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formazione

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Utile e inutile / “Scuola” è oggi una parola della Neolingua?

Una premessa. Tra le cose che si fanno, ci sono le utili e le inutili. Ci sono poi quelle per le quali, semplicemente, l’alternativa non è pertinente e non ha senso chiedersi se, facendole, si fa qualcosa di utile o di inutile.   Riconoscere come ci sia qualcosa che trascende e delimita l’area di applicazione dell’opposizione tra utile e inutile rende più ricca e articolata la prospettiva di osservazione, di descrizione, di spiegazione dell’esperienza umana nel mondo e del mondo. E la impoverisce al contrario l’idea che tutto vada finalmente ridotto al modulo che mette in contrasto l’utile e l’inutile: la rende inoltre intrinsecamente totalitaria; la mette nelle mani di un pensiero unico.   Ciò che non è né utile né inutile non è infatti quel banalmente inutile di cui una superiore scaltrezza (peraltro solo presunta) riconosce infine la meta-utilità. Così a quella prospettiva totalitaria può capitare di opinare, quando, bontà sua, le capita di argomentare di “utilità dell’inutile”.   Non sono del resto argomenti del genere a redimere ciò che non è utile né inutile agli occhi di un mondo capace com’è di pensare solo nei termini di utile e di inutile. Se ne decreta al...

Nicholas Carr. The Glass Cage

A un Ted Talk di Los Angeles del 2013 Sergey Brin, il cofondatore di Google, disse esattamente ciò che pensava dello smartphone: usarlo è “una forma di castrazione”, una fonte di “isolamento sociale”; Brin chiese al pubblico (attonito e imbarazzato?) se starsene “seduti ore e ore a strofinare un informe pezzo di vetro” fosse veramente quello “che volevamo fare al nostro corpo”. Strofinare un pezzo di vetro – ecco la frase più azzeccata, da tenere a mente quando si discute con i nuovi zelanti funzionari dei ministeri dell'istruzione di mezza Europa, in cerca più o meno inconsapevole di nuovi sbocchi commerciali per tablet e smartphone: parafrasando, direi: “volete veramente che i nostri figli e le nostre figlie passino le loro giornate a scuola a strofinare un informe pezzo di vetro?” Come è noto ormai da molti anni, i dipendenti di Brin hanno le idee chiare in proposito: i dirigenti di Google che possono permettersi le scuole Waldorf non esitano a mandarci i propri pargoli, e anzi vantano la bontà della propria scelta, sapendo che faranno loro dono di un ambiente...

Intelligenza artificiale e uso delle tecnologie / Nicholas Carr. The Glass Cage

A un Ted Talk di Los Angeles del 2013 Sergey Brin, il cofondatore di Google, disse esattamente ciò che pensava dello smartphone: usarlo è “una forma di castrazione”, una fonte di “isolamento sociale”; Brin chiese al pubblico (attonito e imbarazzato?) se starsene “seduti ore e ore a strofinare un informe pezzo di vetro” fosse veramente quello “che volevamo fare al nostro corpo”. Strofinare un pezzo di vetro – ecco la frase più azzeccata, da tenere a mente quando si discute con i nuovi zelanti funzionari dei ministeri dell'istruzione di mezza Europa, in cerca più o meno inconsapevole di nuovi sbocchi commerciali per tablet e smartphone: parafrasando, direi: “volete veramente che i nostri figli e le nostre figlie passino le loro giornate a scuola a strofinare un informe pezzo di vetro?” Come è noto ormai da molti anni, i dipendenti di Brin hanno le idee chiare in proposito: i dirigenti di Google che possono permettersi le scuole Waldorf non esitano a mandarci i propri pargoli, e anzi vantano la bontà della propria scelta, sapendo che faranno loro dono di un ambiente steineriano in cui gli schermi sono rigorosamente proscritti e le mani in pasta non sono una metafora – visto che in...

