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interpretazione

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La condizione delle immagini

Essere avanti   Frédéric Lambert – Essere Davanti all’immagine, il titolo di un suo libro, sembra essere per lei ogni volta un’avventura. Davanti all’immagine ci si deve, secondo lei, disfare del sapere. Qual è la necessità di questa condizione di innocenza o di incanto di fronte all’immagine, a tutte le immagini?   Incanto, rapimento, sì, possono accadere davanti ad un’immagine, ma anche l’inquietudine o il terrore, dipende. In nessun caso l’innocenza: non partiamo mai e non ritorniamo mai all’innocenza. Non c’è un paradiso dell’immagine, né a monte né a valle della conoscenza. Non c’è innocenza dello sguardo che preesiste allo sguardo che io poso su una immagine. Quel che succede è un po’ più complicato, più dialettico in realtà. C’è un sapere che preesiste a tutti gli approcci, ad ogni ricezione delle immagini. Ma avviene qualcosa di interessante quando il nostro sapere precedente, composto di categorie già fatte, è messo in pausa per un momento – che inizia nell...

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

Abdicare all'abitudine del pensiero e dei sensi, al canone dei sentimenti, sacrificare la rassicurante simmetria della dialettica, consumare ogni energia in questa tensione verso l'ignoto, spendersi completamente, e quotidianamente, nell'esercizio di una rivoluzione spirituale; tendere gioiosamente, disperatamente, estaticamente, a uno stato di bellezza estrema, di indefinibile perfezione, di luminosità, di bontà; scegliere ripetutamente questa strada e bruciare continuamente lungo il percorso: è questo lo scandalo della vita dei santi e degli artisti. Perché la “santità”, la scelta di perseverare nella pratica dell'umanità, è l'eresia eccellente in un tempo che rifiuta il concetto di irriducibilità, la densità perturbante del simbolo e dell'assoluto, in favore della chiarezza delle corrispondenze; che rifugge il buio e con esso la luminosità e la meravigliosa caducità del bagliore, per accogliere invece la luce permanente della logica trasparente.   Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, nuovo bellissimo lavoro del Teatro delle Albe, con la drammaturgia e la...

Sfere di Peter Sloterdijk: istruzioni per l’uso

Narrare in condizioni postmoderne   Nel 1979 il filosofo francese Jean-François Lyotard dà alle stampe un pamphlet di circa un centinaio di pagine, tratto da una ricerca sul “sapere” commissionata in origine dal governo canadese, che diventerà decisivo per la storia delle scienze umane in generale e della filosofia in particolare: La condizione postmoderna. La tesi di base è nota: Lyotard sancisce la fine della modernità, facendola coincidere con l’impossibilità di porre mano – per il filosofo come per lo storico della cultura e delle civilizzazioni – a una “grande narrazione”, cioè a una storia che possa essere “macrostoria”, vale a dire una storia complessiva e comprensiva della civiltà. Lyotard, con ironia e semplicità, sostiene che, alla luce del “secolo breve” e delle acquisizioni dello strutturalismo, ogni tentativo di ricostruzione che voglia dire la totalità sull’uomo e dell’uomo ricade inevitabilmente nella violenza della totalizzazione, e nell’ingenuità di una descrizione che non può,...

Il dolore e le sue interpretazioni

Un angelo dalle fattezze umane piange accasciato sopra una grande urna marmorea. Dalla sua schiena partono due ali enormi, bellissime, che ricadono ai lati della tomba; sul braccio destro piegato è appoggiata la fronte, i capelli sono acconciati alla moda in uso nell’età napoleonica: raccolti con semplicità dietro la testa, una riga diritta nel mezzo e una frangetta corta sulla fronte. Il braccio sinistro cade abbandonato sul lato breve del sepolcro. Il colore dello sfondo, un grigio intenso, sfumato di nero e di blu, mette in risalto il chiarore del marmo creando un’atmosfera romantica e dark, iperrealisticamente post-moderna.   Questa immagine è un’allegoria coerente, ma anche leggermente fuorviante rispetto ai contenuti del libro cui fa da copertina, cioè l’ultimo saggio dell’antropologo e sociologo francese considerato uno dei maggiori esperti europei di antropologia del corpo David Le Breton, Esperienze del dolore, pubblicato da Raffaello Cortina Editore nella collana «Scienza e Idee» diretta da Giulio Giorello.   L’angelo umanissimo, che sta soffrendo intensamente, simboleggia l...

Letteratura e scienze della mente

Le forme della natura sono forme umane. È nel nostro cervello che si formano i triangoli, gli orditi e le ramature. Noi li riconosciamo, li apprezziamo; ci viviamo in mezzo. In mezzo alle nostre creazioni, creazioni umane, comunicabili all’uomo, noi ci sviluppiamo e moriamo. In mezzo allo spazio, allo spazio umano, noi creiamo misure; tramite tali misure noi creiamo lo spazio, lo spazio tra i nostri strumenti. L’uomo poco istruito è terrorizzato dall’idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall’eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale. Michel Houellebecq, Le particelle elementari     1. Le particelle elementari della critica   Appena prima di scoccare, nel 1899...

