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Modena

(22 risultati)

Due festival modenesi / Morte e decentramento dell’umano

Accarezzare l’eterno: Trasparenze Festival 2019   Muovere Utopie è il titolo dell’edizione 2019 del festival Trasparenze di Modena, a cura del Teatro dei Venti. Si viene però a sapere, a seguito dell’incontro con Giulio Sonno sullo spettacolo Moby Dick della stessa compagnia, che originariamente la rassegna artistica si sarebbe dovuta chiamare Crepa. La parola gioca in modo voluto su un doppio senso che suggerisce qualcosa di stimolante e al tempo stesso di sinistro sulla natura del teatro. Quest’arte genera appunto una crepa nelle menti di artisti, spettatori e operatori che contribuiscono, ciascuno a suo modo, alla realizzazione di uno spettacolo. Chi si dedica al teatro è costantemente messo in discussione nelle proprie apparenti certezze, nella sua postura e nei suoi movimenti più intimi, o in generale nel suo atteggiamento verso quella cosa misteriosa e pazza che si chiama “vita”. Ma il teatro è anche un’arte che sussurra nel cuore di chi ha la fortuna e la sventura di frequentarla: crepa, devi morire, lascia tempo e spazio a qualcosa che è più importante di te. La bellezza è infatti amara, diceva Rimbaud, e – potremmo aggiungere – non ammette di essere toccata dai...

Conversazione con Claudio Longhi / Teatro partecipato, attore, regia, scrittura

Dal 2012 Emilia Romagna Teatro Fondazione produce a Modena progetti teatrali speciali definiti di “teatro partecipato”. Tali progetti si caratterizzano per l’impegno a tempo pieno di un nucleo stabile di attori professionisti in una serie di appuntamenti che nel corso di molti mesi, spaziando da cene-spettacolo a laboratori nelle scuole, da reading di grandi romanzi a partite di calcio, attraversano spazi culturali, ricreativi e commerciali della città, e coinvolgono la più varia umanità in una riflessione su uno specifico tema socio-politico di volta in volta posto al centro del lavoro. Spingendo sul pedale ludico da un lato e su un rigore intellettuale impregnato di materialismo storico dall’altro, coadiuvati dal dispiegamento di una sofisticata rete di partnership e una raffinata strategia di comunicazione, tali operazioni mirano esplicitamente a convocare i cittadini intorno al teatro, perché tutti vi riconoscano nuovamente lo spazio in cui la comunità si riunisce per interrogarsi sul presente. I materiali, le riflessioni, gli studi accumulati precipitano infine in uno spettacolo in scena in teatro nella stagione ufficiale, con una affluenza entusiastica di pubblico che...

Intorno all'opera del grande fotografo sudafricano / Santu Mofokeng: a silent solitude

English Version   “Il dono è la testimonianza di un atto, un gesto simbolico allo stesso tempo libero e obbligatorio”, scrive Katia Anguelova, curatrice di AtWork Dakar 2012. E ancora: “concepire l’opera d’arte come relazione in un contesto di dare e ricevere permette di interrogarsi sulla possibilità di apprendere questa come dono o rappresentazione di un dono”. Si tratta dell’idea centrale che anima AtWork, il format ideato da lettera27 e Simon Njami, di cui l’elemento chiave è il workshop, all’interno del quale è prevista la realizzazione da parte di ogni studente di un taccuino personalizzato, che ognuno di essi può scegliere di donare a lettera27, entrando a far parte della AtWork Community. Quest’anno il workshop, che si è tenuto in Italia in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, è stato interamente dedicato all’immagine fotografica e fra gli studenti era presente come ospite anche un aspirante fotografo ivoriano Mohamed Keita. La mostra dei taccuini prodotti, co-curata dagli stessi studenti, è stata da poco inaugurata nell’atelier di via Giardini di Fondazione Fotografia Modena. Il tema scelto dal curatore riguardava il concetto di “eterocronia”, ovvero...

