Categorie

Elenco articoli con tag:

Antoine De Saint-Exupéry

(5 risultati)

Novara 20-22 settembre 2019 / Quando uno disegna una pecora. Sul Piccolo Principe

Scrivere a proposito del Piccolo Principe è impresa complessa. Incluso fra i libri più venduti della storia (200 milioni di copie fra cartaceo, DVD, CD, 400 milioni di lettori stimati), pubblicato in più di 300 di lingue, diventato una serie tv in 80 episodi venduta in 50 paesi, sostenuto da un merchandising che spazia dalle tazze agli ombrelli, dalle agende ai posacenere, dai peluche alla biancheria, dagli orologi alle lampade alle immancabili magliette – in Francia gli è stato dedicato un parco a tema, in Corea un villaggio, in Giappone un museo, e a Parigi c’è Le Petit Prince Store, a cui fa capo lo store online ufficiale che vende plotoni di pecore, rose, aeroplanini e volpi – nel tempo da libro si è trasformato in caso editoriale e quindi in fenomeno culturale, come confermano la banconota da 50 franchi con cui nel 1997 la Francia ha omaggiato libro e autore, e le numerose serie di francobolli dedicate dalla Repubblica Francese allo scrittore e al libro.            Dal primo gennaio 2015, inoltre, in tutto il mondo (eccetto che in Francia dove i diritti sussisteranno fino al 2032), essendo trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore, Il Piccolo...

Il volto di tutti i volti / Come si può arrivare a Dio?

"Mio nonno era credente, praticante, viveva in una fede che mi è sempre parsa pesante. Ma non ne parlava, non la esplicitava mai; la posava sulla tavola e la tavola scricchiolava sotto il suo peso."   Inizia così Il volto di tutti i volti (Edizioni Qiqajon), un piccolo libro a metà tra narrazione e saggio, biografia e meditazione, vincitore del premio Spiritualités Aujourd'hui 2015, in cui l'autore, lo scrittore francese Alexis Jenni (vincitore nel 2011 del Premio Goncourt con il suo romanzo d'esordio L'arte francese della guerra, tr.it. Mondadori) ripercorre la propria esperienza di fede.     Jenni racconta di essere cresciuto in una famiglia permeata, da un lato, dalla religiosità del nonno, toccato dal dubbio una sola volta in tutta la vita e poi pervicacemente tornato alla sua fede pesante come un "blocco di ghisa", fonte di "prescrizioni, divieti, precetti di vita inderogabili", e dall'altro segnata dalla silenziosa contestazione della madre (la figlia di quel nonno), "né atea, nemmeno agnostica… semplicemente riservata". Attraverso la figura materna si forma l'impressione che la religione sia ancora un peso, ma questa volta "un peso che non diceva nulla". Da...

Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani / Giorgio Vasta e Ramak Fazel nei deserti americani

A causa di un’avaria, l’aereo su cui viaggia Walter Faber – protagonista di Homo Faber, di Max Frisch – è costretto a un atterraggio d’emergenza nel deserto messicano. Faber è un tecnico, “uno abituato a vedere le cose come sono”. Dice di sé: “Io come tecnico sono abituato a calcolare con le formule della probabilità. […] Non ho bisogno della mistica, è sufficiente la matematica”. In apertura di romanzo troviamo il suo aereo spiaggiato. Sta lì, goffamente, e intorno c’è una doppia insensatezza: quello che hanno intorno non è il cielo, e la civilità da cui provengono si è dileguata. Di quella civiltà rimane solo l’evidenza del suo fallimento: l’aereo, simbolo di una corsa verso il futuro, ha lasciato il campo al passato più remoto. Servirebbero tempi verbali fossili, per dire la natura che hanno intorno.   Walter Faber, irriducibile nel pensiero che la tecnica porterà comunque in salvo l’uomo, dice: “Vedo la luna sopra il deserto di Tamaulipas — più chiara che mai, può darsi, ma sempre una massa commensurabile, che rotea attorno al nostro pianeta, una questione di gravitazione, interessante, ma perché emozionante?”. Cos’ha a che fare l’emozione con la tecnica, e dunque,...

Avanti e indietro per il cielo

“È merito di Giulio Douhet”, come scrive Italo Balbo nell’introduzione a Il dominio dell’aria e altri scritti (1932) del generale piemontese prematuramente scomparso, “aver richiamato per primo l’attenzione di tutti sul problema della guerra aerea”. Egli nel 1921, riflettendo sulla grande guerra, delineava i probabili scenari del prossimo conflitto, sottolineando l’attitudine offensiva dell’aereo che permette una libera scelta degli obiettivi, senza che il nemico possa a sua volta individuarlo in precedenza, e su cui anzi concentrare con grande rapidità le proprie forze minacciandolo per un raggio d’azione assai largo. A ciò il nemico non può rispondere con altrettanta velocità di manovra. Douhet prefigura insomma il superamento della guerra di posizione difensiva appena combattuta a favore di una offensiva dovuta all’introduzione del nuovo mezzo bellico, che diviene più economica e razionale poiché “per difendersi da un’offensiva aerea occorrono più forze che non per attaccare.” La comparsa dei primi aerei da combattimento non fu decisiva...

Il deserto

L'avvicinamento al deserto comincia a sud di Gafsa. Il lago salato è uno specchio d'acqua a perdita d'occhio, senza confini. Oggi, primo gennaio del nuovo anno, la strada sembra il ponte di una diga. Sfrecciano le Yamaha e le Bmw lanciate verso Tozeur. Qui i romani si fermarono, non procedettero oltre: se il Vallo di Adriano era la testa dell'impero, seminascosta nelle nebbie scozzesi, il limes tripolitanus fu i suoi piedi sprofondati nella sabbia.   Lo Chott El Jerid, in Tunisia, sta a Salt Lake City, nello Utah, come lo zingaro all'uomo d'affari, il serpente al cane, l'abisso alla solitudine. Douz è una postazione umana dentro il vuoto, alle soglie del nulla, dove un battaglione francese costruì un fortino sotto gli occhi enigmatici dei beduini: alla fine del diciannovesimo secolo doveva essere un luogo desolato, uno dei numerosi punti sparsi nel Maghreb in cui gli europei, saturi di pragmatismo, cercavano l'ebbrezza.   A Zafrane, verso il confine algerino, un passante al quale chiediamo dove sia il deserto ci dice andate laggiù e con la mano indica un mucchio di rottami tra palme divelte, abitazioni...