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India

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1 giugno 1967 / Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Ho ricominciato ad ascoltare Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band su un vinile, una ristampa del 2000 che mi restituiva un poco le sensazioni della stupefacente cover apparsa il 1° giugno del 1967: i quattro Beatles in posa in grandi uniformi di banda Belle Époque vittoriana gialla, fucsia, azzurra e arancione; davanti una aiuola fioritissima con sforbiciato il loro nome: e tante sculture da giardino e qualcuna da tomba: un Buddha sorridente portafortuna, una dea Kali con la faccina più attonita che terrifica, una Biancaneve, Shirley Temple vicina a una bambolina stravaccata a lei identica con scritto sulla pancia «welcome The Rolling Stones» e tutti intorno ai Beatles una memorabile foto di gruppo (che oggi definiremmo selfie) che raccoglieva nel collage grafico di Peter Blake le più incredibili facce dei personaggi che in quel 1967 i Beatles volevano con loro per salutare dalla copertina di uno degli album più eccentrici e indefinibili di tutta la storia del pop; loro quattro giovinotti di Liverpool, Marlon Brando, Oscar Wilde, Stan Laurel, Marilyn Monroe, Yogananda, Oliver Hardy, Edgar Allan Poe, Karl Marx, Bob Dylan, Karl-Heinz Stockhausen, Dylan Thomas, Fred Astaire, Sigmund...

Conversazione con Amitav Ghosh / Raccontare un mondo senza "io"

Di Amitav Ghosh, forse il maggiore scrittore indiano vivente, sono noti in italiano sia i romanzi di ambientazione storica che altri, bellissimi e fuori genere, come Il cromosoma Calcutta, Lo schiavo del manoscritto, Il paese delle maree. I suoi reportage narrativi, di forte valenza politica, sono stati raccolti nel volume Circostanze incendiarie.    Il suo ultimo libro, non meno appassionante, si chiama The Great Derangement (La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, tradotto da Anna Nadotti e Norman Gobetti, edito come tutti gli altri da Neri Pozza). È una riflessione ricca di digressioni narrative sui rapporti che intercorrono tra le cosiddette catastrofi ambientali e il nostro concetto di realtà, passando per le relazioni tra la geologia e la letteratura. Vi si pone tra l’altro la domanda non secondaria su come sia stato tracciato il confine tra la fantascienza e la letteratura tradizionale, che ha accentuato la separazione già abissale tra Natura e Cultura. Si addita infine, ed è la parte più affascinante del libro, la responsabilità della distruttività umana nella nostra incapacità di raccontare il mondo al di là dell’ombra gettata dall’umano,...

Il nuovo libro di Franco La Cecla / Elogio dell’Occidente

Franco La Cecla ama provocare e spesso lo fa in modo intelligente e originale. Lo aveva già fatto in Contro l’architettura, lui, architetto di formazione, scagliandosi contro le cosiddette “archistar”. Questa volta il percorso controcorrente lo ha portato a criticare le critiche che spesso vengono mosse, proprio dagli occidentali, e in particolare dagli antropologi, categoria di cui l’autore fa parte, all’Occidente stesso. Una delle caratteristiche del sapere antropologico è di fondarsi su un approccio relativistico, che non solo ha portato a dare pari dignità a tutte le culture espresse dalle diverse società umane, ma che spesso ha messo sotto accusa l’etnocentrismo e in particolare quello occidentale.   Pur non essendo una specificità dell’Occidente, l’etnocentrismo di questa parte di mondo è però quello che, almeno in epoca moderna, ha condizionato in modo più pesante il resto del pianeta. In un suo libretto del 1953 dal titolo Il mondo e l’Occidente lo storico inglese Arnold Toynbee scriveva: «Non è stato l’Occidente a essere colpito dal mondo; è il mondo che è stato duramente colpito dall’Occidente (…) L’Occidente è stato l’aggressore capitale dei tempi moderni, e...

