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Le icone di Hiroshima

Sono passati settant'anni. L’atomica non finisce mai di incombere su di noi. Per questo ricordare la prima volta in cui è stata usata su obiettivi civili, a Hiroshima, e poi la seconda, a Nagasaki, non è un dovere di memoria e di pietà puro e semplice ancorché necessario: è una meditazione obbligatoria sul presente e su un sempre possibile futuro prossimo, sull’infinita capacità di male delle società e dei singoli.   Doppiozero ricorda le due tragedie con l'articolo di Yosuke Taki apparso ieri e con questo di Giuseppe Previtali.     Gli avvenimenti dell’Agosto 1945 in Giappone hanno aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo. La caduta dei primi ordigni atomici sulle città di Hiroshima e Nagasaki è stata letta come uno dei più grandi traumi del Novecento, insieme allo sterminio degli ebrei d’Europa da parte del regime nazista. Ogni trauma storico ha in sé una potenza evocativa che non è apertamente esprimibile: vero e proprio momento topico della letteratura testimoniale è infatti il riconoscimento dell’incapacità di...

Il viaggio di Pianissimo

Pianissimo, libri sulla strada è la felice invenzione di un amico, Filippo Nicosia, a cui non difettano coraggio e inventiva. La migliore risposta a quelli che vedono sempre nero e a quelli che hanno costante bisogno di flauti e violini. Gli ultra-cinici e i romantici a oltranza, gli apocalittici e gli integrati. Pianissimo è un rasoio di Occam applicato alle belle lettere.   Quante volte abbiamo ascoltato la canzone sulla fine della lett(erat)ura? Troppe. Ci è venuta a noia. Ma se è vero che i lettori scappano, se è vero che siamo un paese di aspiranti, autoreferenziali scrittori (a pagamento), se è vero che questo è il peggiore dei Sud possibili e che la Sicilia, ben lungi da piazzamenti degni della Champions League in molte classifiche su servizi, lavoro, decoro eccetera non si è certo fatta perdonare nelle classifiche sulla lettura, Filippo Nicosia, con la sventatezza degli illuminati, o che traspare da certe pagine di Paura e disgusto a Las Vegas, ha puntato tutto sull’Eldorado dei “lettori”.     Perché se tutta questa mappazza apocalittica è vera, è...

Perchè crediamo a Primo Levi?

C’è un aspetto dell’opera leviana che credo sia difficile sopravvalutare: il divario quantitativo tra Se questo è un uomo e (per usare l’espressione di Marco Belpoliti) il “macrotesto del Lager”. Se questo è un uomo, così come si presenta oggi, è il risultato di una composizione insieme rapida e graduale. Rapida perché il libro è stato steso nell’arco di pochi mesi, fra il 1946 e il 1947; graduale perché la prima redazione è stata rivista e integrata per l’edizione 1958, oltre che definitivamente corredata dall’Appendice, nel 1976. Levi non era quindi alieno dall’apportare varianti. Ma su Auschwitz ha scritto molto altro: e molto ha continuato a narrare circa la propria diretta esperienza. I primi capitoli della Tregua, la sezione iniziale di Lilìt, svariati passaggi dei Sommersi e i salvati, articoli e racconti sparsi, disseminati in varie sedi. Decine e decine di testi, senza contare le poesie, senza contare il lungo saggio Rapporto sulla organizzazione igienico-sanitaria del campo di Monowitz, così ricco di particolari: una mole imponente di...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane #2

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle fiabe italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane (le stesse riprese anche da Italo Calvino), per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.     L’idea di riscrivere per twitter le Fiabe italiane è venuta da una conversazione con alcuni amici. Nessun testo del novecento italiano mi sembrava più adatto. Poi c’era il precedente dei fratelli Grimm-Twitter del Goethe Institut italiano. Perciò mi sono messo al...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale Twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle Fiabe Italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane della tradizione popolare che sono state raccolte anche da Italo Calvino, per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.                               La lezione americana che Calvino ha dedicato alla Rapidità comincia con una leggenda, che poi è anche una fiaba. Riguarda Carlo Magno, il Lago di Costanza, una donna morta, e soprattutto un...

