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Sono apparso alla Madonna

Sono apparso alla Madonna, diceva Carmelo Bene. Mi è tornato in mente spesso, in questi giorni di bombardamento mediatico su The Abramović Method al PAC di Milano e sulla fitta tournée cittadina dell’artista, tra conferenze pubbliche, passaggi televisivi, proiezioni e cene vip. Dove molti, oltre a chiamarla solo per nome, come Marilyn, sembravano affannarsi a baciarle l’orlo della gonna. In mostra, del resto, c’è l’autoritratto The Kitchen (2009), con Abramović in versione levitante e ascensionale, in omaggio a Santa Teresa d’Avila (anche se, vista l’inclinazione a dispensare esercizi spirituali, forse Ignazio da Loyola sarebbe stato meglio). Ad aumentarne l’aura sacrale, titoli come: regina, papessa, gran sacerdotessa, sciamana. E così, farsi immortalare al suo fianco, ha assunto subito il fascino del santino glam.     Abramović è un’artista meritatamente famosa. Con la retrospettiva di due anni fa al MoMA di New York, la prima del museo a esporre performance permanenti, come fossero sculture, e soprattutto con il blockbuster The Artist Is Present - che ne ha occupato l’...

Speciale Ai Weiwei | La città di N

Nella città di N, nella nazione C, il primo imperatore Qin creò un centro in cui convergevano tre fiumi. Mi trovavo a N per qualche assurdo motivo – facevo il giurato in un premio di architettura. Dal lato della strada, potevo vedere che N non era diversa dalle altre città del Sud.   Tutte le città, nella nazione C, conservano tracce fedeli delle cicatrici lasciate dall’autoritarismo. A differenza delle rovine reali, che sono causate da distruzioni razionali e pianificate, questi centri sono elegie di una delirante febbre architettonica. I loro creatori e proprietari sono vittime della propria idiozia, e come risultato della loro mancanza di coscienza e di senso del decoro le città sono umiliate. Gli anziani si vergognano troppo per parlare alle nuove generazioni del passato, e i giovani provano più disperazione che speranza. I cuori degli abitanti stanno velocemente diventando mediocri, vecchi e cattivi. Anno dopo anno, si sono talmente abituati a distrarsi in mezzo all’oscurità e alla sofferenza che sono quasi orgogliosi della loro vergogna.   Anche se è del tutto inconsapevole di...

Benjamin in punta di penna

“Was Ist Aura?”. Sono queste le uniche parole che riesco a decifrare. Si leggono in apertura di un documento non datato e manoscritto di Walter Benjamin. Tra i supporti più disparati utilizzati da Benjamin per prendere appunti mi colpisce quello che tenta di definire l’aura, uno dei concetti benjaminiani più indeterminati: una carta intestata “Acqua di S. Pellegrino. La migliore da tavola”. Il logo – una sorta di sponsor dell’Italian Style sul pensiero di Benjamin – non è cambiato: una stella rossa a cinque punte, con l’immagine della bottiglia disposta al centro oppure, come recitavano le pubblicità dei primi del secolo scorso, “la marca stella rossa” da esigere, l’acqua “battericamente pura” rispetto alle altre, che possono contenere “i germi del tifo, della dissenteria e di altre gravi infezioni”. “Was Ist Aura” è riportato giusto sotto l’insegna “S. Pellegrino”, quasi che Benjamin fosse indotto a interrogarsi sulla decadenza e la frantumazione dell’aura a partire non dall’opera d’arte e dalla...

Benjamin Cloud

Fotografie, quaderni, taccuini, lettere agli amici, biglietti sparsi: ecco l’ordinata nebulosa che compone il laboratorio intellettuale di Walter Benjamin. In corso a Parigi presso il Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, la mostra Walter Benjamin Archives (fino al febbraio 2012, fondo degli Archives Walter Benjamin dell’Akademie der Künste di Berlino) è una vera e propria messa in scena del dettaglio. Biglietto dopo biglietto, appunto dopo appunto, il visitatore assiste più che all’evolversi, al pulsare del pensiero benjamiano. Un respiro che è prima di tutto vitale, un pensiero che non contempla scarti o rifiuti. Le sale ricordano una nuvola gonfia, oggi si direbbe cloud, e in un certo senso anche l’organizzazione è simile. La catalogazione serve per la conservazione, ma non per accedervi; l’accesso è dato dal pensiero di Benjamin la cui osservazione del dettaglio è la chiave principale.   Non è l’analisi o il ragionamento razionale a prevalere, mentre si tenta si scrutare l’esile e affilata calligrafia di Benjamin, ma una curiosità oziosa e...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...