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Social network

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Se la folla è intelligente

La folla è stata la maledizione del Novecento. Nella sua versione di “massa cieca e irrazionale” è al centro di molte riflessioni negative, tra cui quella celeberrima di Elias Canetti. Ma già alla fine del secolo precedente, nel 1895, in Psicologia delle folle (Tea), Gustave Le Bon si mostrava preoccupato per l’ascesa delle masse all’interno delle democrazie occidentali e mostrava un palese terrore per la gente comune diventata protagonista della vita politica.   La folla, sosteneva, è molto di più della somma delle singole parti, è un superorganismo indipendente che ha identità e volontà proprie, così chi si trova al suo interno – l’individuo – si comporta in un modo imprevedibile. La folla è stupida, irrequieta, manipolabile, impulsiva, distruttiva; la follia collettiva la abita inesorabilmente. Quello che è accaduto nel Novecento ha dato, purtroppo, ragione a Le Bon.   È stato così per almeno cinquant’anni, poi di colpo qualcosa è cambiato. Se ne era accorto all’inizio degli anni Cinquanta Marshall McLuhan....

Ragazzo, per sopravvivere scrivi!

Ragazzo, non fare il giornalista!, il mio primo articolo pubblicato da doppiozero, ha creato una vivace discussione fra i commenti e ha avuto il suo momento di gloria sui social network. Indicativo come anche i giornalisti più esperti e formatisi nel passato abbiano concordato con quanto scritto, sintomo di un cambiamento nel mondo del giornalismo che, soprattutto dall’interno, è stato notato da tutti. La polemica sui blogger non pagati all’Huffington Post ha fomentato la conversazione sulla crisi economica dell’informazione, ma nessuno pare conoscere la via per risolverla.   Comunque bando alle ciance: avevo promesso di svelare la soluzione personale trovata al problema del lavoro per chi ha come punto di forza l’italiano e ora mi appresto a spiegarla.   Lungi da me, nel primo articolo, dare la colpa della morte della figura del giornalista (nb: non del giornalismo) a internet. Come si può dare un risvolto così negativo a una tale innovazione?   A parte il giornalismo, internet ha cambiato il modo di stare sul mercato di tutte le aziende. Dalla catena di supermercati alla casa di moda, ogni settore...

Tommaso Ariemma. Il mondo dopo la fine del mondo

La fine del mondo è giunta. Questa affermazione, solo apparentemente paradossale o provocatoria, ha condensato e fatto gravitare attorno a sé le fondamentali riflessioni di sempre più numerosi pensatori, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Le questioni spalancate dalla presa in carico di un simile assunto sono a tal punto radicate che sarebbe probabilmente più chiaro e prezioso formularlo altrimenti: la fine del mondo era giunta. Dal preciso istante in cui si assume il mondo come finito, emerge prepotente l’interrogativo su cosa resti, su cosa sia del mondo dopo la fine, oltre la fine.   Da questo affaccio iniziale si profila il panorama tratteggiato da Tommaso Ariemma, un orizzonte che fa il suo esordio con la realizzazione che affermare la fine del mondo non significa e non può significare che esso sia cessato: cosa sia diventato Il mondo dopo la fine del mondo (Et al. edizioni, 2012, pp. 116, € 11,00), cioè dopo il “momento in cui si è raggiunta un’equivalenza tra mondo e informazioni sul mondo”, è questione di cui Ariemma ricerca le tracce in questo...

Non farti domande, sii felice e condividi!

Prendi in mano un libro su Facebook e ti aspetti un po’ di netiquette e qualche rivelazione scandalosa sul suo fondatore. Invece ti ritrovi proiettato lungo l’intuizione che soggiace a tutto il libro, in un mondo dove non c’è più spazio per desideri e immaginazione. Dove il potere è appannaggio di società private che gestiscono sofisticati algoritmi. Inevitabilmente ti viene da osservare nuovamente il libro tra le mani, rileggi il titolo, ne sfogli ancora le pagine alla ricerca di qualche indizio che hai tralasciato. Invece no, è proprio così. E non se ne va quella sensazione di avere a che fare con un romanzo cyberpunk degli anni ‘90 dalle atmosfere dark, in cui le corporation sono molto, molto più satanicamente malvagie di quello che sembrano, i buoni a un secondo sguardo si rivelano cattivi e non c’è nessuna via d’uscita (a dispetto del sottotitolo). Impossibile salvarsi. A meno che non accada qualcosa di quasi impensabile e inaspettato: qualcosa di invocato in momenti di limpida paranoia e feroce utopia, un cambio di paradigma sociale, il diffondersi capillare di pratiche comunitarie,...