Igort, o del testimoniare per immagini

Un segno, tracciato su un foglio, può farsi segno di molte cose: può dare vita a un volto e costruirgli intorno una storia, può intagliare un marchio o definire un progetto grafico. E dietro il packaging di un prodotto può esserci lo stesso lavoro che c’è dietro una copertina del New Yorker. Disegnare, ovvero, può dirsi in molti modi. E l’impero dei segni e dei disegni, per strizzare l’occhio a Roland Barthes, ha confini frastagliati, che separano e allo stesso tempo mettono in contatto mondi molto diversi tra loro: l’illustrazione, la grafica editoriale, il fumetto. Puntata dopo puntata cercheremo di esplorare questi territori, raccontandoli attraverso le parole e le immagini di quanti, in Italia e all’estero, si sono distinti come autori di graphic novel o di libri per ragazzi, come illustratori o grafici. Per tracciare la rotta, sempre in movimento, di alcuni dei più importanti protagonisti del disegno e contemporaneamente mettere insieme un piccolo atlante di questi mondi, divisi solo da un sottile filo di matita.     Illustratore, autore di fumetti, editore: Igort, al secolo...

In cerca dei nuovi narratori cinesi

Molto si muove sotto i cieli della Cina. L’impressione è quella di essere alle soglie di una stagione foriera di sorprese. Eppure trovare i nuovi autori forti da proporre al pubblico europeo ancora non è facile. Gli editori occidentali se ne sono lamentati a lungo, in questi anni, a cavallo delle ospitate cinesi a Francoforte e, l’aprile scorso, a Londra. Non in pubblico, ma in privato, si dice: I cinesi non hanno qualità: quando nasceranno le nuove stelle del panorama letterario locale?   Il paese più grande del mondo, la lingua più parlata del globo: ma i nomi che sono arrivati sugli scaffali in questi tre decenni (diciamo dalla fioritura culturale della metà anni ‘80 in poi, cioè dalle prime timide aperture di Deng Tsiao Ping) sono molto spesso nomi di autori in esilio (il premio nobel Gao XinJian su tutti, o Ma Jian, o l’apprezzatissimo - in Italia - Qiu Xiao Long. Gli scrittori che hanno scelto di vivere in Cina, e quindi forzatamente di ammorbidire la propria proposta culturale per renderla digeribile alla censura, non hanno lasciato indelebile traccia nei cuori dei nostri lettori:  Mo...

Cowbird. Una comunità di cantastorie?

Il sito Cowbird si definisce una “comunità di cantastorie”. Comunità è un social network, un sito web dove si instaurano relazioni tra utenti e si condividono contenuti. Cantastorie è la traduzione dell’inglese storyteller; non apprezzo il termine perché risuona di armoniche micidiali, ma essendosi subito imposto nelle descrizioni italiane di Cowbird non provo neppure a sostituirlo con un più borghese narratore. Cos’è, però, una storia in Cowbird? Al contrario dei progettisti del sito, non ho di questo termine una comprensione “naturale” e “immediata”, e non credo se ne possa avere. Una storia in Cowbird è una foto, accompagnata da un testo scritto di lunghezza non predeterminata ed eventualmente da un contenuto audio, per lo più un testo recitato. Il sito nella sua pagina About ne offre alcuni esempi; il più noto è forse quello da cui prendiamo anche l’immagine di presentazione di questo articolo.   In che cosa è diversa una singola storia di Cowbird da un post di blog, ad esempio da Donna palestinese, Beirut, 1976 di...

Tre domande a Paolo Di Stefano

Giunge oggi alla terza tappa Italia piccola, il ciclo di incontri sulla realtà italiana organizzato dalla Libreria Utopia di Milano in collaborazione con doppiozero.   Abbiamo voluto raccontare luoghi e situazioni degli italiani di ieri e di oggi: l’Italia minore, quella che non ha spazio sui media se non quando accadono catastrofi naturali o tragedie, e gli italiani, diventati un popolo attraverso le vicende unitarie, le migrazioni, le trasformazioni del boom.   Oggi alle 18.30 Lucio Morawetz incontra Paolo Di Stefano, che nel suo libro La catastròfa (Sellerio), ha ricostruito il disastro di Marcinelle dell’8 agosto 1956, con partecipazione emotiva e pietas storica, tessendo un racconto polifonico di una grande tragedia nazionale.   Noi abbiamo rivolto all’autore queste tre domande.   Marcinelle è una delle tappe dolorose della storia repubblicana, ma non ha, mi pare, una bibliografia sterminata. Da cosa parte l’idea di farne un libro? Ero stato nel 2006 a Marcinelle per il Corriere della Sera al seguito del Giro d’Italia che quell’anno partiva da Charleroi in ricordo del...