Una vita che non poteva essere lodata né biasimata / Bigger than life

Il necrologio è sfortunatamente un genere letterario. Lo si capisce quando chi scompare è qualcuno che conosciamo bene. Se si sono vissute molte cose insieme a una persona, il fatto che non ci sia più rende spesso difficile fare i conti con la sua vita. A prescindere dalla commozione (che è un sentimento nobilissimo, ma molto soggettivo, spesso piangiamo il noi stessi che la persona si è portata via) e dal rispetto (che è dovuto a coloro che transitano, ma che dopo un po’ diventa qualcosa di diverso, riserbo, dimenticanza o mistero), ogni necrologio è ingiusto. Proprio perché si permette di fare i conti con la vita di qualcuno come se “si fosse risolta”. Se c’è qualcosa di propriamente umano è la non conclusione, vorrei dire la “sconclusionatezza”. Se amiamo qualcuno la cosa è ancora più forte. La vita di qualcuno che abbiamo amato è sempre fuori da ogni conclusione, proprio perché l’interruzione lascia dei filamenti che vanno molto oltre il punto e a capo. Nel caso dei necrologi di personaggi illustri, cioè di quelli che i giornali chiamano “coccodrilli”, c’è una forma di retorica che soffoca ogni commozione. Colui o colei sono “entrate” nel novero degli “obituary” proprio perché...

India divisa / Nominare e orientarsi: Shilpa Gupta

Al lettore di mappe l’India si dà chiaramente. Scorri il dito su un mappamondo (esistono ancora?), su un atlante (qualcuno li consulta ancora?), o sul tuo telefono intelligente e la vedi subito: una forma triangolare quasi perfetta che emerge dall’oceano e si stacca dalla terraferma. Un po’ come l’Italia, il subcontinente indiano sembra definito chiaramente dai suoi confini naturali. I problemi semmai vengono quando si guarda la sua mappa politica. Se provate a scontornare i suoi confini dal contesto, se guardate alla sola silhouette che ne ricaverete, quella forma che sembrava chiaramente definita mostra qualche linea più tortuosa, come se la geometria che ci appariva inizialmente euclidea si sia frammentata, originando profili più complessi. Queste linee rizomatiche che si sviluppano nelle propaggini del grande triangolo/rombo indiano, che tagliano in due la regione del Bengala e girano intorno alla valle del Gange per far posto al Bangladesh, allungandosi poi verso la Birmania e la Cina in territori etnicamente ben poco indiani; questi margini (tratteggiati) che s’inerpicano a nord nelle terre ancora contese del Kashmir a maggioranza mussulmana: queste sono le linee di tensione...

La notte indiana è più grande della nostra

Io e Shila siamo sulla terrazza della casa dei genitori di Karan. Abbiamo vestiti leggeri, nonostante la notte fredda. Quando cala il sole il deserto non lascia scampo, l’escursione termica è la più forte che abbia mai sofferto. Sotto di noi si allarga la periferia di Jodhpur. L’orizzonte è frastagliato dalle foglie di quelle che immagino essere palme ma che probabilmente non lo sono. Dietro le fronde si alza un bagliore violetto. Alcuni cani abbaiano in lontananza. “Una volta era tutto deserto, non c’era niente” dice Karan alle nostre spalle. È risalito portando bottigliette d’acqua e whisky. “Avevano provato a fare un campo da golf, per i nuovi ricchi” ride. “Giocavano a golf nella polvere.”   Sono a Jodhpur da un paio di giorni. Da quando sono arrivata in India è difficile suddividere ordinatamente lo scorrere del tempo. Ogni giorno sembra una settimana, ogni giorno è un segno, non ha più un nome, ha appena un numero a identificarlo. Il sole sorge e cala, in quell’intervallo io parlo, penso, mi muovo. Ogni giorno di nuovo, ma non da capo. Ogni giorno parlo,...

Scrivere in India

Se fossi uno scrittore, mi dico, scriverei anche in mezzo a tutto questo. Ai clacson delle macchine che combattono qualche improvvisa congestione sulla strada davanti a casa. Alla banda musicale di ragazzi e ragazze che suonano e marciano, marciano e suonano nel grande spiazzo davanti alla strada di fronte a casa. Ai ragazzi che giocano a cricket sulla stessa distesa polverosa. Alle loro urla “bbbball baaaall!” quando la palla finisce lontano. Alle urla dei venditori ambulanti di verdura. Alla vibrazione dell’aria condizionata o del ventilatore. Ai cani, ai corvi, quando cala la notte. Ai cani che rispondono ai corvi quando la notte sta per finire.   Gowalia Tank   Se fossi uno scrittore, riuscirei a scrivere pur stando al centro di una stereofonia di decibel tra i due appartamenti che ci affiancano al piano terreno di un centenario edificio di Gowalia Tank, Mumbai; nella zona un tempo nota come “black city”. Se fossi veramente uno scrittore siederei dritto e indifferente ai vicini troppo vicini, le loro televisioni perennemente accese su soap opera indiane (canale destro) o dibattiti politici al limite dell’isteria (canale...

