raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

infanzia

(90 risultati)

Il vestito dell'avvenire / Rodari: Filastrocche in cielo e in terra

Se si dovesse scegliere un unico libro di Rodari da portare sulla luna, sarebbe senza dubbio Filastrocche in cielo e in terra, cento e uno filastrocche che non stanno né in cielo né in terra ma gravitano nella materia della fantasia. Portarsi dietro queste filastrocche significa conservare il mondo come lo conosciamo, con il bello e il brutto, le stelle del firmamento e le gru, i ragionieri, la guerra e Biancaneve e i sette nani. Nessuna censura e nulla di abbellito, piuttosto un mondo ritinteggiato con i toni della fantasia.    «Ci sono filastrocche allegre e ce ne sono tristi, proprio come nel calendario si incontrano giornate d’oro e giornate nere; ma filastrocche senza speranza non ce ne sono, non le so fare. La speranza e l’erba voglio, secondo me, crescono dappertutto, ai bordi delle strade, nei vasi sui balconi, sui cappelli della gente: basta allungare la mano e volere e il mondo diventerà più abitabile.» Ci sarebbe speranza anche sulla luna a portarsi dietro le pagine di questa prima importante pubblicazione di Rodari, che raccoglie tanto del lavoro del suo decennio più produttivo, la stagione degli anni ’50, custodendo gli ideali e le più belle idee creative...

Rodari 100 / Dove finiscono le favole senza fine

A un bambino dei nostri giorni il titolo Favole al telefono deve sembrare qualcosa di incredibilmente inattuale, quasi quanto quello delle Favole al telefonino con cui Fabian Negrin ha omaggiato il capolavoro rodariano nel 2010, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita (1962). Oggi il termine telefonino è sempre meno utilizzato, forse perché chiunque si è reso conto che gli oggetti che teniamo con noi la maggior parte del tempo sono solo accidentalmente dei piccoli telefoni, e nonostante le inesauribili possibilità di comunicazione sembrano incapaci di restituire la strana sensazione di prossimità caratteristica di una telefonata. D’altro canto, non deve trarre in inganno il fatto che il telefono di cui parla Rodari sia in realtà una molteplicità di apparecchi pubblici, adoperati da un venditore di medicinali in giro per l’Italia: come mostra il disegno di Bruno Munari in copertina, il telefono delle Favole è un modello fisso e coi numeri disposti a rotella, alla cui estetica pare connaturata una precisa idea di ritualità. «Ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina.» Ed è chiaro che...

Disegni infantili / Scarabocchi: scappa mostro nero!

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Già due settimane prima del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ha istituito la “Grande serrata”, il lockdown, le scuole erano state chiuse e le attività formative sospese. I bambini e i ragazzi avevano perso, ormai da tempo, la frequentazione con l’istituzione che più di ogni altra scandisce l’incedere della loro vita, ordina le loro attività, fornisce un contesto di socializzazione fuori dall’ambito famigliare. La scuola è, o dovrebbe essere, oltre la famiglia, il luogo sicuro, l’interno riparato che si oppone al “fuori” incerto e pericoloso, un contesto che permette di sperimentare differenti versioni di sé, della propria identità in modo sicuro, aprendo quindi la possibilità al processo di educazione, istruzione e formazione della propria individualità.  Pochi giorni dopo il lockdown, che ha rinchiuso le famiglie e i bambini nelle loro case e ha sconvolto i comportamenti...

150 anni / Maria Montessori: ribellione e amore

“Dicono i religiosi che Dio segna nell’eternità tutte le colpe grandi e piccole che noi dovremo pagare, e segna pure tutte le grandi e piccole virtù delle quali saremo compensati. Ebbene, eccola la vita eterna, il libro grande dove sono segnate tutte le opere nostre: la nostra posterità”.  Il senso e il contesto di questa frase, pronunciata da Maria Montessori al Primo Congresso Nazionale delle Donne Italiane, a Roma nella primavera del 1908, nel quadro di un confronto su più sezioni (educazione ed istruzione, assistenza e previdenza, condizione morale e giuridica della donna, letteratura e arte, igiene) indirizzato a “Studiare e discutere un problema complesso e grave: la questione femminile”, dicono molto non solo di un pensiero caratterizzato da un’intima vocazione al radicalismo e da una maniera affatto personale di manifestarlo e farne intendere la natura, ma anche del lascito che esso si propone di riservare a chi ne vorrà essere interprete o seguace. Questo il senso, dunque. Ma vediamo il contesto.  All’interno del riassetto urbanistico e di riqualificazione architettonica, igienica e sociale del quartiere romano di San Lorenzo era stata affidata proprio a lei, un...

