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L’Io, l’altro e la musica / Gilbert Rouget e i fenomeni di possessione

«Che cos’è infatti la possessione se non, in ultima analisi, l’invasione di campo della coscienza da parte dell’altro, cioè da parte di qualcuno venuto da “fuori”?», si domanda Gilbert Rouget ad un certo punto del suo Musica e trance. I rapporti fra musica e i fenomeni di possessione, la cui seconda versione francese – rivista e ampliata dall’autore nel 1990 – è stata recentemente pubblicata in italiano da Einaudi, dopo quasi quarant’anni dalla prima edizione dell’80, con una prefazione di Francesco Giannattasio che affianca quella “storica” di Michel Leiris. Pietra angolare degli studi etnomusicologici, il testo ha l’obiettivo di analizzare il rapporto tra musica e trance (ovvero quello stato transitorio, appunto, in cui il soggetto sperimenta un mutamento dell’ordinario stato di coscienza): un rapporto tutt’altro che semplice dato dalla natura eteroclita e proteiforme di tali fenomeni, descritti dall’autore come complessi sistemi di segni, che sembrano resistere e sottrarsi a qualsiasi forma di generalizzazione. Attraverso un approccio marcatamente strutturalista, Rouget costruisce una teoria generale che rende conto di questo caleidoscopico stato di cose grazie a una...

Cloning Terror

Inaugurare con un riferimento a una guerra delle immagini, come fa il teorico dell’estetica W. J. T. Mitchell nel sottotitolo di Cloning Terror (La Casa Usher, 2012), è immediatamente innescare un’esplosione di molteplici tracce e sentieri che gravitano intorno ai concetti di patria, minaccia, nemico, sacrificio, vittoria, mettendoli in diretta relazione con la questione iconica e, proprio in virtù di tali concetti, col tema della diffusione delle immagini in particolare. Del resto, il fenomeno che da più di un decennio ha assunto la denominazione di Guerra al Terrore non smette di scuotere e stimolare scrittori e pensatori. Una tendenza, che sarebbe miope ignorare, prende in carico tale impegno dalla prospettiva della produzione immaginativa, certamente ma non esclusivamente in ragione della portata spettacolare della sorgente di quello stesso fenomeno, l’11 settembre.   Evento archetipico di un nuovo senso, lo è stato fin dallo stesso istante della sua realizzazione, vale a dire nella sua venuta alla luce, nella messa in scena istantaneamente visibile e vista da tutto il mondo. Mondo che, proprio in forza di quella esposizione...

Parlando di beni comuni

Parlando di beni comuni, viene spontaneo chiedersi “comuni a chi”? Qual è la comunità che se ne occupa, che ne decide, che li gestisce? Se dei beni privati ne godono e se ne occupano i privati, lo Stato è responsabile dei beni pubblici e una definita comunità con specifici requisiti di accesso gestisce costi e vantaggi dei beni di club, come si configura la relazione di una (e quale? definita come?) comunità con i beni comuni? La questione è sempre quella sollevata da Hardin nel famoso articolo The Tragedy of the Commons: se un bene è caratterizzato da un accesso senza limitazioni e da un’elevata rivalità di consumo, non esiste nessun incentivo razionale che spinga a sostenerne e condividerne i costi di gestione.   Hardin usa l’esempio di una terra in cui tutta la comunità può portare i propri animali al pascolo – è un bene comune, accessibile (non escludibile) ma si consuma facilmente (ad alta rivalità) se troppi animali pascolano sulla stessa terra. Il singolo pastore, secondo Hardin, ha un elevato incentivo ad aggiungere un animale al suo gregge, perch...

Ando Gilardi. Wanted!

È morto Ando Gilardi uno dei personaggi più significativi della fotografia italiana, autore di libri davvero straordinari, fotografo lui stesso, direttore di riviste, giornalista, fotoreporter, e altro ancora; oltre che fondatore della Fototeca storica nazionale.   I suoi libri sono stati riediti negli anni da Bruno Mondadori, l’ultimo ha come titolo Meglio ladro che fotografo (2007). Michele Smargiassi ne ha tracciato un bel profilo su La Repubblica di lunedì 6 marzo, e lo ricorda nel suo blog; lo voglio qui ricordare con un pezzo scaturito dalla riedizione di Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria uscito nel 2003 (Bruno Mondadori, Milano, pp. 210).     Il viaggiatore che entra nel territorio degli Stati Uniti, munito di regolare passaporto e visto d’ingresso, deve sottoporsi a una doppia pratica: posare le dita della mano su uno scanner elettronico che registra rapidamente le impronte, mentre un’altra macchina, anch’essa digitale, ritiene istantaneamente l’immagine del viso e probabilmente anche quella della sua iride. In questo modo presso la...

Il ghetto e la crisi

Il ghetto e la crisi sono la stessa cosa, una sul piano spaziale, l’altra temporale. Non sto riferendomi al ghetto nazista, bensì al ghetto tradizionale. Quello era luogo di transito verso lo sterminio, questo mantenimento di una distanza nella contiguità. Louis Wirth (1897-1952) svelò il segreto del ghetto attraverso una ricerca terminata con la pubblicazione del libro omonimo, del1928. Il razzista della sua epoca ha bisogno della sopravvivenza dei neri per denigrarli, sono parte costitutiva della sua esistenza borghese.   Perché ci sia un ghetto, sostiene Wirth, non basta che ci sia un mondo borghese che emargina un gruppo razziale, etnico, culturale, è necessario un fenomeno d’identificazione collettiva interna al ghetto, una dinamica di assoggettamento e soggettivazione. Il ghetto si compone di due parti. La parte interna marca una comunità specifica, la testimonianza di una differenza. La parte esterna è reclusione, emarginazione.   La clinica studia dall’interno le relazioni tra la parte interna e quella esterna. La costituzione di uno spazio continuo dal centro al confine, che marca una...