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Alcide Pierantozzi

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Un ritorno alla magia / Per una letteratura schizofrenica

«Lungi dall'aver non si sa quale contatto con la vita, lo schizofrenico è più di tutti vicino al cuore pulsante della realtà, a un punto intenso che si confonde con la produzione del reale».   Sono parole di Deleuze e Guattari contenute in L’Anti-Edipo e potrebbero star bene in esergo a Medusa di Luca Bernardi, libro che prende il lettore e lo spinge in un gorgo – quello stesso gorgo che è la mente del protagonista/narratore. Bernardi ci fa entrare nella testa di uno schizofrenico e ci fa vedere il mondo con i suoi occhi e con la sua lingua. La trama è filtrata e confusa dalla mente dell’io che non riesce a ordinare gli eventi entro una narrazione coerente. È piuttosto il riproporsi di alcuni oggetti e situazioni a garantire la ricostruzione di una storia che si va componendo per riprese di temi: ci sono gli alieni, un Dizionario Semiologico Abissale («un antivocabolario in cui a ogni lemma corrispondesse non una serie denotativa bensì un grappolo, un groviglio»), uno stabilimento balneare, un gruppo di amici in vacanza, un trauma non superato, una (o più?) morti non ben spiegate. La narrazione rimane sospesa nell’ambiguità, nella contraddizione, lo spaziotempo è del...

Maurizio Torchio. Chi sono i cattivi?

Da qualche anno a questa parte sembra che il tema della costrizione e della segregazione abbia acquisito centralità in certa produzione romanzesca italiana. Lo osservava recentemente, nel corso di una presentazione, lo scrittore Alcide Pierantozzi, che metteva in relazione la costrizione fisica sperimentata dai personaggi con la costrizione economica, sociale e psicologica sofferta invece dai loro autori, “costretti” letteralmente, in tempi di lavoro culturale liquido e liquefatto, a scrivere in condizioni precarie o ricattatorie. Non credo sia questa la strada per comprendere questo nuovo percorso del romanzo italiano, né che questa sia la prospettiva giusta entro cui leggere un romanzo centrale e decisivo di questa nuova tendenza come Cattivi (Einaudi 2015) di Maurizio Torchio.   In realtà, almeno dall’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, quello della costrizione, dell’azione impedita – concretamente o idealmente – si è imposto come un vero e proprio topos della letteratura europea: la reclusione genera, per paradosso e rovesciamento, capacità di visione. Quanto più è ridotto lo spazio...