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Cesare Pavese

(37 risultati)

Delusione americana / Offutt, Il fratello buono

“La luce della luna si stendeva sulla terra scura. Virgil si ricordò delle sere che era rimasto con Boyd sulla veranda, cercando di seguire l’arrivo del buio. Boyd pensava che ogni molecola d’aria diventasse più scura, e, come quando si guarda la neve che si accumula, fosse possibile assistere in diretta al cielo che diventava nero”. Chris Offutt ha più volte dichiarato la sua ammirazione per Cesare Pavese, lo considera un maestro e fonte d’ispirazione, essendo un lettore di entrambi (nessun paragone tra i due, si capisce) ho cercato nelle storie dello scrittore del Kentucky qualche riferimento pavesiano e, qualche volta, mi è parso d’averlo trovato. Le descrizioni, pressoché perfette, dei paesaggi collinari, dei boschi, e poi, naturalmente, le poche parole e le solitudini di questi personaggi malinconici e cupi che saltano fuori dai racconti, dai romanzi, fino al memoir sul padre; in tutto questo c’è qualcosa di Pavese mista alla cattiveria del racconto americano. Ma è nel romanzo appena uscito in Italia, Il fratello buono (minimum fax 2020, traduzione di Roberto Serrai) che ho visto delineati alcuni meccanismi di Pavese.  “Quando il sonno lo colse fu come se annegasse”....

27 agosto 1950 / Pavese: Walt Whitman primo amore

I. Il 20 giugno 1930, ancora ventunenne, Cesare Pavese si laureò in lettere all’Università di Torino con una tesi intitolata Interpretazione della poesia di Walt Whitman. L’incontro con le Leaves of Grass risaliva agli ultimi anni del liceo, come dimostrano alcune lettere a Tullio Pinelli. In una missiva del 1° agosto 1926, leggiamo per esempio: «Io, in questi boschi, mi esalto di Walt Whitman», mentre un’altra, del 19 settembre successivo, recita: «Ora io, non so se sia l’influenza di Walt Whitman, ma darei 27 campagne per una città come Torino» (Lettere 1924-1944, Einaudi, Torino 1966). Ciò spiega perché, sebbene il giovane studioso restasse profondamente colpito dal corso biennale di letterature e lingue classiche comparate tenuto da Augusto Rostagni, le sue preferenze si volsero ben presto verso quello di letteratura inglese. La discussione della tesi, tuttavia, risultò piuttosto problematica, dato che all’ultimo momento il professore di tale materia, Federico Olivero, non si presentò alla seduta di laurea. A subentrargli, su sollecitazione di Leone Ginzburg, fu uno fra i più valenti francesisti italiani, Ferdinando Neri. Secondo alcuni critici (a cominciare da Davide Lajolo,...

Patto tra generazioni / Che memoria nell'era della post-memoria?

C’è una pietra scolpita nella casa che fu di Nuto Revelli, ora diventata Fondazione: a lungo è stata seminascosta sul ciglio in legno del divano a fiori del luminoso soggiorno. Riporta i versi che Primo Levi vi aveva scolpito, dedicandola agli amici Mario Rigoni Stern e a Nuto stesso, a suggello della comune drammatica esperienza negli anni del fascismo:                                                     A Mario e a Nuto   Ho due fratelli con molta vita alle spalle / nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / nella neve di un Paese lontano, / e hanno scritto libri non inutili. / Come me hanno tollerato la vista / di Medusa, che non li ha impietriti. / Non si sono lasciati impietrire / dalla lenta nevicata dei giorni.   Quelle parole, scolpite non casualmente nella pietra, alludono con forza a un patto di memoria tra chi non ha dimenticato, essendo sopravvissuto allo sguardo pietrificante di Medusa ad Auschwitz come nella maledetta campagna di Russia. Non era scontato, infatti, il contraccolpo...

