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(39 risultati)

Armi da guerra / Caccia e altre disarmonie

“Venatoriamente parlando, il 300 Winchester Magnum è una cartuccia da caccia grossa, adatta a tutti gli animali pesanti americani e africani, esclusi i big five, per motivi prudenziali”.   È sostanzialmente con questo che pochi giorni fa, durante una battuta al cinghiale in un bosco di Apricale in provincia di Imperia, un ragazzo di 19 anni ha perso la vita. Un ragazzo di 29 anni l’uccisore, ora indagato per omicidio colposo.  Quella sopra in corsivo è una delle tante descrizioni reperibili in rete, verità banale per gli amatori del genere. Dunque una munizione (e un’arma ad essa adeguata) da caccia grossa, quasi da guerra se l’abbattimento dei big five (in gergo venatorio bufalo, elefante, ippopotamo, leone e leopardo) è escluso per motivi solo prudenziali.    Eppure viene difficile parlare di “incidente” e di disgrazia quando il gioco (perché sostanzialmente di questo si tratta, da quando la caccia ha perso ogni legame con la sussistenza) si fa con armi e munizioni buone per la guerra. Se la caccia sia attività che possa essere ancora tollerata nelle società moderne è questione che si pone ormai da decenni, almeno da quando i profondi mutamenti...

Ricomincia il campionato di calcio / Cristiano Ronaldo: umano e inumano

Se penso a Cristiano Ronaldo mi vengono in mente due cose: il ghigno beffardo e gli orecchini di diamanti, grazie a lui assurti a must have per ogni calciatore, anche se nessuno ancora è sceso in campo con gioielli di simile caratura e purezza, ammirabili anche dagli spalti.  Ricordo bene quel paio di orecchini perché, quando l'ho visto giocare al San Paolo di Napoli, il loro bagliore, quasi accecante, sembrava contrastare l’illuminazione dello stadio, ricreando un effetto da scontro epico tra supereroi, al cui termine c’è il contrasto tra due fasci di luce di diversa consistenza e diverso colore, per un po' in equilibrio tra loro finché uno dei due soccombe, decretando il dominio del vincitore con la completa sovrapposizione della sua energia, visibile e palpabile.  Al suo ingresso in campo, Cristiano Ronaldo ha illuminato di luce riflessa 60mila persone, accedendosi di fuoco freddo, l’unico elemento glaciale in campo, perché lo sfottò della vulcanica tifoseria napoletana, nota per essere il dodicesimo uomo in campo, lo aveva irritato a tal punto da fargli sbagliare i tiri più facili, costringendolo a gesti di stizza seguiti da una mediocre performance in campo, una...

Luca Pisapia, Uccidi Paul Breitner / Gioca come se stessi segnando per un gelato

«Ma nel calcio come nella vita non c’è nulla di romantico.»   Colombia – Inghilterra, ultimo ottavo di finale di questi strani Mondiali di calcio, è finita mezz’ora fa. Un’altra partita mediocre che segue una lunga serie di partite mediocri. Se pensiamo alla bellezza del gioco, ci accorgiamo che è uno dei peggiori campionati del mondo a cui abbiamo assistito; ma la bellezza e il divertimento non significano sempre la stessa cosa. Considero Russia 2018 un torneo divertente, a dispetto del gioco; forse perché l’Italia non partecipa e mi permette di guardare le partite e di immaginare gli abbinamenti successivi in maniera più rilassata, oppure perché stanno capitando un sacco di risultati a sorpresa (anche se la sorpresa quando si parla di calcio è sempre relativa) o comunque decisi all’ultimo secondo. L’Inghilterra pareva aver vinto fino a quasi al novantesimo, con un calcio di rigore realizzato da Harry Kane, unico gol di una partita brutta, bloccata, fallosa, dove il numero dei tiri in porta è stato prossimo allo zero; e invece, il difensore della Colombia, Mina ha pareggiato – realizzando il suo terzo gol in questo mondiale – con un perfetto colpo di testa su calcio d’angolo...

