Categorie

Elenco articoli con tag:

suicidio

(22 risultati)

5 aprile 1994 / Kurt Cobain. Un colpo di pistola

C'è un aspetto divertente, che trascende l'imbarazzo del momento, nell'avere la possibilità di scambiare due parole – perlopiù timidi ringraziamenti, la richiesta di una dedica – con una persona la cui immagine ha campeggiato sul muro accanto al proprio letto durante gli anni dell'adolescenza. Si tenga presente che l'età in questione è quella della definizione della propria identità per immedesimazione, e che il momento storico era quello in cui la scelta dei propri modelli avveniva sulla base di una suggestione, di una affinità elettiva, veicolata dalla musica quale forma del linguaggio improntata sull'immediatezza più assoluta. Quanto all'immagine, Lee Ranaldo, with is mild mannered look on, ha sempre avuto l'aspetto di un tipo ordinario, persino durante quella manciata di anni, ormai lontani, in cui i Sonic Youth sono stati il gruppo rock sicuramente non più noto, ma di gran lunga più influente del pianeta.    Trovarselo davanti con i suoi sessantatre anni ben portati, al termine di una serata nel corso della quale egli ha ripercorso, davanti a un pubblico raccolto, le tappe della sua quarantennale carriera di artista perennemente in bilico tra cultura pop e...

Sentimento tragico o pessimismo? / Meglio non essere mai nati

Prima o poi la vita umana sulla terra si estinguerà, un paio di volte ci è già andata vicina. La faccenda non è nemmeno così drammatica, giacché «nel lungo termine siamo tutti morti», come ebbe a dire il grande economista John Maynard Keynes. L'estinzione potrebbe essere causata da guerra nucleare, da superriscaldamento, da esaurimento delle risorse. Forse verremo sostituiti da automi dotati di intelligenza artificiale o forse no. Potrebbe anche essere che gli esseri umani del futuro supertecnologico, liberati dal lavoro e impegnati soltanto a divertirsi, ci penseranno da soli a ridurre i tassi di natalità fino al punto di non ritorno: gli ultimi rappresentanti della specie umana potrebbero finire in una sorta di zoo in cui verranno allevati a scopo riproduttivo limitato e programmato, per il sollazzo e l'istruzione di visitatori artificialmente intelligenti. Comunque andranno le cose, ci sono buone ragioni affinché la specie umana commetta un suicidio collettivo, un onnisuicidio?    La vita è male Sì, certo, risponde il nichilista-pessimista-antinatalista di turno, David Benatar, classe 1966, direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Città del Capo, in...

Storia di una depressione / Andrea Pomella, L’uomo che trema

“Nelle mie vene scorre solo il filo di energia che serve a tenermi in vita, per il resto sono niente più che una pelle di serpente, il brandello organico di una creatura arresa”, così si descrive il narratore e protagonista di L’uomo che trema (Einaudi, p. 216, € 18,50), titolo kierkegaardiano dell’ultimo libro di Andrea Pomella, a pochi mesi da Anni luce (Add editore, p. 150, € 13), romanzo di formazione grunge che ha ricevuto un’ottima accoglienza, del tutto meritata (vedi la recensione di Chiara De Nardi su doppiozero).    Percepirsi come “il brandello organico di una creatura arresa” non è una bella sensazione, ma è probabile che sia capitato a molti di sentirsi in uno stato simile qualche volta. A quanto pare gli italiani sono diventati il popolo più infelice del mondo. I mandolini hanno smesso da un bel pezzo di suonare, il mare di essere trasparente e il sole di brillare. Il suo colore è passato dall’oro al nero. Nero come la malinconia, come la bile, come la depressione di cui soffrono più o meno tutti i nostri connazionali, inclusi i presenti, che non sono affetti da altre patologie o da un’esagerata ottusità. Nemmeno la comune stupidità ne viene esentata....

