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Roma

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La farfalla / C'era una volta una fontana

La farfalla   Quando tira il ghibli a Tripoli non c’è scampo, è vero, ma l’errore era stato uscire alle due di un pomeriggio d’agosto. Laila camminava come un’ubriaca, a zig zag, per restare sempre all’ombra, da un balcone ad una palma, da una musharabia ad un portone, fermandosi a riprendere fiato sempre più spesso. A tratti doveva tirare il barracano bianco che le si incollava addosso, le aderiva sulle testa, sulle guance, fra le gambe. Sotto gli occhi era macchiata di kajal e dietro, sulla nuca, di hennè. I bracciali ai polsi e alle caviglie non tintinnavano più, bollenti, scivolavano sulla pelle bagnata, su e giù ad ogni passo, lasciandovi segni neri. I piedi roventi affondavano nell’asfalto molle e le scarpe ne rimanevano imbrigliate.   Laila si era fermata all’ombra lunga di una porta e guardava avanti verso la grande piazza priva di riparo che doveva attraversare: bianca di una luce abbagliante, tremolante per la calura, immensa per la stanchezza. A metà della piazza Laila capì che non ce l’avrebbe fatta, sarebbe morta lì, l’...

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....

Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.     A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due...

Roma / Paesi e città

Abitavo in via Jenner già da due anni ma non l’avevo mai analizzata nelle sue specificità. Una casa è soltanto una casa: sarà la quarantesima, questa? La sessantesima? Non lo so, non le ho mai contate. Per caso, a un certo punto, ho trovato il grande appartamento che mi serviva. Per fortuna un’anziana passeggera dell’unico autobus che ci passa (quando gli aggrada) mi ha spiegato tutto parlando con una sua coetanea: “via Jenner è il paradiso dei vecchi!” Perché? Ma perché c’è tutto! Laboratori di analisi, negozi, marciapiedi discretamente livellati e quasi privi di buche. Dunque abito in una strada di vecchi, direi anche privilegiati rispetto a quelli che abitano dall’altra parte della Gianicolense, nelle strade piene di buche che scendono verso il vespaio di Donna Olimpia, luogo pasoliniano per eccellenza. In via Jenner puoi trovare di tutto: vestiti, letti ortopedici e poltrone elettriche per anziani, due o tre ottici (ma il migliore è senz’altro quello di fronte a casa mia), decine di ambulatori medici e di analisi, parrucchieri per varie tasche e ottimi barbieri....

Anteprime / "Un paese in ginocchio" di Luca Scarlini

Che cosa hanno in comune gli italiani, dal Piemonte alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna? Il cattolicesimo. Nel suo ultimo libro, Un paese in ginocchio (Guanda, pp. 152, € 13, in libreria dal 31 marzo) di cui presentiamo qui in anteprima un capitolo, Luca Scarlini parte dal fatto che, lo vogliano o no, gli italiani non possono non dirsi cattolici. Il saggista e drammaturgo fiorentino ci racconta, attraverso una serie di esempi, parlando di sesso e religione, di senso di colpa e cultura vittimale, di politica e società, in che modo l’identità italiana si sia fondata, e ancora si fondi, sulla forma esteriore della religione, che è per gli abitanti del Bel Paese una pratica prima ancora che una fede. Scarlini ricorre a una scrittura corrosiva, ironica e sarcastica, attenta ai dettagli, polemicamente sapiente. Come nei libri precedenti, vi racconta storie che ha recuperato da recessi ignoti, grazie dalla sua onnivora curiosità di lettore bizzarro e coltissimo. Il suo metodo consiste nel mettere insieme aspetti solo in apparenza distanti e irrelati, facendoli dialogare attraverso la propria spumeggiante scrittura. Alla pari del libro...

Giuntina

Un giorno mio padre mi chiamò e mi mostrò un libro che conteneva i nomi di tutti gli ebrei che avevano combattuto “per la Patria” nella Grande Guerra. “E poi” mi disse con amarezza “nel 1938, con le leggi razziali, la Patria li ha ringraziati”. Ma anche lui, come tanti ebrei italiani, nel 1938 avrà probabilmente pensato che la bufera sarebbe passata, che il licenziamento della moglie dalla scuola pubblica, l’impossibilità della sua bambina di frequentarla, che insomma l’infame “persecuzione dei diritti” dei cittadini ebrei era soltanto un grazioso omaggio del dittatore italiano a quello tedesco… Poi scoppiò la guerra, arrivò il 25 luglio, l’8 settembre e soprattutto il 16 ottobre, la grande retata degli ebrei romani svoltasi sotto le finestre del papa (che non andò alla Stazione Tiburtina a tentare di fermare i carri bestiame per Auschwitz). Allora finalmente gli ebrei capirono che anche in Italia non c’era salvezza. Mio padre cercò di fuggire con la famiglia in Svizzera ma al confine fu fermato dalla polizia fascista, rispedito a Firenze, poi a...

Roma, Esquilino / Paesi e città

Dai tetti dell'Esquilino, a Roma, la chiesa di San Vito, a fianco dell'Arco di Gallieno, può far pensare alla prua di un vecchio naviglio arenato nella nuova Chinatown. I fedeli che partecipano alle funzioni religiose sembrano naufraghi riuniti attorno all'imbarcazione tirata a riva dopo il fortunale. È un effetto dello strapiombo storico che l'Urbe imperitura sa dispensare agli animi inquieti. Nella parete destra, accanto alla “Pietra scellerata”, sulla quale la tradizione vuole che fossero stati uccisi molti cristiani, risplende, dopo i restauri, l'edicola sacra rinascimentale attribuita ad Antoniozzo Romano, nel cui preciso disegno avverti ancora con forza la lezione dell'angelo impartita allo scolaro diligente da Melozzo da Forlì.  Nel piazzale retrostante l'ingresso i secoli hanno scavato un vortice di memorie: volti, nomi e date si affollano dentro di me insieme ai ricordi di quand'ero bambino e giravo intorno alla chiesa con la bicicletta numero dodici pedalando sui marciapiedi come oggi sarebbe impossibile fare. Alla fine sei stanco di questo mondo antico. Il verso, in cui mi sono rispecchiato,...