Knowing the Score / L’insostenibile leggerezza dello sport

La ‘filosofia del frivolo’ (del vino, della moda, del telefonino…) risale almeno agli anni Sessanta, quando diversi intellettuali cominciarono a trasgredire le barriere tradizionali fra cultura alta e bassa. Nell’arco di pochi anni Heidegger che medita sull’essere camminando solitario nella Foresta Nera, o Wittgenstein rinchiuso nella baita affacciata sui fiordi norvegesi diventarono icone del passato. Il filosofo serioso che si vanta di non ascoltare musica pop o di non seguire il campionato di calcio viene oggi visto (giustamente) come uno snob indifferente alla cultura e alla società del suo tempo.   Fra i best seller della filosofia del frivolo spiccano diversi libri dedicati allo sport. L’ultimo della serie, Knowing the Score (Basic Books, 2017), è stato scritto da un filosofo noto e rispettato, David Papineau, autore di numerosi articoli e libri sul realismo scientifico, il naturalismo, e la filosofia della mente. Papineau è particolarmente tagliato per scrivere un libro del genere: tennista, giocatore di cricket, golfista, velista e surfista indefesso, scrive con l’entusiasmo dell’amatore, senza peraltro soffrire di preconcetti nei confronti dello sport...

La storia di Gianni Brera

“Io triumphe, avventurata Italia”. Così Gianni Brera celebrava, il 13 luglio 1982, il terzo campionato del mondo vinto dalla nostra Nazionale. Era anche un trionfo personale perché fu l’apoteosi del calcio “all'italiana”, una categoria critica inventata dallo stesso Brera, meglio noto come “contropiede”, altro neologismo di conio breriano. Il giornalista aveva allora 63 anni, scriveva per «Repubblica», ed era considerato il principe dei cronisti sportivi. Sarebbe vissuto altri dieci anni, ma quello fu lo zenith di una carriera cominciata oltre quarant'anni prima e proseguita, con meno smalto, dopo il 1982.   Dopo di allora cambiò il calcio con l'arrivo sempre più massiccio degli stranieri, le novità (positive e negative) portate dal Milan di Berlusconi e Sacchi, ma forse lo stesso Brera pagò il dazio di una vita vissuta senza risparmio.   Classe 1919, figlio di un sarto povero di area pavese inurbato a Milano, dopo la maturità scientifica si laurea in Scienze Politiche a Pavia, – si veda l'ottima voce sul DBI. Un accidentato percorso di guerra...

Corpo

Il corpo è stato per molti secoli il grande rimosso della cultura occidentale, che sovente, sotto la spinta determinante esercitata soprattutto dall’etica cattolica ma anche da quella marxista, è arrivata persino a demonizzarlo. Esso, infatti, è stato spesso visto in passato come contrapposto all’anima, la vera sede di quella spiritualità che caratterizzerebbe specificamente l’umanità. Da tempo però sul terreno dei modelli culturali relativi al corpo si stanno presentando delle importanti mutazioni, che trasformano sempre più in un obbligo sociale imprescindibile la presa di coscienza che l’identità di ciascuno passa attraverso un’elevata attenzione per il proprio corpo.   Nel corso del Novecento, si sono succedute diverse fasi di rapporto con il corpo. La prima si è presentata nei primi decenni del secolo ed era caratterizzata da una concezione salutista derivata dal pensiero positivista tipico dell’Ottocento, da un atteggiamento cioè razionalista, laico e fiducioso nel progresso umano. Si è concretizzata in fenomeni come la pratica attiva di sport, ginnastica e...

Why we fight

Invece di rassicurarmi dicendomi che erano tutte assurdità, gli uomini furono d'accordo con me. Nella guerra tra uomini e donne, dissero, io non avevo abbastanza paura del nemico. Protestai, sostenendo che avevo molta paura, fin troppa paura, ma loro dissero che confondevo la paura con la soggezione. E poi, aggiunsero, non avevo un piano. Mai andare in guerra senza un piano. Quasi tutti gli uomini del bar concepivano l'amore in termini bellici, perché dicevano che si trattava di prendere qualcosa che apparteneva a qualcun altro, il che era la dinamica fondamentale di ogni azione militare. Della seduzione come della distruzione. Tutti i consigli sentimentali di Cager, per esempio, tendevano a ispirarsi alla sua esperienza di lotta contro il comunismo. Le donne erano come i rossi, diceva. Imperscrutabili. Spietate. Dedite alla redistribuzione forzata della tua ricchezza.   [J. R. Moehringer, Il bar delle grandi speranze, 2005]     È tornato?   Chissà quanti maschi italiani, sul finire di questa estate, hanno incrociato il loro sguardo con quello di Samuel L. Jackson (e con quello di Josh Hartnett, in secondo piano), e...