Carteggi dal naufragio / Hannah Arendt e Walter Benjamin, vita precaria

La pubblicazione postuma di carteggi privati può facilmente incorrere in una deriva scandalistica oggi particolarmente diffusa, per la quale parrebbe essere legittimo frugare negli angoli bui di un’esistenza, rendendo pubblico ciò che appartiene all’intimità di un autore scomparso. Tuttavia, il quadro complessivo che si ricava dalla ricostruzione biografico-teorica presentata nel volume Hannah Arendt, Walter Benjamin. L’angelo della storia (Giuntina, 2017) e curata da Detlev Schöttker e Erdmut Wizisla esula da questo genere di preoccupazioni.   Si tratta, invece, di una composita raccolta di scritti – un’introduzione dei curatori, il saggio di Hannah Arendt su Walter Benjamin, le Tesi di filosofia della storia, lettere e documenti – che traccia una linea di continuità tra il pensiero di Benjamin e le vicende storiche e politiche che hanno segnato tragicamente la sua vita. Tutta l’opera filologica dei curatori è animata dalla necessità di mettere a nudo quella connessione delle piccole cose, che Benjamin stesso ha sempre ricercato nel corso della sua elaborazione teorica. Le connessioni costruiscono una trama di involuzioni ed evoluzioni, che si disvela nel tortuoso...

Andres Serrano, la scrittura, i volti e la morte / Parole ultime

Certo, l’argomento è tragico e delicato, peraltro riportato alle cronache da recenti casi eclatanti, ma al di là degli aspetti personali e sociali, il tema del suicidio è uno di quelli che turbano perché pongono questioni al limite e che riguardano il limite. Non ci chiediamo tanto, dunque, che cosa spinge una persona a suicidarsi, quali motivi o circostanze, bensì in che situazione si trova una persona, cosa pensa, cosa crede di pensare, nei momenti che precedono immediatamente il gesto estremo? Tanta letteratura e cinematografia ha affrontato il tema, ma qui c’è qualcosa di originale e peculiare: cosa dice, cosa crede di dire nei messaggi che lascia, nelle sue “ultime parole”? E per noi: sono esse anche “parole ultime”?   Gabriele Tinti ha raccolto in un piccolo volume, intitolato appunto Last Words (Skira, Milano 2015), alcuni testi di quei biglietti che i suicidi lasciano – a chi? – prima dell’ultimo gesto. Di diversissima lunghezza e tenore, contenuto e tono, a volte sembrano delle poesie, altre delle lunghe tirate assurde o penose. Sì, anche di fronte alla morte si ripresentano tutte le sfumature dell’essere umano. In che senso allora sono “ultime”? Qual è la loro...

Ma era davvero solo un trentenne precario? / Michele. In realtà non sono mai esistito

Ho letto oggi, com’è – credo – dovere di tutti, la lettera d’addio scritta da un uomo di trent’anni morto suicida. L’uomo si chiamava Michele, era friulano, e i giornali, in gran parte, si sono affrettati a qualificarlo come “trentenne precario”, condensando in due parole la totalità del suo essere.   L’anno scorso, in occasione dell’incidente ferroviario tra Andria e Corato, i giornali online pubblicarono articoli con titoli come: Antonino che voleva fare l’esame, il contadino centrato da una scheggia, Jolanda che doveva sposarsi. Un’abitudine giornalistica molto in voga, questa, quando si è esaurita la cronaca e occorre dare un volto alle vittime. Si considera l’esistenza di una persona come la somma di tanti frammenti del reale, si scelgono i più levigati, i più facili alla comprensione, e si lasciano vibrare sotto gli occhi del lettore. La gente muore, e già la morte di per sé non la si può ridurre a due parole allusive. Ma la vita, la vita tutta intera, la massa indifferenziata di cose, di eventi, di fenomeni, di esperienze, di situazioni, di avventure, di momenti, la vita come la si riassume in un titolo di giornale? Al che, di fronte a titoli come quello, mi feci...

