Categorie

Elenco articoli con tag:

relazione

(9 risultati)

Sotto la protezione il frutto / Didier Anzieu. Io-pelle

È uscita per Raffaello Cortina una nuova edizione dell’Io-pelle, l’opera più nota di Didier Anzieu (1923-1999). È un libro di necessaria lettura per ogni psicologo, psichiatra, psicoanalista o psicoterapeuta. Un libro altrettanto importante per antropologi, neurologi e biologi. In quel testo la psicoanalisi si intreccia con la teoria della complessità e con le neuroscienze. Non le neuroscienze contemporanee, che si concentrano essenzialmente sul sistema nervoso centrale, trascurando il corpo, bensì quelle classiche, che danno altrettanta importanza alle periferie sensitive e percettive. Anzieu è autore conosciuto, più che tra gli psicoanalisti, nel campo gruppo-analitico, in quello dei terapeuti della Gestalt, nello psicodramma e in altre correnti della psicoterapia in cui l’uso del corpo e del teatro è preponderante. L’Io-pelle rientra infatti nel registro di quelle opere che hanno dissentito dall’idea del “corpo ostacolo”. Il “corpo ostacolo” è quella versione della psicoanalisi che considera appunto il corpo come ostacolo alla relazione, anziché come suo veicolo. Le teorie che vedono, dietro al corpo, il fantasma dell’incesto, anziché quello di una madre ancestrale...

Rimini Protokoll a Milano

Perché accontentarsi della finzione quando la realtà ha così tante storie da raccontare? Sembrano pensarla così i tedeschi Rimini Protokoll, collettivo di registi fondato nel 2000 da Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel e premiato nel 2010 dal Leone d’Argento della nostra Biennale. Da Bangalore a San Pietroburgo, da Atene a San Paolo, nelle (molte) creazioni dei Rimini Protokoll i presupposti restano coerenti: l’idea è quella di scegliere alcuni segmenti di realtà e di offrirli allo sguardo del pubblico sotto una lente di ingrandimento. Una simile operazione ha, naturalmente, una vigorosa valenza politica e i segmenti selezionati sono spesso quelli più dolenti, problematici, contraddittori del nostro contemporaneo: in Sabenation: Go Home & Follow the News i protagonisti sono i controllori di volo licenziati della Sabena Airline; in Cargo va in scena la vita ripetitiva e alienante dei conducenti dei camion per il trasporto merci; in Call-Cutta il pubblico è chiamato a interagire con gli operatori dei call-center indiani.     All’eclissi - o alla trasformazione - del concetto stesso...

Guardare secondo John Berger

Tre sono i grandi autori che ci hanno spiegato cos’è la fotografia nel corso della seconda metà del XX secolo: Roland Barthes, Susan Sontag e John Berger. Barthes, scrittore e semiologo, ha costruito un discorso geniale fondato sulla semiologia; Sontag, saggista e scrittrice, ha miscelato nei suoi scritti grande cultura e grande personalità artistica; Berger è stato invece soprattutto scrittore, mettendo in campo la sua insopprimibile umanità.   C’è una frase che Geoff Dyer cita nel suo scritto d’introduzione a Capire una fotografia di Berger, esemplare del modo di guardare di Berger stesso: “Esiste una forma delicata di empirismo che si identifica così intimamente con il soggetto da trasformarsi in teoria”. Detto altrimenti, Berger ha fatto teoria di ogni relazione umana che ha istituito con persone e immagini, con immagini di persone e con persone in immagine. Relazione umana vuol dire universalità. Non c’è un solo scritto di Berger sulla fotografia, o su tutto il resto in generale, che non contenga questa relazione tra il particolare – l’essere umano come...

Il lato oscuro della rete. Intervista a Michel Bauwens

Giovedì 14 febbraio un gruppo di ricercatori peer-to-peer ha invitato Michel Bauwens a parlare al Piano Terra, lo spazio occupato da una rete di attivisti dei quali fanno parte anche Off Topic, Rete San Precario Milano, NoExpo e Autoconvocati. Il giorno dopo, sarebbe stato ospite di una piccola conferenza in stile TEDx organizzata all’interno della fiera della Borsa Italiana del Turismo (BIT) dal padiglione del Friuli Venezia Giulia. In altri termini, Bauwens è passato nel giro di 24 ore da un incontro con una parte del Movimento milanese ad un evento di marketing territoriale che, seppur innovativo, rientra assolutamente nelle regole del “sistema”. Cosa ancora più interessante, Bauwens ha parlato di molti degli stessi argomenti in entrambe le occasioni: di come, cioè, in molti luoghi del mondo stiano emergendo reti di produzione auto-organizzate “tra pari” che producono beni materiali o immateriali secondo logiche diverse da quelle del capitalismo classico.   Oggi è un dato di fatto che l’enciclopedia per definizione non è più la Britannica ma Wikipedia, prodotta collaborativamente e...

