Categorie

Elenco articoli con tag:

Johan & Levi

(11 risultati)

Un immagine del non / Duchamp fotografico

Marcel Duchamp (1887-1968) è una figura con cui ogni storico dell’arte contemporanea attivo in Europa o in America deve prima o poi confrontarsi. Cinquant’anni dopo la sua morte (il 2 ottobre 2018 per la precisione), non abbiamo finito di misurarci col lascito – visivo e concettuale – dell’opus duchampiano. Il mercato editoriale si è mostrato all’altezza della sfida. Per tenersi alle mostre più innovative degli ultimi anni, penso a Inventing Marcel Duchamp. The Dynamics of Portraiture (National Portrait Gallery, Washington 2009), Marcel Duchamp: Etant donnés (Philadelphia Museum of Art, 2009), La peinture, même 1910-1923 (Centre Pompidou, Parigi2014), nonché l’imminente Dalí/Duchamp, che aprirà i battenti a ottobre alla Royal Academy of Arts di Londra. Riguardo alle pubblicazioni, penso alla documentatissima biografia di Bernard Marcadé, Marcel Duchamp. La vie à crédit (2007, tradotta nel 2009 da Johan & Levi), allo studio di Thierry Davila sull’inframince (De l’inframince. Brève histoire de l’imperceptible de Marcel Duchamp, Beau Livre 2010), fino a The Apparently Marginal Activities of Marcel Duchamp (MIT Press 2016) di Elena Filipovic, che si concentra sull’...

Claude Cahun: un 'aria di famiglia

Pubblichiamo un estratto da Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica di Silvia Mazzucchelli (Johan & Levi editore)     Un Air de famille è la fotografia di un oggetto molto caro a Lucy Schwob, una delle sue rare opere esposte in pubblico. L’artista la realizza su invito di André Breton per un’occasione prestigiosa: l’“Esposizione surrealista di oggetti” svoltasi a Parigi presso la galleria di Charles Ratton nel maggio 1936 e alla Burlington Gallery di Londra, a cui partecipano gli artisti più influenti del momento.   Claude Cahun, Un air de famille   Scrive anche un breve articolo dal titolo “Prenez garde aux objets domestiques”, per la rivista Cahiers d’Art redatta in occasione della mostra: un’ardente esortazione a «fare attenzione agli oggetti domestici», ascoltare la loro voce, i poteri segreti celati in forme conosciute, affinché sia possibile «costruire o distruggere», afferma Lucy, un nuovo modo di vedere la realtà, uno sguardo in grado di rinascere ogni volta diverso, come da una sorta di frattura, di...

Lartigue. L’album di una vita

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.   Il libro recensito è   Lartigue. L’album di una vita di Jacques Henri Lartigue  , della casa editrice Johan & Levi. 

Intervista a Saul Steinberg

Pubblichiamo di seguito un’intervista a Saul Steinberg, tratta dal libro di Pierre Schneider, Louvre mon amour. Undici grandi artisti in visita al museo più famoso del mondo (Johan & Levi, dicembre 2012, p. 192, € 22), dedicato al dialogo intramontabile con i grandi artisti del passato.      Mi apprestavo già a rispondere, non senza qualche senso di colpa, alle solite obiezioni: “Sono un pittore, sa, parlare non è il mio forte. Del resto, si può parlare d’arte? L’esperienza estetica è come l’esperienza mistica, non si spiega…”. Lui però mi rassicura subito:“Io diffido di quelli che restano ammutoliti, estasiati o tramortiti davanti a un dipinto. Credono ai miracoli, loro. Ma il paradiso siamo noi a doverlo costruire. I veri mistici sono sempre stati dei chiacchieroni. Per rendere onore a un quadro, devi raccontartelo in tutti i dettagli possibili. Se ti blocchi, vuol dire che sei davanti a un padrone, a un capoccia”.    Il silenzio è frutto della paura, e Steinberg odia le dittature. “L’arte è una sfinge: il...