Ambiguità e ambivalenze / Curzio Malaparte e la caduta della civiltà europea

Curzio Malaparte è uno dei non numerosi scrittori italiani del Novecento a essere riconosciuti all’estero. Fin dagli anni Trenta, da quando Technique du coup d’État (1931) e Le bonhomme Lénine (1932) furono pubblicati direttamente in francese, la lingua transnazionale dell’epoca, le opere di Malaparte hanno goduto di una circolazione e di una ricezione critica globali – un paio d’anni fa gli è stato consacrato, per esempio, un Cahier de L’Herne. In Italia, invece, Malaparte è stato un autore difficile da affrontare, sia in vita sia dopo la morte. Soltanto nell’ultimo decennio la sua figura intellettuale e le sue opere hanno cominciato a uscire dall’ombra, grazie soprattutto alla riedizione di alcuni scritti e alla pubblicazione di inediti da parte della casa editrice Adelphi (su cui si può leggere un’intervista rilasciata da Giorgio Pinotti all’«Indice dei libri del mese» nel novembre 2017).  Sono almeno due i fattori che hanno reso accidentato il discorso critico su Malaparte: da una parte, una figura pubblica ingombrante e un altrettanto ingombrante narcisismo, che hanno generato uno strascico di inimicizie e antipatie, e la tendenza a prestar più attenzione alla biografia...

Oreste Del Buono / Racconto d'Inverno. Un'altra deportazione

Nel mese di novembre del 1945 esce Racconto d’inverno, uno dei primi resoconti dei campi di prigionia tedeschi. L’ha scritto tra aprile e luglio un ventiduenne appena ritornato dai Lager nazisti. Si chiama Oreste Del Buono e, nonostante la giovane età, già inserito nei giri letterari milanesi. Alla fine degli anni Trenta è stato infatti un collaboratore del giornale satirico Bertoldo, inoltre ha scritto sui giornali degli universitari fascisti milanesi e lombardi. Nel 1943 insieme a Domenico Porzio e a Marco Valsecchi ha poi fondato una rivista, di cui sono usciti nove numeri, che si è intrecciata con il gruppo comasco animato da Renzo Cantoni, fratello del filosofo Remo, facente capo a una libreria dove gravitano Dino Buzzati, Antonio Banfi, Giuliano Gramigna, Carlo Bo, Luciano Anceschi e i poeti Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Del Buono, chiamato alle armi di leva, ha lasciato i due amici per arruolarsi in marina e partecipare alla guerra che volge male per le sorti italiane.   L’ha fatto, racconterà in seguito, in memoria dello zio, Teseo Tesei, un eroe di guerra medaglia d’oro disperso nelle acque di Malta durante un attacco alle navi inglesi. Oreste non crede alla...

Giorno 13 / Le Antenate viventi

Spesso vado solitaria per boschi e la potenza arcaica che respiro, la suggestione sempre più forte  che mi viene dalle piante, mi innamora e mi convince di questa origine comune, di questo essere  tenuta in vita da loro, dalla loro grazia respirante e fruttificante e rifiorente e accogliente. I grandi antichi alberi, le vegetali intelligenze: ecco le antenate viventi.  Da quelle proveniamo, da quelle siamo tenuti nella vita. Albere, le vorrei chiamare, prendendo da Pavese, con devozione e senza timore.   L’animale estatico    C’era un animale a ripararsi dalla pioggia sotto un grande abete – … questo solo animale circolava estatico oggi nel bosco. A differenza di tutti gli innumerevoli altri nascosti   lui – ma una femmina era – lei allora oggi stava fra altri molto  spaventati da lei – aggirandosi quieta   portava una preghiera  a tutte le piante: “Sovrane intelligenti innamorate   custodi eccellenti donatrici di fiato tutto il mio fiato da quando è cominciato si è sprigionato   da voi alte frondose giganti creature alberate”. E oggi dunque l’animale estatico era proprio venuto   nel bosco a portare il suo grazie un...