Santu Mofokeng: A Silent Solitude

Italian Version   “A gift is the evidence of an act, a symbolic gesture that is at once free and obligatory,” writes Katia Anguelova, curator of AtWork Dakar 2012. “Considered in terms of a give-and-take relationship, the work of art can therefore be regarded as a gift or a representation of a gift.” This is the central idea of AtWork, the educational format created by lettera27 and Simon Njami. Its key element is a workshop during which participants produce a personalized notebook, which they can choose to donate to lettera27, thus becoming part of AtWork Community. The workshop that has recently taken place in Italy, in partnership with Fondazione Fotografia Modena, was entirely dedicated to the photographic image and was attended, among others, by the young Ivorian aspiring photographer Mohamed Keita. The notebooks produced during the workshop were displayed in an exhibition co-curated by the students at the Fondazione Fotografia Modena’s atelier in Via Giardini. Drawing on Foucault’s idea of heterotopy, Simon Njami chose “heterochrony” as the main theme of the workshop, describing it as “a break with real-time that introduces multiple time-spaces from which it is possible...

Meridiano Celati / Il mio amico Gianni Celati

Le visioni di paesi e di paesaggi, l’etnografia fantastica, l’esplorazione di mappe terrestri e di sensi corporali, il sorriso ariostesco, la rêverie funambolica e insieme critica, il teatro di voci, di fantasmi interiori e di apparizioni, le comiche e i paradossi e i tic dell’avventura, la passione del visibile mescolata alla passione per l’inverosimile, il piacere dell’affabulazione accompagnato dalla malinconia per le vite chiuse nella ripetizione: le stazioni di una scrittura come quella di Gianni Celati raccolte in un “Meridiano”. Un vento di primavera nel profluvio di romanzeria mercantile che si riversa nelle librerie.   “Leopardiani, non leopardisti”: molti anni fa, con questa esclamazione all’unisono, rivolta all’amica comune che ci aveva presentati, Gianni Celati ed io ci siamo conosciuti. Uno slittamento del sapere verso il dialogo, della conoscenza verso la relazione, del rapporto con il classico verso la conversazione con il classico sarebbe stato, in effetti, e continua ad essere, una specie di ritmo del nostro incontro. Comprendendo, nel momento del ritrovarsi – magari dopo qualche anno di lontananza – l’escursione orale su paesaggi e volti conosciuti, il...

Il furto del Guercino e il prodotto «bellezza»

Un anno fa, nell’estate del 2014, venne rubata dalla chiesa modenese di San Vincenzo una tela di Guercino, la Madonna con san Giovanni Evangelista e san Gregorio Taumaturgo. Se, a distanza di diversi mesi (senza che il quadro sia stato ritrovato), torniamo indietro e consideriamo le reazioni immediate al furto e i discorsi sollecitati dall’episodio modenese, ci accorgiamo come le une e gli altri siano rivelatori: saltano fuori, nei confronti delle opere d’arte del passato, pensieri (e conseguenti) atteggiamenti che – magari sottaciuti – attraversano buona parte della cultura del nostro paese.     Dunque, Modena, agosto 2014: sconcerto per la facilità del «clamoroso furto», giornalisti che si accorgono che il patrimonio è «a rischio», rammarico delle istituzioni pubbliche, riunioni di commissioni, solenne deplorazione per le sorti del nostro patrimonio storico-artistico. Reazioni prevedibili, quanto dovute. In parallelo, uno dei primi argomenti ad essere rilanciato negli articoli dei quotidiani e nei servizi televisivi è quello dei «sei milioni di euro», il valore («...