Messi(a)

Se lo chiedeste, e potesse rispondervi onestamente, qualsiasi allenatore e giocatore di calcio vi direbbe che l’unico modo per contenere Lionel Messi è marcarlo a uomo. Più precisamente fargli la gabbia, con due, meglio tre, marcatori. Non per annullarlo, renderlo inoffensivo, ma solo per tenerlo fermo per un po’. Si può provare a contenere il Barcellona, come squadra, attaccando: ci ha provato la Juve nella finale di Champions League del 6 giugno 2015, almeno per qualche intervallo di gioco. E così si può anche vincere, ma a memoria d’uomo ci è riuscito soltanto il Real Madrid di Ancelotti in qualche clasico (la sfida tra le due massime squadre spagnole), e il Bayern Monaco nelle semifinali di Champions League del 2013.   Nella maggior parte dei casi si può vincere con il Barcellona soltanto con una difesa strenua e asfissiante: il Milan (20 febbraio 2013), l’Inter (28 aprile 2010), il Chelsea (18 aprile 2012). E non è sufficiente cercare di rendere inoffensivi gli altri giocatori, per impedire l’innesco inesorabile del tiki-taka (ma noi preferiamo la versione originale, onomatopeica, del...

Contro il calcio

Il calcio è un’infezione diffusa con insinuante pervicacia in parti esorbitanti del lutulento e immane corpo sociale. Che attualmente non ci siano rimedi non è una valida ragione per eludere il problema, la cui unica soluzione sarebbe quella, radicale, di abolire per legge la pedestre attività. Ridotto agli spazi illuni della clandestinità forse il calcio potrebbe tornare ad essere uno sport, e potrebbe, con dosata cautela e trascorsi almeno cinque decenni, di nuovo essere concesso ai meno compromessi tra i praticanti.   Ma per il momento ci vorrebbe l’occhiuto intervento di una polizia sportiva che illiberalmente sequestrasse palloni, distruggesse i campi (soprattutto quelli con l’orripilante fondo sintetico), costringesse giocatori e allenatori nei propri appartamenti, soffocasse le tifoserie, spegnesse le pay tv, oscurasse le trasmissioni di commento figlie del “Processo” biscardiano, chiudesse i giornali specializzati. Solo allora, dopo le nevrosi dei primi mesi, dopo le fiacche dell’astinenza coatta, dopo i monastici esercizi di resistenza alla tentazione, i più si accorgerebbero dell’entit...

Pechino. Giovani lettori

È difficile dare un’età ai cinesi. La ragazza a cena con noi potrebbe averne poco meno di trenta, un filo di pinguedine come accade a molti della sua generazione: quelli del ceto più alto, che provengono magari da famiglie di un certo benessere in progressivo aumento. La vita facile che si schiude a chi fa fortuna (e ha avuto modo di farla, in un modo o nell’altro, cavalcando lo sconvolgente passaggio da un’economia di stato totalitaria a un altrettanto totalizzante liberismo rampante), in un paese che cresce. Quando inforcherà la biciclettina a fine cena, commentando la mia abitudine di tornare a casa a piedi con una lunga camminata tra le vie secondarie, gli hutong silenziosi, dirà: ho la bicicletta perché si è rotta la batteria del motorino: io non amo lo sport. Ma camminare, o spostarsi in bicicletta, non è mica sport, obbietto io. Fai fatica, dice lei. È strano, perché io la pinguedine giovanile la collegherei d’istinto a un velo di malinconia, a un’attitudine alla rinuncia, alla paura di esporre il proprio corpo a rivelazioni inattese come l’aria fresca nei capelli in...

Il Mondo Piccolo di Fedi e Bandiera

«Ecco... ricomincia l'eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s'attarda, l'altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita». Si sente la voce fuori campo di Emilio Cigoli nella scena finale di Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955, regia di Carmine Gallone, soggetto e sceneggiatura di Giovannino Guareschi). Gino Cervi e Fernandel ritornano in paese in bicicletta, scattandosi in faccia l’un con l’altro. Peppone ha preso il treno a Brescello, destinazione Roma, dove lo attende uno scanno da parlamentare. Però a Boretto ci ripensa, scende dal treno. Alla stazione trova ad aspettarlo don Camillo, che lo convince a tornare a Brescello a fare il sindaco. Non poteva che andare così. Fuga a due, nelle terre del Mondo Piccolo: Guastalla, Gualtieri, Brescello. Marco Bandiera e Andrea Fedi. Un vessillo (rosso, immagino) e una virtù cardinale (per di più al plurale). Giocattoli (Androni) e sottoli (Neri, come le tonache). Il gruppo è in caccia.  60 km all’ora a 20 km all’arrivo. Devono recuperare...

