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Siberia

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La quinta volta

Salimmo in treno a Yekaterinburg, con i biglietti comprati qualche giorno prima. Se viaggi in Transiberiana devi avere una certa passione per i paesaggi monotoni, per il mondo post sovietico, e per i treni. Quelli della Transiberiana non sono male, molto simili agli Intercity che tutti usavamo in Italia prima dell'alta velocità, ma rigorosamente in versione treno notturno. Nell'ex Unione Sovietica, e in particolare in Siberia, tutti i tragitti sono lunghissimi, e tutti i vagoni sono attrezzati con i sedili ribaltabili, le cuccette. La prima classe ha dei vagoni con cabine a due letti mentre la seconda, quella che usavamo noi, degli scompartimenti con 6 cuccette.   Capimmo abbastanza presto che alle biglietterie tendevano a riservare un vagone agli stranieri, ed infatti ci trovammo nello scompartimento con una coppia di ragazzi, lui italo-russo, lei francese. Noi eravamo in tre, il che lasciava un letto vuoto sul quale appoggiare i bagagli che altrimenti sarebbe stato impossibile infilare nel risicatissimo spazio al di sopra della porta d'ingresso. Ci aspettava una coabitazione lunga 3 giorni, in uno spazio più piccolo di 3 metri quadri. 72 ore...

Di libro in libro scorre la vita

Certe volte capita che la lettura di un libro metta in moto una reazione a catena, per cui si sente il bisogno di dipanare una matassa, si ricorre ad altri libri, ti tocca fare i conti con episodi del passato, si ritorna ai libri e si va avanti, fino a quando si mette un punto. Per modo di dire.   Chernobyl di Francesco Cataluccio mi ha portato a Imperium di Ryszard Kapuscinski, come tenendomi per mano. Il 4 giugno 1933, mentre in Ucraina si muore di fame e le madri impazzite mangiano i propri figli denutriti, il responsabile della catastrofe passata alla storia col nome di Holodomor, Stalin, approva l’esecuzione del suo progetto più folle, la costruzione del Palazzo dei Soviet a Mosca: l’edificio, racconta Kapuscinski, avrebbe dovuto oscurare l’Empire State Building; alto 415 metri, sormontato da una statua di Lenin alta tre volte la Statua della Libertà, (il cui dito indice avrebbe dovuto misurare 6 metri), a costruzione ultimata avrebbe raggiunto una capacità di 7 milioni di metri cubi, equivalente alla cubatura dei sei massimi grattacieli newyorkesi di allora, un vero schiaffo all’America. Mentre sulle strade e fra i...

Milano / Paesi e città

Ricordo perfettamente quando mi portarono a Milano la prima volta. Era il 1954, avevo cinque anni. Della Stazione Centrale non mi colpì tanto la maestà delle campate di ferro, quanto il nerume, la polvere, la tetraggine. In quegli anni, oltretutto, erano ancora in funzione – accanto alle motrici elettriche – le vecchie locomotive a vapore: la stazione era un antro di Vulcano, vaporante e fetente, echeggiante di inafferrabili comunicati; un rombo sotterraneo inghiottiva le nostre voci. Questo il benvenuto. A me bambino, con ancora negli occhi la luce della Liguria, la metropoli che mi avevano tanto magnificato faceva un’impressione di squallore, di angustia. Tutto mi stringeva il cuore: gli stenti giardini pubblici, le latterie e i prestinai, i muri foderati di carbone, i pavimenti tirati a cera. “Sarà anche una grande città, ma le case sono piccolissime” dicono sia stato il mio commento, mentre ispezionavo l’appartamento che i miei avevano preso in affitto. Ancora oggi, se penso a quegli anni, vedo Milano immersa in un buio e in un freddo senza fine. Certo devono esserci stati anche i fiori e il cielo azzurro,...

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