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Beppe Grillo

(63 risultati)

La colpa è degli altri / Contro la gente perbene

Un’inquietante cardine della retorica delle nuove destre è che il voto sovversivo, che scatena odi razziali e si nutre di ostilità e frontiere, sia fatto da gente per bene. Sia Nigel Farage che Matteo Salvini hanno ripetuto parole molto simili: a victory for real people, a victory for ordinary people, a victory for decent people (una vittoria di gente reale, ordinaria, di gente per bene. Nigel Farage, discorso subito dopo il Brexit), oppure La gente per bene vive dappertutto (Salvini sul suo profilo Facebook). Gente per bene è qui caratterizzato dalla paura di tutto: dall’immigrazione alla criminalità, dall’identità sessuale alla sessualità più in generale, una crisi pressoché totale e continua dovuta quasi interamente a politici corrotti del passato. L’inquietudine di fronte a cambiamenti percepiti come troppo rapidi o mal gestiti si trasforma in un malumore diffuso e qualunquista. Inutile cercare di razionalizzare e spiegare che i cambiamenti sono sempre in corso, e la realtà non è gestita o gestibile, poco conta anche osservare quanto possano rubare nel frattempo i politici attuali. Una volta scatenata la furia, la gente per bene non si ferma più. Questo è il...

Sfida o no? / Salvini, o della provocazione

In una comunicazione malata di attenzione a vincere è la provocazione. Il campione mondiale di questa strategia, ne abbiamo avuto diverse prove, è ovviamente il presidente americano Donald Trump, capace, con i suoi tweet incendiari contro (e con) Kim Jong-un, di rischiare un’escalation atomica pur di mantenere (o sviare) il centro dell’attenzione. Un altro campione è certamente Matteo Salvini, arrivato a provocare i giudici impegnati sul caso della nave Diciotti chiedendo che se la prendessero con lui. Posto poi, una volta iscritto nel registro degli indagati, gridare alla vergognosa persecuzione nei suoi confronti. Parlando del Ministro degli interni italiano più che davanti alla trumpiana arma di distrazione di massa pare di trovarsi davanti alla provocatio nella sua più schietta radice latina: ovvero, come ci informa la Treccani, un “invito alla lotta, sfida al combattimento o a un duello” (ma anche, lo si noti perché tornerà utile, “appello a un giudice superiore”). C’è tuttavia un particolare decisivo che ci instrada a distinguere sfida e provocazione e cogliere così il senso dell’agire salviniano. La sfida si rivolge all’altro e mette in gioco l’onore tanto di chi la subisce...

M5S e il leader trasparente / Di Maio, Gurdulù e il cavaliere inesistente

Per capire la figura politica di Luigi Di Maio bisogna far ricorso alle fiabe filosofiche di Italo Calvino.  In linea di principio il Movimento 5 Stelle privilegia la democrazia diretta rispetto al principio di rappresentanza. Cerca dunque di utilizzare le opportunità di comunicazione e partecipazione offerte dalla rete. Qui nasce un primo problema: la piattaforma su cui opera il M5S – o meglio le diverse piattaforme evolute fino alla recente Rousseau – è stata finora gestita dalla Casaleggio Associati, prima da Gianroberto e poi, dopo la sua morte, da suo figlio Davide. Per molti osservatori sarebbero loro i leader occulti. Un secondo problema viene dal peso della figura carismatica di Beppe Grillo, dalla sua notorietà e dalle sue intuizioni mediatiche e politiche. Inizialmente, riflettendo questa impostazione, il movimento non aveva leader o segretari, ma “portavoce” in rapida rotazione. Ma in nome di chi parlava quella voce? Ufficialmente avrebbe dovuto esprimere nelle opportune sedi politico-mediatiche le decisioni assunte (a maggioranza) ai vari livelli del movimento, dai Meet Up alle votazioni online, dalla stesura dei programmi alle Parlamentarie. Al tempo stesso però...

