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(6 risultati)

Il dentro e il fuori / Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi

Se negli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale il neorealismo si occupò di illustrare una nazione in ginocchio nella crudezza un po’ romantica delle sue condizioni di estrema povertà e arretratezza, il movimento artistico degli anni Settanta esplorò invece, in modo quasi esasperante, la condizione intellettuale del Paese, ponendo il pubblico dinanzi a sollecitazioni visive e sensoriali mai percorse prima. Fu una rivoluzione per l’ambito del costume borghese dell’epoca tanto incisiva quanto quella del movimento del ’68, forse anche di più. Erano gli anni in cui l’emergente artista serba Marina Abramović e l’artista tedesco Ulay, attraverso l’opera icona dell’arte performativa Imponderabilia (Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, 1977), tanto per citare una delle più forti performance per il cattolico pubblico italiano, misero in evidenza una questione tanto intima quanto pubblica: l’interazione dell’individuo con il “corpo”, il proprio e quello dell’altro: il privato con il pubblico, il dentro con il fuori.    Nuove figure in un interno, la mostra in corso allo CSAC di Parma, curata da Paolo Barbaro, Cristina Casero e Claudia Cavatorta nell’...

Interviste a Marta Giaccone, Michele Nastasi e Valerio Polici / Tre autori italiani a Fotografia Euopea 2019

Laura Gasparini in occasione di Fotografia Europea 2019 a Reggio Emilia dal tema LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi ha intervistato Marta Giaccone che espone nella mostra Giovane fotografia italiana #07; Michele Nastasi che espone Arabian Transfer e Valerio Polici autore della mostra Ergo sum.   1. MARTA GIACCONE   Laura Gasparini: I tuoi studi letterari ti hanno portato a una lettura documentale della realtà che hai affidato alla fotografia. Qual è stato il tuo percorso? Marta Giaccone: Ho studiato lingue e letterature straniere a Milano, poi ho fatto un Master in fotografia alla University of South Wales a Newport, in Galles. Evidentemente gli studi letterari mi hanno sollecitato, dopo aver letto alcuni libri, ad adottare un metodo visuale che dalla parola mi porta all’immagine.   Marta Giaccone, Ritorno all'isola di Arturo. LG: Quali libri, in particolare? MG: Qualsiasi libro leggo – se mi piace! – tengo a tradurlo immediatamente in progetto fotografico nella mia testa, non posso farci nulla… ovviamente poi non sempre (quasi mai) si realizza, ma in generale il mio lavoro prende largo spunto dalla lettura. Questo è di certo in gran parte...

Il colore perfetto di Gianni Maimeri / L'anima a colori

Gianni Maimeri dirige l'azienda che porta il suo nome, produttrice di tempere, pastelli, colori a olio, acquerelli e simili. L'ha ereditata dal padre che, a sua volta, l'ha avuta dal nonno che era pittore e imprenditore. La fabbrica dei colori era nata nel 1923 nell'ex mulino Blondel nel quartiere Barona di Milano, si era poi trasferita in via Ettore Ponti, lungo la roggia Carlesca e, dopo i bombardamenti del 1945, a Bettolino di Mediglia, dove si trova l'attuale stabilimento. Oggi fa parte della Fila, Fabbrica Italiana Lapis ed Affini S.p.A., mantiene però il suo marchio.   Giovanni Maimeri, Il Tabarin (1914). Del nonno Gianni Maimeri non porta solo lo stesso nome, ne ha ereditato anche la passione per il colore. Vissuto fin da bambino tra i pigmenti e i dipinti, rifugio cromatico nella città grigia, ne vuole capire gli enigmi, le suggestioni, le declinazioni nei vari ambiti della cultura e dell'attività umana.  Per questo decide di intervistare in questo libro i personaggi famosi che conosce oppure che vivono, lavorano o transitano per Milano, e che hanno in qualche modo a che fare con il colore, con qualche eccezione che lo costringe a uscire dalla Lombardia. D'...

Intervista a Simone Sapienza e Umberto Coa / Fotografia, documento, ambiguità

  Laura Gasparini incontra Simone Sapienza e Umberto Coa, fotografi tra i finalisti della Public call della dodicesima edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia.    Simone Sapienza   LG: Rivoluzioni, ribellioni cambiamenti, utopie. Il titolo di questa edizione di Fotografia Europea si addice molto a diversi tuoi progetti che hai realizzato in Vietnam come United States of Vietnam e Charlie surfs on Lotus Flower. Puoi raccontarci la tua declinazione?   SS: Sono molto affascinato dalle tematiche vicine al potere e a come quest'ultimo possa influenzare il corso della storia e soprattutto la percezione di essa. I due progetti sono in qualche modo complementari, anche se United States of Vietnam, in formato installazione-bandiera, è diventato sempre più bonus track dell'altro. La dinamica è stata pressoché questa: la bandiera rappresenta in maniera seriale e controllata la "libertà" in crescita del mercato; Charlie surfs on Lotus Flowers si concentra invece sulla tematica del controllo (politico) attraverso un approccio libero e slegato da ogni vincolo giornalistico. È come se tematica ed approccio fotografico si alternassero e compensassero.   LG:...

Da Venezia a Reggio Emilia / Damien Hirst. Fantasmagorie della finzione

In un grande lightbox liquido inabissato a Punta della Dogana – come la prua di un vascello arenato, nella città dell’acqua per antonomasia – ci troviamo in uno spazio sottomarino, appunto, dai colori squillanti. Due masse confuse, intuiamo gigantesche, si fronteggiano in lontananza; all’avvicinarsi cauteloso della camera si mettono gradatamente a fuoco, finché d’un tratto riconosciamo due archetipi plurimembri: un’orrorifica Idra e una seducente Dea Kali, che impugna una lama in ciascuna mano. Lo stesso impossibile incontro-scontro è presente, in due versioni, nella medesima sala: in una il colossale gruppo scultoreo in bronzo (cinque metri d’altezza per sei di lunghezza e tre di larghezza) è ricoperto di incrostazioni calcaree, coralli e muffe, conchiglie e madrepore; nell’altro, presentato come una «copia» del precedente, i due corpi tortili si presentano invece perfettamente lisci, glamour e sexy come in un fumetto di Moebius inopinatamente tridimensionalizzato; un ulteriore lightbox presenta una scena simile a quella del primo, ma ora attorno al monumento inabissato si aggirano quattro sommozzatori che lo illuminano, lo riprendono, si apprestano a imbragarlo per farlo...

Scatti per promemoria / Fotografare parole

Non si usa più trascrivere una frase che vogliamo ricordare: si scatta una fotografia. Il recente fenomeno del fotografare con lo smartphone o il tablet un nome, una parola o un testo per richiamarlo successivamente alla mente è diventato un ausilio della memoria di uso corrente, che ha modificato le strategie di lettura e interpretazione della parola scritta.     Effetti di sovrapposizione causati dal trascinamento.   Il testo fotografato richiama alla mente anche la circostanza nel corso della quale è avvenuto lo scatto, carica di segni e significati ulteriori, determinati da gesti, espressioni, figure, oggetti, impronte che si fissano nell’immagine fotografica insieme alla luce presente al momento dello scatto, ai colori, alla prospettiva. Il testo occupa così lo spazio della figurazione assumendo alcune sue modalità espressive: il testo fotografato diventa un'immagine, non una riproduzione delle parole che lo compongono, che pur possono essere lette.    Inoltre il contesto non è richiamato alla memoria in modo isolato e puntuale ma nella sequenza di incontri e avvenimenti registrati e ordinati in una galleria fotografica consultabile con un rapido...