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Angelo Del Boca

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26 maggio 1925 – 6 luglio 2021 / Angelo Del Boca, partigiano e storico del colonialismo italiano

Partigiano Alberto Volpi   Angelo Del Boca è noto soprattutto per i suoi studi pionieristici e rivelatori sulla pagina oscura del colonialismo italiano (i volumi degli anni settanta Gli italiani in Africa e quelli del decennio successivo sulla presenza in Libia sempre per Laterza), amplificati dalla cassa di risonanza giornalistica delle schermaglie con il negazionismo di Montanelli sull'uso delle armi chimiche in Etiopia. Tuttavia c'è stata una precoce vocazione narrativa a seguito della capitale esperienza della Resistenza: “Avevo già l'idea di fare lo scrittore. Annotavo tutto perché avevo capito che questi avvenimenti bellici avrebbero cambiato la mia vita, e quindi prestavo molta attenzione nel fare le cose, nel descrivere situazioni, personaggi, stati d'animo.” Così Del Boca scrive proprio in Nella notte ci guidano le stelle: la mia storia partigiana, che è appunto quel diario, uscito settant'anni dopo per la cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori 2015) e un'integrazione dello stesso autore. Il quale ancora ricorda un romanzo scritto a sedici anni, “che gli editori avevano rifiutato, ma che comunque rappresentava una prima prova, forse non del tutto indegna”; un altro...

Italiani in Etiopia / Maaza Mengiste, Il re ombra

La memoria collettiva, in senso stretto, non esiste. Come non esiste la colpa collettiva. La memoria, come la colpa, ci singolarizza, è qualcosa di strettamente personale: dire che tutta una nazione è colpevole è dannoso, perché quando tutti sono colpevoli, in fin dei conti nessuno lo è, come ci ricorda Hannah Arendt. Allo stesso modo, non esiste – per nessuno, per nessuna nazione – un innatismo della memoria, che ci permetterebbe di parlare di memoria collettiva: la memoria è individuale e per lo più locale. La memoria collettiva può esistere solo se la intendiamo come processo: un processo di costruzione e di istruzione, e un processo politico in quanto processo di negoziazione tra ciò che vogliamo ricordare e ciò che vogliamo dimenticare, tra ciò che vogliamo vedere – e far vedere – e ciò che vogliamo tenere nascosto, oltre che, naturalmente, tra i vari modi in cui scegliamo di ricordare. Di questo ci parla Maaza Mengiste in Il Re Ombra: di una parte di storia che l’Italia ha scelto di non ricordare – o meglio, di una parte di storia per la quale l’Italia ha scelto di fornire una narrazione autoassolutoria e autocelebrativa, mostrando alcune cose ma nascondendone altre. Per...

Quarta e ultima parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego sui temi del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   EM. Per quanto riguarda il colonialismo, a fronte dell'indegno sintomatico silenzio istituzionale con cui è passato l'ottantesimo anniversario della proclamazione dell'impero e la nascita dell'Africa Orientale Italiana, nel 2016, c'è comunque un crescente interesse, non solo tra specialisti, per le rimozioni del colonialismo fascista e da lì di quello liberale, direttamente proporzionale direi alle spinte filo-fasciste o nazionalistico-sovraniste in senso inverso. Personalmente credo che, benché necessario, il discorso sia ancora tutto troppo 'giornalistico': se si parla di uso dei gas o di madamato è perché si parla delle menzogne di Montanelli o del (brutto e sbagliato) monumento a Graziani ad Affile, come a dire che il tema del colonialismo sia un'appendice del discorso antifascista e che ci sia “bisogno” della vergogna del presente per parlarne. La mia impressione è che questo rischi di essere ancora un...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di melma, troverà che l’organismo vigoroso della nuova modernità italiana nasconde piaghe purulente.    Fra il 1965 e il 1966, Angelo Del Boca, che diventerà poi un impietoso analista dell’Italia coloniale e del mito degli “italiani brava gente”, compie un viaggio in cinque ospedali psichiatrici fra Torino e Roma. Quello che trova è un corpo in avanzata putrefazione. Manicomi come lager è il...

Mobilitarsi / Il razzismo non è un pretesto

In un contesto politico in cui si discute di censimenti su base etnica e di chiusura dei porti alle imbarcazioni che soccorrono i migranti nel Mediterraneo, si sta tornando a parlare, con una certa regolarità e dopo molto tempo, di razzismo. Sia chiaro, la riflessione sul razzismo italiano da parte degli addetti ai lavori non si è mai interrotta negli ultimi due decenni – ma sarebbe purtroppo illusorio attribuirle una significativa influenza sull’opinione pubblica. Nelle scorse settimane, invece, anche i media generalisti sembrano aver manifestato interesse per il tema – vedremo nel prossimo periodo se in modo meramente estemporaneo o, come c’è da sperare, in maniera più strutturale.  È impossibile prevedere in questo momento se la riapertura di una discussione esplicita sul tema (che parta cioè dal chiamarlo con il proprio nome, rinunciando ad eufemismi spesso distorcenti e tanto comuni in anni recenti) sortirà dei reali effetti sul dibattito politico. Forse proprio per tale motivo vale la pena di provare a decostruire da subito uno dei miti più comuni e diffusi rispetto al razzismo in Italia – vale a dire quello che lo vorrebbe come mero pretesto per l’applicazione di una...

Gheddafi, non solo un capo di stato

Conversazione e fotografie estratte da Libya: Inch by Inch, House by House, Alley by Alley di Giovanna Silva, Mousse Publishing       Poiché gli americani stanno facendo la conoscenza dello spazio, sarei molto lieto se ci cercassero un pianeta in cui noi, arabi, iraniani e latino americani potessimo andare a vivere. Trovateci un altro pianeta, poiché questo lo volete tutto per voi. Gheddafi 22 gennaio 1986   GS. Ad oggi la Libia è un paese uscito da una guerra civile e internazionale, un paese che per quarant’anni ha vissuto un regime, il regime di un leader, Gheddafi, che ha portato agli onori della cronaca questo paese, nel bene e nel male. Sto lavorando ad un libro sulla Libia come parte di una serie di pubblicazioni sui paesi in guerra, o in situazioni di crisi. Sto costruendo una narrazione, dei racconti su questi paesi, attraverso le fotografie dei loro paesaggi.   Nel caso della Libia quello che ho cercato di tracciare è un ritratto delle architetture del regime - il regime di Gheddafi - distrutte dalla recente rivoluzione. Sono partita da ovest, da Benghazi, città da sempre ‘...