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(14 risultati)

RADIOGENIE / Le vite di chi ama la radio

Continua "Radiogenie", una nuova rubrica a cura di Tiziano Bonini e Rodolfo Sacchettini, uno spazio dedicato alla cultura dell'ascolto, ai suoi autori, alla rinascita dei contenuti sonori e dei generi radiofonici su altri supporti (smartphone, podcasting). Qui il primo contributo.   “Stimati invisibili…” Iniziava così le sue trasmissioni radiofoniche Walter Benjamin, che nutriva un profondo rispetto per gli ascoltatori e sul rapporto tra radio e ascoltatori ha scritto una serie di riflessioni radicali (che riportavo nel 2011 in questo articolo di Doppiozero). Il DNA della radio sta tutto nella sua invisibilità. Invisibili i conduttori, che parlano di fronte al vetro della regia e si vedono restituire la propria immagine riflessa, mentre il pubblico è solo una presenza evocata, fantasmatica. Invisibile l’ascoltatore, che invia messaggi, chiama al telefono, scrive su Facebook, ma non si materializza mai nello studio. È questo doppio statuto di invisibilità – del conduttore e dell’ascoltatore – che alimenta la curiosità di chi ascolta, sia al microfono che al ricevitore radio.    Senza l’invisibilità, la radio perde i suoi superpoteri ma diventa anche più umana, si fa...

RADIOGENIE / Andrea Camilleri e la radio: un’ipotesi di radio futura

Inizia oggi "Radiogenie", una nuova rubrica a cura di Tiziano Bonini e Rodolfo Sacchettini, uno spazio dedicato alla cultura dell'ascolto, ai suoi autori, alla rinascita dei contenuti sonori e dei generi radiofonici su altri supporti (smartphone, podcasting).   Dai microfoni di Radio Uno le parole di Andrea Camilleri rivolte al pubblico hanno più la durezza dell’ammonimento che la cordialità dell’invito: «Da troppo tempo gli addetti ai lavori della Rai sono condizionati dalla routine e sono poco aperti alle proposte degli ascoltatori… d’altronde si rischia di cadere nella demagogia. La piazza, manipolata dalla società di massa, quando ha fatto richieste giuste? (…) Teniamo presente che la Rai, quando è diventata più democratica, non è stata mai superficiale (…). Il problema di fare cultura oggi è molto più difficile. Cerchiamo dei prodotti radiofonici da mandare in onda, che provino a interpretare la realtà in cui viviamo… L’invito è a opere originali, non a deliranti monologhi, sfoghi narcisistici, letture di poesie o imitazione di programmi già esistenti. La sfida è a ciò che è vecchio, falso e inutile».    È una trasmissione a puntate, che si inaugura alla fine...

Il senso del ridicolo 2018 / Lucia Poli: con un ceffone e un whisky

  Dal 28 al 30 settembre si terrà a Livorno la terza edizione del festival Il senso del ridicolo, dedicato all'umorismo, alla comicità e alla satira. Fra gli ospiti di questa edizione ci sarà anche Lucia Poli. Fiorentina di nascita e romana d'adozione, attrice - e autrice - per il teatro, il cinema, la radio e la TV, è stata, con la fondazione del Teatro Alberico nel 1975, una delle figure-chiave del teatro d'avanguardia in Italia. Le rendiamo omaggio con un affettuoso ritratto, scritto dal fratello Paolo (1929-2016) e tratto dalla raccolta Alfabeto Poli (Einaudi, 2013), a cura di Luca Scarlini, al quale va il nostro grazie per averne concessa la riproduzione.   La biologia in primo luogo. La nostra somiglianza paradossale è una dissimiglianza biologica, ma è una somiglianza di cervello, di scelte, di preparazione, di humus da cui siamo venuti fuori. Però è come un gioco di specchi. Anche perché bambini insieme non abbiamo intrecciato carole, tra noi c’è una generazione di mezzo. La mia sorellina Lucia per me è come un figlio. Perché quando avevo vent’anni lei ne aveva nove. Quando ci voleva, la picchiavo di santa ragione....

Scrittrici italiane al cinema / Una gentile festa per gli occhi

Una delle più recenti acquisizioni del Fondo Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma consiste in un corpus di 47 recensioni cinematografiche che l’autrice scrisse fra l’inizio del 1950 e il novembre del 1951 per la rubrica radiofonica della RAI Cinema. Cronache di Elsa Morante.  Pubblicate l’anno scorso a cura di Goffredo Fofi con il titolo La vita nel suo movimento (Einaudi, 2017), le recensioni delineano la postura critica di una scrittrice-spettatrice che guarda i film – i più vari: italiani e stranieri, di autore e di genere, drammatici e comici – con una sua sensibilità visuale, ma in virtù soprattutto di una concezione estetico-letteraria del cinema, riconoscibile, per quanto riguarda il testo presentato, dell’estate 1951, nell’affermazione che in Powell e Pressburger «il colore è espressione non soltanto di un sapiente gusto pittorico, ma anche di poesia». Altrove, questa impostazione tradisce una certa irritazione per le trasposizioni giudicate troppo disinvolte di opere letterarie in film, come Madame Bovary di Minnelli e persino Macbeth del pur amato Welles, o anche il timore che «un bel giorno la gente dalla mente pigra e passiva, che forma la...