Fantasia / Rodari, Munari e il binomio fantastico

Diciamolo subito: lo scopo di Grammatica della fantasia, celebre saggio di Gianni Rodari del 1973, è quello di comprovare che il suo titolo non è un ossimoro. Generalmente si pensa la grammatica come un arido insieme di regole da mandare a memoria, e la fantasia come la capacità umana di creare senza alcuna direttiva prestabilita, un capriccio fine a se stesso. Da una parte ci sarebbe l’ordine pregresso delle norme comunicative, le abitudini linguistiche, le poetiche prescrittive, le leggi. Dall’altra la creatività, l’estro della genialità che rompe gli schemi, la fantasticheria più o meno trasognata, l’originalità. Si tratta, come è noto, dell’ideologia del senso comune, nutrito per decenni di quell’idealismo e neoidealismo, romanticismo e spiritualismo, storicismo e sentimentalismo semplificati dalla cultura scolastica diffusa. Un senso comune, pertanto, che pensa una grammatica della fantasia come contraddizione in termini: come un’assurdità, una spiritosaggine. Niente di più lontano dal pensiero e dall’opera di Rodari che, dopo aver trascorso gran parte della sua carriera a scrivere storie per bambini, svecchiando i metodi educativi e ottenendo un notevole successo, decide di...

Lettere a don Julio Einaudi / La prammatica della fantasia

La casa editrice Einaudi è nata nel 1933: nel 1983 festeggiò il suo anniversario con varie iniziative, fra cui la pubblicazione del suo catalogo storico. Il volume uscì con il titolo Cinquant’anni di un editore nella collana Pbe ed era dotato di un apparato iconografico, che riproduceva le immagini di una mostra allestita per la ricorrenza. Erano copertine di libri, documenti storici (come l’informativa che la polizia torinese mandò a Mussolini già il 3 marzo del 1934 in merito alla nuova, e certamente antifascista, casa editrice), ritratti fotografici di autori (da Leone a Carlo Ginzburg, e fra Wittgenstein, Gadda, Benjamin, Beckett anche un indimenticabile Giorgio Manganelli, che esce dalla tenda a strisce di una salumeria di Dogliani, tenendo in mano un goloso pacchettino). A testimonianza del fatto che gli autori Einaudi non erano tutti crucciati professori o profondi letterati, era esposta anche la riproduzione di una lettera di Gianni Rodari a Giulio Einaudi, scritta con una calligrafia minuta ed esatta su carta intestata del quotidiano Paese Sera, favolosamente (ed enigmisticamente) datata “6-1-61”: befane e sciarade, come per un presagio.  L’occasione della lettera è...

Fiabe, film, fiction e favolacce / Far paura ai bambini

Mentre guardavo Favolacce, il film dei fratelli D’Innocenzo, vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura alla Berlinale 2020, mi sono venute in mente diverse cose. All’inizio, quel filone cinematografico e letterario dei bambini fantasma, strani ibridi fra il mondo dei morti e quello dei vivi, che stanno in una paurosa prossimità con il mondo adulto, anzi, meglio, con le nefandezze del mondo adulto. Perché questi ectoplasmi infantili sembrano scesi in Terra, prima sotto forma di bambini poi di loro spoglie, unicamente per annunciare la disfatta morale di uomini e donne, per rivelarne i miserabili e atroci segreti: dai piccoli di The Turn of Screw di Henry James a quelli di They di Kipling, dai fratellini di The Others, del 2001, di Alejandro Amenábar, al piccolo Cole Sear di The Sixth Sense, di M. Night Shymalan, del 1999, per fare qualche esempio noto. Una categoria di bambini che appaiono come messaggeri ultraterreni di un giudizio per colpe inemendabili.   Favolacce.   The Others.   The sixth sense.   I bambini di Favolacce sembrano già tutti morti dall’inquadratura numero uno. Della prima di loro, in ordine di apparizione...

Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole, lottando contro il grigiore burocratico del suo stesso partito, contro le distrazioni del suo editore, Einaudi, che negli anni ’60, al culmine del potere culturale che si era conquistato sul campo, aveva troppe cose cui badare, troppi grandi autori da seguire, e dedicava una qualche attenzione ai libri per ragazzi principalmente per la passione del suo leggendario redattore capo, il mite, onnipresente...

Giocare e imparare / Tinin Mantegazza e L'albero azzurro

Il primo di giugno è morto a Cesena Tinin Mantegazza, il cui nome è legato in questi giorni da cronaca e media, soprattutto alla storica trasmissione Rai L’albero azzurro, dedicata ai bambini e ai ragazzi, andata in onda per la prima volta il 21 maggio 1990, e che nel 2020 ha festeggiato i trent’anni.  Mantegazza, insieme alla moglie Velia, perché i loro nomi formano un inscindibile binomio che trattandosi di cultura per l’infanzia vien bene chiamare fantastico, creò uno dei pupazzi simbolo che ha animato la trasmissione: l’uccello Dodò. Ma fu ideatore e progettista, nel corso della sua lunga vita creativa, di oltre duemila creature di scena per la tv e per il teatro, come ricorda una mostra inaugurata ad aprile dello scorso anno a Bagnacavallo, al Museo delle Cappuccine: Tinin Mantegazza. Le sette vite di un creativo irriverente.   E infatti una delle caratteristiche della sua figura è l’inesauribile vena creatrice con cui frequentò campi disparati: quello del teatro e dello spettacolo – oltre a lavorare alla Rai, fondò uno dei locali mito del cabaret milanese il Cab64, dove debuttarono Jannacci e Gaber, e passarono musicisti e attori come Paolo Poli, Cochi e Renato,...

Cinema italiano on demand / “Favolacce” e la fatica di essere bambini

Il secondo film dei fratelli D’Innocenzo esplora e fa agire la qualità più misteriosa, più fragile e più temporanea che possiedono i bambini, vale a dire la credulità visionaria. La fantasia, quella risorsa che l’età adulta recupera e libera solo attraverso la sospensione del giudizio, in una mente bambina vive come condizione ingenua, e come fiducia nelle possibilità di sprigionare una verità fatta di immagini e racconto, senza limiti di verosimiglianza. Tutto diventa possibile, tutto è serio agli occhi di un bambino. Candidato a dieci Nastri d’argento, Favolacce è un cinema che fa spazio narrativo e visuale a questa esperienza di creatività, che è sconfinata, ora surreale ora iperrealistica, e capace, talvolta, di sollevarsi anche al di sopra delle rovine. Per questo ci procura sùbito l’impressione di un lavoro originale e nuovo.      Il film (la cui uscita al cinema, prevista inizialmente per il 16 aprile, è stata poi rimandata all’11 maggio su piattaforme on demand) racconta un’estate, tra l’ultimo giorno di scuola e il rientro a settembre, durante la scuola media. Ci sono i genitori che litigano, la mensa scolastica, la tv, le cene in giardino, le feste di...

Tempo / Vita di quarantena in città

Dall’alto del quinto piano per la prima volta vedo la vita dei vicini, come sono le loro finestre, le piante sui balconi, le piastrelle sui terrazzini, l’invecchiamento delle imposte. Mentre la palla nella sua parabola inciampa sul filo dei panni e mia figlia corre a recuperarla, capisco con un’occhiata dove dormono i ragazzi degli altri: sui vetri delle finestre hanno appeso dall’interno sempre qualcosa di colorato che appare sfumato alla vista, ma dà calore. La quarantena mi ha fatto scoprire il terrazzo condominiale, dove un secolo fa stendevano i panni e oggi ci sono i segni colorati dei gessetti che le bimbe dei vicini tracciano a terra quando salgono, come noi, a prendere aria.    Noi giochiamo a palla asino, ogni volta che uno sbaglia prende una lettera, A, S, I, N, O; chi realizza la parola completa ha perso. Prendiamo il gioco seriamente e io cerco di renderlo più difficile gettando la palla obliquamente per far fare uno scatto imprevisto al corpo, perché mia figlia faccia un po’ di moto. I suoi undici anni sono come intorpiditi da questo mese e mezzo di reclusione forzata. Lei, che è una piletta di energia e anche in casa deve fare il parcours domestico, che...