Fuochi e altre “Apocalissi” / Mentre la Calabria brucia

Quest’anno i boschi in Calabria hanno bruciato come mai prima: quasi 8000 incendi – tutti dolosi – nella siccità estiva hanno mandato in fumo 1/6 di tutta la superficie forestale della regione, aree protette e parchi nazionali inclusi. La Sila e il Pollino bruciati per mesi, un lungo ininterrotto barbecue silvestre. Un olocausto verde, l’ustione più vasta di tutta l’Europa continentale.  Solo nel territorio silano, questa estate, ci sono stati roghi estesi dai 25 ai 40 kmq. A Longobucco (Cs), un unico incendio è durato più di quaranta giorni. «Quando si era sul punto di spegnerlo notavamo l’apertura di un altro fronte di fuoco, una strategia studiata a tavolino», dice chi era presente. Solo nei primi nove mesi dell’anno nella regione più ustionata d’Italia ci sono stati già più di 8000 incendi boschivi. La provincia più colpita è stata quella di Cosenza, con ben 413 kmq di aree percorse dal fuoco, l’equivalente di 60.000 campi di calcio, 45,8 kmq di boschi in cenere ogni mese.   L’aria plumbea che brucia i polmoni, il cielo basso, striato da una nuvola brunastra sospesa a mezz’aria. Una cappa uniforme e densa di fumo ha avvolto per mesi tutta la Calabria come in un...

Una matita per l'estate / Breve storia di alcune matite

  La matita che porto con me in questo periodo è nera con piccoli disegni bianchi, ormai un po’ consumati, viene dal Museo Carnavalet di Parigi; matita da bookshop direbbero i puristi, vero, ma le mie arrivano quasi tutte da quei negozi posti all’ingresso dei musei, e tratteggiano e sottolineano benissimo; mi ricordano i viaggi che ho fatto. La matita che porto con me è il mio pezzo di mondo, è una valigia che mi segue, un bagaglio che si è fatto trovare. Con questa matita ho sottolineato poesie, ho preso appunti a margine dei libri. Sono certo che tutte le citazioni annotate degli ultimi mesi le abbia decise lei. La uso anche per correggere sul taccuino le cose che ho scritto a penna, la matita trova l’errore, quando riapro le pagine se riconosco il segno che ha lasciato la matita vuol dire che ci devo ripassare. C’è da correggere finché c’è traccia di matita. Alcune poesie le scrivo tutte a matita, forse perché quando poi eliminerò qualche verso voglio che sia un’eliminazione definitiva.   Porto con me anche una seconda matita, un matitone, forma geometrica, triangolare, arriva dalla National Gallery of Denmark, dove non sono mai stato, è un regalo. Mi piace quella...

L'avventura della permanenza / Cosa è la poesia

Quando si passa tanta parte della vita a leggere versi, dattiloscritti, libri di poesia, movimenti letterari che si rinviano l'un l'altro in un moto perpetuo, quando si incontrano ogni giorno nuovi poeti e si trascorrono i pomeriggi a discutere su un’immagine o su un aggettivo (e tutto questo per anni e decenni) allora forse è legittimo chiedersi cos’è la poesia. Non una poesia, ma la poesia. Con una poesia è facile. Se leggo L’infinito di Leopardi, posso parlare per un’ora della siepe o del vento, posso giurare che questa è poesia. Ma non è la poesia. Manca un articolo. Come faccio a connettere quella singola poesia alla Poesia? Qual è l’essenza di questa creatura misteriosa che da millenni continua a parlare agli uomini e ad affascinarli? “Cos’è la poesia” è una domanda che, ogni volta, mi mette con le spalle al muro. Mi atterrisce e mi atterra.  Forse la poesia gioca a nascondino, genera i suoi figli, i suoi versi e poi se la dà a gambe, non vuole essere vista o nominata. Deve essere una creatura selvatica e imprendibile o forse una creatura che colpisce da lontano con il suo arco sacro. Rimane la freccia che vibra nel tronco, ma non si sa chi è l’arciere. Cosa è la poesia...