Twitter macchina narrativa

  È finita così, dopo 2797 tweets. Lo scorso 29 marzo il capitano Robert Falcon Scott (@CaptainRFscott) ci ha lasciati. Ha scritto le ultime righe del suo diario ed è morto. Esattamente come era accaduto in una tenda sull’altopiano antartico cento anni fa. Leggere quest’ultimo tweet “Last entry. For God’s sake look after our people”, per chi ne aveva seguito la storia, è stato come leggere la parola Fine al cinema. C’è qualcosa di terribile e assieme potente, in questo tweet. È la stessa forza che Roland Barthes, in Camera Chiara, riconosce nella fotografia del giovane condannato a morte Lewis Payne, fotografato da Alexander Gardner nel 1865:     Roland Barthes, commenta: “È morto. E sta per morire”. Guardando questa foto e leggendone la storia sappiamo che il giovane Lewis è morto da tempo, eppure la foto lo coglie nell’attesa della morte e per noi, mentre lo osserviamo, “sta per morire”. È a questa immagine che ho pensato la notte del 29 marzo, quando ho letto l’ultimo tweet di Sir Falcon Scott: “è...

Cultura e finanziamenti: verso un nuovo paradigma

Quali forme economiche deve darsi la cultura? Sapendo che il modello del finanziamento pubblico che ha funzionato per tanti anni è ora entrato in crisi (per cattiva gestione e per mancanza di fondi) quali nuove possibilità si possono immaginare? Cosa è realistico attendersi? Come sta cambiando il panorama?   A nostro (di doppiozero, intendiamo) parere sono questi i fondamentali nodi da sciogliere per poter fare cultura negli anni a venire. E su questi temi svilupperemo nei prossimi mesi una serie di momenti di riflessione, anche condivisi e analogici, che contribuiscano a dirimere la questione efficacemente e senza cedere a facili semplificazioni. La partecipazione di doppiozero alla tre giorni dell’OCA - Officine Creative Ansaldo ci ha dato la possibilità di ragionare su questi temi assieme ad alcuni nostri autori ed amici, in un workshop dal titolo “La trasformazione della cultura: empatia e/o soldi?”. Per chi non c’era, annotiamo di seguito alcune delle considerazioni emerse durante l’incontro: un primo, piccolo contributo all’importante dibattito sul futuro della cultura.   I problemi...

I dead media ed il futuro del libro aumentato

Il libro sopravviverà all’e-book? Fra dieci anni dalle case saranno scomparsi i volumi dagli scaffali? Oppure il libro resisterà e si troveranno nuove forme di distribuzione e di consumo in grado di rinnovarlo? Sembra che non ci sia modo di sfuggire al dibattito sulla morte del libro. È un discorso perseguitato dallo spettro dei dead media, i media defunti: quei supporti che sono stati dati per scontati per tempi relativamente lunghi e sono poi scomparsi velocemente, a causa di  trasformazioni strutturali nelle sfere tecnologiche ed economiche. Relegati, improvvisamente, al ruolo di mere curiosità o oggetti di culto. È il caso delle musicassette, dei VHS, dei floppy disk e – prossimamente – dei CD, soppiantati da tecnologie di maggiore qualità, più economiche o facilmente distribuibili.      Nell’immaginario dei dead media gioca un ruolo fondamentale la nostalgia. Per la mia generazione, quella dei trentenni, la musicassetta aveva svolto un ruolo centrale non solo nella costruzione della cultura musicale, ma anche e soprattutto nella diffusione di piccole comunità di...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...