Dove va Grillo e i suoi blog / M5S e le tre direttrici

Quello di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati è stato dal 2005 un affascinante laboratorio di marketing politico rivoluzionario. Il Movimento 5 Stelle sta sperimentando da anni forme innovative, in cui il nuovo medium della connessione digitale si intreccia con le forme tradizionali o arcaiche della comunicazione e della rappresentanza. È un terreno inesplorato, dove si possono fare (e si sono fatte) grandi scoperte, e si possono commettere gravi errori. Dalla parabola del Movimento 5 Stelle, come dalle parallele vicende di Wikileaks e Cambridge Analytica, abbiamo ancora molto da imparare sugli intrecci di politica e comunicazione. Il successo elettorale del 4 marzo 2018 ha radici antiche per i ritmi della rete e una storia brevissima se guardiamo all'orizzonte storico dei movimenti politici. Era il gennaio 2005 quando Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio lanciavano il sito beppegrillo.com, probabilmente senza pensare che 13 anni dopo avrebbe assunto un ruolo politico determinante nella fragile democrazia italiana e nelle traballanti architetture della Comunità Europea.    Nella prima fase, le comunità riflessive dei meet up e la personalità carismatica del comico...

Politiche, 4 marzo 2018 / M5S: una forza “antisistema” perno del sistema

Un dato è certo. Grazie soprattutto al Movimento 5 Stelle il 4 marzo 2018 è stata spazzata via una classe dirigente inefficace e corrotta, una gerontocrazia autoreferenziale sostenuta da (quasi) tutto il sistema mediatico. La “casta” non è stata in grado di affrontare le grandi sfide del XXI secolo: né la globalizzazione con il riequilibrio geopolitico e la conseguente crisi economica, che ha colpito più duramente un paese incapace di guardare al futuro ma attento solo a conservare; né la rivoluzione digitale, con le sue potenzialità di sviluppo economico e culturale, e con le sue ripercussioni sulle attese e sulla comunicazione politica.    Il Movimento 5 Stelle – grazie anche all'intuito politico di Grillo e al suo precoce anti-europeismo – ha invece saputo cogliere ed esprimere questo cambiamento. Ha anticipato l'ondata populista che sta travolgendo i sistemi politici di molte democrazie fragili. Ha offerto strumenti che hanno cercato di dare forma a una possibile democrazia 2.0, con tutti gli inciampi del caso. Il “metodo 5 Stelle” ha funzionato. Il Movimento è stato il principale bersaglio polemico della campagna elettorale, a cominciare dai costanti attacchi di...

I corpi dei capi / Quali sono oggi i corpi della politica italiana?

Esce presso Guanda in una nuova edizione con pagine aggiunte Il corpo del capo, il libro dedicato agli usi politici del corpo di Silvio Berlusconi. Sono trascorsi quasi dieci anni dalla prima edizione. Ne discutono l’autore del libro, Marco Belpoliti, e lo storico Sergio Luzzatto, autore de Il corpo del duce e di Padre Pio, entrambi pubblicati da Einaudi. Quali sono oggi i corpi della politica italiana?    Belpoliti: Berlusconi è tornato, sotto forma di una mummia. Un revenant, totalmente rifatto nel viso e nei capelli. Una specie di Nosferatu che proviene dall’oltretomba. Com’è possibile che, nella storia dell'Italia moderna, dal corpo di Mussolini si arrivi al corpo di questo ottantenne che pare avere ampie possibilità di successo elettorale, il prossimo 4 marzo? Sembra quasi che Berlusconi, ormai, possa fare a meno di un corpo.   Luzzatto: Da un lato, si misurano oggi gli effetti di medio periodo del referendum del 4 dicembre 2016, quello perso da Renzi sulla riforma della Costituzione. E si misurano gli effetti del fatto che negli anni scorsi, anche al tempo del suo massimo appannamento fisico e politico, Berlusconi (come Mussolini) ha avuto la forza di non...

Capitalismo / Il liberalismo ha fallito?