Tanto dimenticano? / Bambini senza soluzioni

Vivo in campagna e ho la fortuna di avere uno spazio esterno. Ho anche due figli e qualche mattina fa, il piccolo di un anno e mezzo, dopo oltre venti giorni di questa nuova vita ha iniziato a urlare e usare alcune delle poche parole che sa pronunciare. “Chiavi”, battendo le mani sul cancello per aprirlo e uscire in strada, “spesa” perché voleva salire in auto, e pur di uscire sarebbe andato benissimo il supermercato, cercando anche di arrampicarsi fino alla maniglia dello sportello. Tra le fortune ascrivibili anche quella di vivere in un paesino lontano dalle zone più colpite dal Coronavirus. Mia figlia più grande ha quasi 6 anni, la notte ha degli incubi ed i sogni migliori sono quelli in cui incontra nuovamente i nonni e i suoi coetanei. Da un paio di settimane sta organizzando un pigiama party per quando sarà possibile uscire nuovamente di casa. Facciamo molte videochiamate e quella organizzata dalla scuola materna l'ha attesa per una settimana, in agitazione. In programma per le 17 ha iniziato il conto alla rovescia dall'ora di colazione, portando sul tavolo l'orologio sveglia e continuando a fissarlo fino all'ora stabilita. La sua faccia quando ha visto le maestre e i...

Giorno 7 / Invisibile

Vi sconcerta non riuscire a vedere la gente della Valle? – Beh, sì, – balbettò il Mago. – Finora sono sempre riuscito a vedere tutte le persone che ho incontrato.   I bambini vogliono essere tutti visti. Per questo parlano, si muovono, e per questo si nascondono e stanno in silenzio. I bambini desiderano tantissimo essere invisibili. Certe volte solo l’invisibilità salva le cose sacre, come la nostra faccia che non vedendola possiamo sentirci abitanti di un paese invisibile e affacciarci alle finestre, gli occhi. Perdere la faccia davanti agli altri salva la faccia sulla porta dell’invisibile, apre una prospettiva nuova. Noi siamo nascosti dentro. Invisibili. E chi lo sa lancia occhiate agli altri. Ci si riconosce, nell’invisibilità.   Una volta un’amica filippina mi ha detto: “A me non lasciano il posto in metrò, Chandra, io sono invisibile.” E lo diceva come dire io sono inglese. Quindi c’è un’invisibilità che protegge e una che uccide. Spesso gli invisibili sono invisibili agli intelligenti che poi magari scrivono tanti pensieri intelligenti sull’invisibile e anche sui suoi abitanti. Essere invisibili può fare molto male. Ma i cani vedono quasi sempre gli invisibili,...

Archivi / Valeria Luiselli, Archivio dei bambini perduti

“La storia che voglio raccontare è quella dei bambini che sono scomparsi, le cui voci non possono essere più udite perché sono andate perdute, forse per sempre. Forse, come mio marito, vado anch’io a caccia di echi e fantasmi. Soltanto che i miei non si trovano nei libri di storia e nemmeno nei cimiteri. Dove sono i bambini perduti? E dove sono le due bambine di Manuela? Non ne ho idea, ma so una cosa: se voglio trovare qualcosa, qualcuno, se voglio raccontare la loro storia devo cominciare a cercare altrove.” Archivio è una parola stupenda, me ne piace il suono, mi piacciono le altre parole a cui rimanda: arco, architettura, architrave. Un altro modo di definire archivio è con l’uso del termine scriniàrio (scriniarius, scrinium e quindi scrigno). L’archivio è dunque anche uno scrigno, che aggiunge all’importanza della conservazione anche qualcosa di protettivo, di affettivo. La fascinazione per gli archivi mi accompagna da sempre, mi piace l’idea di un posto in cui si possano trovare le cose – tutte le cose, anche quelle inventate o soltanto immaginate; mi piace che ci sia qualcuno che abbia la cura e la necessaria pazienza di occuparsene. Gli archivi sottoterra, la polvere, la...

