Categorie

Elenco articoli con tag:

tavolo

(6 risultati)

Tavoli | Liliana Moro

Sulle oasi di tavolo rimaste scoperte da oggetti, una decisa zoomata rivela le cicatrici della superficie tenera: i segni generati dal tempo come un pennarello sbiadito, i solchi di una taglierina o di matite appuntite. Una panoramica in senso orario, punta la lente sul primo oggetto disposto in alto a destra: un registratore a cassette, decisamente vintage, la spina staccata. Perché nella lista dei tools di Liliana Moro, il mangianastri c’è sempre, magari appena rientrato da un field recording fuori dalla finestra, o dalla borsa di Liliana di ritorno dal supermercato. Simmetricamente opposto ce n’è un altro, anzi sono due, più piccoli, uno a fianco all’altro, sul tappeto verde di un block notes chiuso. L’orecchio non ha palpebre – dicono.    Libri. Fiabe Sonore, Femminismo a parole, racconti di giochi editi dall’Unità, nascosti da un ciuffo di fili di lana colorata, vagamente somiglianti a un fiore di loto, una ninfea. Inserto di Repubblica Cultura ripiegato sul titolo in primo piano: A Sylvia. Sylvia Plath, morta suicida all’età di 30 anni. E poco...

Tavoli | Giosetta Fioroni

Il nero palmo di una mano che sembra un ex voto; il dorso dorato di un’altra, forse battente di antico portone; un cuore di vetro blu e un altro bordeaux più grande, rilegato a quaderno che ricorda quello disegnato da Giosetta Fioroni per l’edizione in due volumi dei Sillabari di Goffredo Parise, con dentro foglie secche, penne d’upupa; una pinzatrice, un posacenere, una murrina fiordaliso, un piatto di ceramica con il titolo La verità, vi prego, sull’amore di W. H. Auden e altri oggetti disposti a fermare fogli. È un tavolo strano: sembra un piano inclinato, dove l’abbondanza e la varietà dei reperti tendono a sfuggire al controllo. Scorrere del tempo; volontà di trattenere piccoli e grandi oggetti; accumulo di ricordi. L’intreccio è fitto. Fotografie di amici, corrispondenze, citazioni d’autore a conferma del profondo legame con la scrittura.   Si leggono qua e là titoli di progetti da realizzare o realizzati. Mirroring memories, grande personale presso il Drawing Center di New York (5 Aprile - 2 Giugno 2013). Un dossier con data scritta a pennarello rosso, Tokyo, 13 Marzo. La...

Tavoli | Denis Santachiara

Nell’immaginario del design contemporaneo Denis Santachiara è sinonimo di luci al neon, fosforescenze, sfere giocose dai colori carichi. E invece, il suo spazio di lavoro è il più vuoto possibile. Bianca la sedia, bianca la scrivania, bianco il Mac. Bianca anche la luce che arriva da fuori, dal cielo di Milano. Compaiono tra il bianco un telefono fisso, uno smartphone ed un modem. Quello che vediamo non è un tavolo, ma un’interfaccia che permette di convogliare nello stesso luogo la tensione da due direzioni solo apparentemente antitetiche. È un ponte verso il fuori, che permette di trovare all’esterno tutto quello che non sta sulla scrivania, che non potrebbe mai starci. Ed è un varco verso lo spazio intimo del progetto non ancora realizzato, che cresce flessibile tra le linee rigorose del file. L’oggetto che prende forma sullo schermo non è definitivo. Si materializzerà come prototipo a pochi passi dalla scrivania grazie ad una stampante tridimensionale per essere studiato, migliorato e forse – forse – mandato in produzione. Compaiono solo due concessioni a questa organizzazione...

Tavoli | Claudio Magris

Più che un tavolo, un mare. Lo sparso ordine delle cose sembra seguire il flusso di onde continue. Non c’è disordine, piuttosto uno sciabordare che supera i confini del tavolo mischiandosi con una cassettiera e sfumando i confini con il pavimento fino al cassetto spalancato colmo di carte e appunti. Una medusa tendente al verde con in corpo un CD lambisce un’agenda e qualche cartolina, mentre una musicassetta e una videocassetta riaffiorano da un passato lontano, da abissi di un archivio imprevedibile. Tre pinzatrici, o piuttosto pesci martello, nuotano compatte vicino allo scoglio di un barattolo Illy nel cui coperchio guizzano graffette come gustosi pesciolini. E poi forbici e francobolli, carte e penne, una scrittura continua dello spazio che si sovrappone su più piani in una confusione obbligatoria, ma chiarissima, perché non c’è scampo e altre strade non sono possibili. I portapenne, come una barriera corallina, limitano il frusciare di carta oltre il quale le pile si fanno precise. Si stagliano sull’angolo estremo due schedari la cui fine dichiarata è ferma alla Q. Oltre, il pavimento, e una lampada che...

Tavoli | Marcello Maloberti

Due computer. La stampante. Due hard disk. Qualche CD. Un’agenda, buste trasparenti, penne, matite, cavi, un metro flessibile, fogli e bigliettini stampati. Libri. Una lastra di truciolato grezzo, di quello giallo in cui si cola il cemento armato. L’inventario è anonimo, elusivo, generico. E non può che essere così. Messi da parte gli strumenti tradizionali, il sottinteso demiurgico, l’atmosfera, l’odore e il finto esoterismo d’atelier, l’artista concentra oggi il suo laboratorio in poche cose essenziali.   Più che fare infatti, Marcello Maloberti inventa, elabora, connette, ricompone memorie, tesse relazioni, esplora archivi, colleziona immagini, di quando in quando fissa su un pezzo di carta un’idea, appunta uno schema. “Fare”, nel suo caso, equivale a veder fare: Maloberti progetta performance, inventa ambienti e dispositivi, situazioni animate da performer che si muovono in strani paesaggi, provvisori e inafferrabili, dove si mescolano agli spettatori, così che alla fine non si sa mai veramente dov’è l’opera, se nei gesti, nella musica, negli oggetti, nella...

Tavoli | Gabriella Giandelli

Il tavolo di Gabriella assomiglia un po’ a un suo disegno: molti colori, un’armonia delicata di fondo, un ordine un po’ inconsueto con piccoli dettagli imprevisti qua e là, una bella luce. Qualcosa a cavallo tra il familiare e il leggermente perturbante. Le matite colorate sono organizzate in bicchieri e divise per aree di colore: c’è il bicchiere dei blu, quello dei rossi, quello dei celesti, dei bruni, dei verdi, dei grigi. Non me l’aspettavo, ma è ovvio. Da non disegnatore quale sono, per me le matite si trovano organizzate per colori solo nelle scatole: quando ne escono, si disperdono nel vasto mondo dell’uso… Ma qui c’è evidentemente una logica, un metodo non improvvisato. Le matite sono tutte perfettamente temperate (a destra, in basso, a fianco di un cellulare inaspettatamente arcaico, c’è l’atteso contenitore dei trucioli del temperino – intonato con il colore del libro a destra, e persino con le finestre dell’edificio sulla copertina del libro di Gabriella stessa, subito sotto), e lo sono perché evidentemente non devono farsi aspettare nel momento del...