Atelier dell'Errore

Tre grandi carte installate al Buchheim Museum (Museo della Fantasia) di Bernried nei pressi di Monaco di Baviera, stese su pannelli di enormi dimensioni accolgono i visitatori della mostra. Ritraggono alcuni animali dello zoo fantastico di Giulia Zini: Orso Bruno, Golilla Madredipella, Catoblepa Occhi Luminosi, Pirottico Ferrocito, Piotruco che guarda le femmine, Piraostre Elegante, Cerva Di Santo Eustachio Gesù Infinito. Sono pastelli e disegni su carta che Giulia abbozza e campisce stando molto vicina al foglio, quasi aderente, sdraiata. Con dedizione assoluta questa ragazza di diciassette anni ha tracciato linee e segni sull’enorme spazio bianco appoggiato al pavimento dell’Atelier dell’Errore di Reggio Emilia. Con queste opere Giulia ha vinto nel 2014 il premio euward 6, art in disability, prestigioso concorso europeo di Outsider Art, organizzato dall’Augustinum Stiftung di Monaco uno dei più noti al mondo, con un catalogo dove campeggia in copertina un suo contributo. In giuria Arnulf Rainer e Roger Cardinal, due grandi esperti di questa arte.   Scoiatto Motosega, Giulia, Atelier dell'Errore   Tra qualche giorno, il...

Carissimi padri della Grande Guerra

Carissimi Padri... almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915): proprio come un almanacco, il nuovo progetto culturale avviato a Modena da Claudio Longhi, regista e studioso di teatro, si svilupperà lungo l'arco di un intero anno articolandosi in cene-spettacolo, incontri, proiezioni di film, letture, laboratori e atelier per culminare, come era stato per il precedente Ratto d'Europa (qui la recensione), in uno spettacolo vero e proprio che debutta al Teatro Storchi il prossimo dicembre. Insieme a un gruppo di lavoro ormai consolidato che assomiglia sempre di più a una compagnia stabile d’altri tempi, Longhi coinvolge ancora una volta l’intera città, questa volta nella esplorazione degli anni della belle époque, ovvero di quella stagione di apparente Grande Pace in cui storicamente si rintracciano le scaturigini della Grande Guerra; per sviluppare così una riflessione sui giorni presenti – tempo di una nuova Grande Pace – che ancora poggiano sulle macerie di quel conflitto, come resti spuri di quelli che Kraus ha definito Gli ultimi giorni dell'umanità.       Chi sono...

Lus, ovvero sul filo del dolore

È una storia appesa a un passato lontano quella che ci raccontano Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe con Lus (Luce). Una di quelle storie che sappiamo essere nel dna della terra, in quel solco tra razionalità e irrazionalità a cui continuamente facciamo appello, nella luce del sole e nel buio delle tenebre.   Ripreso dopo molti anni, “Lus” è un concerto per voce, live electronics e contrabbasso che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena lo scorso 16 gennaio. In scena, assieme a una vibrante Ermanna Montanari, troviamo Luigi Ceccarelli (quasi fosse seduto nell’agio del suo studio) e il musicista Daniele Roccato. Lus è una composizione eterea che tesse le tristezze di Bêlda, una donna vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, conoscitrice delle erbe e dei rimedi naturali, curatrice quasi pagana dei mali che affliggono le genti e i lavoratori di un imprecisato villaggio ravennate. Su un palco spoglio di pochi oggetti, entra lentamente Bêlda e di lei si vedono solo le mani, investite da un fascio di luce giallo: le sue mani come lo specchio del suo fare, del suo potere che sa...

Arte come location

A che cosa serve il patrimonio storico e artistico del nostro Paese? La recente vicenda della Galleria Civica di Modena, che sembra un episodio isolato, di rilievo poco più che locale, in realtà ha precedenti ben individuabili a livello nazionale e avrà, con ogni probabilità, sviluppi futuri.   Le cose a Modena sono andate così: la “società Palatipico srl a cui aderiscono tutti i consorzi di tutela e delle DOP e IGP provinciali oltre al Consorzio Modena a Tavola, Modenatur e Artest” chiede al comune di Modena di poter usare per la durata di Expo 2015 la Palazzina dei Giardini. L’edificio venne costruito per il duca di Modena da Gaspare Vigarani (1588-1663), un architetto di statura internazionale (lavora in Emilia, ma anche a Roma e in Francia); i giardini ducali e la Palazzina vennero donati alla cittadinanza da Francesco III nel 1739: da allora sono e vengono sentiti dai modenesi come un luogo pubblico.   Naturalmente la società Palatipico sa che la Palazzina non è libera: dal 1983 è la sede che la Galleria Civica usa per le mostre di arte moderna e contemporanea, di architettura, di...