Novara 20-22 settembre 2019 / Quando uno disegna una pecora. Sul Piccolo Principe

Scrivere a proposito del Piccolo Principe è impresa complessa. Incluso fra i libri più venduti della storia (200 milioni di copie fra cartaceo, DVD, CD, 400 milioni di lettori stimati), pubblicato in più di 300 di lingue, diventato una serie tv in 80 episodi venduta in 50 paesi, sostenuto da un merchandising che spazia dalle tazze agli ombrelli, dalle agende ai posacenere, dai peluche alla biancheria, dagli orologi alle lampade alle immancabili magliette – in Francia gli è stato dedicato un parco a tema, in Corea un villaggio, in Giappone un museo, e a Parigi c’è Le Petit Prince Store, a cui fa capo lo store online ufficiale che vende plotoni di pecore, rose, aeroplanini e volpi – nel tempo da libro si è trasformato in caso editoriale e quindi in fenomeno culturale, come confermano la banconota da 50 franchi con cui nel 1997 la Francia ha omaggiato libro e autore, e le numerose serie di francobolli dedicate dalla Repubblica Francese allo scrittore e al libro.            Dal primo gennaio 2015, inoltre, in tutto il mondo (eccetto che in Francia dove i diritti sussisteranno fino al 2032), essendo trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore, Il Piccolo...

Novara 20-22 settembre 2019 / Ritornano gli Scarabocchi!

Torna Scarabocchi. Il mio primo festival per il suo secondo anno.   Di nuovo a Novara, presso l’Arengario, in uno spazio racchiuso, protetto ma anche ampio. Torna con un tema che attraversa laboratori per i bambini e per gli adulti, le lezioni e le letture, e altro ancora: gli animali. Lorenzo Mattotti con gli animali di Pinocchio, Giovanna Durì con le macchie e gli sgorbi dentro cui vedere animali strani o consueti, Giovanna Zoboli con la pecora da disegnare de Il piccolo Principe di Saint-Exupery, e poi Ilaria Urbinati anche lei con animali, e quindi Ermanno Cavazzoni che ci parla degli scarabocchi di Franz Kafka, lo scrittore i cui racconti sono pieni di molti animali.       Il festival unisce adulti e bambini con la sua struttura parallela di laboratori e incontri in contemporanea gli uni e per gli altri, in un momento di condivisione d’esperienze artistiche e creative, lezioni d’arricchimento culturale, incontri con alcuni dei disegnatori e illustratori più interessanti e noti del paesaggio editoriale italiano. Un progetto per le famiglie e per i ragazzi e i giovani delle scuole dell’obbligo. Come lo scorso anno sarà un momento di allegria e condivisione...

Tre fotografe raccontano / I bambini fantasma

Gaia Giani ha cominciato a fotografare scuole nel 2012. Racconta: «Abitavo vicino a una delle migliori scuole primarie pubbliche di Londra, la Sudbourne Primary School di Brixton, un quartiere prevalentemente nero. Molte famiglie benestanti si erano trasferite nella zona per far frequentare ai loro figli quell’istituto (che rientrava ogni anno nella classifica dell’Ofsted), dando inizio alla riqualificazione, o gentrification, del quartiere. Ispirata da quella scuola, ho iniziato a riflettere sul tema. Mi sarebbe piaciuto fare un progetto sugli edifici scolastici in Europa. Ho incominciato così a fotografare le architetture scolastiche: scale, corridoi, finestre ampie con disegni che raccontavano le stagioni. Da lì è cominciata la mia catalogazione sotto il nome di metafisica scolastica; qualcosa di indiscutibile e immutabile che lega passato e presente con i suoi enunciati verbali e spaziali sospesi in un eterno ritorno dei luoghi e dei gesti.» A questa prime immagini sono seguite quelle realizzate nel 2013 e pubblicate nel libricino fotografico Io sono stato qui, progetto che si concentra su una piccola scuola Montessori di Milano che dopo quarant’anni dalla fondazione...

