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La tristissima riscoperta dell’importanza di statistiche fatte bene / Covid: una caporetto statistica

Premessa: tutti abbiamo sottovalutato il coronavirus   Nel fortunato Homo Deus. Breve storia del futuro, prosieguo di Homo Sapiens. Da animali a dei, Yuval Noah Harari aveva peccato di ottimismo, scrivendo: le epidemie costituiscono oggi una minaccia assai meno seria per la salute umana di quanto lo siano state nei millenni precedenti.  In difesa di Harari va detto che anche nella peggiore delle ipotesi l’epidemia del coronavirus non provocherà il numero di morti prodotti dai flagelli del passato, lontani e vicini nel tempo. La peste nera del 1300 causò, secondo Harari, un numero di morti stimato tra i 75 e i 200 milioni (altri studiosi forniscono stime più basse). Il vaiolo e le altre malattie portate dagli europei nel Nuovo Mondo causarono solo in Messico la scomparsa di 20 milioni di persone. La prima ondata dell’influenza spagnola sterminò tra i 50 e i 100 milioni di persone nel 1918. Dalla sua apparizione, nei primi anni Ottanta del Novecento, l’AIDS ha causato la morte di più di 30 milioni di uomini e donne. Nel 2014 il virus Ebola ha determinato 11.000 vittime. Il coronavirus ha già superato per numero di morti le conseguenze di Ebola, ma resteremo lontani dalle...

Sistemi di misura e previsioni / Dati. Tracce nel web

Le aziende che operano nel mondo digitale hanno incontrato delle difficoltà nell’interpretare le persone, a causa delle notevoli differenze esistenti tra quello che queste dicono di sé e dei propri comportamenti e quello che fanno realmente. Hanno deciso pertanto di privilegiare la raccolta e l’elaborazione delle numerose tracce che vengono lasciate dagli utenti in Rete, dalla ricerca su Google al pagamento di un biglietto ferroviario. Oggi è possibile fare ciò abbastanza agevolmente e senza la necessità d’interpretare tali tracce, né di ricavarne caratteristiche applicabili a fenomeni sociali più vasti. I dati si accumulano automaticamente grazie al processo di digitalizzazione in corso nella società e, una volta raccolti, possono dare vita anche a dei «meta-dati». Producono cioè ulteriori informazioni.   Ad esempio, conoscendo i movimenti effettuati e le persone frequentate da un individuo, si può sapere molto sullo stato di salute o sulla vita privata di questi. Come è stato riportato dal giornalista Paolo Pagliaro nel libro Punto, una ricerca condotta dall’Università di Cambridge in collaborazione con Microsoft su 58.000 utenti staunitensi di Facebook ha mostrato come i «...

Sui bordi di un universo in cui Dio gioca a dadi

"Non riesco neppure a pensare un universo in cui Dio gioca a dadi". È la folgorante metafora con cui Albert Einstein esprimeva i dubbi sul modo di guardare alla natura che le nuove scoperte della fisica quantistica stavano provocando. Nell'infinitamente piccolo delle particelle subatomiche venivano meno le certezze delle misurazioni e una sorta di terreno paludoso si spalancava sotto ai piedi degli scienziati alle prese con la straniante consapevolezza di una conoscenza oggettiva, che, così come era stata vissuta lungo la inebriante cavalcata iniziata con Galileo, non era più la stessa. La novità era destabilizzante: misurare contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella non era possibile (a differenza di un satellite o di una palla di cannone) perché l'azione stessa del misurare alterava le caratteristiche di ciò che si cercava. Posizione e velocità di una particella potevano essere descritte "insieme " solo come una funzione matematica di probabilità... mentre ogni tentativo di una misura accurata di posizione o velocità rendeva ignoto l'altro elemento e "...

Cellulare in auto: Sbengh!

Nel 2012 ci sono stati negli Stati Uniti più di 5 milioni e mezzo di incidenti stradali. Il National Safety Council ha calcolato che il 21% degli incidenti, ovvero circa un milione e duecentomila eventi, siano da attribuire a conversazioni al cellulare, in modalità vivavoce o tenuto in mano. Un ulteriore 5% (280 mila casi) è stato causato da interazioni video, come l'invio di messaggi o la consultazione di siti su smartphone. Alcuni studi recenti indicano che la proporzione di incidenti dovuti all'interazione con gli schermi sia in aumento (negli USA, 6% nel 2013), e spiegherebbe per esempio l'inversione di tendenza recente che si registra in Paesi come la Francia: da dieci anni in costante diminuzione, nell'ultimo anno le cifre della mortalità hanno registrato un'impennata (3412 morti all'anno contro il 3060 “attesi”).   Tanto le percentuali che i valori assoluti sono semplicemente enormi. Bisogna fare un piccolo esercizio di immaginazione e chiedersi come reagiremmo a numeri paragonabili riguardanti attentati terroristici o rapimenti di bambini (“Quest'anno sono stati rapiti soltanto 3000 bambini in...