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socialismo

(10 risultati)

Innocenza popolare / Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice

Nel trentennale della caduta del muro di Berlino, Feltrinelli pubblica in Italia, con la traduzione di Stefano Zangrando, l’ultimo romanzo di Ingo Schulze, uscito in patria nel 2017: Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice. Il protagonista della storia è Peter Holtz, personaggio di cui seguiamo le peripezie negli anni a cavallo della caduta del muro. Il genere letterario scelto da Schulze per raccontare questo homo germanicus è il romanzo picaresco.  La scelta del genere picaresco appare l’aspetto più interessante del libro. Ma rispetto al canone (di origine spagnola) Peter Holtz devia in alcuni punti fondamentali. Se infatti Schulze rimane fedele al procedimento autobiografico (Peter, orfano di genitori fuggiti a ovest, racconta in prima persona le proprie avventure), e se è vero che, da tradizione, il suo protagonista è un uomo che nasce in una realtà fatta di stenti (in questo caso la DDR), la condotta del personaggio non è mai improntata all’aggiramento della legge e della morale per fini di tornaconto personale, né per questo è dominata dall’astuzia. Astuzia e amoralità sono al contrario i capisaldi del mondo entro cui il picaro Peter si muove.   Peter piuttosto...

Ritorno al futuro / "Marcia su Roma e dintorni" di Emilio Lussu

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sembra scritto oggi Marcia su Roma e dintorni, terminato poche ore fa, eppure ha già la veneranda età di ottantotto anni. Quando Emilio Lussu si mise a scriverlo, ne aveva appena quarantuno, ed era nato alla fine dell’Ottocento. Il libro uscì in francese e in inglese, e solo due anni dopo in italiano. Era il 1931 e il fascismo aveva vinto: il potere di Mussolini in Italia non sembrava scalfibile. Di lì a poco Adolf Hitler, suo ammiratore, sarebbe salito a sua volta al potere.   Tanto tempo fa. Tempi lontani, eppure rileggere Lussu oggi, nel pieno della crisi italiana ed europea, nel momento dell’avvicinarsi al potere di un partito di destra rinnovato e xenofobo, e del suo leader, Marcia su Roma e dintorni dà da pensare.  La sua modernità è prima di tutto linguistica e narrativa. Scritto in modo icastico, rapido, ma mai sommario, possiede una lingua scattante e...

Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017 / Predrag Matvejević. Un battitore libero attraversato dalle frontiere

Un’isola del Quarnero, un’estate torrida come quella del 1991. La casa è affollata di amici e parenti, così Predrag Matvejević scende da basso e mostra con orgoglio lo studio che si è ricavato nell’ombra del garage: un seggiolino e una macchina da scrivere, due mollette che tengono le pagine a mo’ dì leggio. È l’anno del successo planetario di Breviario mediterraneo, e sta già pensando a quello che, molti anni dopo, diventerà Pane nostro (2010). A pochi chilometri è terminata da poco la cosiddetta breve guerra slovena, ma in agosto viene interrotta l’autostrada tra Zagabria e Belgrado, a fine mese inizia l’assedio di Vukovar. L’anno successivo Predrag non può più tornare sulla sua isola, insieme a molti intellettuali del paese diventato ex, inizia la sua avventura tra asilo ed esilio (così suona anche il titolo di un suo “romanzo epistolare” del 1998). Da quel momento il domicilio è temporaneo, il ritorno provvisorio, la “nostra patria” diventa una condizione momentanea che può materializzarsi ovunque. Perché a Zagabria, nella fase della trance nazionalistica, nella guerra tra “noi” e “loro”, non c’è spazio per chi ha storie miste o si sente ancora jugoslavo. Così accade alla...

Intervista. Italia, sviluppo ma non progresso

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Proseguiamo oggi con la prima: la pubblicazione d’interviste disperse, o poco note, di Pasolini con giornalisti, critici, saggisti italiani e stranieri.   Proseguiamo oggi il nostro Speciale Pasolini con una conversazione con Gideon Bachman pubblicata da Chiarelettere in Pier Paolo Pasolini,...

Claude Lefort e la vocazione umana alla democrazia

Agli inizi del secolo scorso, nella prima di una serie di conferenze che Georg Simmel dedicò a Schopenhauer, si trova una delle più accattivanti definizioni di filosofia: «Ogni filosofia si fonda su questo, che le cose sono sempre ancora qualcos’altro: il molteplice è altresì un che di unitario, il semplice un molteplice, il terreno un divino, il materiale uno spirituale, lo spirituale un materiale, il riposo un moto, il moto un riposo» (G. Simmel, Schopenhauer e Nietzsche, Ponte alle Grazie, Milano 1995). All’indomani della sua morte, avvenuta cinque anni fa, a 86 anni, la prestigiosa rivista “Esprit” ricordava il filosofo Claude Lefort come l’«artigiano» poco visibile ma tenace di quel capovolgimento intervenuto, negli anni Ottanta, nella cultura francese, col passaggio dalla lunga stagione della koiné marxista alla rivalutazione della democrazia. E in linea con la definizione simmeliana, il filosofo Lefort scopre, in effetti, che nell’economico, l’infrastruttura di ogni società secondo il marxismo, è ancora il politico ad agire, ad essere determinante, e che la...

