festival scarabocchi 2020

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pensare

(6 risultati)

A Novara dal 20 al 23 settembre / Pensare il disegno

Il disegno lineare è il mezzo che permette allo sguardo di accedere al massimo della chiarezza e di portare alla massima precisione il pensiero, sostiene Matisse.  Il pensare condivide con il disegnare molti aspetti. Tanto la prima attività quanto la seconda si svolgono secondo un andamento pressoché lineare nel tempo: il loro fine è quello di incanalare e delimitare il flusso incessante di idee che non ha ancora assunto una propria forma. Nelle mente i flussi di pensiero possono dare luogo a reti di inestricabili connessioni, legami e combinazioni tra svariati dati sensoriali, tracce mnestiche, pulsioni e impulsi inconsci.  Tanto la chiarezza delle idee, e la connessa capacità di distillare in modo cristallino un pensiero, quanto la confusione mentale, determinata da una caotica combinazione e sovrapposizione di pensieri irrelati e privi di alcun senso, trovano un parallelo, rispettivamente, nel primo stato mentale, nella essenzialità e nella precisione dei tratti con cui si disegna una forma, e nel secondo nella sovrapposizione di segni indistinti per mezzo dei quali una mano incerta e confusa prova a delinearne i contorni. Non vi è pensiero che non si dispieghi come...

Conversazione con il filosofo / Remo Bodei: tra eterno dubbio e immediata soluzione

Il Festival “Pensare serve ancora?”, organizzato dall’Associazione culturale Pensiamo insieme e giunto alla sua terza edizione, quest’anno avrà come tema La mente pieghevole. Ambiguità: ragioni e s/ragioni. In un mondo fluido, instabile, sconcertante, in continua trasformazione, appare necessario coltivare un’intelligenza elastica, capace di divenire complice del reale assumendone la natura polimorfa, flessibile, molteplice e mutevole. Il successo su una realtà ondeggiante e inafferrabile, in cui non vi sono regole fisse e ricette pronte a cui rifarsi, non può che dipendere dalla capacità di dare prova di una maggiore mobilità e duttilità. Occorre, però, domandarsi quali rischi si celino dietro alla rivalutazione in termini positivi dell’ambiguità come capacità degli individui di rispondere alle sfide della modernità. Può darsi un orizzonte entro il quale l’ambiguità risulti compatibile con valori quali l’autenticità, l’onestà e la verità? In che modo una mente pieghevole può evitare il rischio di ricadere in una dimensione dominata dalla menzogna, in cui ad essere premiata è la furbizia? Nella serata del 23 luglio il Professor Remo Bodei si confronterà con il Professor Marco...

Camilla Falsini, Geneviève Gauckler, Patryk Hardziej, Emma Löfström / Powered by, incontriamo gli illustratori (II)

Continua il nostro viaggio nell’illustrazione contemporanea, alla scoperta degli stili e delle storie dei protagonisti di Powered by Bertagnolli. Se vi siete persi la prima parte, potete trovarla qui.   Andiamo in Italia, per la precisione a Roma, dove incontriamo Camilla Falsini. Camilla ha pubblicato il suo primo libro, Maschere, quando aveva appena 25 anni, e da allora si è sempre dedicata alla pittura, esponendo in gallerie e realizzando grandi dipinti murari (un tratto ricorrente dei nostri artisti, a quanto pare). Alle prese con la parola PACE, Camilla ha scelto di raffigurare “una figura collocata in un ambiente pieno di quiete, natura e armonia, l'opposto di quello in cui molti di noi vivono quotidianamente, fatto di stress, scadenze, fretta”. Più che concentrarsi sul significato classico della parola, ovvero l’assenza di guerra contro i propri simili, Camilla ha voluto mostrare una PACE più ampia, che comprende uomini, animali e persino il regno vegetale, come testimonia il rigoglioso albero che percorre tutta l’illustrazione.            Andiamo ora in Francia, a Parigi, per incontrare Geneviève Gauckler. Anche questa artista ci racconta...

Speciale Ai Weiwei | Come abbiamo potuto regredire fino a questo punto?

Sono abbastanza arroganti da credere che un’autorità illegittima sia in grado di alterare la verità o il volere degli altri. Allo stesso tempo sono abbastanza fragili da credere che una voce contraria possa far crollare il loro potere schiacciante. Questo perché credono che i loro nomi poco rispettabili non saranno scritti su alcuna scheda elettorale una volta che il pubblico avrà davvero il potere di dare il proprio voto.   Hanno già perso la speranza in se stessi, e non vogliono sentire la voce del popolo; ma non permettono alle persone di ascoltarsi l’un l’altra o di scoprire che possono esistere persone con le stesse idee.   Potete pensare, ma non potete parlare. Nessun altro sa cosa state pensando, e quando il dolore e la disperazione appartengono esclusivamente a voi stessi, non ci sono minacce. Ovviamente, stareste meglio senza la facoltà del pensiero indipendente; sarebbe più sicuro, più armonioso.     Se non si può migliorare la propria realtà, allora si può contare solo sulla possibilità di distruggere la realtà degli altri...

O tempora, o mores

Alcuni stralci dal primo convegno: “La tassazione del tempo perso, un incentivo al lavoro sottopagato”.   Introduce i lavori il sottosegretario per la responsabilità, l’economia e la religione. “Se dal principio primo della realtà promana il bene, e sappiamo quale sia, il principio primo della realtà... il bene non può che promanare dal denaro. Ecco perché per quanto crudele possa apparire – Dio solo sa quanto mi sia costato accettare questo tipo di verità – chi non ha denaro, ahilui... non esiste. Ma le cattive notizie non finiscono qui, perché da ciò deriva che non avere alcun contatto col denaro conduce al male. Io stesso avevo proposto ad alcuni amici facoltosi uniamo il nostro denaro, facciamo una colletta di bene assoluto e sommergiamo fino a soffocarlo chi il bene non può permetterselo; un’utopia. Non perché ci siano difficoltà a organizzarsi, ma perché inevitabilmente ci troveremmo ad affrontare le ritorsioni dei soliti... poveri... malvagi. Non odiateli, amici, sono solo... sfortunati che non conoscono il bene. Chiuderei aggiungendo...

Mantieniti vivo

“Tradiscono i decenni” recitava il refrain di una canzone di successo del 1998; un’espressione riuscita per registrare come anche lunghi archi di vita possano essere ridotti a sensazioni più che a memoria. Sembra essere stato così per gli anni ottanta e la loro esteriorità, diluitasi nella “melassa” degli anni novanta, così come - scomparso ogni ottimismo - in quella del decennio da poco concluso. Per molti l’impressione è stata quella di vivere una lunga stagione concentrata sull’individuo, alla ricerca di un ombelico del mondo difficile da trovare, inesistente oppure polverizzato in miriadi di interessi, soprattutto personali.   Il cibo non è stato forse una perfetta metafora di questi anni? In questo lungo arco di tempo c’è stata un’attenzione spasmodica e quasi ossessiva per l’alimentazione, inimmaginabile fino a solo due generazioni prima. Per la prima volta il cibo è stato “pensato” almeno quanto consumato.   La dietetica, la storia, l’arte, la letteratura, ma anche la moda o lo sport hanno contaminato il cibo e da questo...