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Carlo Freccero

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Due nuovi libri sui media / Il capitalismo ci renderà stupidi?

I tempi di lettura si accorciano progressivamente. Le persone dedicano sempre meno tempo a leggere i libri e gli editori di saggistica negli ultimi anni si sono adeguati, riducendo via via il numero delle pagine. Ora c’è chi è arrivato più o meno alla lunghezza di un articolo accademico. È il caso dell’editore Castelvecchi, il quale, dopo aver superato alcune difficoltà economiche, si trova attualmente in una fase di rilancio e ha creato la nuova collana Irruzioni. L’ultimo volume di tale collana, tolte le pagine bianche e quelle che hanno solo dei titoli, conta 35 pagine. Il che non sarebbe in sé un problema. Il sociologo Georg Simmel con il saggio La moda e l’economista Piero Sraffa con Produzione di merci a mezzo di merci hanno dimostrato che poche decine di pagine sono sufficienti a rivoluzionare il pensiero umano. Ma i testi della collana Irruzioni di Castelvecchi non sembrano paragonabili a queste fondamentali opere. Sono piuttosto testi minori, preparati per conferenze o qualcosa di simile. Certo l’obiettivo che l’editore sembra essersi posto con questa collana è meritorio: provocare, lanciare un sasso nello stagno, stimolare la nascita di nuove idee. Per poterlo...

Morti dal ridere

A cinquant’anni dalla loro apparizione, gli apocalittici e gli integrati germogliano ancora rigogliosi.  Per esempio che cos’è se non una versione aggiornata dell’apocalittico il Vargas Llosa del pamphlet La civiltà dello spettacolo (2012) che aggiorna i temi trattati da Neil Postman nel suo Divertirsi da morire (1985)? E che cos’è se non un caso del tutto attuale di “integrato moderato” il Carlo Freccero di Televisione (2013)?   È vero che dai tempi remotissimi in cui la scrittura si affiancò all’oralità, i nuovi media si sono affacciati suscitando nei più conservatori una grande diffidenza. Ma non si può paragonare il passaggio dall’oralità alla scrittura, o dalla scrittura all’audiovisivo, con la deflagrazione mediale che è avvenuta con l’era digitale. Naturale quindi che anche le posizioni riguardo a questo cambiamento si siano radicalizzate. Emblematiche in questo senso la demonizzazione e la santificazione di Steve Jobs post mortem, come se un uomo che ha potenziato un certo tipo di tecnologia avesse contribuito alla salvezza o alla...

Vintage

Il vintage può essere innanzitutto interpretato come uno strumento per fuggire dalla realtà. Nei momenti di difficoltà, infatti, le società hanno sempre cercato di guardare all’indietro. Impossibilitate a proseguire, hanno provato a selezionare le cose migliori del loro passato, come ad esempio gli oggetti vintage, per poter trarre da esse nuova linfa ed energia. E la nostra è sicuramente una società che sta attraversando una grave crisi, sul piano economico, ma soprattutto su quello culturale. Dunque, le persone possono vivere il vintage per fuggire momentaneamente dal ruolo che rivestono all’interno della società. Per immaginarsi cioè in una posizione sociale differente e migliore rispetto a quella in cui si trovano.   Ma oggi, come hanno affermato Daniela Panosetti e Maria Pia Pozzato nel volume Passione vintage, la ricerca di oggetti vintage può essere anche intesa come una strategia di evasione da quella necessità di sincronizzazione costante con l’attualità “in tempo reale” che viene imposta dal sistema mediatico contemporaneo. Cioè come una “fuga...