Ovvero le fiabe e il terrore del mondo / Maledetto di un gatto

Alcuni mesi fa, alla fine di un incontro che ho tenuto a Zurigo sui libri illustrati per l’infanzia mi si è avvicinata una signora esprimendomi la sua ammirazione per alcune poesie di Silvia Vecchini incentrate sul tema della fiaba, da me lette durante la conferenza dalla raccolta In mezzo alla fiaba, edita da Topipittori nel 2015. La signora ha poi aggiunto che, tuttavia, non sempre le fiabe sono letture adatte ai bambini, poiché alcune propongono una morale diseducativa. E mi ha portato a esempio Il gatto con gli stivali, fiaba che a suo avviso esalta la la furbizia e l’inganno come fattori di successo. Con diplomazia, ho replicato che fortunatamente le fiabe, che sono testi letterari complessi, non hanno una sola chiave di lettura e pertanto si possono leggere in modi diversi. La signora ci ha pensato su qualche istante e poi ha confermato che, in effetti, ripensandoci, quando da piccola ascoltava Il gatto con gli stivali non pensava affatto alla sua morale, cosa su cui si sofferma solo oggi, da adulta. In seguito, ho ripensato a questo dialogo in parte perché, in effetti, l’ammissione della signora dell’indifferenza di lei bambina alla morale del Gatto con gli stivali mi pare...

"Meschino attaccabrighe" / Le parole e parolacce che dicono i bambini

Dubito che possa passare come definizione scientifica ma, a grandi linee, le parole che scegliamo di usare nei momenti d'ira vengono da quella pozzanghera grigia che nel cranio diventa mare, inonda tutto il resto e fa restare a galla cinque parole in maiuscolo. Una manciata di parolacce facili, facili. È un discorso che vale per gli adulti così come per i bambini, tipo mia figlia. Lei ha quattro anni e c'è una cosa che più delle altre in questi giorni mi sta rendendo orgoglioso. Quando la sgrido e la costringo a fare qualcosa che assolutamente non vuole fare, e strepita per qualche minuto, poi, al culmine della disperazione, sfoga tutta la rabbia nei miei confronti con una pernacchia bagnata di saliva e lacrime. Non lo dico per apparire sadico ma per l'esatto contrario. Avrebbe potuto, ne avesse avuto conoscenza, sostituire quella pernacchia arrabbiata con parole tipo “babbo sei una merda”.   Certo, anche con “padre, siete stato meschino e irrispettoso dei miei giovani anni”, ma questa seconda frase sarebbe stata palesemente finta. Perché noi in casa non parliamo come nel caso appena citato anche se, d'altro lato, tra adulti non ci rincorriamo in cucina insultandoci...

Sulla “Lettera al padre” / Kafka. La vita è qualcosa di più di un gioco di pazienza

C’è una ragione per cui all’età di quarantaquattro anni mi sono deciso a riprendere in mano Lettera al padre di Kafka, uno dei testi capitali della letteratura di tutti i tempi, la testimonianza più limpida dell’immenso potere che esercita la figura paterna nelle nostre esistenze. La ragione è legata a un recente fatto privato che ha segnato per me l’inizio di una nuova vita, o se vogliamo che ha ricollegato due pezzi distanti della mia vita… like a bridge over troubled water. Nello scorso dicembre, dopo trentasette anni, ho rivisto mio padre; lo stesso uomo con cui, dal tempo in cui i miei genitori si separarono, avevo chiuso ogni rapporto. E da allora non faccio altro che cercare di riposizionare frammenti, con l’abilità, la pazienza e la pinza del mosaicista, e con l’aiuto di tutto ciò che mi viene incontro dall’arte e dalla letteratura.    Sono consapevole che per comprendere appieno un fatto di tale portata, o meglio per metabolizzarne le conseguenze, ho bisogno di strumenti raffinatissimi. E io, ecco, mi ritrovo in un momento della vita in cui sono al contempo padre e figlio. Una condizione tra le più comuni, certo, che tuttavia nel mio caso è del tutto particolare...