Vie Festival

Vie, lo hanno chiamato. Perché quello creato da Emilia Romagna Teatro è un festival fatto di strade che si intrecciano, di sentieri percorsi per la prima volta che apriranno nuovi orizzonti, di grandi tracciati che provengono magari da paesi lontani. Anche perché in questa rassegna in movimento si viaggia tra i teatri di Modena e della sua provincia, da quest’anno anche verso Bologna, in auto, in treno o con una comoda navetta dove si discute, ci si incontra, ci si confronta. Si vedono spettacoli appena nati, esperienze agli inizi che poi germineranno l’anno dopo, due anni dopo, e lavori di grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale. C’è attenzione programmatica al teatro della regione (che poi può voler dire Albe, Raffaello Sanzio, ma anche gruppi meno noti), si lavora a coproduzioni internazionali, si intrecciano con nomi come Virgilio Sieni o Danio Manfredini progetti di durata o continui ritorni. Si entra profondamente nel territorio, con laboratori con i ragazzi delle scuole o con gli abitanti di zone come quelle che hanno subito il sisma di due anni fa.   E allora in apertura del festival diretto da...

Il poeta muratore, l'attrice partigiana

Ritroviamo, da qualche parte, in qualche tempo nascosti, una scrittura e un teatro minore che si intrecciano con la vita. Versi e spettacoli che servono come chiavi di qualcos’altro, di incontri, di sguardi al paesaggio, di ritmo delle opere e dei giorni, di passione civile, di amicizia. Laura Artioli, studiosa, ricercatrice, antropologa e storica (ma è stata anche assessore alla cultura di Reggio Emilia ed è organizzatrice culturale), figlia di Eneide, nipote di Euridice di Sveno e di altri figli e figlie di Domenico Notari, muratore, poeta e maggerino di Marmoreto di Busana detto Minghin, ha curato un libro sulla zio Sveno, anche lui un muratore che poetava, suonava e cantava tra le montagne di Reggio, sotto il monte Ventasso e sopra la pietra di Bismantova. Ne ha scritto un altro poi, Laura Artioli, su Lucia Sarzi, figlia di Francesco, comico vagante, nipote di Antonio, burattinaio itinerante, sorella di Otello Sarzi, mitico maestro di tanta parte del teatro ragazzi emiliano. Lucia, oltre essere lei stessa attrice di tradizione girovaga, magnetica e appassionata anche se  di piccola complessione, fu amica dei fratelli Cervi e donna della Resistenza, l...

Aude Pacchioni: la Resistenza civile

Aude Pacchioni nasce nel 1926 a Soliera, in provincia di Modena. Nonostante la giovane età, partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia Mimma. Nel secondo dopoguerra si occupa della questione femminile da un punto di vista sia sindacale sia sociale. Negli anni ’50 è Presidente Provinciale dell’Unione Donne Italiane. È invece dal 1960 che assume l’incarico di Assessore ai Servizi Sociali e Sanità del Comune di Modena, divenendo una delle principali artefici della costruzione del famoso modello emiliano di welfare. In quegli anni concentra l’attenzione su tematiche quali gli asili, le scuole, le colonie estive, l’assistenza agli anziani e la sanità. Oggi è Presidente Provinciale dell’Anpi Modena.       Provengo da una famiglia di persone molto determinate che avevano fatto una precisa scelta antifascista. Eravamo coltivatori diretti e vivevamo a Soliera in via Lama ai confini con il Quartirolo di Carpi. Una famiglia piccolina, poco terreno. Mia madre, mio padre, una sorella, un fratello e i nonni materni. Mio padre antifascista e mia madre molto cattolica e osservante,...

