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rabbia

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Rispondere all'incertezza / L’ira impossibile, ovvero: elogio dell’ira

Non è compito facile sottrarre l’ira alla sua fama. E la sua non è una buona fama. Inscritta tra i vizi capitali da Evagrio Pontico (Ibora, 345 – Egitto, 399), un monaco cristiano, scrittore e asceta greco antico, l’ira non si è più liberata della caratterizzazione negativa con cui è spontaneamente considerata.    Erotica/Irotica  “Sine ira et studio”, senza ira e parzialità, fu l’espressione usata da Tacito (Annali I, 1) con riferimento al proprio programma storiografico, talvolta citata per sottolineare l’obiettività di un proprio giudizio o atteggiamento. Ancora una volta l’ira assume una connotazione negativa e problematica, quella di un fattore di disturbo del giudizio e causa del turbamento di una presunta obiettività.  Eppure non dovrebbe essere difficile riconoscere come vi sia una interconnessione abbastanza stretta tra i sistemi emozionali umani che presidiano alla ricerca, alla curiosità, alla creatività, al desiderio e, perciò, ad un’erotica dell’esistenza e della conoscenza, e i sistemi emozionali della collera, della rabbia, dell’attrazione coinvolgente, dell’aggressività non necessariamente distruttiva e, perciò, di quella che con un neologismo...

Salvini, Di Maio, Mattarella / Sono davvero arrabbiato

Che l’atmosfera politica fosse un po’ tesa ce ne eravamo accorti da settimane: ce n’è di che, non ci voleva molto a capirlo. Le cronache del patatrac annunciato, e che ieri sembra essersi consumato, lo hanno insinuato, detto, ribadito spesso: nervosismo nell’aria, tensioni palpabili, animi esacerbati e altri consimili eufemismi. Ma poi la collera – provata, detta, esibita – ha preso il sopravvento. Aveva cominciato Matteo Salvini, in un post su Facebook venerdì scorso alle 20 e 41, con un’affermazione tanto lapidaria quanto inquietante: “Sono davvero arrabbiato”, dove più che l’“arrabbiato”, termine in sé poco elegante, colpisce il “davvero”, foriero di chissà quale reazione prossima futura.     Ha raddoppiato Luigi Di Maio in un video diffuso subito dopo le decisioni del Presidente della Repubblica di non accettare la lista dei ministri proposta da Giuseppe Conte: “io sono arrabbiato [perché] dopo tanto tempo dedicato alla formazione di questo governo…”, usando un tono a dir poco concitato, se non indispettito e vibrante. Sentimento ribadito poco dopo, ma virando al plurale, nel collegamento telefonico a “Che tempo che fa?” con Fabio Fazio: “vorrei dire quanto siamo...

Intorno al risentimento (parte seconda) / Rancore

Rimorso    Il rancoroso possiede una memoria implacabile, non può perdonare né perdonarsi, e condivide molti tratti simili a chi soffre del sentimento di vergogna: è offuscato dalla memoria di un passato da cui non può separarsi e che non può tenere a distanza. Ciò che manca a chi soffre di questo sentimento è la capacità di ri-vivere, quindi di trovare un senso all’offesa patita, di farla transitare attraverso l’esperienza del proprio vissuto; non si congeda mai dal ricordo della frustrazione, torna a sentire le offese narcisistiche ricevute, edipiche o fraterne, che non si vogliono o non si possono dimenticare o perdonare. Sia nel risentimento, come nella vergogna, appare la figura del “rimorso”, il tornare a mordere o mordersi, sotto la pressione di un’emozione, dice Kancyper, specifica, ripetitiva, alimentando l’attesa di nuove vendette rivolte, prima di tutto, contro se stessi.   Lo psicoanalista sottolinea come il rimorso sia ben altra cosa rispetto all’odio; mentre il rimorso promuove una circolarità regressiva e sadica, l’odio può invece promuovere un movimento centrifugo della libido. Rifacendosi al Freud di Pulsioni e loro destini (1915), Kancyper sostiene...

Inside Out. Del cinema cognitivista

I film per bambini sono il risultato di un’impresa immane: devono piacere al target elettivo, gli infanti, ma anche ai genitori che li accompagnano. Altrimenti gli adulti, spettatori coatti, direbbero “Possibile che io debba portare i miei figli a vedere simili baggianate?” e finirebbero col sabotare l’andata al cinema, malgrado pianti e strilli dei piccoli. Occorre quindi evitare anche agli adulti – ai quali capita anche, talvolta, di essere persone colte – una emozione che non è prevista nel film Inside Out: la noia. Un’emozione fondamentale per scrittori e filosofi – se ne occuparono Kierkegaard, Sartre, Moravia, Agamben – ma evidentemente non per l’Ekman-Pensiero. Si dà il caso che questo film della Pixar e di Disney – scritto e diretto da Pete Docter e Ronnie del Carmen – sia ispirato alle teorie del citatisssimo psicologo Paul Ekman, il quale ha “scoperto” che ciascuno di noi è retto da sei emozioni fondamentali: rabbia, paura, tristezza, disgusto, gioia e sorpresa. I registi hanno eliminato la sesta, ma saggiamente si sono parati i fianchi dalle ire femministe dando a...