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

1961. Pasolini in India ovvero questa enorme folla vestita praticamente di asciugamani

1. (mappa)     La Malabar Hill con le sue palazzine residenziali degne dei Parioli (p. 8) un paesaggio da cartolina esotica dell’ottocento, da arazzo da Porta Portese (p. 10) Sundar viene da Haiderabad, dove ha la famiglia; cerca fortuna a Bombay, come un ragazzo calabrese può venire a Roma (p. 12) a Bombay, con chilometri di strada nelle gambe, camminavo per il lungomare… imparando a conoscere passo per passo quel nuovo mondo, così come avevo conosciuto passo passo, camminando solo, muto, la periferia romana (p. 19) gli uomini obbedivano alla donna anziana, pazienti e subordinati… questa situazione non mi era nuova: anche tra i contadini friulani succede qualcosa di simile, in certe usanze rustiche, sopravvissute al paganesimo (p. 22) eppure gli indiani si alzano col sole, rassegnati, e rassegnati, cominciano a darsi da fare: è un girare a vuoto per tutto il giorno, un po’ come si vede a Napoli, ma qui con risultati incomparabilmente più miserandi (p. 25) [il santone] camminava altezzoso col petto in fuori, senza degnare di uno sguardo i fedeli. Sembrava un capufficio che passasse per il corridoio tra gli...

Alcune sfumature dell’India-Fabindia

Alla festa di compleanno del mio amico Hari al Park Hyatt di Chennai ci saranno almeno una trentina di persine. Una stangona del Quebec che si spaccia per francese canta delle cover anni ’80. Un buffet di spiedini gira tra i tavoli e fuori, tra le piscine del cortile e una grande statua di Ganesh, si fuma, si beve e si chiacchiera.   È qui che scopro una via di mezzo tra l’India moralizzatrice del Modismo contraria alle effusioni in pubblico e quella militante dei kiss-mob dove i ventenni si baciano spudoratamente per affermare il proprio diritto a poterlo fare in pubblico. È l’India del ceto medio che sta scoprendo un nuovo rapporto con il proprio corpo e con la sessualità. Un’interessante India privilegiata.   Sunil mi spiega d’un fiato tutta la trama della trilogia di Cinquanta sfumature di grigio. Ne so poco, tranne qualche articolo sul fenomeno, letto qua e là. Mi dice che no, non è un libro erotico: è letteratura. E mi spiega che il gioco di sadomasochismo finisce nel primo libro. In quelli successivi lei lo fa innamorare e si sposano. Poi ricominciano con il gioco erotico, ma solo quando...

Labirinti

Il raffinato editore emiliano Franco Maria Ricci ha appena inaugurato un labirinto realizzato tra il 2004 e il 2015, a Fontanellato (in provincia di Parma). Il labirinto è fatto con piante di bambù di specie diverse. In uno spazio di 7 ettari, la struttura ospita complessi culturali per un’estensione di oltre 5.000 metri quadrati: un museo per la sua collezione d’arte di oltre 500 opere; una biblioteca (con i 1.200 libri stampati da Giambattista Bodoni, e 15.000 volumi di storia dell’arte); una casa editrice (la già nota Ricci Editore, che il proprietario ha venduto nel 2004 per finanziare il progetto e ora ha ricomprato); una sala delle feste e dei balli; la piazza di un borgo con la sua chiesa; una torre belvedere. Ricci ha scritto sul proprio sito:   Da sempre i Labirinti mi affascinano. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Pushkar, la grande fiera, e l’hic et nunc

Gli zoccoli ancora da ferrare scalpitano a vuoto a Pushkar, Rajasthan, India del Nord, avamposto del deserto di Thar, e sono pistoni che infuriano senza scalfire il confine violento di una semi immobilità obbligata. Silenziosi, sentenziosi come colpi di martello, i calci demoliscono dune di sabbia e ne formano di nuove, il deserto è una creatura animata, e i frequenti nitriti sono disperati, grida poderose e garrule di femmine partorienti.     I purosangue in posta, e ce ne sono migliaia distribuiti per tende e padroni che paiono tutti predoni impavidi pronti alla bisboccia della notte, sono in piedi su tre gambe, perché una delle anteriori è piegata in due ed è legata, sollevata e paralizzata per mezzo di corde spesse e annodate con maestria. Solo l’equilibrio precario convince le bestie all’apparente mansuetudine.   La sensazione dell’arto reciso, dello scompenso di natura, sottomette persino il desiderio selvaggio di scatenarsi in furia, e d’altronde c’è bisogno di proteggere la mercanzia dal suo stesso istinto, dall’inaudita vitalità di una merce che è merce ma è viva, dai giochi tumultuosi che i puledri inscenerebbero se lasciati in possesso del candore...