Fatti / interpretazioni

Da alcuni giorni circolano immagini agghiaccianti di immigrati tunisini rimpatriati a forza con cerotti sulla bocca.   Una questione filosofica   Il dibattito filosofico che sembra appassionare gli italiani – le pagine culturali di molti quotidiani ne sono state invase – ha radici antiche e nobili. Dopotutto è la riproposizione aggiornata al gusto del tempo della diatriba tra idealisti e realisti, tra i fautori della rappresentazione a cui si ridurrebbe la realtà e coloro che, in genere aiutandosi con un pugno sonoramente battuto sul tavolo, rivendicano l’autonomia e la differenza del reale dalla rappresentazione. O ancora, tra scettici che contestano la possibilità stessa di una verità obiettiva e dogmatici che invece la rivendicano per i propri enunciati. Niente di nuovo sotto il sole, si dirà, ma questo in filosofia non è un rilievo negativo perché il vanto dei filosofi è, da sempre, quello di girare attorno ad una sola domanda, quella che le altre discipline lascerebbero inevasa perché troppo “ovvia”: la domanda sul reale, appunto, e sulla sua consistenza (l’...

Elie Wiesel. Rashi

“Perché Rashi? E perché io?”, si chiede Elie Wiesel nella prefazione al suo ultimo libro, Rashi, in uscita presso la casa editrice Giuntina e del quale proponiamo la lettura di alcune pagine in anteprima. La risposta alla prima domanda è che Rabbi Shlomo ben Yitzchak, Rashi appunto, fu il più grande commentatore del Talmud di Babilonia (la raccolta delle tradizioni rabbiniche, di cui esistono due versioni, quella detta di Gerusalemme e quella chiamata Babilonese, redatte tra il V e il VI sec d.c.). La risposta alla seconda, è che Elie Wiesel ama profondamente Rashi, gli è grato per molte ragioni - che spiega nel libro- e, soprattutto, ne ha nostalgia. Wiesel inizia ricordando l’influenza di Rashi nella sua vita, e parla del legame profondo, intenso, vissuto sempre al presente, che unisce maestro e allievo, anche quando sono separati da secoli, nella tradizione ebraica. Passa poi a dare qualche esempio del metodo interpretativo rabbinico, la cui creatività può sfociare in una complessità disperante. Nel Talmud si dice che la Torah fu data a Mosè come fuoco bianco inciso con fuoco nero: il fuoco nero sono le lettere, il fuoco bianco è lo spazio tra le lettere, lasciato vuoto da Dio...

Carla Lonzi. Scritti sull’arte

Esce oggi il volume di Carla Lonzi, Scritti sull’arte (a cura di L. Conte, L. Iamurri e V. Martini, edizioni et. al) che raccoglie saggi, articoli e conversazioni: testi noti e meno noti, prodotti dal 1955 al 1970, che ricostruiscono l’interessante percorso umano e intellettuale della filosofa e critica d’arte.   Anticipiamo qui un breve testo del 1968 dedicato all’opera di Mario Nigro e la copertina del volume.   Leggi il testo di Carla Lonzi, scaricabile in pdf   In occasione dell’uscita del volume abbiamo voluto ricordare l’autrice e il suo rapporto con Mario Nigro attraverso un testo di Michele Dantini, che pubblichiamo di seguito.     Storiografia e “crudeltà”. Microsaggio su Carla Lonzi   Possiamo considerare Autoritratto (1969) di Carla Lonzi una sorta di dialogo o convivio tra invitati elettivi, una conversazione attorno a un mistero che Cy Twombly, musa silente, si incarica di custodire. Quale sia il mistero attorno a cui la giovane critica si muove in veste di lieve, carismatica e perspicace sacerdotessa - così la ritraggono al tempo sia Luciano Fabro...

Lavia e Lo Monaco. La Roma del Pirandello eterno

A oggi Luigi Pirandello contende la palma di autore più frequentato a Goldoni e Shakespeare. Come ha ricordato Sergio Lo Gatto, nella cronaca della conferenza stampa di presentazione del Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, tentativi come quello del dismesso Idi (Istituto per la Drammaturgia Italiana), nato all’indomani della seconda guerra mondiale, troppo poco hanno fatto per dare dignità ai nuovi autori teatrali. Quello che differenzia ancora l’autore dei Sei personaggi rispetto agli altri due monumenti è l’intoccabilità. Ovvero è praticamente impossibile, se non molto difficile, trovare sulle scene italiane, anche quelle più sperimentali, lavori teatrali che partendo dai testi del siciliano mettano in scena esempi di riscrittura autonomi per linguaggio e drammaturgia. Il risultato è quasi sempre una monumentalizzazione di quei testi, sguardi certamente rispettosi, ma che ne hanno rovistato ormai da infinite angolazioni le possibilità. Di certo uno dei problemi fino a poco tempo fa era quello dei diritti, ma ora che i fatidici settant’anni sono scaduti e il Siciliano è stato...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...

