musica per Roma e il debutto del gruppo di Forlì, Città di Ebla, con I morti da James Joyce, finale di un lungo percorso di studio e sperimentazione sul rapporto tra teatro e fotografia cominciato proprio al Romaeuropa un paio di anni fa.   Anche in questa ultima tranche di spettacoli sono chiare le carte vincenti messe sul tavolo dal direttore Fabrizio Grifasi: multidisciplinarietà (dalla prosa, alla danza passando per la musica classica e quella elettronica, fino alla video arte di Digital Life), il radicamento nei cartelloni di importanti soggetti che già avevano un proprio pubblico (come nel caso del Teatro di Roma e dell’Eliseo), infine...

Fotografia – Festival Internazionale di Roma

Quasi inevitabile quest’anno la scelta di Fotografia – Festival Internazionale di Roma alla sua undicesima edizione, curata da Marco Delogu e come sempre allestita negli spazi del MACRO a Roma, di portare l’attenzione sul tema del lavoro. In tempi di crisi economica, un soggetto scontato ma anche difficile da realizzare nella sua complessità. Lavoro, al giorno d’oggi, significa tutto e niente: il lavoro che c’è, che non c’è, il lavoro che ha perso la dignità di potersi chiamare tale, il lavoro che toglie lavoro e partecipa attivamente alla crisi, e non ultimo, il lavoro stesso del fotografo, che non è semplice artista, ma anche professionista con impegni da portare a termine.   Chris Killip, Netting Seacoal Lynemouth, 1983, inkjet print 50 x 40 cm. Courtesy l’artista   C’è dunque in Fotografia: Work un numero enorme di volti, dai lavoratori migranti di Ulrich Gebert agli avvocati immersi nei contratti di Lars Tunbjörk, ma soprattutto c’è lo spazio, lo spazio della terra colonizzata e trasformata in piantagione, uffici stracolmi di carte, le piazze...

Tra presente e futuro: Contemporanea Festival

Il festival Contemporanea di Prato in questa edizione compie dieci anni: un lungo periodo in cui ha svolto un ruolo di rilievo tanto per il racconto dell’esistente – è il direttore stesso, Edoardo Donatini, nell’intervista con cui introduce il festival, a evidenziare come l’assenza di una linea tematica vada proprio incardinata in questo tipo di tentativo – quanto, di conseguenza, per l’individuazione delle direzioni di ricerca ancora in nuce e destinate, in tempi successivi, a segnare profondamente la scena. È il caso dell’ormai leggendario Alveare, in cui in questi anni si sono avvicendati tanti di quelli che poi si sono rivelati i gruppi del nuovo teatro dei nostri giorni; ma un simile ruolo, Contemporanea l’ha svolto anche rispetto a tanta performatività internazionale, che spesso ha trovato in quello di Prato il suo primo – a volte unico – palcoscenico italiano.     Riflette con lucidità sul “nuovo” , dalla necessità di accompagnamento alle sue più malsane degenerazioni che (tanto in teatro che fuori) sfiorano le follie del doping, e sull...

Teatro-lavoro o teatro-concetto?

“Up to you” è il motto con il quale il Festival della Creazione Contemporanea di Terni ha deciso di passare la palla direttamente al pubblico: attraverso un progetto biennale di sensibilizzazione e riflessione politica la manifestazione, diretta da Massimo Mancini e Linda Di Pietro, ha avuto il coraggio di eseguire una riflessione profonda sul ruolo dello spettatore e sulle sue scelte. Si sono moltiplicate così le performance e gli eventi interattivi. Uno di questi è E.I.O, della serba Dragana Bulut e dei rumeni Maria Baroncea e Eduard Gabia.     Un evento nel quale il teatro non esiste, ma viene sostituito da un concetto, una riflessione attorno al tema del lavoro – inteso come mestiere e creazione – focalizzata sul valore che la nostra società dà a questo atto vitale. Dunque un nucleo di idee detonanti soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, nel quale il lavoro e il suo valore sono primari solo nelle statistiche sulla disoccupazione e non nelle pratiche dei governi. Il concetto di fondo è riconoscibile sin da quando agli spettatori viene chiesta un’ulteriore offerta per...

