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Birmania

(8 risultati)

Ancora sulla sentenza della Cassazione / Legge o valori?

La sentenza della Cassazione riguardo al ricorso del cittadino sikh è molto interessante per due aspetti. Il primo è il linguaggio e il secondo il cambiamento generale di mentalità che riflette. Il linguaggio giuridico risente del balbettio generale su questi argomenti. Si parla di “valori” della nostra società, contrapposti ai valori di altre culture e poi si aggiunge qualcosa sull’obbligo delle etnie diverse che abitano in Italia di conformarsi ai valori del paese ospitante. Ora, a chi conosca un po’ le religioni del subcontinente indiano viene difficile chiamare i sikh una etnia. Sono invece una religione ben precisa, fondata storicamente da un individuo che ha cercato di elaborare una sintesi tra induismo e islam. È una religione praticata in buona parte dell’India (l’ex primo ministro del partito di Sonia Gandhi era un sikh) e ha una notevole diaspora in tutto il mondo. C’è una differenza notevole tra un’etnia ed una religione. I protestanti, i calvinisti, i valdesi non sono un’etnia, sono un movimento religioso che non ha nulla a che fare con un’origine geografica, con una “indigenità”, con una appartenenza a un territorio.   Un’etnia è invece in genere una comunanza di...

Cartolina da Dawei, Birmania

Dawei, Myanmar/ Birmania alla frontiera con la Thailandia. La Rough Guide è esplicita: non c’è niente da vedere. Serve solo come posto di passaggio per cercare di raggiungere le spiagge incontaminate a due ore e più da qui, tra strade difficili e villaggi sperduti. Sono rimasto bloccato qui. Noel Coward, il grande autore di commedie e commedie musicali l’aveva detto in rima – aveva vissuto a Rangoon. Mad dogs and Englishmen go out in the midday sun. The toughest Burmese bandit can never understand it. In Rangoon the heat of noon is just what the natives shun, They put their Scotch or Rye down, and lie down.   Solo i cani pazzi e gli Inglesi escono al sole di mezzogiorno I più duri banditi birmani on riescono a capire. A Rangoon nella calura di mezzodì i nativi fanno siesta Mettono via Schotch and Rye e si distendono.   Così anch’io ho imparato ad andare in giro la mattina fin quando il sole non diventa impietoso. Ci ho messo un po’ a capire, mi ostinavo a esplorare, a fare il miglior uso del mio tempo, ma poi un tremendo mal di testa mi travolgeva. A Dawei stamane sono andato in giro a...

Birmania. Effetto doppler

Caruso adesso è seduto di fronte a due persone che non pensa di avere mai incontrato prima. Un giardino tropicale circonda il bungalow dove stanno parlando. Palme, chicas, banani, pipal, rain trees, avvolgono uno stagno dove nuotano enormi carpe scure. Che sia fresco anche a quest’ora è dovuto a chi ha costruito questo posto vent’anni fa, dei produttori birmani di tabacco che volevano investire in qualcosa di bello e duraturo. Le stanze dell’hotel sono altri bungalow circondati da acque, un tempio accoglie chi entra nella tenuta, un tempio con un nat, uno spirito protettore, di quelli che il Buddismo birmano ha assorbito dal pantheon animista preesistente. Parlano di fronte a una birra. Caruso chiede quando sono arrivati in questo paese, com’è successo? I due archeologi, una coppia, lei sessantenne, lui più anziano di una decina d’anni, dicono che hanno cominciato a venire nel Sud-Est asiatico per scelta. Lei era stata in Pakistan, una missione difficile, inviata lì come unica donna orientalista dal grande, temibile Giuseppe Tucci. Allora l’Ismeo, l’Istituto per l’Oriente diretto da Tucci accettava...

Dove nascondo l'oro

“Dove nascondo l’oro? Mi han detto di metterlo tra le pentole, ma per me i ladri sono furbi. Vieni a vedere dove voglio metterlo. Così che se mi dimentico o mi prende un male, tu sai. Intanto questo bel medaglione della nonna prendilo tu, lei avrebbe voluto così, glielo toccavi sempre da piccola. Ma tu lo porti l’oro? Ce l’hai una catena? Non ti posso dare la mia, è troppo grossa, e non ti starebbe bene, e poi queste sono cose che lascerò ai tuoi fratelli, tanto a te non interessano… alè, apri la porta della cantina, quella in fondo al corridoio, qui non c’è nemmeno il pavimento, chi vuoi che pensi che ci nascondo l’oro. Allora, dai, conta, di fianco al tino la terza damigiana, alè, mettiamo il primo mucchietto con gli anelli, e poi quello con gli orecchini più spostato dietro, e le catenine invece, nella mensola dei fiaschi. Ma è vero che bisognerebbe nascondere l’oro tra le pentole d’acciaio in cucina? Che lì non le trovano? No, le troverebbero subito! Invece qui, nella casa vecchia, con le porte che non si chiudono bene, le persiane rotte, il veleno dei...