Cerchiamo qualcuno che ami la poesia / Milo De Angelis. Qualcosa di urgente

Il primo libro di Milo De Angelis, Somiglianze, esce nel 1976 (lo stesso anno della nascita del punk, per intenderci, e del quasi-sorpasso del Partito Comunista alle elezioni politiche). La scena della poesia italiana di quegli anni – con la presenza ancora attiva di alcuni grandi del Novecento, da Caproni a Sereni a Zanzotto – vede la sostanziale egemonia della neoavanguardia degli anni ’60, mentre si affacciano le più svariate forme di sperimentazione (cfr. l’antologia Poesia degli anni Settanta, a cura di Antonio Porta, 1979). In poesia come in musica, e nelle altre arti, “trasgressione” e “creatività” sono quasi obbligatorie. L’Italia, come sappiamo, sta attraversando un periodo di grande fermento sociale e politico, un lungo post-Sessantotto pieno di speranze e di violenze, che investe anche il dibattito culturale e artistico.     De Angelis, che ha venticinque anni ed è nato e vissuto a Milano, dovrebbe in teoria condividere –in un modo o nell’altro, almeno in parte – le esperienze politiche e culturali della sua generazione; invece, spunta sulla scena come se piovesse direttamente dall’Elicona. Mentre i suoi coetanei stanno sulle barricate o vanno ai concerti...

Bologna, Teatro dell’Argine / Futuri Maestri. Il teatro della pedagogia

Come quando si attende assiepati l'arrivo di una volata ciclistica, il rumore del gruppone arriva prima. Qualcosa nell'aria si muove e anticipa la vista. Qui sono i passi di un fiume di bambini, ragazze e ragazzi che entrano nella platea dell'Arena del Sole di Bologna, per l'occasione svuotata dalle poltrone e resa un grande unico vasto palcoscenico. Ne entrano una decina, poi altrettanti, saranno cinquanta, ne arrivano ancora e ancora, uno dietro l'altro ordinati con magliette scure, si dispongono di schiena al centro della scena. Due si voltano e si chiedono cosa debbano fare, si dicono che la cosa migliore forse è aspettare.   Futuri Maestri è stato un vasto progetto di teatro partecipato, firmato Teatro dell'Argine / Itc Teatro di San Lazzaro di Savena (Bologna), che ha coinvolto migliaia di giovani, costruito attraverso due anni di lavoro con laboratori di drammaturgia e recitazione che hanno portato a uno spettacolo replicato per nove sere dal 3 all'11 giugno 2017. In scena qualche centinaio di ragazzi e ragazzi, bambini e bambine dai tre ai vent'anni, guidati da una quindicina di adulti fra registi, coreografe, organizzatori, drammaturghi. Cinque lemmi sono stati...

Noi gli ebrei e anche gli altri / Aldo Zargani, In Bilico

Aldo Zargani è legato per noi a un libro indimenticabile, Per violino solo. La mia infanzia nell’aldiqua, un libro struggente, nutrito di umorismo raro nelle nostre lettere, tragico e delizioso, che ha avuto un successo che ha valicato le frontiere del nostro paese. In Bilico (noi gli ebrei e anche gli altri), Marsilio 2017, sta in parte nei suoi immediati dintorni e in parte si allontana perché lascia l’infanzia e ci introduce nelle storie da adulto dell’autore. Per entrare in questo suo mondo nulla di meglio che partire dal suo microcosmo, un brevissimo racconto che s'intitola “Berlinesi”, che potete leggere qui.     La prima parola che mi viene per definire i sentimenti che mi ha suscitato è commozione, una commozione che apre a un grumo di oscurità e insieme a lampi di comprensione non razionale. Tutto è raccontato per bene in un ottimo italiano narrativo, sino a quello finale folgorante (probabile stravolta reminiscenza deamicisiana), che apre sul passato in una sorta di ossimoro che oppone l’infamia al pianto, ma insieme lo genera. Ma come possono essere infami quattro innocenti? E come un infame può piangere la sua infamia? La parola infamia raduna...

Vedi che non capisci? / Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c'erano già più. A quel punto ho guardato la piccola e l'ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.   Ancora prima di arrivare alla cassa mi sono messo a pensare a tutte le cose orribili che si dicono ai bambini senza avere alcuna intenzione di farli soffrire, solo “per gioco”.   Come sempre, tutto si riduce alla scelte delle parole. Credere che i bambini non ascoltino è stupido, e credere che non capiscano lo è ancora di più. Lo scoprii per la prima volta qualche anno fa, quando non ero padre ed ero a fine turno, in...