Si diffondono libri e saggi in cui si brinda al fallimento del neoliberalismo. Per neoliberalismo si intendono sia le politiche thatcheriano-reaganiane adottate in molti paesi, sia certe dottrine liberali del secolo scorso, come l’ordoliberalismo tedesco o il liberalismo austriaco (L. von Mises, F.A. von Hayek) o quello americano (scuola di Chicago). Si intende insomma sia una certa governance politica affermatasi dagli anni ‘80 in poi, sia teorie economiche, filosofiche in senso lato, che starebbero alla base di questa governance.  Uno degli ultimi interventi in questo senso è opera di un filosofo, Massimo de Carolis, Il rovescio della libertà, che ha per sottotitolo Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà (Quodlibet). De Carolis intende dimostrare che il neoliberalismo è fallito non con argomenti economici o sociologici, ma piuttosto filosofici speculativi. Anche se de Carolis evoca dati di fatto economici e sociali.    Ma in che senso il neoliberalismo è fallito? Non venderei la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Credo intanto che non ci si debba limitare a criticare il neoliberalismo, ma il liberalismo nel suo complesso (come ho cercato di fare...

Il movimento nella rete / M5S un fallimento digitale?

Il dibattito e i commenti sulla candidatura di Luigi Di Maio alla presidenza del Consiglio riportano in primo piano il conflitto tra le due anime del Movimento 5 Stelle: quella bottom-up e “movimentista” dei meet-up, e quella top-down di Grillo e della Casaleggio Associati. Da un lato gli Ortodossi, fedeli ai principi egualitari delle origini, dall'altro gli Istituzionali, ovvero l’“anima democristiana” incarnata appunto da Di Maio. Il saggio di Paolo Ceri e Francesca Vetri, Il movimento nella rete. Storia e struttura del Movimento 5 Stelle (Rosenberg & Sellier, Torino, 2017), esamina in dettaglio la guerra tra la visione orizzontale e quella verticale del potere all'interno del M5S, una doppia anima, una sorta di schizofrenia politica, che porta subito a chiedersi se il M5S sia “espressione della crisi dei partiti o, al contrario, fattore del suo superamento” (p. 7).    Da un lato c'è un movimento che proclama di voler inventare e praticare la politica 2.0, sul base del  principio “uno vale uno” abbinato alla rete, annunciando l'utopia di una democrazia digitale diretta, egualitaria, partecipata. Dall'altro c'è un partito personale, o meglio padronale, le cui...

Ovvero: Calunniare gli Eschimesi / Fake Knowledge

Una mia amica molto colta mi chiese di firmare una petizione contro il Jobs Act quando non era ancora diventato legge. Le chiesi: “Ma tu hai letto il Jobs Act?” No. “Nemmeno io l’ho letto, e per questa ragione non firmo. Ma tu come fai a essere sicura che il Jobs Act è schifoso?” Alcuni amici di cui si fida la avevano convinta. Ma io avevo sentito anche l’altra campana: altri amici che se ne intendono erano favorevoli al Jobs Act. Del resto, non avrei firmato nemmeno una petizione a favore del Jobs Act. Sarò all’antica, ma io non prendo posizione su cose che non conosco bene. Questo scambio di battute mette a nudo un problema cruciale della democrazia: il fatto che tutti, in quanto cittadini, siamo chiamati a esprimere giudizi su cose che non conosciamo o non capiamo. È vero, avrei potuto leggere il Jobs Act, magari con l’aiuto di amici esperti di cose economiche e sindacali. E poi mi sarei potuto informare a fondo sulla Buona Scuola, intervistando molti insegnanti. E poi avrei potuto approfondire la questione complessa dei voucher… Ma quanto tempo avrei dovuto dedicare per farmi un’opinione competente su ciascuna di queste tematiche? Forse mesi di studio. Non avrei trovato il...

Europeismo versus anti-europeismo / Fieri di essere europei?

