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italiani

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Risparmi e risparmiatori / Analfabetismo economico e pensiero magico

È capitato a tutti di sentirsi smarriti in mezzo alle discussioni di politica economica che imperversano da mesi in televisione e sui giornali italiani. Durante la durissima trattativa sul Def, autorevoli economisti e sedicenti tali hanno discettato per giorni sulla differenza fra un deficit programmato dell’1,8 e del 2,4 per cento, sugli effetti che questo avrà sullo spread e sulle tasche dei cittadini, sull’importanza di fare ‘ripartire il Paese’ o piuttosto di rispettare i vincoli europei. I loro argomenti sono entrati nelle nostre case, e così ci siamo trovati a parlare con famigliari, amici e colleghi di austerità, di moneta, di vincoli europei e di politiche keynesiane.   Ma purtroppo quando si parla di economia quasi tutti i cittadini italiani si trovano ad affrontare fenomeni e ragionamenti che non sanno da che parte prendere. Le indagini dell'Ocse segnalano che gli italiani sono agli ultimi posti nell'educazione finanziaria. Adulti intelligenti, che sanno risolvere problemi complessi nel campo della medicina o della giurisprudenza, non hanno gli strumenti per giudicare la relazione fra crescita del Pil e della spesa pubblica, fra interessi sul debito e tassazione. In...

Conversazione con Renzo Guolo / Chi sono gli Jihadisti italiani?

Renzo Guolo, sociologo dell’Università di Padova, uno dei più noti studiosi di radicalismo, ha di recente pubblicato per Guerini e associati Jihadisti d’Italia, testo che mette al centro della riflessione i processi di radicalizzazione nel nostro paese. Un lavoro che completa la ricerca sullo jihadismo europeo, e in particolare sul caso francese, avviata da Guolo in uno dei suoi precedenti volumi, L’ultima utopia.   Professore, quanti sono gli jihadisti italiani? Innanzitutto precisiamo subito che qui per italiani intendiamo non solo quanti hanno cittadinanza italiana, per nascita o acquisizione, ma anche quanti risiedono stabilmente o hanno vissuto per un certo periodo in Italia. Una metodologia che ci consente di andare oltre la dimensione strettamente giuridica della nazionalità e che ci rivela quanto siano diffusi i processi di radicalizzazione tra cittadini e stranieri che vivono nella nostra società. I numeri si ricavano incrociando più fonti. La lista dei foreign fighters, comprende 129 elementi, dei quali meno del 20% è di nazionalità italiana dalla nascita o per acquisizione. Vi sono poi oltre 350 detenuti classificati come radicalizzati. Ai quali vanno aggiunti...

Dialetti e lingua italiana / Selfie, pocoinchiostro e transumanze

Nel film Notte prima degli esami, il prof. Martinelli (Giorgio Faletti) "fotografa" con una frase la aspettative di un suo studente di fronte a un amore deluso: "L'importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L'importante è quello che provi mentre corri". Perfetto viatico al cammino e all'esperienze di vita e non alle mete o ai risultati.   - Andemma o stemma? È un'espressione nel dialetto del mio paese, sull'Appennino Tosco-Emiliano: un modo di dire ancora comune, apparentemente banale ma che va oltre il significato immediato (andiamo o stiamo?). "Andemma o stemma...?" è infatti ancora oggi un modo per chiedere genericamente che fare ma attraverso due distinte condizioni, quasi due aut aut in cui evidentemente un tempo era possibile immaginarsi, concepirsi. Andare o stare per le comunità errabonde e nomadi dell'Appennino erano del resto i due estremi della loro condizione esistenziale, in cammino due volte all'anno su e giù per la montagna: i pastori certamente ma anche mulattieri, manovali, librai itineranti, saltimbanchi, contrabbandieri... in una diaspora stagionale dettata dai rigori invernali del clima.     Pocoinchiostro, storia dell'italiano...

Questa storia finisce ad Auschwitz

Carlo Greppi   Questa storia finisce ad Auschwitz   Pubblichiamo per gentile concessione dell'autore e dell'editore un estratto dell'e-book La nostra Shoah. Italiani, sterminio, memoria appena edito da Feltrinelli Zoom.     Noi, italiani. Loro, ebrei. L’identità, il sentirsi parte di un gruppo umano, può alterare in maniera sorprendente la percezione del passato che abbiamo alle nostre spalle, soprattutto se si tratta della storia di un genocidio che è avvenuto anche a casa nostra. Anche se giuridicamente definisce il tentativo – non necessariamente riuscito – di eliminare un altro gruppo umano “in quanto tale” (as such), la parola “genocidio” evoca sempre enormi quantità di morti. Ma non bisogna dimenticare mai che i morti muoiono se qualcuno prima li identifica da vivi, qualcuno li denuncia, qualcuno li cerca, qualcuno non li protegge, qualcuno li consegna, e qualcuno li uccide. È successo anche sulla penisola italiana, e questo deve essere il nostro punto di partenza. Il modo in cui si è raccontata la storia della Shoah in Italia nei settant’anni che...