Sandro Campani. La terra nera

Con La terra nera Sandro Campani ci porta nel cronotopo che gli è ideale e in cui erano ambientate anche le sue due precedenti prove narrative, il romanzo È dolcissimo non appartenerti più (Playground 2005) e la raccolta di racconti Nel paese del Magnano (Pequod 2010, vincitore del premio A. Loria): siamo nell’appennino emiliano, quel lembo a sud fra le province di Reggio Emilia e Modena che nel passaggio dagli anni ’80 a oggi si è progressivamente spopolato, lasciando nei giovani che ancora lo abitano,  e perlopiù fanno la spola con la città e la pianura, spaesamento e disadattamento. Sentimenti che non portano a nessun vagheggiare nostalgico, anzi nella medietà attentamente descrittiva che è la cifra stilistica propria a Campani, quel mondo fatto di oggetti e luoghi non più usati, non più funzionali – perché i mestieri sono cambiati, perché tecnologia e benessere hanno imposto altri modelli – assume un interesse tutto nuovo, come se da un punto di vista straniato fosse possibile capirlo meglio, capirne le ragioni intime e ribaltarle sul presente, illuminandolo....

Vie del terremoto

Vie Scena Contemporanea, a Modena, dà il la alla stagione dei festival, rivelando subito quelli che saranno alcuni motivi conduttori delle rassegne che si preparano a affollare l’estate. Tra bellezza, sfida intelligente, cliché, banalità senza spessore lampeggia la parola “crisi”, quella che sta devastando, prima silenziosamente, poi in modo sempre più scoperto, il panorama teatrale da alcuni anni. Crisi economica, che rivela quella di strutture fragili, mettendo a nudo quella creativa.   De Anima, ph. Akiko Miyake   Il festival modenese sembra un protocollo di ciò che ci aspetta. Ritorni di artisti già scoperti negli anni scorsi, come il lettone Alvis Hermanis o come Pippo Delbono, adottato da tempo dallo stabile modenese (rivisitazioni che, evidentemente, tolgono spazio a scoperte ulteriori); affondi nell’opera di maestri come Virgilio Sieni, con vari lavori recenti e una produzione, Home_quattro case, pensata apposta per le zone che l’anno scorso furono sconvolte dal terremoto; spettacoli che creano contrasti  tra paesaggio naturale e umano, come Quai ouest di Koltès...

Nam June Paik in Italia

Avete mai guardato la tv? Certo che sì. No, ma intendo, l’avete mai guardata negli occhi? E l’avete mai ascoltata? Certo che sì. No, ma intendo, ascoltata quando non ha niente da dirvi. Quando non è costretta a mandare in onda la vostra serie preferita, la partita del mercoledì sera, il talk show che vi dà di cosa parlare con i vostri amici il sabato pomeriggio. Le avete mai sorriso? Avete mai chiuso gli occhi e percepito la sua presenza? Insomma, l’avete mai contemplata, ci avete mai giocato assieme...? L’avete mai considerata e amata per quello che è, un apparecchio elettronico da cui escono suoni e immagini? Non credo. Per molti di noi la televisione è una vera compagna di vita, è lei a scandire le giornate, a fornire le risposte di cui più ci fidiamo. Sì, oggi forse è in parte sostituita dal computer, dal web, ma l’uso che se ne fa è simile. Si accende e voilà, la nostra vita è piena di contenuti, di informazioni, di storie, persino di emozioni, il nostro tempo è speso, la verità acquisita. La rivoluzione digitale opera...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Dassnùm

Nel dialetto di Finale Emilia (Modena) le moine e i capricci dei bambini erano i dassnùm. Una parola per gesti innocenti e comuni con una origine inaspettata. Muratori, in Vocaboli del nostro dialetto modanese, scrive “Mutiniensis dialectus vox dissennare i fanciulli significa eis indulgere quidquid volunt, quod improvidi parentes faciunt. Fortassis inde natum vocabulum, quod tanta haec indulgentis filios imprudentes efficiat, seu li traggo di senno”. Galileo Dallolio