La sera del 7 maggio, un mio amico italiano mi ha detto “Grazie alla vittoria di Macron mi sono risparmiato un viaggio in Germania”. In effetti, se avesse vinto Marine Le Pen, avrebbe portato i suoi risparmi in una banca di Berlino. Meglio ritrovarsi in banca dei marchi che delle lire (la presidenza Le Pen avrebbe portato alla fine dell’euro e quindi ai ritorni alle monete nazionali). Mi chiedo quanti, e non solo in Italia, avrebbero fatto come lui nel caso Le Pen fosse stata eletta presidente, portando così al fallimento di varie banche italiane e anche francesi.    1. Morire per l’Europa?   Quando nel 2014 ci fu la finale di coppa del mondo di calcio tra Germania e Argentina, chiesi un po’ in giro, in Italia, per chi si parteggiasse. Era evidente che si faceva il tifo soprattutto per l’Argentina. “Io invece tifo per la Germania” dicevo. Perché? “Perché sono europeo”. Mi guardavano perplessi. In Italia che una squadra di calcio sia europea o meno non appare una ragione sufficiente per tifare per essa.  Lo sport agonistico non è qualcosa di futile, è la dimensione politica che più di ogni altra interessa miliardi di esseri umani. Tifare per una squadra nel...

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Post-verità / Storytelling versus verità

“Che cosa è la verità”? (Giovanni, 18:38) La verità non prospera nella nostra epoca di pragmatismo anche filosofico. Il pragmatismo è stata la filosofia più influente nel XX secolo, e si riassume nell’idea che in fin dei conti è vero ciò che è utile. E oggi è massimamente utile (per certi) sfruttare ciò che la massa crede sia verità. Nell’antica Roma per tenere buona la plebe si davano a essa panem et circenses, pane e spettacoli; oggi per conquistare il suo consenso le si danno in pasto pseudo-verità.   Nelle campagne di gran parte d’Europa, anche in Italia, è diffusa questa “informazione”: che da un aereo vengono lanciate vipere nelle campagne. Siccome le vipere sono a rischio estinzione, per mantenere l’equilibrio ecologico occorre immetterne esemplari. Questo a opera della Forestale o di qualche altro ente statale. È una leggenda metropolitana, anche se questa leggenda è virale in zone rurali, non nelle metropoli. Quando cerco di convincere qualche contadino o contadina che la cosa non è possibile – perché un fatto del genere finirebbe sulle prime pagine dei giornali e innescherebbe un poderoso attacco al governo, ecc. – fallisco puntualmente. Penso che un Trump italiano...

Referendum / Si vota sempre "no"

Il risultato del referendum del 4 dicembre è stato una straordinaria affermazione di Renzi. Non sto scherzando. In effetti il SI ha preso quasi la stessa percentuale di voti che il PD prese alle elezioni europee del 2014, cosa che allora venne salutata come un risultato trionfale. E non è un caso che, a parte il Trentino, il SI in questo referendum abbia prevalso solo in Toscana e in Emilia Romagna, due roccaforti del PD. Ma il PD contro tutti perde. In questo referendum ha giocato il fattore che chiamerei Roma-Torino. Come si ricorderà, le grilline Raggi e Appendino vinsero come sindache a Roma e a Torino perché queste signore, a parte i voti M5S, accaparrarono quelli di tutte le altre opposizioni al PD, ormai identificato con Renzi, sia di sinistra che di destra. È la forza della famosa “accozzaglia”. Da un paio d’anni, l’importante non è tanto votare per questo o quel partito, ma votare CONTRO Renzi. In realtà il padre della riforma costituzionale era Giorgio Napolitano, ma quel che oggi interessa è Renzi. Perché in così poco tempo Renzi è diventato il pericolo pubblico n. 1 da far fuori a ogni costo, anche coalizzandosi con partiti e personaggi ripugnanti? Lo vedremo poi....

Un fantasma si aggira per l’Europa / Il sogno della democrazia diretta

Il consenso universale   Un fantasma si aggira per l’Europa: la democrazia diretta. Esso ha colpito duro col referendum della Brexit, sconfiggendo la maggior parte della classe politica britannica, che era per il Remain.  In Italia la democrazia diretta è il progetto fondamentale del Movimento 5 Stelle, progetto che Gianroberto Casaleggio ha mutuato esplicitamente dal pensiero di Rousseau. Non credo nella democrazia diretta, da qui anche il mio rifiuto del M5S. Il fantasma della democrazia diretta è nato congiuntamente al pensiero democratico. Rousseau pensava a una democrazia buona per la sua piccola Ginevra, città virtuosa dove tendenzialmente tutti si conoscevano. Ed erano una forma di democrazia diretta anche i soviet bolscevichi, ovvero assemblee di operai, contadini e soldati, prima che il partito comunista non confiscasse completamente il loro potere. Negli anni tra i ‘60 e i ‘70, all’epoca della contestazione, la democrazia diretta veniva spesso evocata. Ma allora quei progetti, troppo marcati dal sinistrismo, avevano uno scarso riscontro elettorale. Mentre oggi il 30% degli italiani intende votare per questo fantasma della libertà.    L’affermarsi di...

