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Adorno

(8 risultati)

Presente, passato, futuro / Mario Praz: vietarsi la perfezione

Compulsiva, affetta da molte manie, erudita al limite dello snobismo ed eterogenea nel senso più pieno del termine, la curiosità intellettuale di Mario Praz si specchia prodigiosamente nella sua pagina, dove il saggismo costeggia la prosa d’arte di inizio Novecento pur differenziandosene per una capacità di divagazione senza eguali nel resto del secolo: la bizzarria, il capriccio, l’arabesco sono in effetti le categorie che più si attagliano alla definizione del “prazzesco”, al suo sguardo da “rigattiere” di cose preziose e dimenticate, di minuscoli dettagli di fronte a cui il mondo scompare. Mario Praz, il più bizzarro, eclettico (secondo Pietro Citati, il più tragico) dei critici novecenteschi, ha in effetti costruito gran parte della sua fama intorno a un metodo individualissimo e irreplicabile: come ha scritto Raffaele Manica nel suo recente Praz (Trieste-Roma, italosvevo, 2018), il suo stile empirico, tutto giocato su approssimazioni e ossessioni, è la quintessenza di un metodo critico, irregolare, antiteoretico, capriccioso. Per la sua pagina vale perfettamente ciò che scrive in una lettera a Eliot del 31 gennaio 1927, quando distrattamente teorizza un’idea di critica al cui...

Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere, risultante appunto dalla fusione di romanzo e saggio. Gli estremi cronologici coincidono con la pubblicazione di À rebours (Controcorrente) di Joris-Karl Huysmans e del Doktor Faustus di Thomas Mann. Le pietre miliari del novel-essay – accanto ad altri due titoli degli stessi autori, Là-bas e La montagna magica – sono due trilogie, Inferno di August Strindberg e I sonnambuli di...

Dialettica e storia di un'idea filosofica / La questione della bellezza

Ha ancora senso parlare di bellezza in quanto idea filosofica? O il ‘secolo breve’ e ora quello appena iniziato hanno dato a questa nobile invenzione dello spirito una definitiva sepoltura ritenendola un esercizio della memoria nostalgica più che una chiave di lettura del contemporaneo?  Si sarebbe inclini a pensare che la stessa questione della bellezza, ossia l’interrogarsi sul suo fondamento, se essa sia cioè espressione di una realtà o verità che trascende il perimetro dell’umano oppure un mero fenomeno soggetto alla decadenza, rappresenti un problema che appartiene a una stagione ormai passata della ricerca filosofica. E in particolare dell’estetica: il bello, già a partire dal circolo romantico di Jena, ha cessato di essere la categoria centrale dell’arte e, al più tardi con le avanguardie del Novecento, con la svolta modernista e l’avvento della musica dodecafonica, chi parla di bellezza e della sua rappresentazione appare più un Don Chisciotte che un esegeta del suo tempo.   Eppure il discorso pubblico, l’opinio communis, giornali e media assegnano alla bellezza una centralità evidente: di bellezza non si è mai parlato tanto come da quando entertainment e...

La legge del desiderio maschile / Tutti vogliono qualcosa di Richard Linklater

Nel 1984 Bruce Springsteen – in quegli anni una vera e propria icona della mascolinità americana – include in quello che diventerà il suo album di più grande successo commerciale, Born in the U.S.A., una canzone che può essere considerata un paradigma per le descrizioni di amicizie maschili. Il pezzo, che si intitola Bobby Jean, è una specie di lettera d’amore indirizzata al suo chitarrista di allora, Stevie Van Zandt, che poco prima dell’uscita dell’album lasciò la band per intraprendere una propria carriera solista. La lingua inglese, rispetto all’italiano, presenta però una differenza decisiva: quando indirizza un discorso alla seconda persona singolare – dato che gli aggettivi non vengono modificati a seconda del genere – è pressoché impossibile stabilire se l’interlocutore sia un uomo o una donna. Springsteen, non sappiamo se consapevolmente o inconsciamente, non solo dà al destinatario della canzone un nome che potrebbe essere indifferentemente sia maschile sia femminile – Bobby Jean appunto – ma non dà nessun elemento descrittivo che possa chiarire quest’ambiguità. Sarà soltanto grazie a degli elementi extratestuali – interviste o dichiarazioni dello stesso Springsteen –...