I marziani di Orson Welles

Esce oggi presso l’editore FrancoAngeli il volume di Orson Welles È tutto vero. Marziani, astronavi e beffe mediatiche. Pubblicato in occasione dei cent’anni dalla nascita dell’autore, contiene il testo di Invasione da Marte, la trasmissione radiofonica che è stata la più importante beffa mediatica e ha fatto credere a molti americani la sera del 30 ottobre 1938 che fosse in atto un’invasione della Terra da parte dei marziani. Pubblichiamo un’anticipazione dalla postfazione di Vanni Codeluppi, che ha curato il volume.   L’invasione dei marziani che è stata raccontata alla radio da Orson Welles e dai suoi attori viene generalmente considerata uno dei casi più importanti di tutta la storia dei media. Le cosiddette «beffe mediatiche» realizzate nella storia dei mezzi di comunicazione sono infatti numerose, ma probabilmente nessuna ha ottenuto un risultato paragonabile in termini di attenzione sociale a quello che è stato in grado di raggiungere il radiodramma di Welles. Anche perché questa è stata la prima e dunque, in quanto tale, anche la più inaspettata. In seguito all’ascolto della trasmissione, molte persone sono state prese dal panico e hanno fatto di tutto: sono corse a...

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una retorica narrativa che tendeva a patologizzare o a mettere in allarme la popolazione sui rischi di un uso eccessivo di quel mezzo. Se fossimo nel 1890 e potessimo usare Facebook, le bacheche di molti maschi italiani sarebbero piene di articoli ironici sul carattere patologico delle donne delle famiglie borghesi che passano ore al telefono (il nuovo medium dell’epoca) a parlare con le amiche,...

Bono Vox e la confusione tra gratis e free

La sera del 21 luglio del 2001 mi trovavo in macchina con alcuni compagni di università. L’autoradio era sintonizzata su Radio Popolare. Poi cambiai canale e intercettai un giornale radio che annunciava il successo del concerto degli U2 al Delle Alpi di Torino. Più di settantamila persone (“A Genova ce n’erano duecentocinquantamila, secondo la questura”, pensai in quel momento). A quel punto, un mio amico, Federico, che aveva un passato da adolescente mod ed era stato anche un fan degli U2, stizzito, spense la radio e mise su un cd dei Clash (eravamo dei cliché, senza saperlo).   Stavamo tornando dal G8 di Genova, mia madre sapeva che ero a casa a studiare. Una volta arrivati a casa, a mezzanotte, malconci e intossicati, vedemmo alla tv le immagini dell’irruzione della polizia alla Diaz. E cambiando canale trovai di nuovo la notizia del concerto degli U2 a Torino. Io avevo smesso di amarli da un po’, spensi la televisione e andai a letto. Non riuscii a dormire per tre giorni. Sentivo sempre gli elicotteri volare sopra la mia testa. Thursday Bloody Thursday. Passò.   Non ascoltai più gli U2. Anni...

Voci

Le voci delle radio si assomigliano tutte. Lasciamo stare quelle istituzionali, da nomenclatura, della radio di stato (con l’eccezione delle pastosette voci intellettuali di Radiotre) o quelle più sbrigliate ma per curriculum “serie” di Radio24 o quelle finto-naif-incespicanti di Radio Popolare. Qui ho in mente le voci delle radio private di “intrattenimento”, quelle che fanno da sfondo sonoro a chiunque si trovi a maneggiarne i canali durante la giornata. Ignoro chi possieda quelle voci, ma tutte indistintamente danno l’impressione di collocarsi in un’area anagrafica che sta tra i trenta e i quaranta anni inoltrati. Maschili o femminili che siano, appartengono a un orizzonte di eterna adolescenza, contrassegnata dal cazzeggio permanente con risatine, gusto del doppio senso, continua allusività a copule fatte o da fare, gioco delle parti tra i generi (“Noi uomini”, “Noi donne”). Le connota una morbida amichevolezza, anzi una disponibilità immediata e senza ombre ad esserti vicino.   Nella logica di chi le vuole ascoltare e di chi le propone, le voci rispondono all’obiettivo di...