Cornelius Castoriadis, la democrazia oltre la crisi

Il 21 dicembre 1945, il piroscafo Maratoa, con equipaggio inglese, attraccato al porto del Pireo di Atene, attende di salpare, con numerosi esuli greci e con centottanta giovani diretti a perfezionare i loro studi in Francia, grazie ad una borsa dell’“École française d’Athènes”. I controlli all’imbarco della polizia greca sono meticolosi e durano tutta la giornata. Uno di loro, nel trambusto, cade a terra con decine di volumi di Zola tradotti in greco. Si chiama Cornelius Castoriadis e una testimone quattordicenne (intervistata da François Dosse, che al filosofo ha appena dedicato e dato alle stampe un’accurata e voluminosa biografia, Castoriadis. Une vie), che con la sua famiglia prese parte a quel viaggio, racconta: «Lo chiamavano il “trozkista” e io ho creduto che volesse dire mostruoso e calvo». Benché abbia solo ventitré anni, infatti, Castoriadis già dall’età di sedici anni porta i segni irreversibili del trauma subito con la morte improvvisa della madre, che gli ha procurato un’alopecia precoce ed altre perdite del sistema pilifero. E al termine di...

Christian Petzold. La scelta di Barbara

Tutto è relativo. Nei primi anni Novanta un film come La scelta di Barbara, Orso d’Argento al Festival di Berlino 2012, sarebbe stato una rivelazione per il coraggio e l’onestà autocritica che avrebbero riaperto il ricordo ancora recente delle due Germanie divise. Un caso non dissimile da quello realmente accaduto per Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, a cui il film di Christian Petzold è stato non a caso paragonato.     Ma nel 2013 La scelta di Barbara altro non è che un racconto didattico, stilisticamente impeccabile nonché prevedibile, che soddisfa le aspettative dello spettatore lasciandolo però del tutto freddo: un problema prodotto sia dalla costruzione narrativa del film che dal sedimentarsi dell’immaginarsi collettivo. Infatti, di fronte al tempo che passa, il cinema storico deve affrontare la sfida della graduale banalizzazione a opera della memoria degli eventi passati. Ciò che prima era il nostro presente, o passato prossimo, muta con gli anni nella trasmissione del racconto epico di ciò che fu; ma l’epica per sua natura deve sempre tendere a...

Gian Piero Piretto. La vita privata degli oggetti sovietici

Che odore ha l’Urss? Dolce, forte e intenso, quasi nauseabondo come Mosca Rossa, il profumo delle élite sovietiche e poi del popolo, prediletto anche dai beoni per la sua alta gradazione alcolica? O sapore di sciroppo alla frutta, erogato dai distributori pubblici di acqua gassata (la poetessa Bella Akhmadullina gli dedicò nel 1960 versi quasi erotici), dal gusto annacquato dal perenne defizit dell’economia pianificata? Forse, l’inconfondibile “afrore sovietico”, un misto di pesce essiccato e vapore di banya collettiva.   Dopo aver esplorato la cultura visuale staliniana, Piretto disegna un Museo delle Cose sovietiche, ricostruendo la memoria degli oggetti che per settanta anni hanno accompagnato la vita quotidiana del sovok (l’homo sovieticus). Ambiti, sognati, agognati, attesi per ore o giorni o anni, nelle immancabili code. Il catalogo è lungo, suddiviso per voci: da polpetta a Sputnik (il più elegante), da carta igienica (che sa di insaccato del popolo, o viceversa secondo una barzelletta corrente all’epoca), a samovar (l’istinto borghese da estirpare, ma resistente tanto da riconfluire nel...

Socialismo, perchè no?

L’interrogativo di questo titolo è lo stesso di un breve saggio di Gerald A. Cohen (pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2010) e, come voleva il filosofo canadese morto nel 2009, non ha alcuna connotazione retorica. Oggi forse come non mai, dopo due o tre crisi mondiali determinate dalla finanza e dal mercato, ha senso interrogarsi sull’attualità del socialismo, sulla sua desiderabilità e sua attuabilità. Nella sua argomentazione Cohen prende spunto da un esempio concreto di socialismo attuato oggi in Occidente, un esempio apparentemente assurdo come il campeggio libero: in effetti in un campeggio, dove la finalità comune è il divertimento e il relax, sarebbe impossibile una convivenza mediata dal denaro e dall’utilizzo di oggetti e tempi mercantizzati. In un campeggio esiste, infatti, un accordo non scritto tra i campeggiatori sull’uso collettivo e gratuito degli oggetti, sulla divisione di compiti e sull’organizzazione razionale senza la finalità del guadagno.   La teoria sul campeggio di Cohen è stata ispiratrice, come altri libri e riflessioni, di un numero speciale, dal titolo Semi...

Unicredit e la torre sovietica

Come più o meno tutti sanno, in questi giorni si sta ultimando  il grattacielo al centro della grande operazione immobiliare di Porta Garibaldi. Due “C” nel cuore di Milano, 35 piani e 231 metri, antenna compresa nel prezzo. Per la cronaca, l’ha disegnata Cesar Pelli (85 anni, allievo di Saarinen, quello delle Petronas Towers) all’interno di un masterplan molto criticato (oltre centomila metri quadri costruiti). La torre ha il suo nome, sarà la più alta in Italia e ospiterà, pensa te, Unicredit.   Al netto delle informazioni sul progetto, è chiaro a tutti che siamo davanti a un fatto storico: il grattacielo più alto d’Italia sarà il grattacielo di una banca. Sopra la Madunina, sopra la Regione, sopra il potere politico e religioso, svetta il potere economico. È un dato su cui, in questi giorni indignati, non si può soprassedere. Siamo tutti nati in città nelle cui piazze principali si ergono, totemici, chiese, comuni e palazzi reali. E per secoli il potere politico ha ricevuto l’investitura dal potere ecclesiastico, come cristallizzazione di un destino...