I pomi della discordia del Kashmir

Nel 2008, una settimana prima di vincere le elezioni, il presidente Obama disse che risolvere la controversia sulla lotta per l’autodeterminazione nel Kashmir (causa di tre guerre tra India e Pakistan dal 1947 a oggi) rientrava nei suoi obiettivi cruciali». L’India accolse con sbigottimento la sua dichiarazione; da allora, però, Obama non si è quasi più pronunciato in merito. Ma lunedì 8 novembre 2010, durante la visita al nostro paese, ha dato un’immensa soddisfazione ai suoi ospiti affermando che gli Stati Uniti non interverranno in Kashmir e annunciando il proprio sostegno alla candidatura indiana a un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Pur parlando con eloquenza delle minacce poste dal terrorismo, non ha detto una parola sulle violazioni dei diritti umani nelle valli kashmire.   La decisione di cambiare idea un’altra volta sul Kashmir è legata a parecchi fattori: l’andamento della guerra in Afghanistan, l’entità dell’aiuto pakistano di cui hanno bisogno gli Stati Uniti e gli eventuali acquisti di aerei da parte del governo indiano nel corso del prossimo inverno...

India: pisciare e non baciare

L’orgoglio è un motore che tiene vive economie zoppicanti, nazioni di incerta identità e può addirittura accendere la crescita. Ma può anche essere usato per darsi una ripulita. È proprio l’orgoglio ciò su cui ha cercato di far leva il premier indiano Narendra Modi per innescare uno dei cambiamenti più importanti per il suo paese in questi mesi. La sua più grande campagna di relazioni pubbliche si chiama Missione India Pulita, o Swacch Bharat Abhiyan, in hindi. È un’arma a doppio scoppio, figlia di una mente furbissima, perché da un lato ha cercato di togliere qualsiasi potere metaforico a un partito avversario, quel partito dell’uomo qualunque, l’AAP (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal che da anni usa la scopa come simbolo un po’ “grillino” per spazzare via la corruttela e il passato stantio. Ora Modi ha provato ad appropriarsi del simbolo spogliandolo della metafora e cercando di ridicolizzare chi brandiva lo spazzolone di paglia come icona, invece che per l’uso cui è realmente destinata: la sporcizia per terra. Dopo la vittoria straripante di...

L'India vista da un velle

Mi è stato chiesto se riesco a spiegare, partendo da una visione dal basso, quotidiana, cos’è l’India del nuovo Premier nell’attuale situazione sociale e politica: dov’è finito il gigante-India che era considerato una delle grandi potenze del XXI secolo? La domanda sottintende che l’India non sia più così promettente. Forse a causa della perdita di terreno della rupia, di un rallentamento nella crescita in rapporto alle previsioni, o anche perché un nazionalista indù ha vinto le elezioni presidenziali.   Partendo dal basso, da ciò che sento dire da mio suocero indiano a colazione, dai miei studenti all’Università, dai giovani imprenditori, intellettuali, giornalisti e scrittori che mi capita di frequentare, l’impressione che in questa fase storica l’India sia invece ancora destinata a prendere il suo spazio nel palcoscenico mondiale è stata rianimata e non spenta dall’attuale Premier, per quanto quest’uomo sia distante da identità e principi di persone laiche, moderne, razionali. E nonostante la sua politica annunci il lento disfacimento...

