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Atlante occidentale / Dignità

La dignità non c’entra con l’orgoglio né con la superbia, e nemmeno con l’amor proprio fine a se stesso. Non riguarda il modo con cui ci vestiamo o ci comportiamo seguendo un certo galateo. Non è una posa, un’investitura, un’apparenza da salvare. Non è l’arroganza di chi si impone sull’altro, sovrastandolo sulla base del potere, della ricchezza; non è uno status, insomma, e se ha una nobiltà è quella “d’animo”. La dignità è un diritto, ed è imprescindibile dal rispetto. È offrire aiuto a chi la cerca in una nuova terra, un nuovo paese, perché la sua dignità dipende dalla nostra. È la reciproca ammissione delle nostre fragilità per diventare, insieme, più forti. È antitetica a ogni forma di prevaricazione e ci permette di ponderare le nostre responsabilità anche quando ci sentiamo parte offesa. È lasciare aperto il campo alle opinioni contrarie e trovare bellezza nella più umile dimora. Perdere con dignità è fare autocritica. Vincere con dignità è riconoscere l’estemporaneità di tutte le vittorie.

Dominare il desiderio per non dominare l’altro

Roland Barthes, lei ha appena pubblicato un libro intitolato Frammenti di un discorso amoroso. Quando si è professori al Collège de France, questo suona serio?   No, è vero. Se avessi detto o scritto: “il sentimento amoroso”, questo sarebbe già suonato più serio, perché avrebbe fatto appello a qualcosa di importante nella psicologia del XIX secolo. Ma la parola “amore” è maneggiata da tutti, è in tutte le canzoni, e amour può far rima con toujours come tutti sanno. Allora, evidentemente, parlare dell’“amore”, così, non sembra serio.   È un libro molto personale, ma vi domina tuttavia un riferimento: il Werther di Goethe. Questo romanzo, che scatenò la famosa ondata di suicidi “alla Werther” è del 1774. Non ci sono dunque più, oggi, grandi romanzieri dell’amore.   Ci sono, certo, delle descrizioni di sentimenti amorosi, ma è molto raro che il romanzo contemporaneo descriva una passione. Almeno non ne ho il ricordo.   L’amore è fuori moda?   Sì, senza alcun dubbio....

La compassione tra tenerezza e crudeltà

La compassione può creare a una serie di considerazioni, ce n'è da scrivere un libro, un'enciclopedia. Ecco un elenco nominativo parziale: commiserazione, pietà, amore, comprensione, condivisione, empatia, simpatia, antipatia, intropatia, nirvana, misericordia. È il sentimento che proviamo nella lettura di Ettore e Andromaca, oppure nel racconto del sogno delle oche di Penelope al mendico che copre le spoglie di Ulisse; è la condizione che descrive Aristotele nella Poetica quando, unica volta nel testo, usa il termine catarsi; è la virtù quotidiana di Enea che porta il padre Anchise, sulla spalla sinistra, e il figlioletto Ascanio in salvo, o la vicenda della disobbedienza di Eros alla madre, per amare Psiche. Via via, fino alla letteratura romantica, e poi ancora la pietra dello scandalo nella controversia Nietzsche/Wagner riguardo a Schopenhauer.   Non siamo certi che questo sentimento, così come lo descriviamo noi contemporanei sia il medesimo. Non siamo neppure certi che le parole che usiamo per descrivere questi sentimenti corrispondano, in ognuno di noi, al medesimo. La compassione non è solo...

Per voce sola: I passanti di Laurent Mauvignier

Al lettore italiano il nome di Laurent Mauvignier suona ancora spesso – troppo spesso – sconosciuto. A fissarne il nome nel pantheon dei contemporanei non è bastata l’ottima stampa di cui ha goduto anche in Italia Degli uomini, romanzo pubblicato da Feltrinelli nel 2010 e da più parti considerato come un pugno allo stomaco per la società francese, troppo disinvolta nel rimuovere i momenti neri della storia dalla propria coscienza collettiva.   Un intreccio sapientemente costruito intorno alla memoria cava e sanguinante di chi prese parte all’eccidio di soldati e civili algerini negli anni che in Europa chiamiamo del dopoguerra e che forse dall’altra parte del Mediterraneo hanno un altro nome. Una storia d’invenzione, senz’altro, ma capace di toccare corde sensibili attraverso l’incrocio di una buona documentazione storica e di un’incredibile padronanza delle tecniche stilistiche nel riprodurre il profilo altimetrico della psicologia, dell’emotività e della moralità “degli uomini”, appunto.   Storia di un oblio, pubblicato due anni dopo sempre da Feltrinelli,...

Empatia

Nel 2006, parlando agli studenti della Northwestern University a Chicago, Barack Obama stigmatizza l’esistenza di un “empathy deficit”. Il riferimento all’empatia come fatto positivo è assai frequente nei discorsi del presidente americano, mentre sembra quasi assente nel frasario del suo predecessore, George W. Bush. Tre anni dopo il primatologo Frans de Waal pubblica un libro L’età dell’empatia, e nel medesimo anno esce il libro dell’economista e futurologo Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia. Da quel momento in poi il tema si diffonde a macchia d’olio e diventa sempre più consueto parlare della capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino al punto di coglierne i pensieri e gli stati d’animo. Ma cosa significa esattamente “empatia”? Perché e come è possibile “mettersi nei panni degli altri”?   Uno studioso di estetica, Andrea Pinotti, spiega in un ampio studio apparso da poco (Empatia. Storia di un’idea da Platone al postumano, Laterza), che il termine viene dal greco empatheia, composto da en, in, e pathos, affetto;...

Goffredo Parise / Italia

Nei Sillabari di Goffredo Parise anche la voce “Italia” viene raccontata come fosse un sentimento; senza nulla concedere al sentimentalismo, tuttavia, né alla retorica o ai luoghi comuni. Domestica e tuttavia quasi arcana, familiare e insieme inesplicabile, come del resto il mistero dell’esistenza, l’allegoria del paese è l’ordinaria parabola di vita di una coppia che si ama: la storia di un uomo e una donna “visibilmente italiani”. Un senso dell’onore privato e recondito, come primitivo, ne è il suggello. Ma forse, come suggeriva Natalia Ginzburg, il senso di questo come di tutti i racconti della raccolta, va rintracciato nell’uso “struggente” dei tempi verbali.     Un giorno di settembre sotto un’aria che sapeva di mucche e di vino due italiani di nome Maria e Giovanni si sposarono in una chiesa romanica già piena di aria fredda con pezzi di affreschi alti sui muri di mattoni: raffiguravano il poeta Dante Alighieri, piccolissimo, inginocchiato davanti a un papa enorme e molto scrostato, seduto sul tono. C’era anche un cagnolino nero. La chiesa appariva...