Aslan-Kittel, volatona a Narnia

Dunque, Swift ha provato anche in questa seconda tappa a lasciare il segno sul secondo traguardo di Belfast, ma non ce l’ha fatta. È arrivato solo settimo. Non il reverendo Jonathan, intendo, ma il pistard Ben, l’inglese del Team Sky. Il gigante non è stato oggi Lemuel Gulliver, che sta sulla collina disteso come un vecchio addormentato, ma un altro Giant, un Giant-Shimano, per la precisione: per Marcel Kittel, quattro vittorie lo scorso anno al Tour, è l’esordio vincente nella corsa rosa. Tedesco, ma di nome francese, l’anno scorso avevamo immaginato i rivali in volata che vedendolo tagliare primo il traguardo, sconsolati, gli si rivolgevano, sconsolati, intonando: “Ne me Kittel pas!”. Al terzo km, quattro corridori avevano attraversato un armadio-guardaroba ed erano andati in fuga: non hanno trovato la neve, come nel regno di Narnia, imprigionato nel ghiaccio dalla Strega Bianca, ma tanta pioggia sì. Come i quattro fratelli del romanzo di C. S. Lewis, Sander Armée, belga, Jeffrey Romero, colombiano, Maarten Tjallingii, olandese e vegetariano, e il pratese Andrea Fedi, per un certo tempo “maglia rosa...

Good Friday, Mr Pink

«Trovai un prato pulito e molle; mi vi sdraiai, e feci la più bella dormita che avessi mai fatto in vita mia, poiché mi svegliai dopo ben nove ore, quando il sole era già alto. Feci per alzarmi, ma non mi riuscì. […] Intorno a me udivo un rumore confuso, ma, stando così supino, non potevo scorgerne la causa. A un tratto sentii qualche cosa che si moveva sulla mia gamba sinistra, dalla quale, passando sul mio petto, mi saliva a poco a poco verso il mento. Guardando alla meglio da quella parte, vidi una creatura umana alta forse un sei pollici che aveva in mano un arco e una freccia e a tracolla un turcasso. Non meno di quaranta altri esseri della stessa specie tennero dietro al primo…» Un anno dopo, e con un anno in più, il novantasettesimo Giro d’Italia si è risvegliato nel tardo pomeriggio di oggi, a Belfast, Irlanda del Nord, così come si risvegliava il dottor Lemuel Gulliver, sull’isola di Lilliput, nelle prime pagine del romanzo di Jonathan Swift. Dicono che Swift, irlandese e pastore anglicano, si sia ispirato al profilo della collina di Ben Madigan (in gaelico irlandese Binn...

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

Figli calciatori

Arriviamo al campo che non sono ancora le 8 e 30. È domenica, e la giornata sembra buona, solo qualche nuvola di passaggio. Oggi, in una desolata plaga brianzola inopinatamente sottratta al cemento, si disputa l’undicesima edizione del torneo di calcio “Estate in campo”, riservato alla categoria pulcini 2003. Al torneo sono iscritte più di trenta squadre, che si dovranno affrontare in due giorni di gara.   Accompagno Francesco, mio figlio, che mi sembra più eccitato del solito. Si è messo in testa che questo è uno dei “tornei che contano”. Non appena superiamo la rete che delimita la struttura, perdo il contatto con lui. Se ne va con la squadra, che entra nella zona riservata ad “atleti e dirigenti”. Oltre quella linea nessuno può transitare. Un ragazzotto dallo sguardo vacuo si incarica di fermare chiunque abbia idea di farlo. Una mamma ansiosa viene respinta con un certo disappunto. Servono maniere più decise per far capire ad un uomo anziano che lì dentro ci stanno solo quelli dello “staff”. Posizionato a fianco della rete che delimita una delle quattro aree...

Ricomincia il campionato e, poi, la scuola

Abdi sembra un ragazzino come tanti; sullo sfondo ancor prevalente di visi pallidi i colori non destano ormai più particolare attenzione e curiosità. Eppure, parlandoci a quattrocchi per allenarlo alla nuova lingua, si scopre che nel suo paese c’è stata fino a ieri la guerra civile: le camionette dei militari con mitragliatrici innestate hanno invaso il suo quartiere ed ha visto ammazzare la gente per strada. Con la mamma s’è chiuso in casa un sacco di tempo, le provviste in progressivo calo ed il padre che gli telefonava dall’Italia tutti i giorni. Ciò mentre con filmati sulla trincea e la voce di vecchi partigiani si cerca di rendere reale qualcosa del genere ai suoi compagni di classe. Ciò mentre uno di loro da mesi non viene più a scuola perché ha paura che la madre in sua assenza una bella mattina se ne scappi lontano. I racconti di Abdi per ora li tengo da parte, in attesa di utilizzarli appunto per tentar di forare la bolla di rosso virtuale che avvolge i suoi compagni fruitori di sparatorie da playstation. E dunque non è questo a segnare in lui la differenza. Piuttosto, ad osservarlo con...

