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Land art

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Robert Smithson visita lo Yucatan / Rovine all’inverso

Performare la parola Una persona legge un testo in piedi dietro un podio, mentre alle sue spalle scorrono le illustrazioni di un power point; in una sala buia, un pubblico segue attento la tessitura tra parola e immagine. Non si tratta di una semplice conferenza illustrata, ma di una conferenza tenuta da un artista o di una lecture performance. La conferenza diventa così una pratica artistica dove l’enunciazione e l’affabulazione verbale corre parallela alla sfera audiovisiva. Alfabeto e corpo, lo scritto e l’orale, il verbale e il visivo, la pagina e lo schermo entrano in un circolo ermeneutico, ermetico, eretico ed erotico. È anche il caso del film performativo, “un evento, unico o suscettibile di essere ripreso, che attualizza, attraverso una serie di enunciati, verbali, sonori, visivi, corporali, emessi da uno o più partecipanti in presenza di spettatori, un film virtuale, a venire o immaginario”, come lo definisce Erik Bullot. I suoi caratteri principali vengono dalla conferenza (la presenza dell’oratore o di un lettore davanti un uditorio), dalla seduta cinematografica (oscurità della sala, proiezione d’immagini su uno schermo, presenza di un pubblico, durata circoscritta) e...

Natura non natura

Negli anni '60 c’era un movimento artistico (quanto è dolcemente vintage l’espressione: movimento artistico) che ragionava sull’esperienza umana, la tecnologia, in relazione alla natura. Si chiamava Land Art, mettevano in piedi piccoli e grandi gesti che letteralmente disfacevano la natura. Il mondo intorno. Era un movimento che aveva dentro una certa critica al progresso, o quantomeno un certo disappunto di fronte al potere dell’uomo. Erano anni, quelli, in cui nasceva l’embrione di quella critica alla modernità che fu poi, sull’onda della crisi petrolifera, l’albore del postmodernismo. Oggi risulta vagamente reazionaria, ma va detto che fu per quasi vent’anni il pensiero culturale predominante. A torto o a ragione, poco importa.   Robert Smithson, Spiral Jetty, 1970   Tutto questo per dire che l’altro giorno Creative Application (il miglior magazine culturale, serio, su quello che succede intorno alla tecnologia applicata alla creatività) pubblica questo progetto. Un programma scritto in Python che progetta pezzi di terra con agricolture diversificate, disegnando...

Francesco Tedeschi. Il mondo ridisegnato

Credo sia noto a tutti che in Italia la geografia sia una tra le materie più maltrattate e meno studiate, assieme alla storia dell’arte. Dato che viviamo in un paese ricco di opere d’arte, oltre che geograficamente e geologicamente complesso (basti pensare al problema pressoché costante dei terremoti, delle frane e delle esondazioni di fiumi e torrenti), ai nostri sagaci politici è sempre parsa un’ottima idea evitare con cura che gli italiani acquisissero una qualche consapevolezza sia del territorio su cui poggiano i piedi (se non gli cade addosso travolgendoli) sia del patrimonio storico e artistico che gli si para innanzi quasi a ogni passo. Ebbene queste due reiette (la geografia e l’arte), senza che molti ci facessero caso, da tempo hanno istituito tra loro un rapporto intenso e proficuo. A raccontarci i complessi intrecci tra arte e territorio è il denso e documentato libro di Francesco Tedeschi, Il mondo ridisegnato. Arte e geografia nella contemporaneità (Vita e Pensiero, Milano, 2011, pagg. 429, € 25).   Partendo, capitolo dopo capitolo, da opere simbolo del passato (da Il geografo di Vermeer a La...