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L’esecuzione Gentile e la Resistenza

Quello che accade in quella mattinata fiorentina del 15 aprile 1944 all’ingresso della villa di Montalto, sui primi colli di Firenze, è stato rievocato più volte. Un’auto scura giunge davanti ai cancelli della costruzione ottocentesca dove da qualche tempo, lasciata Roma, ha trovato rifugio, con la famiglia, il filosofo Giovanni Gentile. Già ministro dell’istruzione, fondatore dell’Enciclopedia Italiana, ritenuto l’intellettuale più prestigioso del regime fascista, il filosofo presiede l’Accademia d’Italia che, dopo che l’Italia si è spaccata in due nel settembre 1943, si è incamminata anch’essa verso i territori della Repubblica Sociale Italiana, traslocando da Roma a palazzo Serristori, a Firenze. Gentile, come tutti i giorni, si è fatto portare in città dall’autista. E’ stato alla sede dell’Accademia dove ha incontrato diversi collaboratori e vi ha convocato il questore di Firenze, per essere aggiornato sulle indagini sulla tragica morte di Fanelli, il suo segretario, vittima pochi giorni prima, nella casa di campagna dove abitava, di una selvaggia irruzione di soldati della divisione “Goering”. In quel 1944 la strada che dal centro conduce a Montalto si percorre in un...

Michela Ponzani: il senso della scelta antifascista

Michela Ponzani, classe 1978, è una storica. Attualmente collabora con l’Istituto Storico Germanico di Roma. Nel suo percorso di ricerca si è occupata soprattutto di storia della Resistenza e dell’Italia repubblicana. È autrice, tra l’altro, di Senza fare di necessità virtù con Rosario Bentivegna e di Guerra alle donne.   Il percorso che mi ha condotta a studiare la storia della Resistenza ha avuto una lunghissima fase di elaborazione. Ero una studentessa di Lettere all’ultimo anno e ricordo che dovevo decidere l’argomento della mia tesi di laurea: dopo qualche colloquio con il mio relatore, Vittorio Vidotto, la mia scelta cadde sulla memoria della strage delle Fosse Ardeatine, l’eccidio nazista compiuto a Roma il 24 marzo 1944 in cui erano state massacrate 335 persone.   Si trattava di un fatto drammatico che aveva fortemente segnato la memoria pubblica della città ma che, in qualche modo, era da sempre anche nella memoria della mia famiglia perché mio nonno materno, fin da piccola, mi aveva raccontato più volte di questa strage in cui aveva perso due suoi carissimi...

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