Pagare poco, pagare tutti: una ricetta contro i prezzi dei libri di testo

Incontro Brad Wheeler, un sabato mattina di marzo, nel suo ufficio di Bloomington: la sua somiglianza con Kevin Spacey, come avevo avuto modo di scoprire gogglandolo, è incredibile (al riguardo le battute si sprecano, mi confessa). Ma non sono qui per parlare di House of Cards: ho letto per la prima volta il suo nome in Words Onscreen di Naomi Baron (che ho recensito per Doppiozero) a proposito del suo progetto di eTextbooks per Indiana University. E siccome io stesso studio e lavoro nel campus di Bloomington come lui, ho deciso di fare quattro chiacchiere riguardo a questo progetto, con cui i libri di testo in versione digitale vengono concessi dagli editori in abbonamento agli studenti, a fronte di una fee (tariffa) molto più vantaggiosa dell’acquisto del libro.   Oltre a essere il sosia perfetto di Kevin Spacey, Brad Wheeler è molto altro: è, innanzitutto, vicepresidente dell’Information Technology e CIO (Chief Information Officer) degli otto campus dell’università; ha co-fondato e diretto software open source dedicati alla formazione e all’apprendimento come Sakai Project, un’alternativa “community-...

Jared Diamond. Da te solo a tutto il mondo

Nei primi decenni del XV secolo un’imponente flotta cinese, soprannominata Flotta del Tesoro, venne inviata a esplorare gli oceani. Perlustrò l’Asia sud-orientale e meridionale e arrivò fino alle coste orientali dell’Africa; non era lontana da quello che a noi è noto come Capo di Buona Speranza. Se le esplorazioni fossero proseguite, i cinesi sarebbero facilmente giunti in Europa; forse – chissà – anche sulla sponda opposta dell’Atlantico: la storia del mondo sarebbe stata completamente diversa. Senonché l’imperatore decise di porre fine al progetto. Sessant’anni dopo Cristoforo Colombo, con le sue tre misere caravelle, sbarcò in un’isola che battezzò Hispaniola, e oggi nelle Americhe quasi un miliardo di persone parlano lingue europee. Perché mai le cose sono andate in questo modo? È stato solo un caso, o da questa vicenda possiamo cavare qualcosa di più sul funzionamento delle società umane?   Sarebbe sbagliato attribuire la mancata espansione transoceanica della Cina al capriccio dispotico di un esponente della dinastia Ming. In verit...

L'immaginazione pigra di un attivo disegnatore / Omaggio alla pigrizia di Barthes

Il mio segreto è che non so disegnare e sono pigro. Si tratta di una miscela di qualità che va trattata con una certa cautela ma che può garantire risultati accettabili. Provate a pensarci.  Un Pigro cercherà tutti i modi per realizzare qualcosa senza passare per la formazione canonica: un sistema semplice per avere la probabilità di scoprire qualche nuova tecnica.  La stessa persona è troppo pigra per cercare a lungo qualcosa da copiare: si affrancherà prima dalla “tirannide” dei modelli.  Non avendo talento naturale per il disegno, il Nostro si guarderà bene dall’applicarsi con costanza a un apprendimento faticoso evitando così i rischi di uno stucchevole virtuosismo.  Al contrario cercherà di produrre illustrazioni con il minimo numero di segni, costringendosi in tal modo alla riposante disciplina della sintesi.  Inoltre il dispendio energetico richiesto dissuaderà ben presto il Pigro dal futile proposito di seguire le mode.  Naturalmente, non potendo contare sul talento e su strabilianti mezzi tecnici, sarà costretto ad inventarsi qualcosa perché i suoi disegni possano piacere a qualcuno.  Per fortuna,...

Quale sapere serve?

Mi è capitato di avere a che fare con studenti e studentesse pluri-ripetenti, fino alla terza volta nella stessa classe. Ho sempre pensato che il diritto alla formazione sia da garantire e ho sempre lavorato seriamente sul recupero delle conoscenze e delle competenze, che nel mio caso – insegno scienze sociali e filosofia in ex-istituto magistrale – al netto di programmi e contenuti significano acquisizione di capacità di critica e strumenti di decodifica della realtà. Quando un consiglio di classe si trova a decidere la situazione di studenti così problematici, i quali vivono sempre una qualche forma di disagio nel loro rapporto con la scuola e/o di deprivazione culturale di provenienza, ci si trova divisi tra il principio dell'accoglienza e quello del rigore nella valutazione. Posto che quasi sempre c'è stato un mancato riorientamento nel biennio, è arduo decidere cosa possa essere meglio per un ventenne che si ritrova in una nuova classe a riprovare nuovamente la conquista di un diploma di maturità, contro ogni ragionevole aspettativa di successo. In un caso recente ho votato, nel collegio docenti del mio...