Il mito della Guerra dei Mondi

“Era la vigilia di Halloween... l’unica seccatura è che un numero  impressionante di ascoltatori si è dimenticato che giorno era” (Orson Welles, 1938)     Oggi la trasmissione La Guerra dei Mondi di Orson Welles compie 74 anni. Tutti la citano come l’esempio più eclatante del potere dei media di falsificare la realtà e condizionare le credenze del pubblico. Oggi proverò a decostruire questo mito, cercando di chiarire i motivi delle reazioni del pubblico e soprattutto cercando di rimettere in discussione una volta per tutte il falso mito del panico generalizzato che questa trasmissione generò.   La sera di domenica 30 ottobre 1938, alle otto in punto, la Cbs trasmetteva in diretta La Guerra dei Mondi, un radiodramma tratto da un romanzo di H.G. Wells e diretto dal giovane Orson Welles. Il programma apparteneva alla serie di adattamenti radiofonici Mercury Theatre on air, in onda ormai da sedici settimane senza che avesse ancora raccolto grande successo. La domenica sera, alla stessa ora, la Nbc mandava in onda il più popolare Charlie McCarty Show e la Cbs non aveva ancora trovato...

Cosa danno su Twitter stasera?

A casa non ho la tv. A cena ascolto sempre la radio in sottofondo, contravvenendo alle indicazioni di Adorno, secondo il quale l’ascolto distratto provocherebbe l’indigestione (Goodman, 2009).   Ieri sera mangiavo da solo, la radio non passava nulla di buono e non avevo voglia di alzarmi per collegare il computer alle casse e ascoltare BBC Six in streaming. Allora ho acceso Twitter (sono un consumatore a rischio dipendenza), però ho scoperto che mangiare e scorrere le notizie sul mio telefono non sono due attività che si riescono a fare comodamente. Ho pensato che sarebbe stato bello poter “guardare” Twitter su uno schermo 32 pollici di fronte a me, al posto della radio e della tv e cambiare “canale” con un telecomando messo accanto alla forchetta. Allora ho capito che Twitter non è solo un medium di micro-blogging, come dicono i suoi inventori, ma un nuovo mezzo di comunicazione di massa, molto simile alla radio. Twitter contiene dentro di sé i medium broadcast del Novecento con l’aggiunta delle dinamiche di rete portate da Internet. D’altronde il vecchio Marshall lo diceva già nel 1964...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...

Una telefonata con Primo Levi

Nel 1966 Primo Levi è ritornato sulle circostanze in cui è nato Se questo è un uomo: “Il libro tratta del campo di Auschwitz, ed è nato ad Auschwitz. [...] “speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare”. Racconto orale, detto, fatto risuonare con la bocca, che Levi definiva l’“officina della parola”. Ma il racconto si cristallizza “in una forma definita, costante: per scriverlo non mancavano che la carta, la penna e il tempo”. Trova la carta, la penna e il tempo (a proposito del quale la narrazione verrà compiuta à rebours dal capitolo finale al viaggio iniziale) e così il racconto orale stava diventando racconto scritto. Ma Levi ce lo dice nel momento in cui il racconto scritto tornava a diventare orale. Stiamo infatti leggendo la Nota che Levi ha scritto per l’edizione della riduzione teatrale di Se questo è un uomo.   Nei primi anni Sessanta Levi aveva ascoltato un radiodramma che la Radio Canadese aveva prodotto da Se questo è un uomo. Non proprio a caso, trattandosi della radio di un Paese bilingue, gli autori della riduzione...

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti, se solo fossero stati aperti alla partecipazione dei lettori/ascoltatori/spettatori. I social media di oggi rappresentano solo la tappa finale di un lungo processo di abbattimento delle barriere tra emittente e ricevente. Proverò brevemente a ripercorrerne le tappe e a proporre una riflessione su cosa cambia nel fare la radio oggi, ai tempi di Facebook.   Nel 1933 Brecht,...

Testamento – devozioni X. Una conversazione fra Gian Maria Tosatti e Alessandro Facente

Testamento – devozioni X è una installazione ambientale di Gian Maria Tosatti realizzata all’interno della Torre Idrica dell’ospedale San Camillo di Roma. Una struttura architettonica imponente costruita nel 1928 e ormai abbandonata. L’opera usa lo spazio come elemento compositivo in un progetto prodotto dalla Fondazione Volume! e curato da Alessandro Facente.   Alessandro Facente: Siamo partiti da un’intervista se ricordi bene. Era il 2005 quando sedevamo nella chiesa sconsacrata dell’Angelo Mai, allora occupato, e finiamo il ciclo allo stesso modo. Tanto per scaldarci vogliamo far capire cos’è Testamento - devozioni X e perché c’è quella X finale?   Gian Maria Tosatti: Fin dall’inizio, quando ci siamo incontrati prima ancora che tu iniziassi a curare le sue ultime tappe, il ciclo di opere che ho intitolato Devozioni è stato pensato come un percorso di ricerca intorno a due questioni fondamentali, l’identità culturale dell’uomo occidentale moderno e il problema della sua doppia natura, trascendente e terrestre. Dieci installazioni ambientali per dieci...