Il popolo senza indirizzo

L’evoluzione gioca un ruolo fondamentale nella natura così come nelle società umane e il cambiamento è, in generale, inarrestabile e necessario. Idee, stili di vita e modi di stare al mondo che avevano un senso nel contesto di un sistema sociale, diventano obsoleti o insostenibili al cambiare degli elementi culturali e delle condizioni materiali ed economiche che ne garantiscono l’esistenza. La storia delle tribù nomadiche del Gujarat, alla quale mi sono interessato in occasione di uno dei miei ultimi viaggi in India, è uno dei tanti esempi delle difficoltà che i più deboli – spesso i meno equipaggiati di fronte alle sfide poste dalla necessità di adattarsi – possono incontrare nell’affrontare le grandi transizioni della storia.     Con circa quattro milioni di membri distribuiti in più di trecento comunità tribali, i nomadi del Gujarat rappresentano una porzione numerosa e ben diversificata della popolazione totale di questo stato indiano. Nel passato ognuna di queste comunità, compatibilmente con il sistema delle caste, riusciva a mantenersi offrendo i propri...

Cosa scrive l'Asia?

Di recente mi sono trovato a fronteggiare un uditorio pechinese – molto internazionale però – ricevendone domande. Nessuna sorpresa: il moderatore mi conosce, tante volte si è parlato di quel che mi interessa. Cinque anni da editore specializzato sull’Asia, e ora ho un libro da comporre per le mani. Allora mi si domanda soprattutto di Cina e India, paesi diversi ma in corsa parallela: la narrativa giovane è il punto, ma non di letteratura sola si parla bensì di società. Eccole, quattro domande e risposte.   La Cina è la fabbrica del mondo. Lo è l’Asia orientale tutta, e del Sud (l’India). Esiste allora una Letteratura o (per evitar maiuscole) una narrativa che la racconti? Che ne racconti condizioni e conflitti?     No, ho dovuto rispondere. Ho dovuto spiegare la mia sorpresa in particolare in Cina, la mia delusione. Di sicuro vanno emendati gli scrittori meno giovani – sempre legati, in Cina, a una cosiddetta ‘rural literature’, centrata sul villaggio o sulle relazioni nel quartiere, storie buffe molto spesso, storie tragiche quando si apre il capitolo (unico...

Net-neutrality addio

Net-neutrality della Rete addio. È la prima valutazione del voto in base al quale il «Federal Communication Committee» statunitense ha approvato il piano presentato ieri dal suo presidente, il democratico Tom Wheeler, nella sessione di lavoro per discutere le nuovo norme per regolamentare l'accesso al Web. Il nuovo regolamento, che è il primo di una serie di interventi della Fcc per rendere operativo il progetto chiamato spavaldamente «Open Internet», acquisisce molte delle richieste da parte dei grandi fornitori di accesso al web di una differenziazione della velocità di navigazione nella Rete in base il costo di connessione. Una logica in base alla quale «più paghi più vai veloce» che, secondo imprese come Comcast, Verizon, Time Warner Cable e At&t, oltre a rendere Internet più appetibile per società che basano il loro business sulla Rete, può favorire strategie imprenditoriali che tendono all'innovazione di prodotto e di processo.   Una posizione, questa degli Internet provider, fortemente contestata da altre major della Rete e dai social network (Google, Facebook,...

Elogio del pensiero critico

C’è una crisi ben più profonda di quella economica, che sta attraversando il mondo e che ne sta compromettendo il futuro: è la crisi dell’istruzione. Da questa osservazione prende le mosse Martha Nussbaum nel saggio Non per profitto, che offre un’ampia disamina sullo stato e sulle tendenze dei sistemi educativi e sulle ripercussioni che la deriva in atto è destinata a produrre sullo sviluppo democratico delle società.   L’analisi della Nussbaum è condotta sui sistemi educativi degli Stati Uniti e dell’India, due paesi caratterizzati da significative differenze sul piano culturale e dello sviluppo socio-economico, ma in cui è possibile ravvisare la comune tendenza a ridurre sempre più lo spazio dedicato alle materie umanistiche in tutti gli ordini di istruzione e nel finanziamento dell’attività di ricerca. Lo scopo è quello di mostrare come si stia delineando un’epocale crisi di civiltà, tale da mettere in discussione le conquiste della democrazia sulla base delle quali si è plasmato il modello di sviluppo delle nazioni più avanzate. La visione...