L’emergenza delle nostre vite minuscole

1. Ancor prima di essere una figura sociale, ispirata a una declinazione specifica del soggetto neo-liberale (“imprenditore di se stesso, l’Io S.P.A.) l’intellettuale di se stesso è una forma di intuizione. È un atto rivolto verso il conoscente e non è orientato verso l’altro, un oggetto, il mondo. Nel suo caso il conoscere si incarna in una forma di intuizione spirituale il cui obiettivo è l’auto-riconoscimento in quanto soggetto agente dell’intuizione. Intuendo se stesso, il soggetto di colloca presso di sé. In una società popolata da Sé atomizzati, questo è il primo atto di cittadinanza. Nel suo piccolo, l’intellettuale di se stesso compie un atto comune a chiunque voglia partecipare al gioco della cittadinanza neo-liberale: per dimostrare di esistere deve affermare che il proprio Sé esiste ed è produttivo. L’auspicio di una prossimità assoluta all’origine della percezione più intima di un essere umano fonda un’ontologia dell’essere presso di sé. Tale ontologia si forma nei dintorni di quel luogo oscuro, ma cogente e pienamente operante, del Soggetto. Un Soggetto che continua ad essere il mistero del discorso pubblico e culturale, pur essendo stato pienamente decostruito dalla...

Antologia del grigio

La mia storia è piena di buchi come un romanzo, ma in un comune romanzo è il romanziere a decidere come distribuire i buchi, un diritto che a me è negato perché sono schiavo dei miei scrupoli.   Laurent Binet, HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, 2010     Quando ci chiediamo cosa, quanto e come leggono di Resistenza “i giovani” – gli studenti –  troviamo sul campo due rischi: uno di merito e uno di metodo. E sono convinto che sia necessario provare a individuare alcuni antidoti per entrambi. La “vulgata” revisionista ha seminato molto negli ultimi anni, mettendo in crisi la complessità e le varie stratificazioni della vicenda resistenziale e delle sue narrazioni. Come si può cercare di ridare tridimensionalità agli eventi e ai processi storici che in questi giorni sono al centro del dibattito pubblico, partendo dal fatto che non solo la narrativa, ma la narrativa resistenziale tout court ha perso sicuramente gran parte del suo fascino? Utilizzando gli stessi espedienti narrativi di questa vulgata, credo.   Il presunto multitasking e l'attenzione...

Coltivare lo sguardo interiore

È un orientamento pragmatico, quello di Martha Nussbaum. Non a caso le sue riflessioni hanno influenzato, oltre ai dibattiti intellettuali della contemporaneità, anche pratiche di governo e politiche internazionali. Docente di Law and Ethics presso l’Università di Chicago, la filosofa statunitense è divenuta celebre per aver ideato negli anni Ottanta, insieme al premio Nobel Amartya Sen, la teoria delle capabilities, giungendo a elaborare indicatori di disuguaglianza sociale per i programmi di sviluppo delle Nazioni Unite. Il paradigma delle capacità – che misura la ricchezza di uno stato non tramite il PIL pro capite, ma sulla base dell’effettiva accessibilità ai diritti e delle reali opportunità offerte ai cittadini – è solo un esempio del suo impegno a favore di una società progressista e multiculturale ma saldamente basata sull’universalismo etico. Accanto agli studi sulla giustizia globale e la dignità umana, Nussbaum ha condotto analisi sulle emozioni collettive e sui diritti delle donne, promuovendo un’originale forma di liberalismo femminista. Alla crisi dell...

Ivory Tower. Che cos’è l’Università?

Che cos’è l’Università? Un recente documentario sullo stato dell’università americana – Ivory Tower – pone drammaticamente l’accento su come i campus universitari di molte medie e piccole università degli States durante questi ultimi anni abbiano trasformato il loro modello standard di riferimento. Stanno diventando sempre più dei parchi di divertimento per l’intrattenimento degli studenti piuttosto che luoghi d’istruzione e d’emancipazione – un modello insomma più vicino a Disneyland che a Harvard.   Se ne trae l’idea che l’università concepita come luogo atto a sviluppare quelle capacità d’immaginazione e di pensiero che ci rendono umani, in vista non solo dello sviluppo economico di un paese ma anche della realizzazione compiuta della democrazia e del rafforzamento dei valori che la fondano, stia venendo meno. Inoltre – e non da ultimo – l’università è anche il luogo dove ci si misura con se stessi, attraverso gli esami, il rispetto delle scadenze per le consegne, l’impegno nella scrittura di una...