Leggenda del curatore-eroe

Pubblichiamo questo testo in occasione del Convegno Harald Szeeman in context che si inaugura oggi alla Fondazione Querini Stampalia (Venezia).     Non è forse così ovvio stabilire che la dimensione figurativa, visiva, nasca come immagine pura e semplice e non abbia invece l’implicita e intima necessità di descriversi, la vocazione a trovare un’altra forma più definitiva di sé.   Giulio Paolini, Breve storia del vuoto in tredici stanze, 1988   Nel prendere parte ad un’inchiesta sulla “crisi” della critica sollecitata da Francesco Vincitorio per Notiziario di arte contemporanea, rivista di cui il critico romano è direttore, Germano Celant formula nel novembre 1970 alcune tesi sulla “critica acritica” destinate a suscitare ampia eco[1]. Impegnato nel processo di internazionalizzazione del movimento cui ha dato nome e recente curatore della mostra Conceptual Art, Arte Povera, Land Art alla Galleria civica d’arte moderna di Torino, Celant prende posizione contro la proliferazione di punti di vista e si pronuncia a favore di una critica che,...

Borgomanero / Paesi e città

      Per quale ragione sostituire le bellissime e funzionali lastre pedonali in granito di Alzo, che corrono lungo gli assi viari di Borgomanero dal 1892? È un’idea storta del nuovo che va avanti per inerzia dal secondo dopoguerra.   Salvo la croce dell’impianto urbanistico ora mutilata dai lavori in corso, e alcuni edifici storici, per il resto Borgomanero è una città sofferente alla quale manca il bello.   Progettata in funzione di cubature e posti auto, Borgomanero si riflette sulle superfici curve dei cristalli delle automobili assiepate nei parcheggi. Il fascino ottico degli oggetti nella cultura di consumo ha contribuito a creare una nuova estetica urbana e domestica: i profili carenati degli edifici in acciaio, quelli delle automobili di lusso.   Secondo il designer Andrea Branzi saranno proprio la raccolta e la ricollocazione degli oggetti a dare senso alla città post-industriale (Andrea Branzi, Music and Design, Les Numéros Flottent). Sotto la città significata dagli oggetti di consumo, e sotto altri strati della complessa geologia urbana che include anche le...

Captcha: queste strane parole

Ogni tanto succede, girando per la rete, di imbattersi in delle strane lettere aberrate da distorsioni, colori e disturbi vari. Ti chiedono di leggere e compilare. Si sbaglia (sempre), ci si arrabbia (sempre) e si tira avanti senza farsi tante domande (quasi sempre).   In realtà quelle curiose e anomale figure si chiamano Captcha, e la verità (per chi non lo sapesse) è che ci hanno messo anni, nelle pause pranzo da Starbucks nella Silicon Valley, per capire come risolvere il problema numero uno: la sicurezza. Come evitare che un computer riesca ad interagire con un server senza che effettivamente ci sia un essere umano a volerlo.   E già questo è interessante come questione sostanziale: l’idea, non banale, è che la vista (la capacità interpretativa del vedere) non sia replicabile da una macchina. La grafica, quella strana invenzione con cui gli umani interpretano informazioni attraverso grafie, spaziature, simboli e segni, per un calcolatore è terreno accidentato. E così, una decina di anni fa, per proteggere i loro server (e quindi le nostre vite), hanno messo a punto un sistema basato su...

Mosaico di identità e identità-mosaico

Se dal punto di vista culturale oggi si ammette senza remore che la retorica risorgimentale, quella che avrebbe dovuto “fare gli italiani”, fu insopportabile, asfittica, decrepita già appena nata, piena di moralismo e ampollosità, vetusta nel linguaggio, nelle immagini e nei simboli, è pure vero che l’Italia ha trovato un’identità nazionale in primo luogo nella letteratura e nella lingua letteraria, con l’opera di Dante, Boccaccio e Petrarca fino a Bembo e poi Manzoni.     Il linguaggio è la casa dell’Essere, scrive Heidegger, e nella sua dimora abita l’uomo. Viviamo da sempre nel linguaggio, e la nostra capacità di costruire nuove interpretazioni dell’esperienza e di articolare le relazioni tra le parti di cui si compone si fonda sempre nel preliminare contesto linguistico e culturale nel quale ci troviamo situati. Il linguaggio, inoltre, è anche il mezzo grazie al quale veniamo a conoscere altre interpretazioni dell’esperienza. Così, nell’interpretare un segno, un testo, una cultura, contemporaneamente un soggetto interpreta anche se stesso....

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...