Santo Stefano Belbo, 22, 23, 24 luglio e 5 agosto / C’è qualcosa di più assurdo dell’amore?

  Nelle pagine dei suoi romanzi e racconti , nel diario, nelle lettere Pavese ha disegnato immagini di luoghi - Santo Stefano Belbo, le Langhe - e ha ritratto figure umane che in quei luoghi erano di casa o che da essi si erano allontanati per poi ritornarvi. Questi luoghi e quelle facce appartengono ormai alla nostra memoria, hanno assunto tratti quasi mitologici; Pavese, come è accaduto ad altri grandi artisti, vive oggi nelle riscritture degli scrittori che sono venuti dopo di lui o nelle creazioni in altre forme espressive, nella musica ad esempio, nella canzone d’autore, nella musica elettronica. La sua voce ricompare nei reading di poeti, narratori e attori. In occasione della rassegna di iniziative pavesiane Con gli occhi di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo,  22, 23, 24 luglio e 5 agosto) doppiozero ripercorre alcune tracce di questo effetto Pavese, di questa strana corrente magnetica che attraversa le generazioni e sedimenta un senso di appartenenza ad un mondo spesso solo immaginato ma forse proprio per questo più vero di quello reale.   A E. [Torino,] 15 settembre 1932   Sono stato male tutto il giorno a non vederti sulla strada di Crevacuore E...

Santo Stefano Belbo, 22, 23, 24 luglio e 5 agosto / Ho creduto che l'isolamento fosse la felicità

  Nelle pagine dei suoi romanzi e racconti , nel diario, nelle lettere Pavese ha disegnato immagini di luoghi- Santo Stefano Belbo, le Langhe - e ha ritratto figure umane che in quei luoghi erano di casa o che da essi si erano allontanati per poi ritornarvi. Questi luoghi e quelle facce appartengono ormai alla nostra memoria, hanno assunto tratti quasi mitologici; Pavese, come è accaduto ad altri grandi artisti, vive oggi nelle riscritture degli scrittori che sono venuti dopo di lui o nelle creazioni in altre forme espressive, nella musica ad esempio, nella canzone d’autore, nella musica elettronica. La sua voce ricompare nei reading di poeti, narratori e attori. In occasione della rassegna di iniziative pavesiane Con gli occhi di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo,  22, 23, 24 luglio e 5 agosto) doppiozero ripercorre alcune tracce di questo effetto Pavese, di questa strana corrente magnetica che attraversa le generazioni e sedimenta un senso di appartenenza ad un mondo spesso solo immaginato ma forse proprio per questo più vero di quello reale.   ALLA SORELLA MARIA, TORINO [Brancaleone,] 2 marzo [1936]     Cara Maria, Quando un uomo invece di scrivere...

I novant'anni di Franco Ferrarotti / Pavese una lontana amicizia

“So che cercò al telefono altri amici, credo anche Felice Balbo, ma era un agosto tremendo, caldissimo, e chi poteva scappava in montagna, andava al Plateau Rosà oppure in Valle d'Aosta o al mare. Erano tutti in vacanza. E anche lui decise di partire. Aveva solo 42 anni.” Queste sono le ultime righe di Al santuario con Pavese (EDB 2016), firmato da Franco Ferrarotti. E rappresentano l'inevitabile punto di caduta per lettori appassionati, studiosi e, tanto più, per gli amici dello scrittore di Santo Stefano Belbo. Ferrarotti racconta nei primi capitoli, dove la propria biografia viaggia in parallelo a quella di Pavese, l'incontro tra un men che ventenne e un uomo fatto, trasformatosi presto, misteriosamente, in amicizia, forse per la comune ascendenza contadina che li faceva un po' estranei alla città, Torino.   Nella quale, a guerra finita, cominciarono a tradurre per Einaudi – ma Pavese già aveva fatto Moby Dick con Frassinelli; Ferrarotti testi saggistici su cui i due si confrontavano nel “culto del termine esatto” (p. 20), tra i quali Theory of the leisure class di Veblen nel'49, apertura di una prossima carriera accademica. C'è molto all'inizio della vita giovanile e...