Ermanno Rea: "Non volevo fare il giornalista"

È in un appartamento elegante di un palazzo dei primi del Novecento, a un passo dalle mura vaticane, che mi accoglie Ermanno Rea. Il sole caldo di questa tarda mattina illumina le stanze e, superato l’ingresso, riconosco alle pareti alcune delle fotografie scattate nei suoi viaggi da inviato. Mi colpisce il primo piano di una giovane donna velata, in un niqab bianco, i suoi occhi scuri, malinconici e indagatori. La foto è stata scattata ad Algeri all’indomani della liberazione dal colonialismo francese.     Atri scatti di quel reportage sono pubblicati in Io reporter (Feltrinelli, 2012) il volume che raccoglie molta della produzione fotografica di Ermanno Rea. Nella breve introduzione al portfolio sull’Algeria, lo stesso Rea ricorda come in quel periodo, primi anni ‘60, fu colpito dai numerosissimi casi di suicidi femminili di cui si dava notizia sui giornali locali. La ragione era una sola: quelle giovani donne si toglievano la vita perché vittime di matrimoni forzati, vendute dai loro padri. In quel soggiorno ad Algeri, mentre documentava la nascita di una nazione indipendente, a Rea accadde un incontro fortuito, casuale, per quanto folgorante. Invitato a partecipare...

Sandro Bonvissuto. Dentro

Sono tre racconti a comporre Dentro, l’esordio narrativo di Sandro Bonvissuto, tre racconti legati dalla comune identità del protagonista; o così almeno si è portati a pensare, dal momento che quelli descritti sono episodi di vita narrati in prima persona che sembrano scandire le tappe di un romanzo di formazione, montato però a ritroso. Adulto in carcere, adolescente sui banchi del liceo, e infine bambino, tra mura domestiche e strade di terra battuta che conducono altrove. L’unità tuttavia non è data dalla continuità della trama, né da un’eziologia al contrario, ma dalla peculiarità di un linguaggio icastico che veicola, nei racconti, un’identità di sguardo.   Il primo momento, il carcere, è una lenta catabasi: dall’espropriazione delle impronte digitali – su un pezzo di carta, irreversibilmente visibili per tutti e come tali perdute – al tragitto in macchina, ai corridoi sempre più disadorni, fino alla desolazione della stanza buia e all’insopportabile odore del cesso in questa. E progressivamente poliziotti sempre più...

Julian Barnes. Il senso di una fine

Il senso di una fine è una storia tipica, quasi classica, di amore e passione, nulla di nuovo, ad eccezione del punto di vista della voce narrante, Tony Webster, probabilmente la persona più inadatta per raccontarla. Diviso in due parti, il romanzo racconta prima la formazione, il gruppo di amici e l’amore di Tony Webster, e solo dopo il senso di tutta quella storia, incompresa dai suoi stessi protagonisti.   Julian Barnes compone con una scrittura elegante e con la sua consueta ironia la storia di una generazione cresciuta negli anni Sessantadella swinging London: liberazione sessuale, fuga dalla famiglia e viaggi in autostop contrastano con un’educazione rigida e autoritaria, con abitudini che soprattutto in provincia sono durissime da scalfire e con relazioni con l’universo femminile ancora grezze e fortemente irrisolte. La confusione regna incontrastata in un avanzamento culturale schizofrenico dentro al quale sentimenti e passioni vengono centrifugati senza nessuna possibile forma di salvezza. La fuga ha preso la forma della rinuncia, del rientro nei ranghi e di una lunga e tediosa nostalgia per un tempo che fu formidabile solo nella...