Giulio Paolini. L’Autore che credeva di esistere

Il libro nasce come per sfida, per sottrarsi ai contrastanti propositi di “silenzio”, “inattività”, “esilio”. Acquista inevitabilmente tratti severi, anche un po’ testimoniali. Dal 2010 Paolini non tiene esposizioni personali. Qualcosa, nel rapporto tra l’artista e il mondo dell’arte, sembra essersi modificato. “Capovolto”. Dunque l’esigenza di comprendere le ragioni del proprio distacco e insieme di tornare alle origini.   Nei primi anni Sessanta, agli esordi, Paolini ci ha spesso proposto immagini di sé o della propria attività in studio. Accrocchi di tele, barattoli di vernici, cavalletti, tele e telai poggiati provvisoriamente su poltrone. Lo studio dell’artista costituiva al tempo il punto centrale del racconto. Con L’Autore che credeva di esistere (Johan & Levi, 2012) Paolini torna adesso a proporre una serie di opere (o per meglio dire di allestimenti) che nascono e muoiono nello studio, nell’intimità dell’artista con se stesso, sotto lo sguardo benevolo di una piccola folla di ritornanti (riconosciamo Brancusi, Calvino, Borges). Che...

Eco cinetico

Inaugura giovedì 8 novembre presso la Sala Archivi del Museo del Novecento di Milano, la mostra Programmare l’arte. Olivetti e le Neoaanguardie cinetiche a cura di chi scrive e di Marco Meneguzzo. La mostra arriva dal Negozio Olivetti di Venezia ma è stata completamente riallestita con molte opere in più e documenti inediti. Proseguirà fino al 3 marzo 2013 in un momento in cui Milano torna ad occuparsi di arte cinetica e neoavanguardie.   La mostra celebra i 50 anni dell’Arte Programmata di cui Umberto Eco fu il primo critico. Cinquant’anni dopo siamo andati a intervistarlo.   Il Gruppo T nel 1959   Genealogia di una mostra. Intervista a Umberto Eco     Opera aperta fu pubblicato nel 1962, lo stesso anno in cui fu allestita a Milano la mostra “Arte Programmata”, e alcuni degli argomenti affrontati nel suo libro si rispecchiavano nei lavori degli artisti. L’introduzione all’ultima edizione del volume ne ripercorre la genesi e ricostruisce il vivace dibattito critico che ne accompagnò la prima uscita. Ci pare molto interessante perché così...

Schifano furioso

In questo momento ctonio fa bene leggere la storia della vita di un personaggio come Mario Schifano, fa bene perché seguire la sua vicenda biografica trasmette una sensazione abbastanza precisa che ha a che fare con la forza nuda, perché ci si rende conto in forma indiretta di quanto schiaccianti ed esaltanti possano diventare gli elementi della natura quando prendono il sopravvento. Quello che colpisce nella vicenda biografica di Schifano è, infatti, una sorta di furia che sembra essersi impadronita di lui dal momento della nascita a Homs, nella terra “estrema” di Libia, e lo abbia costantemente accompagnato sino al termine della sua esistenza.   Quando nel 2002 Luca Ronchi presentò il suo film Mario Schifano tutto alla 58/ma Mostra del Cinema di Venezia, per definire il metodo seguito nell’affrontare e ordinare la grande mole di materiali visionati, in un’intervista parlò di uno stile “che Mario chiamava ‘preciso noncurante’” (“Manifesto/Alias”, 12 gennaio 2002). Preciso e noncurante è stato lo stesso Ronchi ora nel costruire questo Mario Schifano. Una biografia, (...

Speciale Ai Weiwei

Artista e architetto tra i più famosi del nostro tempo, Ai Weiwei è salito alla ribalta della cronaca politica come oppositore e critico irriducibile del regime autoritario cinese, bersaglio di una serie di ritorsioni culminata nel suo arresto nell’aprile di quest’anno e nella lunga detenzione senza processo, interrotta dopo diversi mesi anche grazie a una vasta mobilitazione internazionale in suo favore.   Attraverso il suo blog, pubblicato tra il 2006 e il 2009, quando fu chiuso d’autorità, Ai ha denunciato soprusi, additato responsabilità istituzionali, connivenze e censure, riflettendo sulla condizione sociale, politica, culturale della Cina contemporanea, sul suo modello di sviluppo economico, sulle conseguenze dei radicali mutamenti che ne hanno trasformato il volto negli ultimi trent’anni. Con le sue pagine dense di riflessioni sull’arte, lo scenario urbano, la cultura e la politica cinesi, con le sue annotazioni autobiografiche, le petizioni e le inchieste, il blog ha dimostrato la possibilità di organizzare su internet inedite forme di resistenza democratica in un paese dall’opinione...