Reality Shop: il teatro a B.Motion 2012

Dove si può incontrare la ricerca iconografica di Anagoor con il nuovo lavoro di Babilonia Teatri, un Pinocchio allestito con tre performer affetti da esiti di coma? Cos’ha in comune il lavoro sul tempo dei fiorentini inQuanto teatro con il plurilinguismo di Fagarazzi & Zuffellato o con la nuova eroina di Marta Cuscunà, una ragazza del ‘500 che, obbligata a passare la propria esistenza in convento, organizza una rivoluzione femminista ante litteram?   Babilonia Teatri. Fotografia di Adriano Boscato.   Sono alcuni degli spettacoli in programma a B.Motion 2012, segmento dedicato al contemporaneo di OperaEstate Festival Veneto di Bassano del Grappa. “Reality Shop”, il claim di quest’anno, può diventare un’occasione per rintracciare gli esiti attuali di alcuni dei percorsi artistici che qui si danno appuntamento ma anche per fare i conti con i risvolti del lavoro di una direzione artistica che stanno emergendo come determinanti. Quello che si è incontrato in questi giorni a B.Motion è un teatro che già si era distinto per un approccio mirato sulla propria società e il proprio...

Mercuzio non vuole morire

Il giorno seguente tra le vie di Volterra si respira l'aria della quiete dopo la tempesta; è facile incrociare gli sguardi del popolo di Mercuzio, ben si distinguono da chi è rimasto estraneo alle evoluzioni della Compagnia della Fortezza o dai turisti che questa città continuamente la attraversano. E per far sì che una città sia polis e non solo valico prestato all'attraversamento momentaneo bisogna lavorare per contagio in un tempo lungo, diluito. La Compagnia della Fortezza ha impiegato anni per far maturare il seme rigogliosamente sbocciato nel lavoro di quest'anno, dedicato certo al Mercuzio shakespeariano, ma soprattutto a un intero mondo poetico e politico che congiunge il Bardo a Majakovskij. Perché anche l'emozione in questo caso si fa segno politico e pure l'esortazione di Punzo, dopo i saluti, a continuare l'esperienza fuori dal carcere, nelle piazze di un festival che quest'anno è tutto Mercuzio, non può non aprire una breccia nello stomaco di chi alzando lo sguardo dal cortile del carcere scruta tra le grate delle celle quella libertà negata che alla maggior parte degli attori...

We Folk! Drodesera

We Folk! non è soltanto una pressione estetica, un riferimento a una linea, l’innesto di un trend. Certo a Fies ci sono la musica e i pretzel, i krampus, i cowboys, riti quasi sciamanici, più o meno magici e tutto il resto, ma come dice la direttrice Barbara Boninsegna “quello è soltanto un mezzo: il “folk” sta per “noi”, per noi popolo...”. Così l’edizione 2012 di Drodesera, più che uno degli eventi da non perdere dell’estate dei festival, diventa un’occasione preziosa per andare a scoprire cosa si crea e come si lavora tutto l’anno a Fies, ex centrale idroelettrica incastonata fra montagne e laghi del Trentino da qualche anno riconvertita a spazio per l’arte contemporanea.     Perché il folk – termine anglosassone che sta appunto per “popolazione”, “gente”, “persone” – che si ricerca da queste parti è legato piuttosto alla condizione esistenziale che ci troviamo a vivere oggi. Al festival di Dro avevano cominciato due anni fa a interrogarsi sulla crisi che domina questo post-capitalismo...