Risposta ai trentenni / Calvino un bilancio generazionale

Idea ottima, quella di doppiozero di ricordare il trentesimo anniversario della scomparsa di Calvino raccogliendo interventi di giovani critici. L’inesorabile scorrere del calendario produce infatti, riguardo alla ricezione dell’opera calviniana, una situazione di particolare interesse. Attualmente ci sono ancora almeno quattro generazioni di lettori (e di interpreti) che hanno avuto con Calvino rapporti di età diversificati. La prima, ormai anziana, è quella dei coetanei o quasi, dei fratelli minori: coloro che, condividendo buona parte della sua esperienza storica, hanno avuto modo di seguire il suo tragitto, se proprio non dagli inizi, almeno dagli anni Cinquanta. La seconda – la generazione alla quale appartengo anch’io – ha conosciuto Calvino quando aveva già scritto la maggior parte delle sue opere, ma non era ancora considerato uno dei vertici della letteratura italiana del nostro Novecento. Di conseguenza ha potuto assistere a una radicale metamorfosi della sua immagine critica: da «minore» intelligente, di pregio, ma certo non rappresentativo di quello che ancora non si chiamava mainstream letterario, ad autore di prima grandezza e a volte perfino a paradigma di quarant’...

Africo di Corrado Stajano

Africo di Corrado Stajano è un libro paradigma: senza Africo non ci sarebbe stato Gomorra ha detto Roberto Saviano. Perché? Provo anch’io a dare una risposta. Certo perché ha inaugurato un certo tipo di letteratura di denuncia mafiosa. Non solo. Direi piuttosto perché ha inventato quello che Italo Calvino nelle sue quarte di copertina avrebbe potuto definire un Libro-paese (qui, a proposito, nella riedizione per il Saggiatore è riportata quella che nella edizione einaudiana del 1979 è firmata da Giulio Bollati).   Un libro-mondo che a un paese emblematico del Sud più misero – abbandonato nel 1951 in seguito a una violenta alluvione e poi ricostruito in un’area anonima del territorio di Bianco sulla costa calabra col nome di Africo Nuovo – Stajano ha ridato una forma, un volume storico, volti e parole. Tutti aperti al dubbio. Ambivalenti. Così che Africo, questa la forza dirompente del libro ancora a tanti anni di distanza, assurge, si può dire, a emblematico equivoco italiano. Un paese-mondo fuori dal mondo si può dire (“out of Joint”, fuori dai cardini, è l...

Mircea Eliade. Uno sciamano contemporaneo

Mircea Eliade (1907-1986) è con ogni probabilità lo studioso di religioni più noto e influente del Novecento, grazie al fascino del suo pensiero e di un’indubbia capacità di scrittura. Lo studioso romeno, poi radicato negli Stati Uniti, è considerato tra i fondatori della cosiddetta “Chicago School” di storia delle religioni e ha scritto libri che sono autentici best-sellers, oltre ad avere una prolifica produzione letteraria di fiction, al punto da figurare alla fine degli anni Settanta tra i potenziali candidati al premio Nobel per letteratura.   Mircea Eliade   Anche Hollywood non è rimasta estranea all’aura sapienziale dello studioso: Francis Ford Coppola ha realizzato Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) ispirandosi al romanzo di Eliade (1981), non privo di tratti autobiografici, intitolato Giovinezza senza giovinezza. Lo ricordo come un film a tratti imbarazzante: nella Romania degli anni trenta un professore in crisi, erudito e studioso di religioni, miti e antichità viene colpito da un fulmine e ringiovanisce; reduce da una tragica vedovanza, incontra diverse...