James Westcott. Quando Marina Abramović morirà

Questa biografia (autorizzata) di James Westcott (Johan & Levi editore, Milano 2011) recita un titolo che incuriosisce ma allo stesso tempo inquieta. Un libro affascinante che mi ha riportato alla mente lo spettacolare The Life and Death of Marina Abramović, alla cui première ho avuto la fortuna di assistere nello scorso luglio al MIT Festival di Manchester. Entrambi condividono lo stesso incipit che chiarifica questa scelta: il funerale di Marina e il complesso rituale ad esso connesso, preventivamente comunicato ai posteri tramite pubblicazione del proprio testamento. Tre bare, di cui solo una (ma non sapremo mai quale!) contenente il proprio corpo, spedite in tre continenti diversi, il lutto abolito, gli ex allievi chiamati a creare un progetto per l’occasione, Antony di Antony and the Johnsons canta My Way di Frank Sinatra. In sostanza “la cerimonia sarà insieme una celebrazione della vita e della morte. Al termine seguirà una festa con una grande torta di marzapane che avrà la forma e le sembianze del mio corpo. Voglio che la torta sia distribuita tra tutti i presenti”. Un estremo hic est enim corpus meum, l’ultima...

Greenberg for Italians

Non esiterei un istante a considerare l’antologia italiana degli scritti del critico americano Clement Greenberg (L’avventura del modernismo. Antologia critica, Johan & Levi, Milano 2011, pp. 448, € 35) come uno dei maggiori eventi editoriali dell’anno. I curatori Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi hanno pazientemente lavorato su un corpus di oltre 1.500 pagine, riuscendo nella sfida di offrire al lettore italiano una panoramica esaustiva del pensiero di Greenberg dal 1939 al 1986. In senso più ampio, l’antologia della Johan & Levi è da oggi lo strumento imprescindibile per comprendere il modernismo americano, in Italia conosciuto quasi esclusivamente attraverso il riflesso, a volte distorto dalla partigianeria critica, offerto dall’allieva più brillante, impaziente e ingrata di Greenberg, Rosalind E. Krauss, dato che, per una congiuntura editoriale anomala rispetto ad altri paesi europei, i lettori italiani, soprattutto i più giovani, hanno conosciuto Greenberg proprio attraverso Krauss & Co.   L’avventura del modernismo è ordinato secondo un criterio cronologico e tematico. Le...

Ugo Mulas e vitalità del negativo

Nel dicembre del 1970 si apre a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, la mostra “Vitalità del negativo”. L’organizza un giovane curatore, Achille Bonito Oliva, che ha lasciato da poco i panni di artista visivo per trasformarsi in organizzatore di eventi artistici. Insieme a lui, vero deus ex machina dell’intera avventura, è Graziella Lonardi Bontempo, fondatrice degli Incontri internazionali d’Arte. Vi partecipano gli artisti più significativi della neoavanguardia degli anni Sessanta: Agnetti, Anselmo, Angeli, Boetti, Bonalumi, Castellani, Gianni Colombo, Fabro, Fioroni, Kounellis, Lo Savio, Manzoni, Fabio Mauri, Paolini, Pascali, Pisani, Pistoletto, Schifano, Zorio e altri ancora.   È la seconda mostra di Bonito Oliva, giovane curatore che sfodera un gran paio di baffi e indossa giacche sportive; la prima è stata a Montepulciano, Amore mio. L’arte italiana è in quegli anni al suo giro di boa in mezzo alla contestazione generale. Sono anni congestionati, convulsi, impulsivi, ribelli, ma pieni di novità. Svolta anche perché è cominciata la “guerriglia”...