Inside Out. Emozioni-pulsanti

Appena uscito, mi sono precipitata a vedere Inside Out, da grande amante del cinema di animazione quale sono. E naturalmente non ne sono stata delusa, c’era tutto il corredo delle trovate che mi rendono questo genere congeniale e gradito: ecco il personaggio della Tristezza, per esempio, un vero crocicchio di motivi: il collo alto degli esistenzialisti francesi; la ciccia come in Bridget Jones e naturalmente “blue”, cioè del colore il cui nome in inglese indica anche uno stato d’animo depresso o addolorato. E poi l’amico immaginario, un insieme di animali diversi come l’ornitorinco studiato da Umberto Eco ma meno filosofico, essendo costituito da deliziosi sfilacci di zucchero filato rosa. Insomma mi sono goduta il film, contenta anche che si parlasse finalmente di emozioni, in un mondo formato Wikipedia dove tutto sembra ridursi a cognizioni o peggio, a intelligenze artificiali. Ma scesa dalla giostra mi sono interrogata sulla visione del mondo, dell’individuo e della società che questo film veicola.   Da almeno un paio di decenni si parla di fine delle ideologie ma niente e nessuno può sfuggire al fatto che la...

Inside Out. Emozioni esistenziali

Riley è una bambina alle prese con uno sconquasso esistenziale. Cambiare casa e città contemporaneamente rappresenta un dramma che nessun bambino vivrebbe a cuor leggero. Ciò nonostante, Riley riesce a dissimulare il proprio disappunto. Le buone maniere della sua buona educazione di provincia le impediscono di rivelare, in primis a se stessa, la sua avversione a un cambiamento che si preannuncia, comunque, colossale.     Il cervello, però, non tradisce. Che si tratti di un vero e proprio trauma, lo capiamo, infatti, grazie alla trovata principale del film che racconta le sue vicende, drammatizzando ciò che avviene nella sua mente in reazione agli eventi della vita. Ad animare lo spazio della sua emotività, ritroviamo, così, 5 personaggi, ognuno dei quali impersonante una passione di base: gioia, tristezza, disgusto, paura, rabbia.   Sul fatto che l’idea di rappresentare il pensiero e il comportamento attraverso la metafora della mente sia un espediente narrativo già largamente utilizzato in ogni ambito della produzione culturale, dalla filosofia alla psicologia, dalla pubblicità al cinema...

Lo spago della biancheria

Lo spago della biancheria sta sopra la nostra testa, lascia pendere mutande, reggiseni, camicie e camicette. Eppure in questi giorni, da come arrivano le notizie, è stato il pretesto di una strage. La notizia della vicenda di Secondigliano si aggiunge alle altre, senza neppure avere quell'intervallo di tempo, tra l'una e l'altra, per indignarsi, prima, e poi cercare di capire. Potremmo pensare alla devastazione sociale e urbana di quella zona, alla criminalità organizzata che mostra sintomi disorganizzati. L'impulsività in primo luogo, classico sintomo differenziale tra camorra e mafia.   Si potrebbe evocare l'opera di David Riesman, La folla solitaria [The Lonely Crowd, 1950], che descrive la tendenza all'isolamento dell'individuo delle culture metropolitane, profetica! O il film Il giorno della locusta [1975], di John Schlesinger, con la figura di Homer Simpson, interpretata da Donald Sutherland, impiegato sessualmente represso, potenziale gigante omicida. Opere a scarso gradimento, chi se le ricorda più? Tuttavia, fino a qualche anno fa, i gesti che producevano lacerazione nel tessuto sociale erano considerati rari...

Claudio Foschini. Un cuore lacerato

Attorno alla metà degli anni sessanta, quando il “miracolo economico”, diffondendosi, stempera i suoi effetti più dirompenti, si moltiplica un nuovo ceppo d’uomo: il pirata urbano. Claudio Foschini è un pirata urbano, e la città di Roma è il teatro delle sue scorribande. Claudio percorre la città, dalle periferie verso il centro, come frastornato, stordito, ma con furia, spinto da un sogno di possesso che determinerà la sua rovina.   È ladro e rapinatore. Passerà in galera buona parte della sua vita, a partire dal carcere minorile di Porta Portese, dove entra nel 1965, a 16 anni. Solo il primo passo, negli anni successivi Regina Coeli, Rebibbia, Montefiascone, Avezzano, Rieti, Pescara, Palermo, il Paese visto dal lato delle sue carceri, nel momento in cui anche le carceri e i suoi abitanti chiedono trasformazioni.. Ma andiamo agli inizi. 1949, Claudio nasce al Mandrione, che diventerà, anni più tardi, uno dei luoghi d’elezione della geografia pasoliniana. Ề una distesa di misere baracche, legni di scarto e lamiera, e un po’ di muratura a sostegno, incastonate negli...