La bambola e il suo fruitore / Salvini e Boldrini

Se la processione che fanno e il canto del fallo che intonano non fosse in onore di Dioniso, ciò che essi compiono sarebbe indecente; la medesima cosa sono Ade e Dioniso, per cui impazzano e si sfrenano. (Eraclito, frammento 15)   Il problema, per così dire, non è il giudizio politico su Laura Boldrini. Il problema è semmai il delirante sessismo che lo accompagna, qualcosa che trasuda dalle parole, dai gesti, dalle allusioni come dalle esplicite volgarità che, molto spesso, si palesano nel web e fuori da esso. Non è una novità ma, durante questa estate, ha conosciuto una riacutizzazione. Ragione di più per domandarsi quale sia il suo fondamento. Accostare la presidente della Camera a una bambola gonfiabile, fingendo poi che sia una goliardata o rivendicando il gesto alla stregua di un “atto di opposizione”, non dice niente della (e alla) politica ma ci racconta senz’altro di un percorso di infantilizzazione collettiva che è al cuore della regressione che stiamo vivendo in questi anni. Boldrini, da questo punto di vista, nella denigrazione pubblica di cui frequentemente è destinataria, sospesa nel suo essere vista dai più come una specie di strega e da molti di meno in quanto...

Il suicidio politico di una classe dirigente / Successo 5 Stelle

Tre anni fa, il 25 febbraio 2013, un nuovo attore politico occupava il centro della scena politica italiane ed europea. Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle passavano da zero al 25% dei voti, da zero a 163 parlamentari: il più esplosivo successo elettorale della storia del paese. “Non può durare”, era stato il commento con cui la casta dei politici e dei commentatori politici avevano esorcizzato l'evento. “È un fuoco di paglia, un boom protestatario e populista”. A parere degli esperti, gli elettori avrebbero presto abbandonato l'infantilismo qualunquista per tornare a una visione matura e costruttiva, in cui l'opposizione tra destra e sinistra avesse ancora senso.   Quella previsione autoconsolatoria si è rivelata ridicola ed è stata una catastrofe per il tradizionale sistema politico. Il 19 giugno 2016 il Movimento 5 Stelle ha sbancato 19 ballottaggi sui 20 a cui partecipa, a partire da Roma (con il 67%) e Torino. Quello della Appendino è un risultato politicamente ancora più significativo perché ottenuto in rimonta, sbaragliando una roccaforte del vecchio PD e umiliando l'ex segretario del partito Piero Fassino, il profeta che nel 2009 aveva intimato a Grillo “Grillo fondi...

Scompare il fondatore del Movimento 5 Stelle / Casaleggio, l'uomo che ha inventato il Grillo 2.0

L'incontro con Gianroberto Casaleggio, scomparso ieri a 61 anni, ha cambiato la vita di Beppe Grillo. La loro collaborazione ha travolto il nostro sistema politico. Il successo del Movimento 5 Stelle non riguarda solo l'Italia: con il suo mix di populismo e tecnocrazia, tra sollecitazioni emotive e utopie di democrazia radicale, rifiutando la tradizionale divisione tra destra e sinistra, ha anticipato i nuovi movimenti politici che stanno ridisegnando la mappa politica dell'Europa.   Sono due le persone che hanno inventato Beppe Grillo. La prima è stato Antonio Ricci, l'autore dei testi dei suoi primi successi, soprattutto televisivi. La seconda è stato Gianroberto Casaleggio, che ha trasformato un comico dall'incerto destino, cacciato dalla tv, in una star della rete. Il loro incontro ha cambiato la storia del nostro del nostro paese. Nei suoi recital, il luddista Beppe Grillo sul palco sfasciava i computer con una mazza da baseball. L'illuminazione gli arrivò dalla lettura di un articolo in rete, Il Web è morto, viva il Web. Volle incontrare l'autore. Gianroberto Casaleggio lo andò a trovare a Livorno, dopo la fine dello spettacolo, nell'aprile del 2004. Fu una...