A vent'anni dalla morte / Goliarda Sapienza, andando all’indietro

Oggi è il 30 agosto 2016 e venti anni fa, il 30 agosto 1996, muore Goliarda Sapienza. Quella Goliarda Sapienza arrivata al grande pubblico dopo l’uscita del suo romanzo L’Arte della gioia nel 2008 per Einaudi: romanzo postumo dunque, come lo furono Appuntamento a Positano, 2015, Tre pièces, 2014, Elogio del bar, 2014, le poesie raccolte in Ancestrale, 2013, La mia parte di gioia, 2013, Il vizio di parlare a me stessa, 2011, Io, Jean Gabin, 2010, Destino coatto, 2002. Ciò accade in questi venti anni dalla sua morte, ma anche molto altro accade: prendono vita spettacoli teatrali che raccontano la sua esistenza o parte di essa, escono biografie, monografie, sempre più studenti fanno la tesi di laurea sulla sua opera, si organizzano convegni, incontri, letture. Venti anni in cui Goliarda Sapienza è l’autrice di libri che sempre più persone leggono e regalano e raccomandano di leggere e poi ne cercano i volumi che man mano vengono alla luce, rintracciano video, notizie, curiosità: venti anni di rumore su Goliarda Sapienza.   Venti anni fa Goliarda Sapienza viene trovata senza vita nella sua casa a Gaeta: giace sul pianerottolo da una manciata di giorni, immaginiamo senza troppo...

Nell'anniversario della morte del pittore / Van Gogh. La verità dei fatti

Lo sappiamo tutti. Van Gogh si è tagliato l’orecchio nel dicembre 1888. Un anno e mezzo dopo si è tolto la vita con un colpo di pistola. È l’artista che più di ogni altro ha incarnato nel Novecento il mito dell’artista maudit. Il cliché visivo più famoso, che ha fatto il giro del mondo, è l’interpretazione di Kirk Douglas in Lust for Life, Brama di vivere, il film di Vincente Minelli (1956) basato sulla biografia romanzata di Irving Stone del 1934. E proprio dall’archivio di Stone spunta oggi un documento sepolto da quasi un secolo che ha spinto il Museo Van Gogh a fare il punto della situazione su due momenti della biografia di Vincent che appartengono alla leggenda.   Emile Schuffenecker, copia di Autoritratto con l’orecchio bendato di Vincent van Gogh, 1892-1900   Sull’orlo della follia. Van Gogh e la sua malattia è la nuova mostra aperta ad Amsterdam (fino al 25 settembre, a cura di Nienke Bakker, Louis van Tilborgh e Laura Prins) che prova a districarsi nel fitto labirinto di un argomento spinoso. Non dà soluzioni o risposte; per questo ci sarà, a metà settembre, un convegno internazionale di medici, psichiatri e storici dell’arte. L’intento di questa mostra è...

Dopo gli attentati di Bruxelles / Chi sono i terroristi suicidi?

Qualcuno ricorda il nome di Ahmad Al Mohammad, il suo viso, appena incorniciato da una barba rada, il bel volto di ragazzo? E Bifal Hadf, vent’anni, cappelli ricci e radi peli sul mento, chi è? E Mohammed Al Mahmoud, faccia triste nella foto, ma così giovane anche lui? E ancora: chi sa qualcosa di Ibrahim Abdeslam trentenne francese, barbetta e occhi scuri? O di Salah Abdeslam, volto tondo, sguardo ambiguo, di anni 26? E infine chi conosce Abdelhamid Abaaoud, il più sbarazzino di tutti, sorridente, cappello di cotone in testa, quasi un rapper? Se non li ricordate: i primi tre sono quelli che si sono fatti esplodere vicino allo stadio; degli altri tre: uno si è fatto esplodere a Boulevard Voltaire, uno è scappato ed è stato preso, il terzo è stato ucciso in un blitz a St Denis. I loro nomi sono legati all’assalto al Bataclan, alla strage nei ristoranti, allo stadio di Parigi. In poco tempo anche i nomi degli uomini che spingevano il carrello all’aeroporto di Bruxelles, quelli con il guanto, sono stati identificati. Perché l’hanno fatto, perché lo fanno, perché lo faranno ancora? Secondo gli studiosi del fenomeno del terrorismo suicida – di questo si tratta – non esisterebbe...