StArt Up: Teatri Abitati di Puglia

In Puglia sembra proprio stia succedendo qualcosa. E, per andare a curiosare in teatro, l’occasione preziosa è rappresentata da StArt Up, densa maratona performativa di due giorni curata dal Crest di Taranto e diretta da Gaetano Colella. Al cuore del programma, l’attesissimo debutto dell’ultimo lavoro del giovane regista pugliese: L’agnello, in cui, in un certo equilibrio fra possenti soluzioni visive e un’articolata ricerca testuale, l’interrogazione sulla propria predestinazione e sul proprio ruolo – quello appunto di un animale condannato al sacrificio – sembra diventare talmente pressante da risultare incontenibile. E infatti gli inquietanti giochi d’ombra di questo spettacolo complesso e raffinato, costruiti da una sapiente e meticolosa magia d’artigianato teatrale, si mutano presto in riverberi e cangianze destinati ad ingoiare progressivamente ogni cosa, fuoriuscendo prima dalle suggestive sezioni di tulle con cui è diviso il palco e poi dalla scena stessa fino a raggiungere la platea.     Pugliese è anche il Sogno shakespeariano di Fatti d’Arte, compagnia di Bitonto...

Voi siete qui

Tra le varie avventure che possono capitare a chi insegna in una scuola superiore c’è anche quella di occuparsi dell’Orientamento in uscita dei propri studenti: chi assume il ruolo di ‘funzione strumentale’ ha il compito di tenere i rapporti dell’istituto con l’università, il mondo del lavoro e il ‘territorio’ (qualunque cosa questo voglia dire) e di fornire un’interfaccia tra questi e gli studenti. Da quando ho accettato quel compito mi arrivano mail da enti formativi privati di ogni tipo che bramano di poter venire a presentare la loro offerta formativa nella scuole; corsi professionali, diplomi universitari, lauree on line, università di mezzo mondo; per quanto riguarda le Università pubbliche italiane constato che, fatto salvo gli uffici preposti all’Orientamento in ingresso, le singole facoltà (che presto spariranno) si trincerano dietro siti web e informazioni standard e parecchio insoddisfacenti. Tira aria di smobilitazione, insomma: i corsi di laurea a numero chiuso sono sempre più diffusi, fenomeno che si potrebbe correlare al calo alle iscrizioni e all’invito a...

Vedere la scuola. Conversazione con Giampiero Frasca

La scuola sta finendo, con lo strascico dell’esame di maturità o terza media per alcune classi e docenti, per tutti con l’ennesimo psicodramma degli scrutini, delle bocciature, dei debiti formativi, dei recuperi coatti. E poi, dopo, ancora una volta inizierà un periodo di riposo, convalescenza, rimozione e distacco da un mondo amato e odiato sempre più con ambivalenza quanto meno bipolare. Mentre i ragazzi potranno tirare il fiato e piombare in uno stato di standby rispetto alla cultura lettoscritturale tradizionale (per alcuni l’anticamera stagionale della vita adulta) gli insegnanti potranno dedicarsi a letture, studi e passatempi preferiti, alle famiglie, a viaggi più o meno istruttivi, alle segrete passioni di sempre. Molti riusciranno a ricordarsi perché gli piace il loro lavoro e potranno ripartire con l’energia necessaria per fronteggiare il summer-lag cognitivo settembrino che colpisce la maggioranza degli studenti tornati sui banchi. Tra parentesi: i tre mesi di vacanza sono un mito antistatalista che alimenta il livore dei dipendenti del settore privato; al limite è vero che, chi nella scuola ha un...

Barcellona: se non ci lasciano sognare, non li lasceremo dormire

Sento un rumore di coperchi, pentole, piatti, cucchiai. Un rumore forte, viene dal balcone accanto al mio. È la mia vicina, 57 anni, e suo figlio di 28. Che fate? - chiedo - Una cacerolada, protestiamo. A plaza Catalunya c’è un’acampada, dei ragazzi accampati che protestano. Li chiamano los indignados, gli indignati. E contro cosa? Il governo, i tagli all’università, il 20% di lavoratori col sussidio statale? Sì, anche, ma soprattutto per farsi sentire, per una democrazia partecipativa, per imporre un cambiamento.   Sinceramente, non sono convinto. Prendo la giacca e vado a vedere, plaza Catalunya dista appena 15 minuti da casa mia. La piazza è piena di tende, gente con le pentole in mano, striscioni pro-rivoluzione. Ci sono molti stand: cucina, infrastrutture, immigrazione, ambiente, lavoro, sanità. Mi impressiona la pulizia, la cura e l’organizzazione. E soprattutto l’invito a riciclare, a non sporcare, a non fare disordine, a non fare chiasso al di fuori della mezz’ora di cacerolada.   Incontro un amico, un tipo che viene a suonare alle jam session del locale dove vado il venerd...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...