Giacomo Verri. Racconti partigiani

«Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò». Così finisce Una questione privata di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore.   Negli occhi di Milton le immagini svaniscono, perdono la loro consistenza, sono fantasmi, come il vento di pallottole che gli ronza vicino e non lo abbandona per tutta la sua corsa disperata. Egli non smette di correre, di fuggire, di combattere contro il suo destino. Tuttavia sembra non esistere la possibilità di varcare il confine che lo separa dalla vita, nessun futuro lo attende, al termine della sua fuga non ci sono lusinghe, ma solo un muro: alto, solido, impenetrabile.   Ci si chiede: che senso ha questo muro? La fine? Il tormentoso interrogativo di Milton (insieme a quello di un’intera generazione di scrittori) e la sua...

L'ultima volta che leggo, la prima volta che parto

Si parte, si chiude, si prende tempo, si smette di lavorare e si sta all’aria aperta. E soprattutto si legge. I libri appena usciti, quelli che abbiamo in casa, quello appena comprato o quelli consigliati e accumulati.     Probabilmente sono due o tre i libri che leggerò, ma non so ancora bene quali e così me ne sto valigie aperte a fissare la libreria, ogni tanto un occhio al pavimento e alle pile di libri sul tavolo. Fa caldo, domani parto, la finestra è aperta, per strada pochi rumori, ma già mi distraggono.   Quest’anno nessuna vacanza in Liguria, ma ripenso a La spiaggia di Cesare Pavese, forse il meno riuscito dei suoi romanzi, un libro piccolo, più che il racconto di una vacanza il ritratto di un’attesa, un’ansia fredda, un tempo lunghissimo tra collina e mare prima dell’amore e dell’amicizia che non arriveranno, se non a tratti; utili soltanto a rilanciare una nuova attesa, a rimandare per il tempo dell’estate ogni inevitabile scelta. Ma ora devo scegliere mentre cerco il libretto che avevo negli Oscar Mondadori con copertina (bellissima) di Ferenc Pinter. Lo cerco e trovo...

Bianca Guidetti Serra, avvocato di tutte le buone cause

Bianca Guidetti Serra era stata una donna della Resistenza, ben più che una staffetta partigiana, e in quel biennio tragico e glorioso aveva combattuto al fianco di colui che divenne suo marito, Alberto Salmoni, e di tanti compagni e compagne destinati a un futuro importante (un nome fra tutti, Primo Levi). Era come tanti di quei combattenti iscritta al Partito comunista italiano, da cui, con tanti altri, uscì nel 1956, in seguito al trauma dell’Ungheria. Ma rimase una donna di sinistra, e, anzi, non smise di essere una militante comunista, sia pur diversamente declinando la sua fede politica e la sua passione civile. Fu davvero Bianca la rossa, come recita il titolo della sua “biografia autorizzata” (firmata da Santina Mobiglia, per Einaudi, nel 2009). Del resto era nata nel 1919, nel fuoco del biennio rosso, nella Torino che Gramsci vedeva come la “Pietrogrado d’Italia”, la capitale della futura possibile rivoluzione proletaria. Seguì invece la controrivoluzione, e la lunga notte fascista. Bianca studiò nel mitico Liceo D’Azeglio, quello di Augusto Monti, e della sua “Banda” di cui furono parte...

Botho Strauß. L'inizio perduto

Nell’Inizio perduto di Botho Strauß – testo del 1992, da poco tradotto in italiano per i tipi di Mimesis (a cura di Eugenio Bernardi) – le «riflessioni» annunciate nel sottotitolo vertono su un concetto che a una considerazione sommaria potrebbe apparire anodino. «Beginnlosigkeit», letteralmente l’«assenza di inizio», è infatti l’argomento centrale della riflessione straußiana. Titolo «geniale» secondo Eugenio Bernardi, curatore dell’edizione italiana, inseritosi in maniera inattesa nella poliedrica produzione di un autore, classe 1944, noto a livello internazionale soprattutto per le sue virtù di drammaturgo abile a cogliere per mezzo di sagaci strutture dialogiche le tendenze profonde della contemporaneità senza il beneficio della distanza storica.     Osservando da vicino la morfologia del titolo, si ricava immediatamente una tesi – ammesso che di tesi si possa parlare – fortemente assertiva, si direbbe quasi perentoria: non esiste inizio. Vi è, piuttosto, un’ineluttabile assenza di inizio, una carenza radicale di principio...