Conversazione con Thomas Macho / Della Scienza della cultura

Il maiale e la sua storia, Pier Paolo Pasolini, la storia delle torri in Occidente, Philip K. Dick e la letteratura science fiction, il cinema di Andrej Tarkovskij e quello di Rossellini, la storia culturale della calendaristica. E ancora: le metafore della morte, i riti e i miti nel contesto dell’antropologia storica, i modelli etici, estetici e culturali della storia occidentale. Quelli che potrebbero sembrare i lemmi di un’impossibile e ironica enciclopedia dal sapore borgesiano, di foucaultiana memoria, non sono altro che gli argomenti di alcuni dei corsi tenuti e dei libri scritti negli ultimi decenni da quello che in Germania è considerato il Kulturwissenschaftler par excellence: l’austriaco Thomas Macho. Che cosa è un Kulturwissenschaftler? Per capirlo bisogna andare a fondo nella storia, oltre che nell’etimologia, del termine tedesco Kultur: chiederemo, nel corso dell’intervista, allo stesso Macho di farlo. Basti per ora, in via preliminare, una breve chiarificazione: se si volesse tradurre Kulturwissenschaftler letteralmente in italiano, la resa più aderente sarebbe “scienziato della cultura”. Bisogna però tener conto di due considerazioni: per prima cosa che la lingua...

Essere al suicidio, perché far disperare paga

«Quella gente, invece di darti una mano, ti dà la sifilide. Non è vero, Boïeldieu?», chiede il proletario Maréchal. «Ah sì: una volta era un privilegio, ma ora si perde. Come gli altri. Tutto si democratizza: così il cancro, o la gotta, non sono malattie da operai. Ma il popolo ci arriverà, ve l’assicuro», risponde de Boïeldieu. Profezia puntualmente avveratasi (La grande illusione di Jean Renoir, girata nel 1937, finge una conversazione della prima guerra). Anche il suicidio, un tempo appannaggio dei pallidi popoli scandinavi e di qualche anima tormentata, grazie alla crisi finanziaria del 2008 è diventato un fenomeno di massa. Per chi ha fatto caso a questo fenomeno e se ne è lasciato incuriosire, può essere utile la lettura dell’ultimo saggio di Jean-Paul Galibert (Suicidio e sacrificio. Il modo di produzione ipercapitalistico, Stampa Alternativa, Viterbo 2015) che è una sorta di appendice nera alla Società dello spettacolo. Di Guy Debord Galibert condivide il pessimismo di fondo circa il mondo in cui ci è dato di vivere e lo stile secco, semi-...

Alle donne piaccio soltanto quando sono in scena

Il suicidio è inammissibile lì dove solo lo Stato ha licenza di eliminare i propri sudditi. Equivale a disubbidienza, ammutinamento, diserzione. Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi   Il 24 maggio 2015 a San Pietroburgo si è formata una coda di persone che sono rimaste in fila, come ai vecchi tempi sovietici, fino a sei ore prima di raggiungere la destinazione. La meta non erano le arance appena consegnate da chissà dove o le scarpe polacche, né le camicie cecoslovacche arrivate nella notte. La meta era la “stanza e mezza” in cui il poeta Iosif Brodskij aveva vissuto con i genitori prima che le vicende legate al suo “parassitismo” lo portassero, negli anni Sessanta, al noto processo, al confino e poi all’esilio. Fino al premio Nobel. In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantacinquesimo compleanno, la camera dell’appartamento in coabitazione che egli stesso evocò in Fuga da Bisanzio è stata aperta per una sola giornata al pubblico. E Pietroburgo si è messa in fila, non ha dimenticato né dissipato il suo poeta e lo ha celebrato rendendo omaggio a...