Castellucci, i social netwok e le conseguenze della rete

Mettiamo subito le cose in chiaro. Ciò che è avvenuto a Parigi e a Milano durante le repliche de Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci rappresenta un vile tentativo di imbrigliare l’arte all’interno di confini imposti dai poteri di turno, e come tale va condannato in tutte le forme possibili. Sperando di non doverci più schierare per difendere una delle libertà basilari delle nostre società, ci sembra però importante tornare a riflettere sulla questione, ad acque calme.   I fatti sono ormai universalmente noti (un riassunto è disponibile qui): nonostante il lavoro in questione avesse debuttato già da tempo, sull’onda delle contestazioni francesi (ottobre 2011) anche in Italia (gennaio 2012) si è alzato un polverone mediatico attorno allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, che i contestatori hanno volontariamente capito male, affermando che gli artisti lanciassero escrementi contro il volto di Cristo. In queste note non ci interessa tanto ripercorrere e analizzare gli intenti del regista attorno a questo snodo, dal momento che la questione è...

Cowbird. Una comunità di cantastorie?

Il sito Cowbird si definisce una “comunità di cantastorie”. Comunità è un social network, un sito web dove si instaurano relazioni tra utenti e si condividono contenuti. Cantastorie è la traduzione dell’inglese storyteller; non apprezzo il termine perché risuona di armoniche micidiali, ma essendosi subito imposto nelle descrizioni italiane di Cowbird non provo neppure a sostituirlo con un più borghese narratore. Cos’è, però, una storia in Cowbird? Al contrario dei progettisti del sito, non ho di questo termine una comprensione “naturale” e “immediata”, e non credo se ne possa avere. Una storia in Cowbird è una foto, accompagnata da un testo scritto di lunghezza non predeterminata ed eventualmente da un contenuto audio, per lo più un testo recitato. Il sito nella sua pagina About ne offre alcuni esempi; il più noto è forse quello da cui prendiamo anche l’immagine di presentazione di questo articolo.   In che cosa è diversa una singola storia di Cowbird da un post di blog, ad esempio da Donna palestinese, Beirut, 1976 di...

Piccola nota su privacy e social network (e libertà)

Si parla sempre più spesso di privacy e social network. È indispensabile, se vogliamo parlarne anche tra noi, mettere in chiaro subito una cosa: la questione, così com’è, è mal posta. Infatti, cos’è la privacy? Da una parte abbiamo il giocare con un’identità più o meno fittizia, il piacere di contattare facilmente amici e conoscenti e quello narcisistico di mettere i fatti propri in piazza. Dall’altra, si impongono le questioni della profilazione e della tracciabilità, che vanno ben oltre i social network, includendo i motori di ricerca, i telefonini, le carte di credito e molti altri aspetti della vita di oggi. Ovviamente è il secondo ramo a sollevare maggiori problemi e a chiamare in campo altri due elementi, quello della comunicazione e quello della libertà. E quindi: privacy e libertà, social network e comunicazione. Quattro elementi che si implicano vicendevolmente.   In origine, “privacy” ha il senso preciso di “privazione della vita pubblica”. Una cosa da schiavi, che i senatori romani non avrebbero mai accettato. Tuttavia, oggi questa...

Il Web non-lineare. Otto mesi di Web Analysis

Dalla primavera del 2011, quando abbiamo inaugurato lo spazio di Web Analysis, sono cambiate molte cose. Il panorama mediatico italiano sembra aver iniziato a scongelarsi, e molti si sono improvvisamente resi conto che sono passati quasi vent’anni da quel gennaio del 1994 in cui le televisioni hanno trasmesso per la prima volta l’inno di Forza Italia – consegnando il paese ad un lungo sonno a reti unificate. Molti hanno visto un’assonanza tra le rivoluzioni della primavera araba, gli indignados spagnoli, il movimento Occupy, e quello che è accaduto in Italia con l’arrivo del “vento arancione” delle elezioni di Milano e Napoli e dei referendum. Tutti fenomeni apparentemente poco prevedibili, caratterizzati dalla spontaneità e dalla partecipazione civica. Nuove forme di mobilitazione, succedutesi nel giro di pochi mesi e che hanno avuto i nuovi media come strumento privilegiato, hanno colto di sorpresa tutti gli osservatori che guardavano esclusivamente al gioco che stavano giocando i “grandi” attori.   La verità è che negli anni del berlusconismo, al di là del sogno provinciale ad...