Corrispondenti esteri

Sembra ci sia stato un lento ma continuo slittamento, durante gli ultimi due anni, dal timore che la crisi economica avrebbe condotto a un conflitto diffuso alla netta e reale sensazione che il mondo intero sia ora coinvolto in una guerra combattuta su così tanti fronti da essere paragonata alla Guerra Fredda, se non agli eventi che si susseguirono nella prima parte della seconda guerra mondiale, quando emerse contingente la realtà del conflitto. Tuttavia, anche se le segnalazioni che internet ci riporta rendono sempre più vicine le immagini del conflitto – Ucraina, IS, Siria, Libia, Gaza – come se per Regno Unito, USA e il resto d’Europa, si trattasse dell’effettivo “fronte interno” del ventunesimo secolo, la realtà della guerra stessa non è mai stata percepita tanto lontana.   Come potrebbe il mondo dell’arte rispondere a un simile scenario? Questa è una domanda che inevitabilmente richiama all’intimazione del filosofo tedesco Theodor Adorno, sullo “scrivere una poesia dopo Auschwitz”, espressa nel suo saggio del 1962 Engagement oder künstlerische Autonomie (ed...

Foreign Correspondents

italian version     There seems to have been a slow but steady shift during the last two years from the fear that the economic crisis would lead to widespread war to the very real sensation that the world is now involved in an ongoing conflict fought on so many fronts as to be comparable to the Cold War, if not to the events leading up to the early part of the Second World War, when the reality of global conflict really dawned. Yet although Internet reporting brings us ever closer to the imagery of conflict – in the Ukraine, IS, Syria, Libya and Gaza – what is effectively the twentyfirst-century ‘home front’, the UK, US and most of Europe, has never felt further removed from the realities of war itself.   How might the artworld respond to this? This is a question that inevitably evokes German philosopher Theodor Adorno’s injunction on ‘making art after Auschwitz’, set out in his 1962 essay ‘Commitment’ (and echoing a line from ‘Cultural Criticism and Society’, 1949). What is often overlooked is that later in the same essay Adorno writes that art must continue even in spite of its impossibility,...

Elvio Fachinelli. Su Freud

Elvio Fachinelli (1928-1989) riconosceva a Freud il merito indiscusso di avere aperto il campo di una ricerca sui rapporti interindividuali, una “nexologia” umana (da nexus, legame, intreccio). Adelphi - che di Fachinelli aveva edito gran parte degli scritti – ne ha ora raccolto in Su Freud alcuni saggi dispersi: si va da una nitida presentazione del fondatore della psicanalisi per “I Protagonisti della Storia universale” nel ’66, a riletture di temi freudiani (la caducità e Rilke, il senso della gratitudine e la fobia del dono) apparse su “il manifesto” nell’anno della morte. Sono scritti che confermano la radicale libertà di giudizio con cui Fachinelli si confrontò con il “maestro”, di cui tradusse e curò molti scritti, ma di cui mise in evidenza anche chiusure e cecità. Già nel ’69 egli prendeva le distanze da una psicanalisi “della risposta”: prima ancora della domanda viene l’ascolto ed è dal concreto della pratica clinica, dal colloquio sempre singolare fra due persone, che emerge la verità. La psicanalisi, rileva lo scritto del...

Roger Caillois

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Roger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Il suo nome aleggia nei libri e nei discorsi a proposito di molti e differenti oggetti e temi: il gioco, il mimetismo, le pietre, la teoria della letteratura, l’antropologia, il romanzo poliziesco, il sogno, il fantastico, Borges e altro ancora. A parecchi è capitato di leggere almeno un suo libro, ma quasi nessuno riesce a formarsi un’idea completa del suo lavoro, della sua complessa personalità letteraria. Non può che essere così, data la vastità degli interessi e dei temi da lui trattati nel corso della sua vita. Ma anche a causa del particolare stile...