Sulla strada per Mrauk-U

Impossibilità alla potenza Si scrive Mrauk-U, si pronuncia Miao-o, come un lungo miagolio, ma vuol dire uovo di scimmia, in riferimento al mito di fondazione. Prime incongruità che introducono bene la città più isolata della Birmania, prossima al Bangladesh, esposta sul golfo del Bengala, protetta dal resto del paese dalle montagne dell’Arakan.   ph. Riccardo Venturi   Presa ormai confidenza con il paese, è ora di uscire dai sentieri battuti. Il Myanmar è in pieno boom turistico, i prezzi della mia guida del 2013 maggiorati del 50%. Mrauk-U, corre voce, è affascinante come Bagan, dove spesso il solo contatto coi locali passa per un triste: “Coca cola?”. Affascinante come Bagan prima che creassero nelle vicinanze una città residenziale per trasferirci gli abitanti che vivevano a ridosso dei monumenti, un po’ su modello di Siem Reap e Angkor. Un trasloco di massa, da molti vissuto come un trauma, che ha però salvato la città antica dalla rovina. Non così Mrauk-U, che è una sola e intatta, sebbene non la visiti nessuno. O meglio nessuno sa come arrivarci. Non...

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

Abdicare all'abitudine del pensiero e dei sensi, al canone dei sentimenti, sacrificare la rassicurante simmetria della dialettica, consumare ogni energia in questa tensione verso l'ignoto, spendersi completamente, e quotidianamente, nell'esercizio di una rivoluzione spirituale; tendere gioiosamente, disperatamente, estaticamente, a uno stato di bellezza estrema, di indefinibile perfezione, di luminosità, di bontà; scegliere ripetutamente questa strada e bruciare continuamente lungo il percorso: è questo lo scandalo della vita dei santi e degli artisti. Perché la “santità”, la scelta di perseverare nella pratica dell'umanità, è l'eresia eccellente in un tempo che rifiuta il concetto di irriducibilità, la densità perturbante del simbolo e dell'assoluto, in favore della chiarezza delle corrispondenze; che rifugge il buio e con esso la luminosità e la meravigliosa caducità del bagliore, per accogliere invece la luce permanente della logica trasparente.   Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, nuovo bellissimo lavoro del Teatro delle Albe, con la drammaturgia e la...

Letture Birmane

Ottenuto il visto all’ambasciata, confermato il picaresco tragitto aereo, acquistata la zanzariera, il venturo viaggio in Birmania s’invera. E’ dal settembre 2007, ovvero dalla rivoluzione zafferano dei monaci contro la giunta militare, che inseguo il sogno birmano. E ci tenevo ad andarci prima delle elezioni di fine 2015 che potrebbero cambiare il paese o forse no. Una soluzione, quest’ultima, preferita da molti paesi occidentali perché, al di là della retorica sui diritti umani, hanno a cuore anzitutto la stabilità politica della Birmania – miglior garante dei loro interessi economici –, come alcuni osservatori attenti cominciano a sospettare.   Finora ho seguito l’attualità e visto qualche film. Ma i grandi classici sulla Birmania sono stati girati altrove: Objective, Burma! (1945) di Raoul Walsh a Los Angeles, L’arpa birmana (1956) di Ichikawa in Giappone, Beyond Rangoon (1995) di John Boorman in Malesia, il deludente biopic The Lady (2011) di Luc Besson – sulla struggente storia d’amore tra Aung San Suu Kyi e Michael Aris – in Tailandia.     Così...

Asia a perdita d'occhio

Le acrobazie balistico nucleari del nipotino del Presidente Eterno e figlio del Caro Leader costringono perfino i media italiani a sollevare lo sguardo dai minimalia di casa nostra (più che di provincialismo ormai s’ha da parlare di autismo). Pochi giorni fa mi si faceva notare che l’agenzia di stampa spagnola ha a Pechino quindici corrispondenti, l'Ansa ne ha uno solo che fa fatica a pagare una segretaria, mentre i solitari corrispondenti delle grandi testate coprono da qui un’area da due miliardi di anime.     Obama sta riposizionando i suoi asset militari sul Pacifico, noi facciamo show di scaramucce paramilitari sul prato di Pontida. Noi facciamo show, in generale. Ma è strano come i giornalisti (e soprattutto capiredattori) all’inseguimento di lettori in allontanamento esponenziale (e dei propri relativi stipendi) non siano ancora capaci di proporre storie più fresche (prodotti non scaduti, insomma), come quelle dell’Asia che lievita: mi hanno detto di un servizio su Vogue Uomo di febbraio (‘opinion leaders in Cina’, una dozzina di nomi a casaccio, tutti ben vestiti) e di un MarieClaire di...