Intervista a Marco Tarchi

Si parla tanto di populismo ma poche volte ci si sofferma sull’esigenza di un approfondimento rigoroso del concetto e del fenomeno. Eppure l’Italia, specie se vista dall’estero, è un caso di studio molto interessante per chi voglia saperne di più su questo problema. Ho pensato perciò che fosse utile fare una sorta di inchiesta intervistando chi invece da anni studia questa realtà. L’occasione per iniziare è arrivata con la ripubblicazione de L’Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo di Marco Tarchi (Il Mulino 2015). Tarchi è uno studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a questo tema. Docente di Scienza della Politica all’Università di Firenze, teorico autonomo ed eterodosso della destra italiana, ha svolto importanti studi sulle trasformazioni dei regimi politici e sui partiti politici.       Professor Tarchi questo suo libro L’Italia Populista, appena uscito per Il Mulino, è l’edizione aggiornata di un suo lavoro del 2003 [L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi]. Già le ragioni dell’aggiornamento fanno...

Intortare

Se nel nostro paese c'è una parola malata, quella è "comunicazione". Lavorare in comunicazione, studiare comunicazione, fare comunicazione: tutte espressioni che spesso evocano attività indistinte, competenze imprecisate, capacità magiche.   L'inafferrabilità di questa parola consente ogni distorsione del suo senso. In particolare, quando è entrata a far parte del lessico politico e giornalistico, la comunicazione si è tradotta nella miglior dote dei leader. Non c'è dubbio, infatti, che il requisito indispensabile di questi anni sia stato considerato proprio comunicatore, merito attribuito prima a Berlusconi, poi a Grillo, oggi a Renzi e Salvini.   Questo però vorrebbe dire che per comunicare basta affacciarsi nei mass media. Ciò che contraddistingue i comunicatori è invece qualcosa di più preciso. Bernbach fu molto chiaro: il loro compito è consegnare il messaggio. I comunicatori si occupano della delivery di un significato. Se gli artisti non devono dare alcuna destinazione alle proprie creazioni – cosa vuol dire di preciso quel quadro? – i...

Conflitti, controversie, paradossi

Che cosa hanno in comune i giovani corpi ustionati by self-immolation della primavera araba, i corpi nudi politicamente imbarazzanti delle Femen, con il boicottaggio all’introduzione dei questionari di valutazione INVALSI attivato in massa da studenti e docenti italiani la prima settimana di maggio, e che sembrerebbe già caduto nell’indifferenza?   Genealogicamente, hanno molto in comune, incluso l’indifferenza.     Chi ci invita a guardare alle forme di conflitto e resistenza dove il corpo diventa dispositivo di lotta contro l’affermarsi di un nuovo discorso intorno al potere, è ancora Monsieur Foucault. Perché è lì che emergono le famose rotture ispezionate dal profeta di terzo tipo (vedi UGenea 2), lungo l’immenso lavoro dedicato alla genealogia del soggetto: la costruzione di un nuovo uomo attraverso il suo assoggettamento al sapere disciplinare. È questa la vera indagine che attraversa tutta l’opera di Foucault ben prima e oltre Archeologia del sapere, fino a Storia della sessualità, ed è con questa eredità che UGenea osserva l’università...