Roberto Cerati: un venditore di libri in maglietta nera

Oggi è un giorno triste, oltre che per gli amici di Roberto Cerati, per tutti coloro che amano i libri. Forse si chiude un’epoca: la sua casa editrice Einaudi ha appena compiuto (il 15 novembre) ottant’anni e lui, il suo Presidente, se n’è andato, avendo compiuto, da poco, i novanta.   La vita di Roberto Cerati è stata tutta legata all’Einaudi, in un rapporto di profonda affinità e fedeltà con il suo fondatore. Il primo incontro con Giulio Einaudi, nel 1945, avvenne quasi per caso: “Accompagnavo Ajmone che doveva mostrare a Einaudi dei lavori di incisione per Lavorare stanca di Pavese. In corridoio Giulio mi disse "Lei che fa?" "Niente". "Allora venga qui".’’   Cerati fece da prima lo strillone del Politecnico di Elio Vittorini (“Lo vendevo in Galleria gridando più forte degli altri venditori di quotidiani”); poi l’instancabile e appassionato venditore di libri a giro per l’Italia; infine, il Direttore commerciale, sempre al fianco del principe Giulio, da cui nel 1999 (dopo la sua morte) raccolse il testimone, diventando il...

Tweet e letteratura fra le Langhe

È possibile tracciare un confine tra l'oggettività delle grandi opere della storia della letteratura e la soggettività di tutti quei lettori che, pagina dopo pagina e anno dopo anno, hanno fatto di quelle parole una parte di sé? È possibile ricreare mondi testuali a partire dalla visione e dal linguaggio dei grandi autori? E soprattutto: è sensato? Ha un'utilità cercare di sviluppare questa riscrittura in modo collettivo? E quale ruolo possono avere i nuovi media sociali nel tentativo di rispondere a queste domande? Su doppiozero abbiamo già affrontato alcuni di questi temi negli articoli di Tiziano Bonini e di Bogdan Hassan Pautàs sulla Twitteratura e la narrazione tramite Twitter. Ma, soprattutto, abbiamo messo in pratica noi stessi un esperimento di riscrittura con il canale @00SerialTW, attraverso il quale Marco Belpoliti ha illustrato e raccontato 100 Fiabe Italiane per 100 giorni, al ritmo di 5 link al giorno.   Tuttavia, non siamo i soli ad interrogarci su questo fenomeno: quando Tiziano Bonini e Michele Aquila di Tweetbook sono stati invitati a New York per il Twitter fiction Festival...

Speciale Fenoglio | Questo non è un romanzo

Per i cinquant'anni dalla morte di Beppe Fenoglio avvenuta la notte tra il 18 e il 19 febbraio 1963 pubblichiamo un estratto dal libro di Nunzia Palmieri, Beppe Fenoglio. La scrittura il corpo.     La presenza del canone verista in Fenoglio è stata data per lungo tempo come fatto acquisito, al punto che, nel numero di febbraio del 1956, la rivista “umoristico-letteraria” «Il Caffè» pubblicò un divertente apocrifo fenogliano, Alla Langa, parodiando le soluzioni stilistiche e linguistiche adottate nella Malora.   Se i lettori di professione denunciano un eccesso di letterarietà e di artificio, i lettori comuni sembrano viceversa schierarsi su posizioni opposte: nella percezione di alcuni cittadini albesi, invitati, nei primi anni Settanta, a partecipare a gruppi di lettura, La malora non era un romanzo, ma una collana di storie vere che tutti loro conoscevano. Non si trattava di un apprezzamento, ma di una condanna per malafede: chiunque di loro poteva, allora, spacciarsi per scrittore. Diverso il caso di Pavese, nei cui romanzi il filtro letterario era più scoperto: trame solide,...

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

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