Plitz / Pliz

Dialetto altopolesano (ferrarese con influenze mantovane e francofone). Aggettivo che descrive il ravanello, in particolare bianco e un po’ avanti nella maturazione, quando diventa tenero al tatto e non più croccante. Viene usato anche per i cetrioli quando questi, se tagliati, presentano cavità al centro. Ha un contrario, sfragul, che letteralmente significa ‘croccante’ e anche ‘succulento’ e si usa, ad esempio, per le angurie ben mature. Claudio Munari

Two bees or not two bees: convegno sulla traduzione del nonsense

Siamo sicuri che “Lei vende conchiglie sulla spiaggia” sia la giusta traduzione dello scioglilingua inglese “She sells sea shells on the sea shore”, e che invece “Se scii senza scienza sei solo scema” non lo sia per niente? E come si possono tradurre in altre lingue “Il barbone rampante”, “Il bisonte dimezzato” o il fin troppo attuale “Cavaliere inefficiente”? Impossibile? Ma esistono traduzioni davvero impossibili? E, di contro, quali sono le traduzioni possibili? Ancora: come rendere in italiano “Two bees or not two bees”? “Due api o non due api” è meglio di niente, ma non aiuta molto. È evidente a tutti il gioco di deformazione sul dubbio di Amleto, grazie al quale, con minimi scarti grafici e fonetici, il verbo essere (to be) si trasforma in due api (two bees). “Tessere o non tessere”, come suggerisce Gino Patroni, forse il più scoppiettante parodista italiano del Novecento (Il meglio di G. Patroni, Longanesi 1994), potrebbe essere una indiretta traduzione della parodia delle api, anche se qui di api non si trova traccia. Eppure la traduzione...

Albinea / Paesi e città

Le prime colline degli Appennini, a Sud della pianura padana, sono spesso la meta per le gite fuori porta delle città dell’Emilia. È così per Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza. Lì in estate l’afa è un po’ meno opprimente, in primavera e autunno si possono fare passeggiate che riconciliano con l’aria, gli alberi e il corpo. In dieci chilometri, dalla porta Sud di Reggio Emilia si arriva ad Albinea, un paese a 160 metri sul livello del mare, con la chiesa parrocchiale costruita sulla cima di una collina dalla quale si vede la città e gran parte della pianura. In inverno, quando il cielo è terso e la foschia grigia è spinta via dal vento del Nord, dalla chiesa si vedono i profili innevati delle Prealpi. D’improvviso, e con sorpresa, si ha la certezza che quella pianura che sembra non finire mai invece finisce, e che la valle del Po è davvero una valle, con le montagne tutt’attorno, un fiume che la taglia in due e che corre verso il mare.   Per arrivare alla chiesa di Albinea ci sono alcuni tornanti secchi. Sono stati per molti il luogo d’iniziazione al ciclismo:...

La guerra moderna e il bando al raid

La frequenza con cui si adopera il raid nella guerra medievale gli fa perdere gran parte di quella straordinarietà eroica che, seppur con molte contraddizioni, si trovava celebrata nel mito e nell’Iliade. Il mondo greco lo praticava nei rituali iniziatici e lo riadottò dai barbari, continuando però a sminuirlo e a irreggimentarlo nelle formazioni dei peltasti; lo stesso, con maggiore accentuazione negativa, fece la grande potenza romana. Ora, dai nomadi germanici in poi, si assiste da un lato a una mobilitazione letteraria attraverso la mitologia nordica e i romanzi cavallereschi, cui s’affianca il supporto ideologico della Chiesa, dall’altro a una sua normalizzazione dovuta alla pratica diffusa. Di qui semmai una condanna di tali incursioni intesa come condanna della guerra tout court. In più, a spogliare dai connotati eccezionali, oltre all’abitudine alla pratica da parte di tutti, si aggiunge l’incerto confine tra guerra di raid e banditismo esercitati nei confronti di popolazioni inermi. Scarso dunque il valore e la pericolosità dell’azione quando il soldato, divenuto routier, oppure semplicemente alla...