La baby aerodinamica

Mettiamo il caso che il primo di gennaio, poco dopo essere tornato dal veglione di Capodanno, pieno di alcol e bollicine, mentre cerco faticosamente di infilare la chiave nella toppa della porta, mi si pari davanti un ometto verde che mi chiede nella nostra lingua: Chi è il terrestre che bisogna interrogare per capire questo vostro stranissimo mondo? Interrompendomi un attimo dall’immane sforzo di centrare il buco, non avrei il minimo dubbio e gli direi: Tom Wolfe! Gli metterei in mano – facendolo entrare in casa – il volume: La baby aerodinamica kolor karamella, anno 1965. Lì c’è tutto: l’invenzione della giovinezza, la musica dei Beatles, l’arte pop, l’America dei magnati, un manuale per comportarsi in pubblico e conversare felici e contenti, le istruzioni per il party perfetto, Playboy e la pornografia di massa, i mass media e Mister-il-medium-è-il-messaggio, e altro ancora. Certo, è il mondo occidentale; ma fino a che i nuovi padroni del mondo, là in Oriente, non avranno prodotto il loro T. W. con gli occhi a mandorla, beh, fino ad allora lui è ancora un faro.   Tom Wolfe...

Daniel Farson / Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi

Vedere le mani di Francis Bacon, vederne gli occhi. Ripercorrere attraverso gli scatti di John Edwards, suo ultimo compagno, i dettagli del viso e ritrovarne “la violenta realtà”. Francis Bacon è da poco morto e gli amici rimasti lo ricordano sorseggiando del Mouton Rothschild. Tra di loro Daniel Farson, l’autore della biografia Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi (Traduzione di Costanza Rodotà, Johan & Levi Editore, Milano 2011). Le fotografie di John Edwards non definiscono un ricordo, ma piuttosto una verità: non è possibile rinchiudere l’esperienza esistenziale di Bacon in una memoria compatta e definita. Bacon non ha memoria e non ha somiglianze, ha solo una realtà, percepibile attraverso dettagli di assoluta verità; per qualcuno è la forza dell’aura per altri, per l’autore di questo libro, è “violenta realtà”.   Daniel Farson, al pari delle fotografie di John Edwards, illumina i dettagli e compone un vero e proprio coro di voci, spesso sovrapposte, alcune volte volutamente stonate, che hanno tutte insieme la capacità di...

Dieter Schlesak. L’uomo senza radici

Dieter Schlesak con L’uomo senza radici (traduzione di Tomaso Cavallo, Garzanti, Milano 2011, 462 pagine) dissolve la forma romanzo nella storia privata della propria famiglia riuscendo a raccontare il Novecento della Shoah e delle ideologie attraverso un romanzo composito, che muta pagina dopo pagina quasi biologicamente. Schlesak maneggia letterariamente il sogno e l’allucinazione dando senso e spazio alle illusioni e alle esaltazioni che furono il motore di terribili tragedie. Le parole si fanno così briciole cadute da un tempo che ritroviamo oggi, con angoscia, sulla nostra tavola. Dieter Schlesak scioglie nel suo romanzo una sorta di canto funebre che partendo dalla morte della madre lo riporta nei luoghi dell’infanzia. Esule da sempre, come tedesco in Romania in un impero ormai dissolto, come razza occupante e poi come minoranza sotto scacco della dittatura comunista, Schlesak si ritrova così straniero ai luoghi della sua stessa infanzia e ai suoi stessi ricordi che rievocano litanie scomparse, canzoni perdute. Il ricordo si mischia al sogno, i brevi capitoli, anche di una sola pagina, sono veri e propri vaneggiamenti (Il titolo originale...

Sergio Garufi. Il nome giusto

La narrativa italiana conosce un momento particolare. Sarà per via dell’aumento vertiginoso delle pubblicazioni – romanzi e racconti –, sarà forse per l’arrivo di una nuova generazione di scrittori, nata a metà degli anni Settanta, e anche dopo, ma non passa settimana che non escano libri nuovi, e anche interessanti. Non tutti ovviamente, anche perché l’attuale ritmo editoriale, imposto dalle leggi del marketing, sollecita anche gli scrittori già affermati – quelli della generazione degli anni Sessanta – a pubblicare un libro ogni anno, o quasi, non sempre con risultati soddisfacenti.   In questa massa di opere come orientarsi? Quali libri leggere? Quali no? Chi consiglia a chi? Tutti interrogativi cui vale la pena di rispondere. Come? Provando ad affidare il compito di leggere e recensire i libri ad una nuova generazioni di lettori, e soprattutto di lettrici – sono le donne a leggere più libri di narrativa, o più libri in generale, rispetto agli uomini. Ecco allora che inizia con questo primo articolo una “rubrica” di recensioni scritte da persone che debuttano...