Il teatro dei festival

Scaldano i motori per la partenza, sontuosi o tribali, di ricerca o di resistenza. I festival. Se pure uno deraglia subito al via, finisce fuori strada ammaccato e non si sa se potrà rimettersi in pista (Primavera dei Teatri), gli altri preparano la loro proposta, mirabolante per quanto precaria, a vasto raggio anche se sempre provvisoria.   I festival sono uno dei migliori esempi del genio italico, specchio mutante della nostra società quanto poche altre manifestazioni. Capaci di fare le nozze coi fichi secchi, piccole e medie imprese (anche nel senso di “intraprese” da antichi cavalieri) che collegano cultura e intrattenimento, attenzione alle esigenze di marketing turistico e di ricerca d’anima dei nostri smarriti territori, sperimentazione e consenso, di massa o perlomeno di campanile, con tutti i problemi che l’italica nozione di “locale” e di manifestazione “radicata” può suscitare.   I festival sono sempre stati considerati un miracolo anche perché le normali stagioni teatrali sono diventate progressivamente sempre più insostenibili. I festival erano (sono) l’...

Reality Inequilibrio

Nessun commento. Nessuna emozione. Solo la realtà. I fatti. Nudi. Accumulati in una vita: le visite non annunciate e quelle previste, i regali ricevuti e quelli donati, le telefonate, le colazioni, i pranzi, le cene, le offerte elargite durante la messa, i film visti, i libri letti... Annotati per 57 anni, fino all’11 novembre del 2000, quando Janina Turek, una donna di Cracovia, muore d’infarto per la strada.   Ha raccontato la storia dei suoi meticolosi diari il giornalista Marius Szczygiel in un libro pubblicato da Gransasso Nottetempo intitolato Reality. Gli hanno dedicato uno spettacolo di rara temperatura emotiva, proprio perché giocato sul baratro di una fredda oggettività che nasconde il precipizio del vuoto dei giorni, degli anni, della vita, Daria Deflorian, intensa indimenticabile protagonista del caso teatrale della stagione, L’origine del mondo di Lucia Calamaro, e Antonio Tagliarini, performer dall’ironia affilata. Lo spettacolo è cresciuto a tappe: dopo una prima presentazione al festival romano Short Theatre nel settembre scorso, ha viaggiato tra un centro anziani dalle parti di Porretta Terme e varie...

Tutte le arti si incontrano a perAspera

PerAspera, per chi l’ha conosciuto giorno per giorno, è soprattutto un ambiente con uno spazio-tempo tutto particolare. Il luogo è a dir poco magico: il festival si snoda nei vari spazi di una villa secentesca – con tanto di fontane, teatrino barocco e addirittura labirinto – sul limitare dei colli bolognesi, dove la città lascia pian piano spazio a un altro respiro. Qui nasce e si rigenera una dimensione temporale altra fatta di dilatazioni e interstizi, fuori dal caos e dalla frenesia metropolitani, in cui artisti e spettatori si trovano a condividere un piacevole interno, quasi si fosse a casa propria. Lontano dagli schemi della vetrina e dalle corse mozzafiato dei festival, l’orizzonte, più che dello sguardo, è quello dell’incontro – che, tanto per la dimensione umana che per quella estetica, si potrebbe eleggere a leitmotiv fra la gran varietà di spettacoli e eventi in programma.     Bologna, vittima dello sgretolarsi (innanzitutto istituzionale) della propria imponente tradizione d’avanguardia che si esprimeva con la celebre Settimana della performance, sembra sforzarsi...

Lettera da Roma sul teatro che verrà

Nella sua sesta edizione, il mutamento può dirsi completato. Teatri di Vetro, nato come vetrina per le arti performative emergenti, si è ormai trasformato per qualità delle proposte in un vero e proprio festival di caratura nazionale e come fosse un rito propiziatorio saluta la stagione romana appena terminata dando il via alle danze dei festival estivi. Insieme a Short Theatre, che invece la stagione la apre ogni settembre, è la più importante tra le esperienze romane legate a un certo modo di fare teatro, si direbbe giovane, indipendente e di ricerca. Etichette queste poco esaustive soprattutto in un momento così fragile, produttivamente e artisticamente. Il mare è in tempesta, capire quali navi arriveranno a riva è un’opera chiromantica.   Crack Machine. Fotografia di Angelo Maggio   Di sicuro anche in una grande città come Roma si assiste a un netto cambiamento di marcia nei meccanismi teatrali, nella fruizione e produzione: lo stabile ha avuto una minima apertura concedendo alcuni spazi del Teatro India alle compagnie per le prove, ma col nuovo anno la ex fabbrica della Mira Lanza sar...