“Stop killing blacks”

La rivolta dei migranti di Rosarno del 7 gennaio 2010 è passata alle cronache come un evento inspiegabile, una fiammata di follia, l'ennesima conferma dell'emergenza immigrazione. In un mondo in cui molte cose sembrano quello che non sono, senza rispetto per una verità sfuggente ma per la vaghezza portata a sistema di conoscenza del mondo, anche in questo caso abbiamo letto e sentito un elenco di luoghi comuni e di menzogne.   Dal 1990 nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, a lavorare nei boschi di aranci ci sono i primi ragazzi immigrati in Italia. Inizia così lo sfruttamento di manodopera a bassissimo costo per la raccolta delle arance calabresi. Con lo sfruttamento inizia la violenza della 'ndrangheta che controlla anche il settore agroalimentare. L'elenco dei ragazzi africani feriti o uccisi negli agrumeti di Rosarno dal 1990 al 2010, l'anno della rivolta, è impressionante. La 'ndrangheta spara per mantenere il controllo, per spaventare, per fare capire che una volta finito il lavoro è meglio che gli immigrati se ne vadano altrove.   Il 10 settembre 1990 non è una di quelle date che si ricordano...

Rabbia!

“Lo so: perché in me è oramai chiuso il demone/ della rabbia. Un piccolo, sordo, fosco/ sentimento che m’intossica:/ esaurimento, dicono, febbrile impazienza”. Così scrive Pier Paolo Pasolini in una poesia compresa nelle Poesie incivili, appendice al volume La religione del mio tempo. Lo scrittore aveva in mente di pubblicare un libro di racconti con il medesimo titolo; non ne fece invece nulla, e la parola “rabbia” finì in cima a un documentario del 1963. Secondo Emanuele Trevi – ne ha scritto in Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) – la grande prerogativa di Pasolini è proprio la rabbia, ed è questa reazione emotiva, stato di violenta agitazione, che differenzia l’artista, lo scrittore e il poeta da tutti gli altri. Non dunque un difetto, ma proprio un’indispensabile prerogativa.   In un piccolo libro, un pamphlet, Dio è violent (Nottetempo), una filosofa, Luisa Muraro, affronta l’argomento, e fa un elogio della rabbia e della violenza in una società, la nostra, in cui, com’è scritto nella quarta di copertina, “è venuta meno...

Piazza degli studenti

A Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo le recenti manifestazioni degli studenti contro le politiche del governo e contro i tagli alla spesa sociale hanno confermato quella tendenza alla radicalizzazione del conflitto, con scontri anche violenti con le forze dell’ordine in cui sono coinvolti minorenni, già vista negli ultimi anni.   Da un lato gli studenti delle scuole superiori si sono mossi “contro questo Governo e contro l’Unione Europea, che assieme privano milioni di giovani del diritto all’istruzione, al lavoro e al futuro” su una piattaforma ideale che può essere riassunta così: “No al ddl Profumo, fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno”. Dall’altra le forze di polizia, con una certa continuità istituzionale, non hanno esitato di fronte all’uso spropositato della violenza nei confronti di ragazzi. Si sono viste scene di guerriglia urbana anticapitalista ed effigi date alle fiamme che ricordano altri contesti, dalla Grecia al mondo arabo, ma che sono inequivocabili segnali di rabbia e frustrazione contro un futuro negato e un presente di...

Giusi Marchetta. L'iguana non vuole

Contiene molte cose L’iguana non vuole (Rizzoli, 2011), primo romanzo di Giusi Marchetta. L’impressione, scivolando tra le pagine di un libro ben scritto e senza i risvolti narcisistici oggi quasi di prammatica, è che il desiderio di raccontare una storia non sia mai disgiunto dal bisogno di fare spazio a tutto ciò che l’autrice ha da dire: sulla scuola, sulla condizione dei precari, sull’emigrazione, sulle storie d’amore e di amicizia, sull’autismo e la malattia, sulle nevrosi, le rabbie e le paure che tutti ci portiamo appresso. Su una generazione di ragazzi a trent’anni quando, come dice l’autrice, a trent’anni ragazzi non si è più. Non è un romanzo di denuncia, ma è un romanzo che, raccontando, denuncia: la storia è sempre in primo piano ed è attraverso di essa che prende corpo la realtà illustrata nelle sue differenti sfaccettature quotidiane, in tutti i suoi risvolti pratici (coinquilini, trasferte, traslochi) ed emotivo-relazionali.   Emma ha 28 anni, una laurea in lettere con il massimo dei voti, e la specializzazione sia per l’...