Richieste di amicizia

Ogni tanto, quando apro la posta elettronica o direttamente su Facebook, mi arrivano richieste di amicizia o di inserirmi in qualche rete da parte di persone mai viste né sentite prima. Di solito clicco automaticamente sul tasto “conferma” (o “accetta”, o altro ancora? il fatto che non ricordi conferma l’automatismo del gesto), senza nemmeno darmi la pena di vedere chi sono, anche perché ho imparato che con la maggior parte di loro questa sarà l’unica forma di contatto che avrò mai; in qualche caso invece, per curiosità o perché non ho niente di meglio da fare, guardo. È allora che a volte, se le informazioni sono accessibili, mi nascono dei problemi (piccoli, per carità; infimi, non fosse per la mia propensione a ingrandirli: basta guardarci un po’ dentro, o da vicino, e la frittata è fatta); problemi diversi da quelli, in apparenza simili, che sorgono quando vado a curiosare ad amicizia già concessa o quando verifico chi è l’autore di link o post, comparsi in bella vista nella pagina comune o addirittura sulla mia bacheca, che proprio non gradisco, per...

Michela Marzano. Cosa fare delle nostre ferite?

In Cosa fare delle nostre ferite? (Erickson, Milano, 2012 pp. 80, € 8) Michela Marzano prosegue nel suo originale percorso di ricerca, in particolare in quella svolta iniziata con il récit autobiografico Volevo essere una farfalla (Mondadori, 2011), di cui è da poco uscita la traduzione francese Légère comme un papillon (Grasset, 2012). Simultaneamente speculativo ed esistenziale, il movimento caratteristico di tale svolta è rappresentato da una complicazione nello sguardo della filosofa sul proprio corpo, sguardo che, a partire dall’esperienza della propria anoressia, punta dritto nel gorgo delle lacerazioni interiori.   La sofferenza è un’esperienza irriducibilmente singolare: un altro non può soffrire al mio posto. Ma qui le ferite diventano le nostre ferite: il passaggio dall’io al noi definisce lo spazio logico di questo libro. Si pone il concetto di vulnerabilità al centro della soggettività individuale e, al contempo, si postula la sua centralità anche nelle soggettività che mi circondano. Con questa mossa si prefigura se non un’etica sistematica, almeno l...

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti, se solo fossero stati aperti alla partecipazione dei lettori/ascoltatori/spettatori. I social media di oggi rappresentano solo la tappa finale di un lungo processo di abbattimento delle barriere tra emittente e ricevente. Proverò brevemente a ripercorrerne le tappe e a proporre una riflessione su cosa cambia nel fare la radio oggi, ai tempi di Facebook.   Nel 1933 Brecht,...

Noi e il male

A rileggere oggi le cronache letterarie degli anni Novanta si resta basiti di fronte a categorie che – pure – tennero banco per anni. Per esempio ai “cattivi”, che sarebbero stati i “Cannibali”, venivano allora contrapposti scrittori “buoni” – fra i quali Giulio Mozzi. Coi suoi primi due libri, Questo è il giardino del ’93 e La felicità terrena del ’96, Mozzi s’era rivelato, oltre che un virtuoso della forma racconto, una sorta di palombaro morale: sprofondato in ambiguità e conflitti di tenore filosofico (o teologico), da far tremare i polsi. Così buonista che nel ’98 il suo terzo libro, Il male naturale uscito da Mondadori, poté essere accusato in Parlamento, dal leghista Oreste Rossi, di inneggiare alla pedofilia. Ma il “nero” di questo libro (che sparì di libreria ed è ora riproposto dalla nuova sigla Laurana, con postfazione di Demetrio Paolin e la cronistoria delle sue vicende narrata dallo stesso autore, pp. 216, € 15,50) – insistito, ossessivo, non solo stilisticamente inquietante – non era che il rovescio esplicito...

McLuhan sarebbe il mago dell'iPad

Strano destino, quello di Marshall McLuhan. Tra gli autori più citati del Novecento, aspetta ancora qualcuno che ne spieghi il portato intellettuale. A trent’anni esatti dalla sua scomparsa, deve arrivare chi sappia valutarne non solo l’incidenza teorica ma anche il carico morale e politico, ideologico e religioso di tutto il suo lavoro.   Tuttavia questo qualcuno, a conti fatti, non arriverà mai. Ed è bene che sia così. Se un giorno si materializzasse, costui finirebbe per riportare l’eccentricità del personaggio McLuhan entro gabbie interpretative che ne svilirebbero il senso e il valore. La natura di Marshall McLuhan è infatti, prima di ogni altra cosa, quella di essere non una persona ma, appunto, un personaggio, un tipo psicologico, una divertita caricatura di se stesso. Si potrebbe dire, per esempio, che questo acuto autore di libri celeberrimi come Understanding Media o La Galassia Gutenberg, questo geniale produttore di fortunati slogan teorici (la differenza fra media caldi e freddi, l’opposizione fra occhio e orecchio, l’uomo tipografico, il villaggio globale e simili) abbia lavorato tutta...