Étonnants Voyageurs

Ci sono due modi di vivere un festival: o ti dai al meticoloso inseguimento del programma o ti affidi al caso. Incerto sulla strategia, opto per una terza soluzione: l’esterno. Sotto un sole allegro e insolito, la città vecchia è circondata dal mare e dalle barche: un trimarano da regata, cattivo ed elegantissimo, troneggia lungo la banchina di fianco al salone del libro; più avanti, una piccola flotta di catamarani vira di fronte alla scuola di vela dove giovanissimi francesi multicolore apprendono i rudimenti delle loro future esplorazioni (del resto è proprio qua in Bretagna che Richelieu nel 1625 allestì i cantieri che avrebbero rimediato al ritardo in cui versava all’epoca la Francia nella conquista dei mari). Tra brezze e riflessi mi abbandono alla deriva del caso. Finisco nella sala in cui c’è Paolo Rumiz. Il festival gli dedica spazi ampli e prestigiosi, racconta la sua navigazione lungo il Po a bordo di un catboat in legno: “per viaggiare bisogna essere pronti a lasciarsi dietro tutto ciò che conosciamo e accogliere quello che il caso ci metterà sotto gli occhi”. Ha ragione. Bevo un...

Berliner Theatertreffen. Oltre il postdrammatico?

Il maggio teatrale berlinese è caratterizzato ormai da anni – la prima edizione risale al 1964 – dal Theatertreffen. Per due settimane (quest’anno dal 4 al 22 maggio) alla già vivace e fervida stagione teatrale della capitale tedesca s’aggiunge questo importante festival. Il nucleo della rassegna consiste nella messa in scena dei dieci migliori spettacoli in lingua tedesca, selezionati da una giuria di esperti fra i numerosi allestimenti della stagione precedente. Il Theatertreffen può essere considerato il corrispondente tedesco del Premio Ubu con la differenza fondamentale che la manifestazione non si esaurisce in una serata. Inoltre, negli ultimi anni il festival è andato arricchendosi di numerose iniziative extra-spettacolari, quali laboratori, conferenze ed eventi mondani. Di particolare importanza risulta essere lo Stückemarkt, vetrina per la nuova drammaturgia, inizialmente dedicato agli autori di lingua tedesca, esteso poi dal 2003 agli artisti di tutta l’Europa.   L’edizione del 2012 è stata seguita con particolare attenzione, poiché diretta per la prima volta da Yvonne Bü...

StArt Up: Teatri Abitati di Puglia

In Puglia sembra proprio stia succedendo qualcosa. E, per andare a curiosare in teatro, l’occasione preziosa è rappresentata da StArt Up, densa maratona performativa di due giorni curata dal Crest di Taranto e diretta da Gaetano Colella. Al cuore del programma, l’attesissimo debutto dell’ultimo lavoro del giovane regista pugliese: L’agnello, in cui, in un certo equilibrio fra possenti soluzioni visive e un’articolata ricerca testuale, l’interrogazione sulla propria predestinazione e sul proprio ruolo – quello appunto di un animale condannato al sacrificio – sembra diventare talmente pressante da risultare incontenibile. E infatti gli inquietanti giochi d’ombra di questo spettacolo complesso e raffinato, costruiti da una sapiente e meticolosa magia d’artigianato teatrale, si mutano presto in riverberi e cangianze destinati ad ingoiare progressivamente ogni cosa, fuoriuscendo prima dalle suggestive sezioni di tulle con cui è diviso il palco e poi dalla scena stessa fino a raggiungere la platea.     Pugliese è anche il Sogno shakespeariano di Fatti d’Arte, compagnia di Bitonto...

