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Antonio Delfini

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Una retrospettiva ai Giardini Ducali / Le forme momentanee di Gianluigi Toccafondo

La mostra di Gianluigi Toccafondo, L'immagine in movimento è allestita nella Palazzina secentesca dei Giardini Ducali di Modena, voluta da Francesco I d'Este come luogo di svago e divertimento per l'entourage di corte e ora sede espositiva della  Galleria Civica di Modena; si trova in un luogo suggestivo e fiabesco, perfetto per accogliere oltre mille opere che documentano la lunga attività dell'artista, a partire dai suoi primi cortometraggi, La coda (1989) e La pista (1991), prodotti  fino a oggi.   Ho incontrato per la prima volta Gianluigi Toccafondo poco meno di dieci anni fa, davanti all'ingresso di una piccola sala cinematografica nel centro storico di Lucca, in primavera – lavoravo allora per Lucca Animation International Film Festival – e ne ho un ricordo bellissimo. Aveva illustrato le affiches ufficiali della rassegna, ed esponeva disegni e lavori in una mostra documentaria.   Gianluigi Toccafondo, Animation 2008 (festival del cinema di animazione di Lucca)   Alcuni di questi, è stata una gioia ritrovarli. Mentre osservo, penso a una coincidenza, a una specie di riconoscimento: i...

Tre anni e tre giorni. Per Irene Babboni

È letterario notarlo? Ha qualche senso? Sarebbe stato bello poter discutere proprio di questo, e casomai addirittura riderne, con Irene Babboni, la meravigliosa Irene, che anche su certe cose scabrose non era né cinica né fatua ma dispiegava la potente e ridente razionalità della letteratura. Ora non importa neppure tanto quale sia l’occasione numerologica a cui alludo ma del resto, e per la precisione, ora non c’è proprio nulla d’altro che importi minimamente. Irene se n’è andata, dopo prove che aveva superato con il suo inimitabile sorriso e dopo aver esperito pressoché tutte le prescrizioni a cui ci si sottopone quanto meno per dimostrare agli altri di «aver reagito». Una vicenda patologica pluridecennale crudele e davvero maligna (maligna, dico, anche in senso morale) ha infine prevalso ed ecco che Irene non c’è più e a noi tocca piangerla senza neppure saper immaginare cosa la sua morte possa significare per chi gli era molto più vicino.   Non di tutte le persone mi ricordo con precisione il momento in cui le ho conosciute. Con Irene invece mi càpita, ed è quasi buffo (lei di sicuro ne riderebbe) che si trattasse di un importante funerale, il primo di altri tre in cui la...

La disperata leggerezza di Trasciatti tra Delfini e Walser

Il dottor Pistelli. Una vita in ritardo (Garfagnana Editrice) è un romanzo strano ma per niente sperimentale, fatto di racconti autonomi ma affacciati l’uno sull’altro, pieno di guizzi ma scritto in una lingua piana, che aderisce dolcemente alle cose e agli stati di cose. Lo ha scritto Alessandro Trasciatti, francesista ma postino, e prima ancora archivista; quindi, tra 2008 e 2011, pure editore dei «Libratti», collana economica di letteratura illustrata nata dall’esperienza di un blog (in linea con quell’idea, ognuno dei dodici capitoli del «Pistelli» è illustrato dal tratto beffardo di Nazareno Giusti).   Ma, ma e ma: il tanto insistere sulla congiunzione avversativa non è casuale. Questo Pistelli è sempre un passo indietro rispetto a dove dovrebbe essere. O un passo oltre. Si fa chiamare «dottor» e non si è ancora laureato; fa l’archivista poi diventa un sovversivo; gli va male con le donne eppure, appena l’amore si presenta, lui non gli dà credito, oppure lo insegue quando è già tardi – e gli esempi potrebbero proseguire. Si sarà...

Il comico come strategia in Gianni Celati

L’ultimo numero della rivista Nuova prosa, Le strategie del comico in Gianni Celati & co, raccoglie gli atti del convegno di Copenaghen dedicato a Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.     Lo presentiamo attraverso un’intervista di Aurora Capretti a Gianni Celati ed un breve video, di Gianni Canali, in cui Nunzia Palmieri introduce il volume. Nuova prosa è edita da Greco&Greco (info@grecoegrecoeditori.it) che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l'intervista a Gianni Celati.     Negli anni Sessanta inizia a collaborare e a scrivere su una serie di riviste; tra queste, molte delle quali vicino alla Neoavanguardia, anche “il Caffè” diretta da Giambattista Vicari. Può parlarmi della sua esperienza a riguardo?   L’avanguardia aveva uno sfondo ideologico, anche se questa tendenza era evitata da molti, oppure astratto-fenomenologico, con tendenze abbastanza accademiche. Nelle poche volte che ho avuto a che fare con i suoi promotori, mi sono trovato a disagio. “Il Caffè”era invece una nave in mezzo al mare, senza dottrine, veramente anarchica...