Il viaggio di Virgilio Sabel

Il fervore di un’intera nazione in una sola immagine, ed è questa: Molti sogni per le strade. È il titolo di un film del 1947. Mario Camerini il regista; attori principali due stelle dell’epoca: Massimo Serato e Anna Magnani. Uno scrigno di sogni il volto antico di Anna Magnani, capace di portare alla luce, in un rapido passaggio, desideri in movimento, strati sotterranei di speranze, illusioni e chimere a lungo trattenute. Ricordo le parole che si scambiano Pina (Anna Magnani) e Francesco, i due protagonisti di Roma, città aperta: “Forse la strada sarà lunga e difficile… Ma arriveremo e lo vedremo un mondo migliore! E soprattutto lo vedranno i nostri figli”.   A partire dall’ultimo terribile anno di guerra, il sogno di una pacifica e libera convivenza non è soltanto la vaporosa proiezione di pochi, ma s’insinua fra le rovine e comincia a correre per le strade del paese ancora dissestate. Per almeno un decennio si mescolerà a una miriade composita di altri sogni. Gli italiani cavalcano manici di scopa, come nell’ultima scena di Miracolo a Milano. Anni dopo, sul limitare di una nuova...

Matteo Di Gesù. Il carattere degli italiani

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo la prima parte di un’antologia curata da Matteo Di Gesù, Il carattere degli italiani. Le idee della nazione: da Dante a Pascoli. Qui il link per scaricarla.    Un censimento delle opere del canone letterario nazionale che hanno evocato, nominato, o genericamente rimandato all’Italia, nonché di quelle che, nel tempo, dell’Italia hanno concorso a educare i cittadini e a nazionalizzare il loro immaginario, a descrivere i loro costumi e il loro presunto carattere, sarebbe forse impossibile. Questa antologia, più ragionevolmente e più modestamente, propone un compendio di testi selezionati lungo alcune direttive di ricerca: il motivo del compianto dell’Italia e quello speculare dell’esortazione al riscatto politico e civile, la descrizione letteraria del “bel paese” e la trattazione, più o meno estemporanea, dei costumi e del carattere dei suoi abitanti. Non tanto, dunque, una cernita dei “libri che hanno fatto gli italiani...

Alberto Savinio / Immortalità degli italiani

Dalla ricca e colpevolmente negletta produzione del Savinio saggista, ecco un passo da un breve e strepitoso scritto sul carattere degli italiani, che scantona dalle ovvietà e dai luoghi comuni per consegnarci al nostro destino di immortali e incombustibili come tegamini di coccio refrattario.   Anche mortalmente colpito, l’Italiano non muore. Non riuscirebbe a morire anche se lo volesse. L’Italiano è nella medesima condizione in cui era il centauro Chirone, e che a costui era tanto venuta a fastidio: è immortale. Per poter morire, anche l'Italiano, come Chirone, dovrebbe chiedere licenza. Ma oggi a chi si chiede licenza di morire? Del resto nulla dimostra che l'italiano abbia desiderio di morire. E se l'italiano, diversamente da Chirone, non sente desiderio di morire, è perché non sente noia della sua immortalità, è perché di questa sua immortalità egli non è cosciente. Non l’avverte, come non avverte il fluire del sangue nelle vene. Perché l'immortalità degli italiani non è acquisita ma connaturata: è un'immortalità fin...

Schio / Paesi e città

Tutte le sere rintocca. Settantasette volte. A morto. Settantasette tocchi che sul finale si disperdono flebili in una lontananza ultraterrena. Ogni sera, alle otto in punto. Dal 4 novembre del 1958. Quaranta anni dopo che la Grande Guerra si era spenta sulle montagne intorno, e i cadaveri le popolavano ovunque.   Da allora, dopo aver trovato posto sul campanile di sinistra del duomo cittadino, dopo che era stato vuoto per centotrentanove anni, la Regina Pacis ricorda quei caduti. Immancabilmente. Un’eredità che non si scorda. Che porta gli scledensi a marciare su quelle creste come in un pellegrinaggio. Sul Pasubio, al rifugio gen. Papa, lungo la Strada delle gallerie. Scavata nel cuore della roccia, con mezzi inverosimili, sotto il fuoco nemico, le frane, le bombe, i gas, e i morti, i cadaveri, le salme, e i vermi che se li mangiavano. Perché le sepolture erano impossibili. Qui non si dimentica quella carneficina dei ragazzi italiani. Dei sardi con la nostalgia del mare, che si rifugiavano in fondo alle caverne per cantare in cori sommessi le melodie della loro terra. Dei siciliani, dei napoletani, dei romani, dei piemontesi, dei liguri e tutti...