Nuova spettacolarità

Diverse definizioni possiamo rievocare per figurare la scena degli anni ottanta, una realtà in esaurimento e in movimento, in trasformazione. Giuseppe Bartolucci, critico-guru di varie generazioni della sperimentazione teatrale, parla di “nuova spettacolarità”; Oliviero Ponte Di Pino, in un libro che raccoglie le esperienze più significative del periodo, sottolinea la ricerca di “una grammatica del presente”.   Magazzini Criminali, Sulla strada (1982)   O forse dobbiamo piuttosto scattare varie istantanee. Una coreografia ossessiva e barbara, sotto cieli tropicali e ardori desertici, con luci coloratissime, musiche iterative a avvolgenti, in Sulla strada dei Magazzini Criminali di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi e Marion D’Amburgo, il nomadismo elettronico innestato sul tronco del vecchio Kerouac (1982). Un correre dei personaggi attraverso ambienti disegnati con tratto da fumetto in Tango glaciale di Falso Movimento con la regia di Mario Martone (1982). Il balletto antigravitazionale, nella metropoli incombente, in vari spettacoli della Gaia Scienza e di Giorgio Barberio Corsetti. Il teatro si fa danza. La...

La cultura in piazza

In Italia la cultura è un’emergenza. La situazione in cui versa è tale da richiedere strategie plurime e istituzionali. Ma coloro che condividono una tale opinione debbono accettare il fallimento dell’istituzione in senso teorico: l’esperienza politica italiana dell’ultimo ventennio decreta la morte della cultura a favore di una visione della società dominata da homo consumens. Nell’immediato, tutti quelli che sentono la cultura come un fuoco che brucia dentro debbono ripartire da iniziative soggettive e personali, con urgenza. E con umiltà. Ricostruire la sensibilità culturale di un paese significa comunicare con tutti e chiunque. Invece di ascoltare passivamente gli opinionisti mediatici, occorre agire in prima persona creando una comunicazione e partecipazione di strada: quanti esseri umani si incontrano dall’alba al tramonto? Ecco, quelli sono tutti potenziali recettori culturali. In fondo, tra le molte cause, la cultura in Italia sta fallendo anche perché segregata all’intero di una visione elitaria. Davvero si può essere così cinici e arroganti da credere che non valga la pena...

Per l'arte contemporanea

Il fatto che l’arte contemporanea sia autoreferenziale lo credo poco. È un sistema sempre più aperto e sempre più accattivante a parere mio e, per certi aspetti, credo che la volontà di essere alla portata di tutti abbia influito sull’abbassamento della proposta culturale cittadina. Quello dell’arte è per fortuna un ambito sempre più frequentato, tuttavia da parte di molti operatori del settore – e soprattutto delle istituzioni – si è perso il coraggio di promuovere realtà e progetti inediti. Su tutti basti pensare alla programmazione di Palazzo Reale o della stessa Triennale, fatta eccezione del museo del design strutturato secondo principi dinamici e sostenuto inevitabilmente anche con fondi privati. La mia non vuole essere una visione élitaria ed esclusivista, solo credo che per fruire qualsiasi progetto artistico sia necessaria anche una predisposizione a mettersi in gioco da parte dello spettatore, e per educare il pubblico a questa attitudine è fondamentale offrire programmazioni e palinsesti dai contenuti inediti e capaci di ampliare appunto gli orizzonti percettivi e...

Premi per giovani e paesi per vecchi

L’Italia è un paese per vecchi, dunque parlare di giovani è di moda. Nel teatro italiano tutti quanti vanno in cerca di giovani: gli spettacoli sono quasi autoprodotti e costano meno, le compagnie sono spesso costrette ad accettare condizioni poco dignitose e, se nello stesso festival si mettono insieme più opere, “giovane” diviene una categoria estetica che tiene a galla le programmazioni. Pochissimi sono quelli che rischiano, andando in cerca di compagnie sconosciute e offrendo qualche opportunità vera, per quanto è possibile fare. L’Associazione Scenario si è presa questa responsabilità dal 1987 organizzando l’omonimo premio dedicato alle forme del nuovo e, in questi anni modaioli, è divenuta un punto di riferimento per i gruppi che sono all’inizio. La scorsa settimana, al Teatro Franco Parenti di Milano, sono state presentate le quattro opere “finite” dell’edizione 2011, la “Generazione Scenario”: i vincitori di Scenario e Scenario Per Ustica, riservato quest’ultimo a spettacoli dal particolare valore civile e due spettacoli che hanno ricevuto...