Pugni chiusi, risate, abbracci

Sette anni fa il segretario piangeva. Piero Fassino, arrivato alle fine delle 27 cartelle del suo discorso, era al suo ultimo comizio da leader del partito. Erano commossi anche i dirigenti politici alle sue spalle. Lacrime pure tra i militanti, in totale circa 5omila ad ascoltare sotto la pioggia, sul prato del parco Nord di Bologna. Era il 16 settembre 2007, un cielo grigio, dopo giorni torridi. Sotto il palco si vedeva ancora qualche bandiera rossa.   Fassino passava il testimone, neanche un mese dopo ci sarebbero state le primarie che avrebbero eletto Veltroni primo segretario del Pd. Il giorno dopo il direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, elogiava il segretario nel suo editoriale intitolato «la forza di Piero». Era stata l’ultima celebrazione di un partito che allora si chiamava Ds e che da lì a poche settimane si sarebbe sciolto. La fine di una storia: la cerimonia conclusiva dell'ultima festa nazionale dell'Unità.   Sette anni dopo la festa dell’Unità risorge. Riportata in vita da Matteo Renzi, dopo un purgatorio di sei edizioni come Festa Democratica. «Chi è quel pazzo che...

Wu Ming: sopravvivere alla controrivoluzione

In occasione dell'uscita de L'armata dei sonnambuli di Wu Ming, il nuovo romanzo storico ambientato durante la fase più radicale della Rivoluzione francese, Doppiozero ha incontrato il collettivo bolognese di scrittori e ne è nata una conversazione sulla violenza, sulla politica, sul teatro, sulla storia, sul rapporto con i lettori, sulla militanza, sulla scrittura.     Il libro si apre con un pezzo della bellissima lettera di Babeuf alla moglie, profetica perché scritta nel luglio-agosto 1789, e trova una conclusione nel gesto di giustizia privata di Marie Nozière, la cui storia è snodo centrale del romanzo; la violenza politica è al centro del libro, le donne la agiscono e, in assoluto, hanno un ruolo decisivo.   Marie Nozière, a nostro avviso, è il personaggio più importante del libro. È lei a mettere in collegamento le vite degli altri personaggi, è seguendo come si muove lei che il lettore può orientarsi e capire dove si andrà a parare. Di tutti i personaggi, è quello che vive un'autentica evoluzione, che è davvero in divenire e, anche...

Grillo, il teatro e la svolta copernicana

Una delle principali «metafore assolute», secondo il grande filosofo e metaforologo tedesco del Novecento Hans Blumenberg (1920-1991) è la metafora del «teatro del mondo», nella quale interagiscono soggetto e oggetto, sfondo e spettatore, spettatore e  «spettato» (spettacolo?). Le metafore assolute definiscono l'orientamento dell'uomo nel mondo e ne rivelano la posizione e le trasformazioni. Sono alcune (poche) immagini base che rendono possibile cogliere la realtà e rappresentarla con una efficacia e una forza evocativa che sfuggono al concetto; sono linee guida che indirizzano la nostra riflessione. Una di queste metafore assolute è, ripetiamo, la metafora del «teatro del mondo» (altre metafore assolute sono il libro della natura, il naufragio esistenziale, la terra incognita, l'universo incompiuto, la luce della verità).   La metafora del teatro del mondo mette in gioco, forse sarebbe meglio dire mette in scena, il soggetto contemplante e l'oggetto contemplato, lo spettatore e lo spettato, sovrapponendosi alla immagine della svolta copernicana della quale parla Kant a...

L'antieuropeismo di Beppe Grillo e Marine Le Pen

Lucien Febvre, storico che a lungo ha riflettuto sull’idea di Europa, in un saggio dedicato espressamente a questo tema (Europa. Storia di una civiltà, Feltrinelli) scrive che “L’Europa è sorta nel momento in cui l’impero romano è venuto meno”. La sua nascita, precisa, è un processo lungo che occupa tutta la seconda metà del primo millennio. Un peso determinante, più che l’impero carolingio, l’ha l’espansione della Chiesa verso Est, fino alle soglie della Russia. Conta sia l’atlante storico della diffusione del cristianesimo, sia come si muovono i suoi uomini, sia, infine, dove si trovano i centri che li formano.   La fisionomia cambia nel ‘500. La cristianità non esprime più tutta l’Europa. La riforma obbliga a trovare un nuovo fondamento. Ora sono i laici a insidiare il dominio del cristianesimo. Da quel momento “spazio europeo”, anche se ancora non si chiama Europa, un nome che si afferma dal ‘700, significa espansione verso Est, politica di potenza verso l’Asia, insediamento nel Mediterraneo, ora percepito come il proprio...