GUIDA A EURO 2012 | Italia - Spagna

FINALE (FINALE, CAZZO, FINALE) 1 luglio 2012     Italia – Spagna ****     Diciamo subito che non ci pronunciamo. A volte il pudore vale più della scienza (initium sapientiae timor eccetera eccetera). E poi di scienza, ci sembra sufficientemente provato che non ne abbiamo troppa. Quindi potremmo parlare d’altro, di come cuocevano i mattoni gli Assiri, del perché il Paraguay dichiarò guerra contemporaneamente al Brasile e all’Argentina, degli Yazidi e di come il diavolo (ma non è il diavolo, direbbero gli yazidi) pianse talmente tanto che spense le fiamme dell’inferno, oppure preoccuparci di Sandrino Mazzola e del perché alla RAI non lo lascino in pace a giocare a tresette a chi fa meno, in canottiera, nel suo ospizio di Paderno Dugnano. Invece, anziché menare il torrone a vanvera, valutiamo almeno gli argomenti a favore e contro, così, senza trarre giudizi.     Contro:   - tanto per cominciare non si sa mai; - sono più forti; - la Spagna non si dimenticherà di marcare Pirlo; - non sono moralmente fragili come i tedeschi (questi...

EURO 2012 | Italia – Germania

SEMIFINALI 28 giugno 2012     Italia – Germania ****   N. B. 1: Bravo Portogallo. Quello che doveva fare l’ha fatto. Non ha funzionato, ma non c’è nulla da rimproverare. N. B. 2: Se per caso l’Italia passa – cosa che non crediamo, vedi sotto – gli dei del calcio provvederanno a ricordare alla Spagna il comodo e ragionevole 2–2 che si sono rifiutati di mettere in scena con la Croazia.   Veniamo alla partita. Si tratta di un problema metafisico che si potrebbe riassumere così: superstizione contro statistica. La statistica dice Germania, la superstizione invece – pensa te – dice Italia. Infatti nella fasi finali di Mondiali ed Europei, la Germania non ha mai – mai! – battuto l’Italia. I precedenti fondamentali sono fin troppo noti per ricordarli (4–3 nella semifinale di Messico ‘70, 3–1 nella finale di Spagna ‘82 (guardate come batte la punizione Tardelli con Oriali ancora in ginocchio sul primo goal di Rossi! Quanta scienza!) e infine 2 – 0 nella semifinale di Germania 2006) e tutti dicono Italia. Difficile che duri cos...

EURO 2012 | Spagna – Portogallo

SEMIFINALI 27giugno 2012     Spagna – Portogallo ****   Dai che è la volta buona che gli spagnoli se vanno a casa! Ai mondiali di due anni fa la Spagna sconfisse il Portogallo negli ottavi (1–0 con un goal al termine di un’azione stupenda Iniesta – Xavi – Villa). La partita però non fu facilissima per gli spagnoli: il Portogallo ebbe alcune occasioni sullo 0–0 ma poi non fu in grado di reagire al goal degli avversari. Stavolta crediamo che le cose andranno diversamente. Il Portogallo sembra più tonico della Spagna, e Paulo Bento ha messo assieme una squadra più umile di quella di due anni fa. Bento non cambierà gli undici che ha schierato regolarmente fin qui. Il Portogallo giocherà con grande cattiveria, anche picchiando gli spagnoli (che è il modo storicamente più efficace per batterli). Se Cristiano Ronaldo saprà sfruttare le pochissime occasioni che gli capiteranno e soprattutto se ne saprà produrre per i centrocampisti (se segna il Portogallo, è probabile che sia proprio coi centrocampisti, oppure su palla inattiva) e se i...