Nell'anima di Andreas Lubitz

Cosa nascondeva nell'anima Andreas Lubitz? Perché ha commesso quel gesto? Non lo sapremo mai. Ciò che possiamo conoscere è la storia dei discorsi che il gesto di Lubitz ha suscitato. Molte ripetizioni, poche differenze. La storia del pilota suicida/omicida ha fatto il giro delle opinioni, delle valutazioni, dei confronti. La maggioranza ha decretato che era matto, nel senso delle categorie diagnostiche. Ha vinto la “depressione”, soprattutto qui da noi, poi il “burn-out”, che è prevalso presso l'opinione pubblica tedesca. Germania, paese così arretrato da non avere ancora digitalizzato il sistema sanitario nazionale, per cui, cosa che in un paese moderno non potrebbe accadere, a uno basta stracciare una diagnosi per far sparire la malattia. L'episodio clinico di Lubitz getta una luce sinistra sul paese che ha fatto, dal 1875 in poi, dell'efficienza il proprio vanto.   Lubitz era consapevole che il suo gesto avrebbe soppresso le vite umane che viaggiavano da Barcellona a Düsseldorf? Se si risponde positivamente, allora dobbiamo spezzare una lancia contro la consapevolezza, contro il mito cognitivista che la consapevolezza è sempre positiva. Se invece non era consapevole, se si...

Primo Levi, uno e bino

Una stella tranquilla è un racconto di Primo Levi che apre la sezione “Futuro anteriore” del suo libro narrativo, Lilít, pubblicato nel 1981. Si tratta di un racconto strano. Inizia con la descrizione di un universo molto lontano e di una stella. Poi la voce narrante s’interrompe e comincia a discettare su tre aggettivi attribuiti al corpo celeste appena evocato: “grande”, “calda”, “enorme”.     Come si fa a descrivere qualcosa che sfugge alle dimensioni umane?, si chiede il narratore. E spiega come la definizione di grande o piccolo appartenga alla storia delle idee e delle percezioni dell’uomo. Poi di colpo cambia ancora marcia, e torna a raccontare, non senza aver riflettuto sul raccontare stesso, di una stella. Per qualche riga ancora la storia si mantiene su un tema astrofisico, sul fatto che la stella si sia trasformata in una “nana bianca” per via del suo consumarsi interno: brucia. Prima di entrare in una dimensione fiabesca – Levi evoca un antico astronomo arabo che l’ha osservata per molta parte della sua vita – parla della stella come se fosse una...

Nerd pride! La strana vita di Alan Turing

Dura la vita dei nerd e dei gay nella prima metà del Novecento. Immaginatevi poi una persona che riuniva in sé entrambe le caratteristiche. È questa la storia al centro di Enigma. La strana vita di Alan Turing, il fumetto scritto da Francesca Riccioni e disegnato da Tuono Pettinato che racconta le vicende del grande matematico, padre dell'intelligenza artificiale ed eroe della guerra, e mette insieme nazismo, nerdismo, omosessualità, mele avvelenate, guerra, amore, matematica e codici segreti (Rizzoli Lizard, 120 pagine, 16 euro).   Certo, Turing è anzitutto colui che inventò il concetto di “macchina universale”: oggi i computer possono simulare tutto o quasi, dalla tv alla radio, alla macchina da scrivere. E chi non conosce il test di Turing, cioè il modo per distinguere un essere umano da una macchina? Blade Runner non l'avete visto? Sulle equazioni di Turing si basa gran parte della matematica all'opera nell'informatica di oggi. E poi con il suo Colossus è riuscito a decrittare i codici segreti della macchina Enigma usata dalla marina nazista per comunicare segretamente, contribuendo...

