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Boccalone

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Storia e indifferenza / Enrico Palandri, Le condizioni atmosferiche

“L’innocenza diventa astratta man mano che con gli anni ci si abitua a sentirsi tutti un po’ colpevoli di qualcosa. Per pigrizia, rassegnazione, prudenza, si finisce con l’occuparsi degli altri solo quando è necessario difendersene e non c’è nulla come l’ipotesi della loro innocenza che faccia paura perché metterebbe a nudo la nostra misantropia.” Se ci guardassimo alle spalle, come da uno specchietto retrovisore mentre la nostra auto accelera, lasciandoci dietro, alberi, asfalto e case, cosa vedremmo tra la polvere e la luce del sole che cala? Vedremmo i nostri anni a terra, il tempo che abbiamo attraversato (o che ci ha attraversati). Vedremmo certamente gli affetti, gli amori, tutti i posti dove siamo stati, forse anche quelli dove avremmo voluto stare e non ci siamo riusciti. Vedremmo gli errori commessi, magari non tutti, magari su qualcuno saremmo disposti a chiudere un occhio.   Vedremmo la storia, quella che abbiamo fatto, volenti o meno, quella che ci è passata accanto e qualche volta sopra. Vedremmo, come in Le condizioni atmosferiche (Bompiani, 2020) di Enrico Palandri, quaranta o cinquanta e, con un po’ di sforzo, sessant’anni di questa terra che chiamiamo Italia...

21 dicembre 1989 / Un ricordo di Elvio Fachinelli

Se a Bologna alla fine degli anni ’70 fioriva un antagonismo curioso, colto, intraprendente, mentre in altre parti d’Italia le ultime pagine di un confronto armato tra fascisti e comunisti ha finito con l’etichettare tutta l’epoca come anni di piombo, a fare attenzione e quindi amplificare quel che avveniva tra gli studenti di Eco, Celati, Ginzburg, Scabia e tanti altri ottimi maestri, erano editori come Elvio Fachinelli.  Se si leggono i libri di Elvio è chiaro perché: sfuggire alla nevrosi è il compito fondamentale che ogni umano si dà, e la fuga è anche verso la rivoluzione. Resistenza, il conflitto che dalla psicanalisi alla lotta ai fascismi segna come un arcobaleno la promessa del futuro, le linee di fuga deleuziane e la fatica e la gioia di ogni pagina scritta o vissuta. I referendum su divorzio e aborto, il femminismo e l’antipsichiatria, dovevono pur dare opportunità, vita, bellezza, come il suo uma tentativa de amor sulla rivoluzione portoghese. Se invece ci si reinfila, come accadde allora con la reazione ai giovani del PCI e le strategie folli delle BR in un’ottica classista e in fondo religiosamente legata ai propri dogmi, è inevitabile che la società...

Enrico Palandri / Verso l’infinito di Giacomo Leopardi

A duecento anni dalla stesura dell’Infinito, Enrico Palandri dedica a Giacomo Leopardi un omaggio appassionato, il saggio narrativo Verso l’inifinito, edito da Bompiani nella collana «Passaggi». Palandri ha esordito nel 1979 a vent’anni con Boccalone, un romanzo scritto quando era uno studente dell’università di Bologna negli anni caldi delle lotte politiche, tracciando il ritratto di una generazione. Oggi Palandri ha sessant’anni, molti libri importanti al suo attivo e tre figli, tutti in età di studi superiori e universitari: leggendo questo scritto, tenuto in equilibrio perfetto tra il racconto, lo studio di documenti e il saggio filosofico, dedicato a un poeta che si può definire come il più classico e il più irregolare della letteratura italiana, si ha l’impressione che il suo autore abbia pensato a loro. Nel racconto degli anni di Recanati, quando Leopardi progetta la fuga dalla casa dei genitori, pianificandola nei dettagli, Palandri ci mette di fronte alla vicenda di un ragazzo insofferente dell’educazione familiare. Nonostante la natura eccezionale delle sue doti intellettuali e della sua formazione, avvenuta sotto la guida di un padre innamorato dei libri al punto da...

Il 14 e il 15 dicembre a Correggio / Leggere Tondelli, oggi

Il 14 e il 15 dicembre si terrà a Correggio, sua città natale, un convegno sull'opera e sulla figura di Pier Vittorio Tondelli. Interverranno docenti universitari e critici letterari che hanno seguito sin dall'inizio il suo lavoro.    Ho scritto diverse volte dell'opera di Tondelli e con il passare degli anni confermo tutte le mie impressioni di lettura. Tondelli è stato un grande scrittore, forse il migliore della nostra generazione, certamente il più curioso e anche il più battagliero. Eravamo veramente quattro gatti, e non voglio ripercorrere qui le nostre vicissitudini. Da Del Giudice a Tondelli ognuno ha portato avanti liberamente il suo lavoro. Nessuno si è trasformato in maestro, nessuno ha chiesto agli altri di associarsi a una tendenza particolare e ognuno andrà valutato individualmente. Avevamo tutti fortissime influenze italiane e internazionali, ci sentivamo parte di un flusso e anche di una tradizione, così come la concepiva Pasolini. Peraltro nessuno di noi è stato scrittore pasoliniano. Lascio le considerazioni estetiche agli studiosi, come è giusto, e mi limiterò a ricordare alcuni tratti umani di Pier. Ci eravamo conosciuti a Milano, nei corridoi...

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