Intervista a Eugène Green

In occasione dell’omaggio che il 29° Torino Film Festival (25 novembre - 3 dicembre) dedica al regista Eugène Green all’interno della sezione Onde, pubblichiamo alcuni passaggi dell’intervista che Massimo Causo ha curato per il catalogo generale del festival.   Newyorchese di origine e francese d’adozione, Eugène Green è un cineasta quasi inedito in Italia e quindi tutto da scoprire. Romanziere, saggista, regista teatrale e naturalmente cinematografico, è un autore di straordinaria leggerezza e spiritualità, idealmente vicino a modelli noti come Bresson e De Oliveira, sospeso tra la lucidità di pensiero del primo e la lievità filosofica del secondo.   Dagli echi nouvelle vague di Toutes les nuits, storia di un epistolario ispirato a Flaubert che attraversa gli anni ‘60 delle rivoluzioni culturali, all’ultimo A Religiosa portuguesa, elogio di Lisbona e presa in giro del cinema d’autore, passando per il medioevo con cavalieri, dame e orchi di Le mond vivant, per il misticismo amoroso di Le Pont des arts, costruito sulle note barocche di Monteverdi, e per i corti Le...

Ascoltare la Palestina. Babel: Festival di letteratura e traduzione

Giunto senza anchilosarsi alla sua sesta edizione, Babel è un festival di letteratura e traduzione che ha scelto di porsi come sito di ‘lavori in corso’, struttura aperta di incontro e di scambi, luogo dove esercitare l’arte dell’ascolto. Ogni anno un paese, con le sue lingue e le sue culture, la sua stratificata e contraddittoria esperienza storica, la sua inquieta quotidianità, è invitato a raccontarsi attraverso la voce dei suoi narratori e dei suoi artisti: romanzieri, poeti, pittori, disegnatori, fotografi, musicisti, filmmaker, uomini e donne di teatro, saggisti. L’edizione 2011 sarà interamente dedicata alla Palestina, un paese senza stato, che la storia politica dell’ultimo secolo ha ferocemente frammentato. Dal 15 al 18 settembre Babel si farà ideale luogo di ricomposizione di lingue e saperi territorialmente dispersi, e tuttavia fortemente coesi. Palestinesi di Cisgiordania e di Gaza, della diaspora e dell’interno di Israele, ragioneranno con noi sul farsi del lavoro artistico e intellettuale là dove ‘il tempo e lo spazio sono liquidi’.     Tra gli ospiti:...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...

La stazione di Topolò

Sabato si è aperto presso la Stazione di Topolò – Postaja Topolove, il Festival di Topolò, il più piccolo e inconsueto festival culturale italiano, che prosegue sino al 17 luglio, Moreno Miorelli, uno degli organizzatori ci ha mandato questa presentazione che volentieri pubblichiamo.     Molti si chiedono se esista o meno la Stazione di Topolò / Postaja Topolove, capolinea circondato da boschi fittissimi e dal confine con la Slovenia, in provincia di Udine. Malgrado evidenti lacerti fotografici circa la sua inaugurazione e un incontestabile orario della tratta Cividale-Topolò, impreziosita da ben dodici fermate intermedie, ancora c’è chi ne contesta la realtà.    Quest’anno, quando i vagoni, tra il 2 e il 17 luglio, riprenderanno a sferragliare apparirà addirittura un angelo, l’Angelo delle storie dimenticate, donato da Guido Scarabottolo e posto sul sentiero che collega Topolò/Topolove, estremo lembo orientale dell’ex Ovest, con Livek, in Slovenia, estremo lembo occidentale dell’ex Est. Può provocare sconcerto il recarsi in un luogo con...