Alessandro Cinquegrani. Cacciatori di frodo

Cacciatori di frodo di Alessandro Cinquegrani (Miraggi Edizioni, pp. 112, € 12,50) è la messa in scena della lingua del dolore, di un dolore psicotico, ossessivo, incontenibile. Chi legge si ritrova spettatore di un teatro di parole che “rotolano” sulla pagina, braccate dalla sofferenza di chi parla. Ma in questo libro non c’è solo una lingua malata, perché una storia viene raccontata anche se a intervalli discontinui, in una incessante zoppia di pensieri.   Il protagonista si chiama Augusto, ha una moglie bella dalla pelle candida, Elisa, che ogni mattina percorre 12 chilometri a piedi per andare a morire sulle rotaie di un binario morto, in attesa di un treno che non arriverà mai. Un suicidio cercato ad ogni alba. Ed è proprio lungo questi binari, due linee perfettamente parallele, che la storia viene narrata come una litania, con frasi angosciate che si ripetono arricchendosi lentamente di particolari narrativi. Perché ogni mattina Augusto si alza e va a riprendersi questa moglie dagli occhi fissi e assenti. E ripercorrendo i 12 chilometri ripercorre anche la sua vita, trascinandosi dietro il peso...

Delphine de Vigan. Niente si oppone alla notte

La morte della madre e la sua vita: ripartire dal suo suicidio per ripercorrerne i tratti di una vita infelice e tragica, faticosa fino all’estenuazione, ma non per questo priva di momenti di assoluta gioia e soprattutto di profonda libertà.   Delphine de Vigan ritorna su uno dei temi centrali dei suoi precedenti romanzi, su tutti Jours sans faim con cui ha esordito sotto pseudonimo raccontando la sua lotta contro l’anoressia e il complicato rapporto con la madre. Romanzo autobiografico, ma anche reportage capace d’indagare i tardi anni Settanta del riflusso e del disincanto.   Il tono dell’autrice è sempre misurato: in terza persona quando si tratta di rievocare, per altro con splendida delicatezza, l’infanzia della madre e tutto quel mondo antico composto da una famiglia piccolo-borghese, numerosa e di provincia e in prima persona quando lei stessa si ritrova co-protagonista delle pagine che descrivono implacabilmente il disagio psicologico ed esistenziale della giovane madre.   Niente si oppone alla notte (Mondadori, Milano 2012, pp. 311, € 18. Traduzione di Marco Bellini) è una storia...

Suicidio

A volte non basta. Il tanto vale vivere con il quale Dorothy Parker termina l’elenco sarcastico dei modi di morire non riesce a trasmettere la motivazione di un giorno ancora. Quando scrivere la parola fine è una scelta, arriva come un compimento che si cova da soli e si tace in compagnia, tra decisioni aprioristiche ed esitazioni umanistiche. Quando riesce difficilmente è un colpo di testa. Tecnicamente programmabile, non elimina l’inquietudine di un gesto che rimane misterioso per chi resta.   I fiori si mettono a posto prima o dopo, i piatti si lavano prima o dopo, la lavatrice si fa andare prima o dopo, la testa nel forno si mette prima o dopo. Non è pensabile che da madri lo si possa fare, che l’attrazione di thanatos possa risultare una forza più potente dell’eros di vita. Fai bei sogni svela il segreto, racconta qualcosa che raccontare non può – chi si confessa in prima persona comunica l’angoscia del come e del perché, ma trasmette una sensazione fredda quando l’atto si avvicina. Il libro best-seller passa di mano in mano, nomina l’indicibile che nel 2012, anno di...

Francesca Woodman: forever young

All’improvviso, Francesca è ovunque. Quasi trent’anni di onorata fama, prima timida, poi sempre più crescente presso gli addetti ai lavori, gli studiosi d’arte, gli artisti; infine, da qualche anno, il nome Woodman si sta ritagliando un suo spazio prominente nella cultura di massa, diventando noto presso consumatori più generici di immagini.     Un breve riepilogo: nel 2010 viene proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Roma il documentario di Scott Willis The Woodmans, uno sguardo a tutto tondo sulla famiglia di artisti – padre fotografo e pittore, madre ceramista, fratello videoartista – nel quale Francesca, morta suicida a soli 22 anni, iniziò la sua brevissima, precoce attività di fotografa. In pochi anni si succedono, solo in Italia, da Milano a Siena passando per Roma varie mostre monografiche e non sull’artista americana, le cui immagini iniziano a comparire anche su riviste e giornali ad ampia tiratura.     Da qualche giorno, si è aperta al Guggenheim Museum di New York la prima grande retrospettiva con più di centoventi fotografie, video...