EURO 2012 | Italia – Inghilterra

QUARTI DI FINALE 24 giugno 2012   Italia – Inghilterra ****   Italia – Inghilterra, a essere attenti, non è un classico. Nelle fasi finali di Europei e Mondiali italiani e inglesi si sono incontrati solo agli Europei dell’80 e nella finalina di Italia 90. Infatti l’Inghilterra, la cui tradizione tendiamo a sopravvalutare per il solo fatto di aver inventato il gioco, ha sempre e solo giocato le partite importanti della sua storia contro Argentina e Germania, e, a parte la finale con il finto goal di Hurst, è anche riuscita a perderle tutte. L’Inghilterra alla fine non fa quella gran paura: certo hanno inventato il gioco, ma, quanto a capirlo, non ci sono mai neanche andati vicini. Se il calcio ha un senso, e il calcio ha un senso – e mentre lo diciamo stringiamo il culo – dovrebbe vincere l’Italia. L’Italia, infatti, è più forte (questo concetto, formulato a rigore, dovrebbe in realtà essere espresso così: “l’Inghilterra è persino più scarsa”). Visti nel girone eliminatorio, gli inglesi non sembrano granché da un punto di...

EURO 2012 | Spagna - Francia

QUARTI DI FINALE 23 giugno 2012     Spagna – Francia ***   Bella partita. Da vedere. Riedizione della finale di Euro ‘84 che vide gli allora padroni di casa vincere sugli spagnoli con un secco 2-0 (Platini, Bellone) di fronte ad un imbarazzante Arconada, che pur giocando bene per tutto il torneo, è ricordato principalmente per l'allucinante errore commesso in finale, quando si fece scivolare la palla sotto la pancia, dopo aver parato una – peraltro non irresistibile – punizione di Platini. Quel gol è conosciuto in Spagna come il gol di Arconada. Nella premiazione della finale di Euro 2008, il terzo portiere della selezione spagnola, Andrés Palop, vestì la maglia di Arconada in omaggio all’ex portiere e capitano della nazionale. Intervistato, Palop disse: “si merita un omaggio importante, ho avuto l’opportunità di ricevere la sua maglia, l'ho portata e mi ero ripromesso che se avessimo alzato la coppa l'avrei indossata, perché storicamente è ricordato per una sua papera...”. La Francia è squadra dal doppio volto,...

EURO 2012 | Grecia - Germania

QUARTI DI FINALE 22 giugno 2012     Grecia - Germania **   Probabilmente avrete letto di questa partita in termini politico/economici: diseredati greci contro aguzzini tedeschi eccetera. Scrivere male è facile e si fa sempre in tempo. Non qui. Per noi il calcio è più scienza che letteratura e alla fine il fatto è che la Germania è troppo più forte. Inoltre starà tremendamente attenta (sarà un primo tempo bruttissimo). Alla fine è solo una partita di calcio, e di certo se anche la Grecia vincesse (?), la Merkel non aumenterebbe le pensioni ai vecchi (fannulloni) greci. E questo vale anche nel passato: Maradona ha solo sconfitto Shilton, non la Thatcher (purtroppo). Pronostico: Germania. Primo tempo/ finale: Pareggio/ Germania è dato a 4. 1 – 0 secco per la Grecia (unico risultato che possiamo lontanamente immaginare possibile nel caso dovessero passare i greci) è dato a un invitante 21, ma non succede.     Il diario del Colonnello Lobanovsky è fatto da Matteo Ardente, Lorenzo Laura, Giacomo Summa, Pier Paolo Tamburelli e Pietro Vallone...

EURO 2012 | Rep. Ceca - Portogallo

QUARTI DI FINALE 21 giugno 2012     Rep. Ceca - Portogallo **   Partita interessante ma non imprescindibile, potete anche non vederla, ma con questo caldo starsene a casa con il ventilatore sparato addosso e bersi una bella birra non fa mai male. La Repubblica Ceca ha mostrato di essere veloce e concreta, senza individualità di spicco ma con una mentalità da squadra cinica. Ha iniziato male ma poi ha dimostrato di essere superiore – e non era difficile – alle altre squadre del girone, un po’ come Adriana alla fine di Rocky, quando scopre di non essere un cesso. Il Portogallo ha un’ottima squadra fatta di tanti buoni giocatori e di un fuoriclasse, Ronaldo, tra i più antipatici che esistano sul pianeta, ma comunque un fuoriclasse. Fin qui, è l’unica squadra che, pur schierando sempre gli stessi undici, ha dovuto affrontare partite tatticamente diversissime e ne è sempre uscita a testa alta (anche con la Germania, con cui avrebbe meritato il pareggio). La compattezza e la duttilità sono fondamentali in un torneo breve e il Portogallo, che ha buoni cambi e ha trovato anche...