I ragazzi del ’77

Vedi scorrere tutti i volti di quell’anno, il 1977 a Bologna, le case, le manifestazioni, l’università occupata, l’immaginazione al potere e le fiamme degli scontri. I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook ora è un librone di oltre 500 pagine con 1272 fotografie. Ma si è formato giorno per giorno, riannodando sul più diffuso social network i fili di una memoria che appariva dispersa se non cancellata.     Tutto è iniziato il 5 febbraio di quest’anno, quando Enrico Scuro, il fotografo di quel movimento ormai lontano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la foto dello spettacolo di Dario Fo che concluse il convegno contro la repressione del settembre 1977. Chiudeva, quella manifestazione europea, l’anno iniziato con le occupazioni delle università, culminato con la drammatica uccisione da parte di un carabiniere dello studente Francesco Lorusso in via Mascarella a Bologna e con l’espugnazione della barricate della cittadella universitaria con gli autoblindo inviati dal ministro degli interni Kossiga mentre un pianoforte suonava Chicago.    ...

The Social Formigoni

Il video che sta sotto queste righe è un prodotto mediale peculiare. La prima volta che l’ho visto ho pensato che si trattasse di un falso, uno dei tanti remix non ufficiali ai quali normalmente non si dedica attenzione. Ci sono ritornato sopra qualche giorno dopo mentre cercavo materiale sugli strafalcioni di comunicazione politica del centro-destra attraverso i nuovi media, e mi sono reso conto che si trovava sull’account originale. Quello che vedete qua sotto non è un falso. È stato veramente realizzato dai collaboratori del Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni. In una faticosissima serie di scenette mute, il nostro mima la sua presenza sul web 2.0. Passeggia avanti e indietro per tempi irragionevolmente lunghi, con il sottofondo di un groove incalzante ed urla da stadio. Tira di scherma nel vuoto. Genera dalle mani cubotti con i loghi dei vari social network. Balla, indossando cuffie da Dj, all’ipotetico ritmo di suonerie scaricabili. Mostra di saper usare smartphone ed iPad. È supportato da un gruppo di bravi ragazzi dalla faccia pulita, con i quali per ben un minuto e quaranta secondi compone i loghi delle varie...

Le dimissioni di Stefano Boeri

Cosa succede a Milano? È già terminata la primavera milanese? Il vento che aveva portato Giuliano Pisapia a vincere le elezioni sull’onda di un cambiamento è caduto? Le dimissioni di Stefano Boeri da assessore alla cultura segnano un’effettiva battuta d’arresto. Ma qual è la questione in gioco? La disobbedienza di un assessore, cui il sindaco vuole ritirare la delega? Un eccesso di personalismo? La mancata discussione nella collegialità di una giunta? Forse tutto questo, ma non solo. Il vero problema che pongono le dimissioni di Boeri è quello di un’assenza di discussione pubblica intorno ai problemi che riguardano la città in un settore importante. Per capire la crisi della giunta meneghina, bisogna partire dal fatto che nelle grandi città la cultura è un elemento decisivo attorno a cui ruota la vita di molti, l’economia, la fruizione del tempo, gli stessi spazi della città. Da quando tempo di lavoro e tempo libero hanno perso la loro identità, a causa delle nuove tecnologie, da quando l’intrattenimento è diventato un motore economico, la cultura si è...

Socialità e democrazia a rischio per l’Internet del futuro?

I continui sviluppi di Internet appaiono sempre più legati a pratiche di attivismo sociale tradizionale e ben radicate sul territorio, come rivelano le rivolte della Primavera Araba e i movimenti legati a Occupy Wall Street o agli indignados. In tal senso si può dire che i social media rappresentano forse la tecnologia più rivoluzionaria espressa finora dalla Rete, seguiti dalle connessioni mobili a banda larga. E nel futuro prossimo saranno ancora le tecnologie mobili a primeggiare, seguite dall’emergere del cloud computing.   Questi i primi dati che saltano agli occhi nel sondaggio recentemente pubblicato da Foreign Policy. Il bimestrale USA ha interpellato una quarantina di esperti mondiali per provare a delineare il domani della Rete, tra cui Cory Doctorow (autore di fantascienza e attivista pro diritti digitali), Rebecca McKinnon (ex giornalista della CNN e fellow presso la New America Foundation), Ethan Zuckermann (neo direttore del Center for Civic Media del MIT), David Weinberger (fellow ad Harvard e noto autore). Quello che emerge dalla ricerca di Foreign Policy è che, superati i vent’anni di vita a livello diffuso e...

