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India

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Mandela e Gandhi

Nei giorni in cui i giornali e le televisioni di tutto il mondo accompagnavano Mandela e il suo corteo di capi di stato, mi colpiva un costante riferimento alla figura di Gandhi. Si diceva, nella sostanza, che ambedue erano uomini buoni, che avevano espunto la vendetta dalle loro vittorie, uomini pacifici e sorridenti, icone di un modello di convivenza civile tra nemici, tra avversari, che per quanto riguarda Gandhi ci ha accompagnato per decenni, e ora, immagino, così sarà per Madiba.
   Mi domando però se sia questo il modo giusto di raccontarlo. Se sia giusto, quando un uomo di stato ci lascia, costruire attorno a lui una leggenda che dimentica pezzi importanti della realtà del mondo come è davvero. Ghandi non come un leader e, a tutti gli effetti, un condottiero, ma come una particolare personalità positiva: l'uomo buono. Racconterei questa favola ai miei figli (se ancora fossero nell'età in cui sono io nella condizione di insegnare qualcosa a loro, e non piuttosto il contrario)?
 No, non la racconterei così. Racconterei che Gandhi, e Mandela, erano grandi uomini di stato, e quindi dei combattenti. Che...

Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.   Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.     Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un...

A piedi nudi all’università

Nel 1972 Sanjit Bunker Roy ha fondato a Tilonia, in Rajasthan, il Social Work and Research College, che tutti chiamano Barefoot College, l’università dei piedi nudi. La scuola diffonde le tecniche custodite dai medici, dalle ostetriche, dagli architetti e dai botanici dei villaggi più poveri dell’India: saperi cruciali per il futuro economico globale ma che solitamente le università non trasmettono.   Il sistema didattico è fondato sulla responsabilizzazione e sulla partecipazione collettiva, sullo scambio tra gli studenti e sul principio del learning-by-doing. I bambini di Tilonia lavorano di giorno e la sera vanno a scuola, dove imparano a leggere e scrivere, a conoscere i propri diritti e i meccanismi democratici. La comunità provvede da sola ai propri bisogni fondamentali grazie al sistema di vasche per la raccolta dell’acqua piovana e ai pannelli solari, installati da un sacerdote hindu che ha frequentato solo le elementari.   Oggi in India, dal Ladak al Buthan, esistono villaggi interamente alimentati ad energia solare. Gli impianti sono stati installati da persone che hanno studiato a Tilonia. Il...

I giocattoli di Arvind Gupta

Il giocattolo come oggetto non ha una semplice funzione, anzi ha la funzione della finzione. Caricato dell’immaginario del bambino, il giocattolo prende vita, diventa in un certo senso utile: la bambola una principessa, i mattoncini dei Lego una metropoli. Ed è sempre il bambino che trasforma un aspirapolvere giocattolo in uno vero, trasformando se stesso in un adulto. Tuttavia crescendo questa capacità di immaginare spesso si perde, alla fantasia molti sostituiscono le nevrosi e faticano anche solo a pensare se stessi in un’altra città, con un altro lavoro, con un altro compagno.   Qualcuno invece questa immaginazione non la perde e in alcuni casi diventa un visionario, così è stato definito ad esempio Steve Jobs: un uomo capace di immaginare degli oggetti e di intuirne l’utilità per la società riuscendo anche a migliorarla un po’. Anche Arvind Gupta a suo modo è un visionario, non ha inventato oggetti tecnologici, non ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, ma sta aiutando migliaia di bambini indiani ad immaginare il loro futuro e lo fa partendo da tutto quello che il mondo occidentale...

La macchina per scrivere

Poco più di centocinquanta anni è durata la macchina per scrivere. Da quando un novarese, Giuseppe Ravizza, l’aveva pensata e realizzata per aiutare la scrittura dei non vedenti. Adesso la sua invenzione, contestata da un altro creatore americano, si è estinta. L’ultima fabbrica, localizzata in India, chiude: non ci sono più ordini. Tutti, o quasi tutti, oggi scrivono con il computer. Oppure a mano, con la penna o la matita, dal momento che l’unico vero concorrente della videoscrittura è il quaderno, o piuttosto il moleskine. Il mondo meccanico viaggia verso l’esaurimento.   L’immaterialità ha avuto la meglio. Ma cosa ci abbiamo guadagnato con la fine della tastiera meccanica? Di sicuro ora si fa meno fatica. Chi ha avuto modo di imparare a scrivere sulle macchine tradizionali – spesso con solo due dita – sa quanta energia occorresse per battere sui tasti, per sollevare il carrello, per imprimere le maiuscole, per dare alla riga un ritmo accettabile: la scrittura mentale seguiva, almeno inizialmente, il ritmo dei colpi dei polpastrelli sui tasti, e la fine della riga, vera unità...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Il piroscafo Conte di Biancamano

Bergamo, Città dei Mille nei primi anni Sessanta. La scuola non era lontana da casa ma bisognava comunque attraversare via Statuto, poi scendere lungo viale XXIV Maggio, prendere a sinistra via Mazzini e poi subito a destra via Cadorna, arrivato: Scuole Elementari “Armando Diaz”. Il maestro Angelo era un po’ manesco e anche fissato con i canti risorgimentali e ci faceva suonare sulla melodica Hohner le note della Bella Gigogin e Addio, mia bella addio, tutti e trentacinque quanti eravamo sull’attenti, in braghe corte. Al pomeriggio, partitella nel campetto di via Diaz contro i nemici storici di via Legionari in Polonia. Tutta la seconda infanzia così, in quel quadrilatero dai toponimi patriottici. La prima raccolta di figurine, quando però abitavo ancora a Pavia, era stata quella dei garibaldini del Corriere dei Piccoli. Negli anni della Diaz, invece, erano i ragazzi di Curtatone e Montanara ad accendere la mia fantasia, quasi quanto i Tigrotti di Mompracem. Poi la lunga marcia nell’adolescenza e la rimozione, prima, e quindi il rifiuto di quella cosa, finanche della parola. Come a quasi tutti quelli che conoscevo allora,...