India: le più grandi elezioni della storia dell’umanità

Le elezioni indiane sono ormai un evento globale, seconde per attenzione forse solo a quelle degli Stati Uniti. Ma mentre la democrazia americana, per usare un ossimoro, è la regina del sistema mondiale attuale, quella indiana è, apparentemente, solo la più grande. O meglio, a voler essere pignoli, la più popolosa. E l’attenzione del mondo giornalistico mainstream, soprattutto in Italia, si rivolge di solito alla scelta popolare del nuovo governo non tanto per indagare e capire verso dove l’India andrà, e le possibili conseguenze di tale scelta, quanto per mostrare con stupore misto a curiosità che la democrazia non conosce limiti ne’ di scala ne’ di latitudine.   Le più grandi elezioni della storia dell’umanità sono un evento emozionante e rassicurante al tempo stesso. Di conseguenza, vorrei sfruttare lo spazio di questo articolo per provare a fare una cosa molto diversa dalle solite spiegazioni/profezie pre-elettorali. Mi piacerebbe tentare un piccolo esperimento: presentare una serie di vignette tratte dalla mia esperienza di vita in India, ma in forma di racconto breve. Il protagonista...

Est/Ovest: la guerra delle lingue

Voglio qui dimostrare la mia tesi: che sia in atto sul continente asiatico una battaglia strisciante, un braccio di ferro tra la lingua inglese e la lingua cinese (e di conserva le più deboli lingue locali come l’indonesiano, e le lingue indiane) che si svelerà presto. Ma devo prenderla alla larga. Prima una citazione: Xiaolu Guo, Jhumpa Lahiri e Jonathan Franzen a colloquio al Jaipur Literature Festival. Denuncia Xiaolu Guo: la letteratura angloamericana è sopravvalutata. È solo un problema di capacità di diffusione grazie al medium linguistico che si è imposto come globale. Un bell’articolo sul Guardian riporta la ricchezza di quel dibattito. Io credo che questa battaglia tra le lingue non sia che il riflesso di uno scontro (non ancora una guerra) a bassa intensità che si sta preparando nella contrapposizione tra il/i nuovo/i gigante/i asitico/i, Cina in testa a tutti ovviamente, e l’Occidente. Per ora, si parla di softpower. Ne ho già scritto su questo blog: gli Istituti Confucio pompano prodotti culturali cinesi in linea con le direttive del Partito, siano essi cinema o narrativa. E il governo apre i...

La ruspa indiana

La storia è semplice, quasi banale. Come tutte le storie complicate. Siamo all’inizio dell’ottobre 2013, e ci troviamo in un villaggio di medie dimensioni – che chiameremo Ramkheri – di uno Stato dell’India centrale: il Madhya Pradesh (MP). Di mattino presto, una telefonata avverte il Dipartimento Forestale che qualcuno sta scavando con la ruspa su terreno protetto. Poco tempo dopo, una squadra della forestale si reca sul posto e confisca il mezzo, del valore di circa 30.000 euro, cifra assai ragguardevole nell’India rurale. Il proprietario – che chiameremo Nyaju Kha – l’aveva acquistata da poco e stava ancora pagando le rate. Nyaju è membro della comunità musulmana di Ramkheri che, dall’Indipendenza ad oggi, è divenuta la più numerosa del villaggio e che da sola rappresenta più di un quarto dei voti totali.   Il 10 dicembre 2013, due giorni esatti dopo l’uscita dei risultati elettorali per le elezioni statali tenutesi il 25 novembre, vinte dal Partito Popolare (Bharatiya Janata Party, BJP), partito nazionalista Hindu, la ruspa viene restituita al suo proprietario...

Mandela e Gandhi

Nei giorni in cui i giornali e le televisioni di tutto il mondo accompagnavano Mandela e il suo corteo di capi di stato, mi colpiva un costante riferimento alla figura di Gandhi. Si diceva, nella sostanza, che ambedue erano uomini buoni, che avevano espunto la vendetta dalle loro vittorie, uomini pacifici e sorridenti, icone di un modello di convivenza civile tra nemici, tra avversari, che per quanto riguarda Gandhi ci ha accompagnato per decenni, e ora, immagino, così sarà per Madiba.
   Mi domando però se sia questo il modo giusto di raccontarlo. Se sia giusto, quando un uomo di stato ci lascia, costruire attorno a lui una leggenda che dimentica pezzi importanti della realtà del mondo come è davvero. Ghandi non come un leader e, a tutti gli effetti, un condottiero, ma come una particolare personalità positiva: l'uomo buono. Racconterei questa favola ai miei figli (se ancora fossero nell'età in cui sono io nella condizione di insegnare qualcosa a loro, e non piuttosto il contrario)?
 No, non la racconterei così. Racconterei che Gandhi, e Mandela, erano grandi uomini di stato, e quindi dei combattenti. Che...