La scuola e la mente

Gran parte di quello che ci succede quando siamo a scuola avviene nel nostro cervello, incluso quello che viene insegnato nell’ora di educazione fisica. Non possiamo quindi parlare di come cambierà la scuola senza discutere di come ci relazioniamo con il contesto attorno a noi e come questo già sta cambiando la nostra attività mentale. Avere accesso in ogni momento e in ogni luogo a enormi reti di dati (i media digitali) e di persone (le tecnologie sociali), insieme a un perenne bombardamento di informazioni, cambia la nostra inclinazione a distribuire attenzione, comprensione e abilità connettiva tra le informazioni stesse. Non sappiamo se Google ci stia davvero rendendo stupidi - cosa vuol dire “stupidi”, tra l’altro? - ma sicuramente qualcosa sta cambiando.   A. Se si modifica l’attività mentale tipica, cambia anche la scuola. B. L’attività mentale tipica sta cambiando in gran parte a causa dell’interazione con sistemi digitali di gestione e connessione di informazioni e persone che d’ora in poi riassumeremo come intelligenza artificiale, anche nel caso ad esempio dell...

Arno Schmidt. Paesaggio lacustre con Pocahontas

In rete si può leggere: “Diventa fan di Arno Schmidt su Facebook”. Di Arno Schmidt (1914-1979)? Autore ipersperimentale, legato a una stagione critica ormai lontana anni luce dalle rassicuranti prove scolastiche della narrativa contemporanea. Domanda: potenza onnivora del social network o mito letterario che si rinnova ad ogni stagione mantenendo intatta la seduzione che emana dalla sua perenne marginalità? In realtà in Italia pochi, pochissimi lo conoscono: scarse le traduzioni, minima la ricezione critica fino ad anni recenti, oggi lo ricorda una sparuta minoranza di germanisti. Nessuno dei grandi editori se l’è sentita di avviare un confronto vero con un autore considerato troppo eccentrico e difficile.   È ammirevole quindi l’iniziativa dell’editore Zandonai (che segue di poco la non meno meritoria intrapresa dell’editore Lavieri, che ha pubblicato la trilogia Nobodaddy’s Kinder)di presentare al pubblico italiano un’opera controversa come Paesaggio lacustre con Pocahontas (Rovereto, Zandonai, 2011, 84 p.,13€, a cura di Dario Borso), pubblicata nel 1953 e accusata, all’...

L’ambigua intimità fotografica di Instagr.am

Pubblichiamo di seguito una conversazione/intervista tra Bertram Niessen e Stefano Mirti, architetto e designer, su Instagr.am, applicazione per i-Phone che permette una rapida condivisione di fotografie.   Instagr.am funziona grazie ad una propria piattaforma o attraverso vari altri social network come Twitter, Foursquare, Facebook e Tumblr. Le sue due principali caratteristiche sono la velocità e facilità di caricamento e condivisione delle immagini, e la peculiare estetica vintage dei filtri che si possono scegliere, che richiama espressamente i mondi della Polaroid e dell’Instamatic. Bertram: L’idea per questo testo è emersa durante una conversazione a proposito dei social network, nella quale tu hai osservato come Instagr.am metta in connessione le intimità visive e fotografiche di perfetti sconosciuti. Stefano: Sì, notavo come all’interno del vasto e ampio mondo dei social network, una famiglia con alcune specificità interessanti è quella delle comunità che interagiscono attraverso il medium fotografico. Instagr.am è un micromondo (micromondo per modo di dire, perché a...

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti, se solo fossero stati aperti alla partecipazione dei lettori/ascoltatori/spettatori. I social media di oggi rappresentano solo la tappa finale di un lungo processo di abbattimento delle barriere tra emittente e ricevente. Proverò brevemente a ripercorrerne le tappe e a proporre una riflessione su cosa cambia nel fare la radio oggi, ai tempi di Facebook.   Nel 1933 Brecht,...