Il raid come iniziazione e contenimento

Il carbonaro Giuseppe Mazzini, intuendo ormai con chiarezza i limiti delle vecchie sette, stende nel 1831 la prima versione della Istruzione generale per gli affratellati nella Giovane Italia in cui si vanno organizzando una struttura centrale e delle congregazioni provinciali. Tenendo fede al proprio nome vengono ammessi nella associazione solo membri con meno di quarant’anni e la si definisce, secondo la nota filosofia mazziniana ma pure mostrando ancora la centralità della giovinezza, “non setta, o partito ma credenza e apostolato”. L’educazione e l’adesione giovanili sono le premesse per creare un corpo omogeneo di affiliati necessario per un’ulteriore diffusione delle idee e, giunti al dunque, per l’insurrezione a cui doveva fare seguito una guerra per bande che conducesse fino alla definitiva rivoluzione nazionale. Mazzini risale agli esempi dei Paesi Bassi contro Filippo II, degli Americani contro l’Inghilterra, dei Greci contro l’Impero Ottomano fino a Spagna, Germania, Russia contro Napoleone. In particolare si sofferma sul 2 maggio 1808 quando, a seguito di alcune fucilazioni francesi a Madrid, l’...

Settembre 2001: chiusura (o apertura) del cerchio

Il raid successivo alla seconda guerra mondiale – sia aereo, sporadico (certe azioni di Israele per esempio) o sistematico (la prima guerra del Golfo, il Kosovo), sia terrestre svolto da truppe d’élite in singole missioni o in apertura di conflitti più ampi (Enduring Freedom in Afghanistan), che da guerriglieri rivoluzionari vincenti (a Cuba), perdenti (in Europa) o difensivi (in Vietnam) – ripete modalità e protagonisti, ripropone contraddizioni già esaminate nei capitoli precedenti. Oggi la riflessione si appunta, per forza di cose, sulla novità sconvolgente apportata dal suicidio, che richiede la scelta se accoglierla quale modifica profonda del raid fin qui analizzato o se viceversa considerarla un tratto che la esclude automaticamente da esso.   Alle 7.59 dell’11 settembre 2001 un Boeing 767-223E con a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti e 2 piloti lascia Boston in direzione Los Angeles. L’ultima comunicazione del Volo 11 risale alle 8.13, in seguito non risponde alle indicazioni del controllo di terra. Anche il transponder, che permette la localizzazione da terra attraverso altitudine e posizione,...

Spleen artico-padano

Tempesta e quiete qui si alternano continuamente, e tu non puoi farci nulla. “Cerco di divertirmi, ma a volte non riesco a sorridere” dice una ragazza di sedici anni di Tasiilaq, nella Groenlandia dell’Est: lo dice a Piergiorgio Casotti, fotografo, videomaker, che lì è andato più volte, collezionando incontri, dialoghi, immagini. Dalle foto è passato a un documentario di poco meno di quindici minuti, Arctic spleen, visto al festival Cinemambiente di Torino, all’International Festival of Ethnographic Film di Londra, al Festival Drets Humans di Barcellona. Si raccolgono fondi per una mostra fotografica e per trasformare questo cortometraggio in un lungometraggio. Una slitta corre sul ghiaccio, tracce di nero nel bianco; il bianco e nero qui non è stile fotografico, è paesaggio di interminabile inverno: neve bianca, cani bianchi, sagome umane in lontananza, casette nere, foche nere abbattute con un annoiato cinico scoppiare di fucile leggero.   Qui c’è la più alta percentuale di suicidi del mondo. Suicidi di giovani. Sepolti vivi nella noia germinata dalla distruzione della civilt...