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Inferno

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L’estate dei festival / La Biennale Teatro di Latella

All’uscita sento qualcuno dire che lo spettacolo è slabbrato, lungo... Sono esattamente i motivi per i quali io amo il teatro di Lucia Calamaro, il rischio totale nel brusio della vita, la vertigine esistenziale, quella che non si riesce a governare. Il suo ultimo lavoro, Nostalgia di Dio, produzione Teatro Stabile dell’Umbria e Metastasio di Prato, ha debuttato in prima assoluta alla terza edizione della Biennale Teatro diretta da Antonio Latella. Già nel titolo con quel termine “nostalgia” rimarca la mancanza, un sentimento struggente che immobilizza.   Come si fa a non amare uno spettacolo che inizia con due uomini che giocano a tennis e uno, Francesco (Francesco Spaziani), quello che parlerà più a lungo in tutta l’opera, cita David Forster Wallace che racconta di Federer, mentre intanto muove tra le mani l’impugnatura della racchetta come fa il Divino prima che inizi ogni game, in una sfida continua al caso che può far piovere la pallina dal dritto o dal rovescio, tocco contro caso (leggere, su doppiozero, qui), contro Ananke, contro clinamen. Il precipitare nei fili del destino in questo spettacolo è condito di mille parole, di blateramenti, di storie di vita quotidiana...

Ravenna Festival / L’Inferno delle Albe

Albedo. Rimbomba in testa questa parola dell’alchimia, operare sulla nigredo, sulla materia oscura, per arrivare all’opus. Abluzione, distillazione, elevazione dell’anima. “Quali colombe dal disio chiamate”. Bianchi, bianchissimi, Ermanna Montanari e Marco Martinelli raggiungono la folla accalcata nella stretta strada davanti alla tomba di Dante Alighieri. Ravenna, ore 20 di un giorno qualsiasi (che non sia lunedì) da qui al 3 luglio, fino a quando si replica il loro Inferno per Ravenna Festival. Un uomo in abito nero suona una grande conchiglia. Dà il via, ed è subito emozione. Con quelle parole finali della prima terzina della Divina Commedia di Dante, dette, sussurrate, ingolate da Ermanna (al piede, bianche anch’esse, ha le sue solite scarpe a forma di zoccolo di capra, diaboliche): “…vita … oscura… smarrita”. Pausa. E poi i versi tutti di quell’inizio, con voce che ricama e sprofonda, che rapisce. Aprono la porta del sepolcro, a evocare il poeta. E intorno a noi spettatori, in mezzo a noi, bambini, ragazzi, giovani, donne adulte e uomini ripetono alcuni versi, in coro. Sollevano le braccia, le protendono in tensione, seguono il ritmo con voci basse, acute, chiocce, profonde,...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...