Il trota, Youtube e il sapore sbagliato

Scrivere un articolo su quello che sembra stia diventando un nuovo meme richiede tempismo. La cosa ti può colpire per il materiale in quanto tale, ma nell’enorme mole di dati che girano quotidianamente on-line è importante il fatto che i commenti e le condivisioni del tuo network ti spingano a rivedere, riconsiderare, dedicare più tempo, cambiare lo sguardo. Le tue reti sono le tue antenne, i tuoi filtri, una parte di intelligenza collettiva che lavora assieme a te. Per un giorno ci pensi ogni tanto, in bicicletta e in fila al supermercato.   Poi ad un certo punto lo vedi. La videointervista a Renzo Bossi al convegno “Vecchia TV vs nuova TV”. Dotato in qualche modo di vita propria, di un’unitarietà simbolica che lo fa emergere dal mare indifferenziato dei milioni di video pietosi, di commenti indignati, di insulti rancorosi. Perfetto, cristallino, inequivocabile. Ineluttabile.   Dopo il piacere intellettuale arriva quello animale. Senti il sapore del sangue. L’hai inchiodato. Scriverai un pezzo sagace. Sarai drastico, radicale, ma allo stesso tempo leggero e divertente. L’ultima volta che hai...

Il sabato del villaggio / Manovra economica

Mai come in questi giorni, l’Italia sembra proiettata verso il futuro. Il ministro dell’economia ha presentato in consiglio dei ministri la manovra economica per stabilizzare il debito e rilanciare l’economia. Una manovra doppia quindi, che stabilizza e rilancia, ma soprattutto che punta tutto sul futuro, rimandando al 2013 i provvedimenti più impegnativi. Se la paura per il futuro prima lo immobilizzava, oggi rinchiude letteralmente il Paese in una sorta di illusione in debito, qualcosa di molto simile ad un’ansia adolescenziale perennemente tesa tra i sensi di colpa per i compiti da fare rimandati a dopo e un’apatia consumata davanti ai programmi televisivi pomeridiani. Dalla televisione al telefono: questa la mutazione di un Paese che fu di 60 milioni di c.t. della nazionale e che oggi è più vagamente composta da 60 milioni di manovratori. Tardoadolescenti anni Novanta cresciuti con troppa tv e niente internet.   Ed è agli anni Novanta che ci riportano le immagini e anche le telefonate di Luigi Bisignani, manovratore gattopardesco sempre alle spalle dei potenti per meglio sussurrare alle loro orecchie. Giorgio...

Democrazia 2.0?

Stavo leggendo l’ennesimo articolo sul ruolo giocato da Twitter e dalla Rete nelle ultime consultazioni elettorali e referendarie quando, lo dico senza vergogna, mi sono addormentato. Sono letteralmente crollato sopra la tastiera del mio pc mentre scorrevo le parole di un ambiguo cattolico di destra impegnato a sminuire il ruolo del web 2.0, ovviamente dalle colonne del suo blog. Per farla breve, mi sono addormentato e ho fatto un sogno, di quelli un po’ inquietanti. Niente situazioni splatter o scabrose. Ho sognato Castoriadis. Sulle prime non l’ho riconosciuto ma quando ha attaccato a parlare di eteronomia e di istituzione immaginaria della società mi son tremate le gambe e ho capito chi avevo di fronte. Non so perché mi sia comparso davanti ma lì per lì sembrava parecchio acceso e animato da una verve polemica che non aveva nessuna intenzione di dissimulare. Provo goffamente a interagire ma è un fiume in piena. “L’autonomia, l’autogoverno, è il controllo di ciò che si può controllare, la decisione collettiva, lo sganciarsi da un potere del quale non si riconosce più la...

La rete: il bene comune privato

Ovunque, sul web e sui giornali, si sta parlando del peso che la rete ha avuto nel successo di questo referendum. È un tema caldo, che viene fuori dopo anni di riflessioni. Ne ha parlato spesso anche doppiozero, a proposito del Nord Africa, dell’informazione, della Moratti, delle elezioni e ne ha parlato Marco Belpoliti l'altro ieri in prima pagina sulla Stampa. Il tema vero, a prescindere dai dati e dalle interpretazioni, è che questa forza è indiscutibile, palese, e ogni giorno più evidente agli occhi dei sistemi di comunicazione paludati.   La rete, che siano i blog, i social network o le chat sui telefonini, è il luogo in cui oggi si forma l’opinione pubblica, perché è lì che dimorano le idee, le informazioni e il sapere. Non è un mezzo, è il luogo a cui abbiamo deciso di affidare tutto questo e lo abbiamo fatto, e lo facciamo ogni giorno, perché è un luogo libero. Davvero, nella prima volta nella storia dell’uomo, un posto veramente e incondizionatamente libero, in cui le decisioni e le scelte avvengono attraverso movimenti orizzontali, anziché...