Di libro in libro scorre la vita

Certe volte capita che la lettura di un libro metta in moto una reazione a catena, per cui si sente il bisogno di dipanare una matassa, si ricorre ad altri libri, ti tocca fare i conti con episodi del passato, si ritorna ai libri e si va avanti, fino a quando si mette un punto. Per modo di dire.   Chernobyl di Francesco Cataluccio mi ha portato a Imperium di Ryszard Kapuscinski, come tenendomi per mano. Il 4 giugno 1933, mentre in Ucraina si muore di fame e le madri impazzite mangiano i propri figli denutriti, il responsabile della catastrofe passata alla storia col nome di Holodomor, Stalin, approva l’esecuzione del suo progetto più folle, la costruzione del Palazzo dei Soviet a Mosca: l’edificio, racconta Kapuscinski, avrebbe dovuto oscurare l’Empire State Building; alto 415 metri, sormontato da una statua di Lenin alta tre volte la Statua della Libertà, (il cui dito indice avrebbe dovuto misurare 6 metri), a costruzione ultimata avrebbe raggiunto una capacità di 7 milioni di metri cubi, equivalente alla cubatura dei sei massimi grattacieli newyorkesi di allora, un vero schiaffo all’America. Mentre sulle strade e fra i...

Victor Klemperer. Cronache di una vita e di una lingua

Pubblichiamo qui due riflessioni di Roberto Gilodi e Michele Ranchetti sugli scritti di Victor Klemperer.     “Sistemando il pacco del manoscritto, mi tormentavo ancora una volta chiedendomi se mai riuscirò a utilizzare tutto ciò che ho accumulato. Ma non posso pensare a queste cose se non voglio sprofondare nell’assoluto non essere”. È il 20 gennaio 1945 quando il filologo e francesista Victor Klemperer (1881-1960) chiude le annotazioni della giornata con queste parole. Ormai le sorti della guerra sembrano segnate, gli eserciti alleati hanno avviato l’offensiva finale e stanno per invadere la Germania. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima della resa? E quando nel febbraio del 1945 i nazisti decidono di deportare anche le coppie miste, Victor e sua moglie Eva (lui ebreo assimilato e convertito al protestantesimo, lei ‘ariana’), si chiedono se da ultimo la macchina dello sterminio inghiottirà anche loro.   La vicenda di Klemperer, allievo di Vossler e collega di Auerbach e di Curtius, è emblematica di un’intellettualità ebraica per la quale l’...

Raccontare ai tempi del 2.0. Curation services e nuove forme del giornalismo in Rete

Nell’era dei social network il giornalismo ha subito alcune rilevanti variazioni, destinate ad avere sempre più largo corso nel nostro futuro. Sarà questo il tema del mio intervento, in cui cercherò in particolare di tracciare il percorso che ha portato all’emergere dei curation services: piattaforme che permettono di selezionare, aggregare e presentare in forme narrative articolate le notizie che provengono dalla Rete e dai social network. Su Wikipedia c’è una pagina, dedicata a Andy Carvin, in cui si ricorda come questo senior product manager for online communities della NPR (prima nota come National Public Radio, una sorta di “servizio pubblico” radiofonico americano) sia diventato un’agenzia stampa 2.0 su Twitter (ed ora che “2.0” l’ho scritto possiamo passare alle cose serie). Carvin ha seguito sin dalla fine del 2010 su Twitterle rivolte nordafricane, sviluppando un largo seguito e usando al meglio i suoi precedenti contatti per fornire un importante servizio in tempo reale di informazione e verifica delle numerosissime notizie, prima di tutto in forma di tweet, che provenivano da quei...

Mosaico di identità e identità-mosaico

Se dal punto di vista culturale oggi si ammette senza remore che la retorica risorgimentale, quella che avrebbe dovuto “fare gli italiani”, fu insopportabile, asfittica, decrepita già appena nata, piena di moralismo e ampollosità, vetusta nel linguaggio, nelle immagini e nei simboli, è pure vero che l’Italia ha trovato un’identità nazionale in primo luogo nella letteratura e nella lingua letteraria, con l’opera di Dante, Boccaccio e Petrarca fino a Bembo e poi Manzoni.     Il linguaggio è la casa dell’Essere, scrive Heidegger, e nella sua dimora abita l’uomo. Viviamo da sempre nel linguaggio, e la nostra capacità di costruire nuove interpretazioni dell’esperienza e di articolare le relazioni tra le parti di cui si compone si fonda sempre nel preliminare contesto linguistico e culturale nel quale ci troviamo situati. Il linguaggio, inoltre, è anche il mezzo grazie al quale veniamo a conoscere altre interpretazioni dell’esperienza. Così, nell’interpretare un segno, un testo, una cultura, contemporaneamente un soggetto interpreta anche se stesso....

Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.     A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due...