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spazio pubblico

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Pensare come uno Stato

È sempre difficile leggere i segni dei tempi e sappiamo quante volte prendiamo cantonate a voler tirare delle conclusioni generali dagli avvenimenti correnti. La storia, ci ha insegnato Montale, è tutt’altro che maestra di vita. Quello che si può fare è cercare modestamente di proporre delle ipotesi di lettura del presente, sempre pronti a ricredersi e a ribaltarle. Una delle strane ipotesi che si affacciano in questo periodo è l’idea che la tanto bistrattata “piccola borghesia” stia avendo un ruolo non marginale nella crisi che stiamo attraversando a livello mondiale e nelle risposte ad essa.   Che ci voglia un’analisi di classe del momento attuale è ormai richiesto da più parti, anche dalle meno propense ad utilizzare questo tipo di attrezzistica. Oggi pochi si vergognano di affermare che il mondo è davvero nelle mani di un capitalismo sempre meno regolato e regolabile. Ma poi le analisi più radicali non entrano nel dettaglio di chi è la vittima e di chi sono i responsabili dell’attuale contingenza storica. Sembra che a fronte di un capitalismo selvaggio ci sia una...

Guerre Spaziali

Un tempo il concetto stesso di strada era molto diverso da come lo conosciamo. In città gli edifici erano immersi in un continuo spazio pubblico autoregolato in cui i diversi flussi si incrociavano armoniosamente creando quelle scene composte immortalate in certi quadri impressionisti. Il primo segnale che le cose sarebbero presto cambiate vestì i panni innocui di Babbonatale.   Nel dicembre del 1913 a Syracuse nello stato di New York circolavano già parecchie automobili. La catena di montaggio del celebre modello T di Ford era stata avviata 3 anni prima e quell’inverno in tutti gli Stati Uniti transitavano più di 200.000 veicoli. Come racconta il prof Peter Norton nel recente “Fighting Traffic: The Dawn of the Motor Age in the American City” a Syracuse quel Natale vennero inaugurati i nuovi grandi magazzini e i cittadini più facoltosi non persero l’occasione di raggiungerli in auto creando probabilmente il primo ingorgo della storia. I dirigenti del centro commerciale, non volendo rinunciare alla loro clientela migliore, decisero di correre ai ripari stabilendo una gerarchia: sulle strade le macchine hanno la...

Del buon uso e riuso degli immobili dismessi

Simbolo da sempre di potere e prestigio, indicatore di livello sociale ed economico, l’immobile è fino agli anni duemila l’investimento per la vita: la certezza su cui fondare il proprio status sia come privato cittadino sia come azienda o ente. Ma dal 2000 ad oggi tutto cambia: la crisi economica si è mangiata ogni certezza e alla crisi immobiliare ha fatto seguito, spesso sotto i colpi di ricette economiche pur sempre liberiste, un dimagrimento sostanziale dello stato che ha preso forma sempre più anche attraverso vigorose dismissioni immobiliari.     Tuttavia non è si tratta solo di crisi o di politiche d’austerità, ma di un cambiamento radicale degli agenti economici che vede il passaggio spesso brutale da un’economia materiale ad una immateriale. Cambiano i parametri e con essi le relazioni urbane e sociali, e quindi è necessario individuare i mezzi utili per poterle governare e dare loro respiro; l’alternativa rischia di essere un drammatico impoverimento economico quanto culturale.   Da anni l’associazione milanese Temporiuso fondata e guidata da Isabella Inti, Valeria...